Vichinghi: i monaci cristiani ne hanno fatto degli esseri infernali, i
cronisti conventuali hanno rappresentato le tribù nordiche come demoni e
lupi mannari cercando i vocaboli giusti per descrivere la loro ferocia,
la passione per la battaglia e il disprezzo per la vita tranquilla. Col
tempo questi demoni divennero eroi nelle descrizioni germaniche, il
freddo grigiore del Nord si tramutò in una nebbia mitologica. Qual è la
verità? Per certo sappiamo che costruirono le navi più resistenti e
veloci del loro tempo, che idearono un fantastico scenario mitologico
con una poetica fatta di complesse allusioni e grande rigore formale,
che furono straordinari saccheggiatori di città, conventi, rocche e
poderi, ma anche abili colonizzatori: aprirono la strada delle isole
atlantiche, occuparono la Groenlandia e l'Islanda, misero piede sul
suolo americano. L'epopea dei vichinghi racconta un popolo non solo
attraverso le battaglie e le guerre, ma ci porta direttamente nella
società vichinga, nelle sue reazioni, concentrandosi su aspetti quali il
ruolo della donna e dei figli, l'alimentazione, i rapporti tra
consanguinei, la filosofia, la letteratura e l'arte. I vichinghi erano
di tutto un po': contadini, esploratori e colonizzatori; audaci marinai e
temuti guerrieri; pirati e commercianti; capaci artigiani e artisti di
genio, individualisti crassi e spregiatori dello stato ma figli
obbedienti al ceppo familiare. Un libro che rende giustizia alla
poliedricità della vita e degli infiniti talenti di questo popolo; un
dettagliato resoconto di quanto oggi sappiamo sul loro mondo così denso e
contraddittorio.
Pagine
Evidenzia Libri - Libri e dintorni news
domenica 22 marzo 2020
St. Leon, l'alchimista di William Godwin (Haiku)
Nel 1799, al passaggio tra i due secoli "l'un contro l'altro armato",
William Godwin, il filosofo ispiratore del pensiero anarchico, dà alle
stampe con grande successo "St. Leon", descrivendo le vicende di un
nobile francese del XVI secolo che ottiene il dono della vita eterna e
della pietra filosofale. I doni ricevuti, che gli danno ricchezze e
poteri illimitati, lo relegano tuttavia al di fuori della famiglia e
dell'umanità intera. Il protagonista, trasformato in un alchimista
dedito alle arti oscure, vaga in un'Europa in pieno scontro di religioni
e di civiltà, dalla Francia alla Svizzera, dall'Italia alla Spagna e
all'Ungheria, animato da un amore per l'umanità che si scontra
costantemente con pregiudizi e superstizioni. In un momento cruciale per
la storia della cultura europea, Godwin fa rivivere le basi del
pensiero settecentesco, senza trascurare le suggestioni della nascente
sensibilità romantica.
La stanza degli ospiti di Dreda Say Mitchell (Newton Compton Editori)
Quando nella nuova stanza in affitto Lisa
trova il biglietto nascosto di un uomo che annuncia il suicidio, i
proprietari negano che la stanza sia mai stata occupata da qualcuno. Ma
strani eventi inziano ad accadere...
«Il thriller più spaventoso, più entusiamante e più bello che leggerai quest'anno» – Lee Child
«Una voce davvero originale» – Peter James
«Da brividi. Il libro dell'anno» – Sunday Express
«Una storia avvincente da una scrittrice di talento» – Sun
Lisa,
una giovane donna con un passato da dimenticare, non riesce a credere
alla propria fortuna: ha appena trovato una bellissima stanza in affitto
in una splendida casa. E Martha e Jack, i proprietari con cui andrà a
coabitare, sono una coppia gentile e premurosa. Sembra proprio un sogno
che si realizza. Fino al giorno in cui Lisa trova, nascosto nella sua
stanza, il biglietto di un uomo che annuncia il suicidio. Alla sua
richiesta di spiegazioni, Martha e Jack negano che la stanza sia mai
stata occupata da qualcuno prima del suo arrivo. Di fronte a tanta
sicurezza, Lisa comincia a dubitare di sé stessa... Ma strani eventi
iniziano ad accadere. E più cresce il suo desiderio di scoprire la
verità, più è chiaro che c'è qualcuno disposto a tutto pur di metterla a
tacere. Mentre le mura della casa diventano sempre più opprimenti, Lisa
si ritrova intrappolata in una fitta rete di segreti da cui non si può
uscire. Possibile che la stanza in cui Lisa si è appena trasferita fosse
abitata da un uomo svanito nel nulla?
La casa dei fiori selvatici di Mathangi Subramanian (Edizioni Nord)
Quelli che non sono nati qui non vedono nulla al di là del
cartello piantato nel terreno trent'anni fa: SWARGA, cioè «Paradiso».
Quando lo leggono, ridono. Noi no. Perché quel nome è assurdo. Ma non è
sbagliato
«Un'autrice eccezionale, le cui parole arrivano dritte al cuore. Questo è un romanzo destinato a lasciare il segno» - Booklist
«Un debutto potente» - New York Times Book Review
Sono in cinque. Cinque ragazze nate lo stesso anno a Paradiso, una
baraccopoli ai margini di Bangalore. Tutte e cinque sanno che il mondo
segue regole ben precise. Se sei un maschio, passerai l'infanzia a
giocare con gli amici, poi i tuoi genitori ti faranno studiare e ti
daranno l'occasione di migliorare la tua vita. Se sei una femmina,
baderai subito alla casa e ai fratelli più piccoli e difficilmente
andrai a scuola, perché tanto ti aspetta il matrimonio, ovviamente
combinato. Se sei una femmina di Paradiso, ti toccherà pure fare tutto
questo da sola, perché tua madre sarà al lavoro, per compensare le
mancanze di un padre assente o fannullone, o entrambe le cose. A
Paradiso, sono le donne a occuparsi di tutto, senza mai ricevere niente
in cambio. Eppure loro cinque non si arrendono. Imparano a prendersi
cura l'una dell'altra. Imparano a guardare oltre le differenze di razza e
di religione. Imparano a nutrire non solo lo stomaco, ma anche l'anima,
e a sfruttare ogni trucco, dal ricatto alla conversione, pur di restare
a scuola. E, quando arrivano i bulldozer a radere al suolo la
baraccopoli per costruire un centro commerciale, imparano a lottare per
salvare il quartiere. Perché il loro può anche non essere un paradiso,
tuttavia c'è un'infinita bellezza nascosta tra le tende lacere e i tetti
di lamiera, tra il giallo delle scavatrici e il grigio del cielo. È la
bellezza della solidarietà e della speranza. La bellezza dell'amore e
del riscatto. La bellezza di un luogo che è - sempre e comunque - casa.
L' ingrata di Dina Nayeri (Feltrinelli)
Con una scrittura densa di rabbia, di tenerezza e di compassione,
una grande autrice scrive un libro fondamentale per questo tempo, che
parla direttamente al cuore e alla coscienza. La storia di chi fugge e
attraversa confini con la speranza di trovare una vita nuova.
"Ogni
paese appartiene a chi ci è nato. Gli altri possono entrare, ma a una
condizione: restare al proprio posto. E rinunciare a se stessi."
Alla fine degli anni ottanta, quando la sua famiglia decise di fuggire
dall'Iran in guerra, Dina Nayeri era una bambina. Il rumore delle bombe,
le sirene e le corse per nascondersi nel seminterrato, la poca luce
filtrata dalle finestre serrate erano tutte cose normali. Negli anni a
venire, sui letti a castello delle case per i rifugiati di Londra, di
Dubai, di Roma, poi dell'Oklahoma, Dina conobbe per la prima volta il
silenzio del sonno tranquillo e ininterrotto: quella fu la sua prima
idea di cosa fosse la pace. Sua madre le diceva di pregare e di essere
grata. Sui migranti sono state scritte molte storie. A partire
dall'Eneide, l'esperienza di chi è costretto a fuggire non ha mai smesso
di essere all'origine di narrazioni impetuose, grandi, travolgenti.
Storie di singoli individui, soli contro la perdita di tutto, storie che
sono universali. Dopo un clamoroso reportage uscito sul "Guardian", The
Ungrateful Refugee, Dina Nayeri si misura con la domanda più impietosa
del nostro tempo: che cosa significa essere un migrante? E soprattutto:
cosa succede quando chi fugge diventa un rifugiato? Qual è il prezzo
della sua integrazione? La risposta è semplice. La prima regola per il
rifugiato è rimanere al proprio posto. Essere meno capace, avere meno
esigenze degli altri. Accontentarsi e ringraziare per l'accoglienza,
accettando il destino di un terribile circolo vizioso: sei un pigro
richiedente asilo, finché non diventi un intruso avido. Grazie alla
propria esperienza, una scrittrice esplora come vive chi è costretto a
fuggire, come si declina il rifiuto delle comunità di approdo, e indaga
la tragedia dello straniamento dell'identità che tutti i giorni avviene
sotto i nostri occhi.
Sulle ali degli amici. Una filosofia dell'incontro di Pietro Del Soldà (Marsilio)
Che cos'è l'amicizia? Un legame più o meno
intenso dell'amore passionale? È solo una questione privata o, come
pensavano i greci, mi mette in gioco totalmente e racchiude la mia
natura di animale politico? Come può aiutarci a definirla il dialogo con
Socrate, Platone e Montaigne? E in che cosa consiste «l'amicizia
stellare» di cui parla Nietzsche? Un nuovo appassionante viaggio alla
ricerca della felicità.
L'amicizia è dispersione dei
tesori accumulati, è continua rimessa in gioco delle certezze
consolidate, delle abitudini tranquillizzanti a cui mi verrebbe
spontaneo aggrapparmi per non finire travolto dall'onda di piena che
sommerge il mondo là fuori.
Siamo sempre più soli e chiusi in
noi stessi, i contatti con gli altri sono frammentari e raramente
esprimono quel che siamo davvero. La società alimenta ogni giorno
l'ossessione per un Io ipertrofico e narcisista e per un Noi escludente e
aggressivo. In questo scenario l'amiciza può agire come un'apertura, un
dispiegamento d'ali in grado di elevarsi al di sopra delle piccole
esigenze quotidiane, delle paure che paralizzano, della pigrizia che ci
toglie slancio, delle false identità che nascondono il nostro volto e le
passioni profonde. Perché ciò avvenga, però, bisogna coglierne
l'essenza. L'amicizia non è solo un volersi bene, non si esaurisce in
quel legame semplice fatto di calore, affetto, vicinanza, aiuto
reciproco e voglia di divertirsi insieme. È molto di più: è il gioco più
serio, quello che finalmente, come dice Aristotele, «ci fa sentire che
esistiamo». Per capire la natura complessa dell'amicizia dobbiamo
confrontarci con alcune voci della filosofia, a partire da Socrate e dal
suo incessante tuffarsi nella relazione che ci pone le domande
decisive: il legame tra amici nasce dalla somiglianza, dall'avere
abitudini e radici in comune o è la diversità ad attrarci? Perché
Socrate dice che «amico è il bello»? In che senso l'amicizia può
sconfiggere la morte e farci amare la natura? Perché per Aristotele è
«il cemento della polis» e per Montaigne è un mélange
senza regole né obblighi? La sua vera dimensione, oggi, è l'infinito
viaggiare di Álvaro Mutis? Pietro Del Soldà ci accompagna nell'incontro
con filosofi e poeti, visioni e voci che ci fanno ripensare il mondo
come un campo di gioco, in cui rispondere al nostro bisogno di senso e
diventare migliori insieme agli altri.
Ebdòmero di Giorgio De Chirico (La Nave di Teseo)
Composto negli anni venti durante il suo soggiorno a Parigi, Ebdòmero è
il romanzo-mondo di Giorgio de Chirico, espressione letteraria del suo
immaginario visivo e artistico. De Chirico inventa un modo nuovo del
narrare, che guarda alla libertà del surrealismo e alla potenza del
montaggio cinematografico, attinge al mito e all’introspezione mentre
racconta di “generali, ministri, pittori” che abitano un mondo in cui i
sogni hanno i colori della realtà.
“ La favola di Ebdòmero
si estende come un labirinto proliferante, un edificio capace di
riprodursi, di progettare nuove ali, quartieri, aditi ed esiti; dunque
sarebbe vano cercare un inizio e una conclusione, culmini privilegiati,
scoperte modali: in un edificio, uno spazio, una città morta e compatta,
un tempio accuratamente fastosamente sconsacrato, ogni punto è nodale,
inaugura e sigilla.” - Giorgio Manganelli
sabato 21 marzo 2020
Corpi speciali di Francesca D'Aloja (La nave di Teseo)
In questo libro si raccontano le storie di uomini e donne di grande
talento: alcuni molto famosi, altri ingiustamente dimenticati e talvolta
incompresi, che trovano qui un meritato risarcimento. Tutti loro sono i
"corpi speciali". Quali sono le persone straordinarie che hai
incontrato nella tua vita? E quali altre avresti dato tutto per
conoscere? In una galleria di personaggi memorabili, Francesca d'Aloja
alterna ritratti dal vivo e ricostruzioni narrative appassionate. Da una
parte abbiamo i volti raccontati attingendo a incontri, ricordi e
aneddoti privati: da Vittorio Gassman all'amato suocero Dino Risi, da
Laura Antonelli a Ray Charles, dalla timida figlia di Albert Camus,
Catherine, a Franca Valeri, da Edith Bruck a Luciana Castellina e
Claudio Caligari, il regista di film "maledetti". Ma il viaggio prosegue
seguendo le piste di personaggi che sono tutti al limite della
leggenda. Veniamo condotti in giro per il mondo, dalle montagne del
Tibet, insieme al primo uomo occidentale diventato Lama, ai ghiacci
dell'Antartide, dai palchi dove si esibisce la sfortunata e bellissima
ballerina Lucia Joyce, figlia di James, alle arene dove volteggia il più
grande torero vivente. Grandi verità inascoltate e bugie clamorose
riprendono vita intorno alla testimonianza dei lager nazisti. Fino ad
approdare alle palestre della Romania di Ceausescu, dove qualcuno nota
una bambina che sta per diventare la prima stella della ginnastica
mondiale: Nadia Comaneci. Con entusiasmo, pietà, divertimento e
commozione, l'autrice, avendo per compagni d'avventura i propri miti,
entra nelle esistenze di artisti, esploratori, donne di mondo e
scrittori vagabondi segnati dalla stessa smania di vivere. Una galleria
di vite "maiuscole" che stimolano la fantasia del lettore come
personaggi di un grande romanzo.
Non essere una macchina. Come restare umani nell'era digitale di Nicholas Agar (Luiss University Press)
Impiegati, baristi, cassieri, ma anche chirurghi, piloti d'aerei e
tassisti: sono tantissimi i mestieri che, nell'era dell'economia
digitale, potranno essere sostituiti da macchine capaci di svolgere le
stesse mansioni in maniera più efficiente e a costi inferiori. Secondo
Nicholas Agar, tuttavia, non è la perdita di posti di lavoro il prezzo
più alto che rischiamo di pagare: in un mondo nel quale le macchine
saranno programmate non solo per compiere operazioni automatiche, ma
anche per ragionare, prendere decisioni e risolvere problemi, sarà
infatti drasticamente ridotto il grado di umanità presente nella nostra
società. Nel volgere di pochi anni, facoltà quali far accadere le cose,
intervenire sulla realtà ed esercitare un potere causale rischiano di
essere affidate totalmente ad agenti non umani. È davvero questa la
forma che vogliamo dare al futuro che ci aspetta? Come possiamo fare per
evitarlo? Secondo Agar, la soluzione è nella costruzione di una società
che sia capace di integrare l'economia digitale con quella sociale,
promuovendo un progresso tecnologico che metta al centro l'umanità e le
sue interazioni. L'Era digitale ci pone di fronte a quella che è forse
la sfida più importante della nostra storia: difendere la capacità umana
di generare cambiamento nella società. Rispondere a questa sfida è
urgente e necessario, per poter dire che restiamo umani nell'Era
digitale, per dimostrare che siamo ancora artefici del nostro destino.
Prefazione di Andrea Prencipe.
Agosto di Judith Rossne (La Tartaruga)
In agosto, gli strizzacervelli lasciano le
città. E se vivono a New York, si riversano negli Hamptons, dove per un
mese niente e nessuno potrà interferire con la loro vita, mentre i
pazienti cercano di cavarsela da soli.
Quando Dawn Henley,
bella studentessa diciottenne, si presenta nello studio della dottoressa
Lulu Shinefeld è sull'orlo del baratro: reduce da un incidente
stradale, un aborto e quattro anni sprecati con un analista di cui si è
innamorata. Non solo. Orfana di entrambi i genitori, è stata cresciuta
da Vera (la sorella del padre) e Tony, una coppia lesbica che ha
imparato a chiamare "papà" e "mamma", che ora si sono separate. Gli
amanti che si sceglie sono sempre di mezz'età, è gelosa della vita
privata dei suoi analisti e non sopporta gli agosti di vacanza, senza
l'ausilio delle sedute. Lulu, invece, è fresca di divorzio dal secondo
marito, uno psicanalista che l'ha tradita con una minorenne, ha un nuovo
amore affascinante e bugiardo, due ragazzi preadolescenti di cui
occuparsi e Sascha, la figlia ventenne avuta con il primo marito (che ha
abbandonato Lulu quando era incinta), che se ne è andata di casa e non
si è fatta sentire per anni. Dawn, la cui dipendenza da Lulu è
inizialmente totale, comincia a fare un grande lavoro su se stessa alla
scoperta delle origini delle sue paure e insicurezze, cercando i
tasselli che compongono la sua storia famigliare per riuscire a dar
forma alla propria identità. Gli anni passano, la vita privata di Lulu
si alterna alle sedute con Dawn. Ma Lulu, intrappolata in una vita
professionale e sentimentale di cui non sempre riesce ad avere il pieno
controllo, imparerà a prendersi cura di sé e Dawn a essere felice?
Swan. Vol. 1: bevitore di assenzio, Il. Nejib (Coconino Press)
Parigi, 1859. Swan e suo fratello Scottie sono appena sbarcati da New
York, determinati a trovare il proprio posto nel mondo delle belle arti.
A guidarli nella frenetica vita culturale della Ville Lumière è loro
cugino, Edgar Degas, mentre tutto intorno sta nascendo un nuovo,
rivoluzionario movimento artistico: l'Impressionismo. Ma anche in mezzo a
tanta bellezza le rivalità e i colpi bassi non mancano, e per u ragazza
come Swan è ancora più difficile affermarsi. Qual è il prezzo da pagare
per chi vuole consacrare vita alla passione per l'arte?
venerdì 20 marzo 2020
iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks
Forte respiro rapido. La mia vita con Dino Risi di Marco Risi (Mondadori)
Dino Risi è il regista che ha arricchito di storie, di emozioni,
di immagini la cosiddetta "commedia all'italiana". Marco Risi è il
giovane che ha sfidato il padre sul suo stesso terreno e si è aperto una
strada sua. Si può essere figlio e sentire il padre anche come un
maestro?
Anche mio padre quindi, parlava di sé. Lui
avrebbe detto di no, invece parlava di sé. Bastava guardare e capire.
Anzi, basta guardare e capire. Altro vantaggio del cinema: c'è! Anche
quando non ci sei più tu.
Un figlio, un padre, un redde
rationem. Il figlio torna sui suoi passi, lungo il percorso in cui è
diventato figlio, lungo le svolte che l'hanno liberato dal padre, e
infine al sentiero solitario in cui è tornato al padre. Non siamo di
fronte a un padre qualunque, e neanche a un figlio qualunque. Dino Risi è
il regista che ha arricchito di storie, di emozioni, di immagini la
cosiddetta "commedia all'italiana". Marco Risi è il giovane che ha
sfidato il padre sul suo stesso terreno e si è aperto una strada sua. Si
può essere figlio e sentire il padre anche come un maestro? Va da sé
che il racconto finisce per accendere le luci in sala. Torna il cinema.
Torna il grande cinema. Le relazioni, le battute fulminanti, becere e
folgoranti, le amicizie, le conversazioni, Mastroianni, Fellini, e le
donne, tante donne, leggendarie, un eros ossessivo che si snoda per
tutta la ricognizione narrativa come una luce, come una magia, anche
minacciosa. Dolente doppio del padre, si muove fra queste pagine un
Vittorio Gassman inedito, sofferente e piegato su di sé. Ne esce una
storia che sta fra l'epica (del cinema) e la commedia: si coglie presto
come la vitalità del cinema fra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta
dipendesse da un clima di intesa, di coesione, magari anche di
conflitto, ma tutti – tutti – erano sullo stesso palcoscenico. E in
mezzo a questo sciamare di personaggi, di episodi memorabili, in mezzo a
un'Italia che non c'è più, ecco lo spirito guida: il rapporto
padre-figlio, e il venir meno dei padri, il morire, l'assenza. Qui c'è
un padre che talora lascia la frase incisa nell'aria ("Non farlo, quel
film"). E con la frase si incide un personaggio indimenticabile, severo e
infedele, disincantato ed elegante. Un principe mordace. E nel rifluire
di vicende, complici il caos della memoria e una straordinaria pulizia
di affetti, emerge la semplice verità dell'essere vivi, o dell'esserlo
stati.
La ragazza con la macchina da scrivere di Desy Icardi (Fazi)
Dopo L’annusatrice di libri, sul senso dell’olfatto e la
lettura, un romanzo appassionante sul tatto e la scrittura, un viaggio a
ritroso nella vita di una donna sulle tracce dell’unico ricordo che
valeva la pena di essere conservato.
Cosa ricordano le dita? Se la memoria scompare, possono gli oggetti aiutare a ritrovare i ricordi?
Sin da ragazza, Dalia ha lavorato come dattilografa, attraversando il
ventesimo secolo sempre accompagnata dalla sua macchina da scrivere
portatile, una Olivetti mp1 rossa. Negli anni Novanta, ormai anziana, la
donna viene colpita da un ictus che, pur non rivelandosi letale,
offusca parte della sua memoria. I ricordi di Dalia tuttavia non si sono
dissolti, essi sopravvivono nella memoria tattile dei suoi
polpastrelli, dai quali possono essere liberati solamente nel contatto
con i tasti della Olivetti rossa. Attraverso la macchina da scrivere,
Dalia ripercorre così la propria esistenza: gli amori, i dispiaceri e i
mille espedienti attuati per sopravvivere, soprattutto durante gli anni
della guerra, riemergono dal passato restituendole un’immagine di sé
viva e sorprendente, la storia di una donna capace di superare decenni
difficili procedendo sempre a testa alta con dignità e buonumore. Un
unico, importante ricordo, però, le sfugge, ma Dalia è decisa a
ritrovarlo seguendo gli indizi che il caso, o forse il destino, ha
disseminato lungo il suo percorso. La narrazione alla ricerca del
ricordo perduto si arricchisce pagina dopo pagina di sensazioni e
immagini legate a curiosi oggetti vintage: la protagonista del libro
ritroverà la memoria anche grazie a questo tipo di indizi, che appaiono
ogni volta in luoghi inaspettati, in una specie di caccia al tesoro
immaginaria, tra realtà e fantasia.
È solo un cane (dicono) di Marina Morpurgo (Astoria)
Gambassi è un paesino in Toscana, ignoto ai più. Eppure lì è nato il
cane Blasco, recentemente ammalatosi di tumore, e a Gambassi ha trovato
rifugio e salvezza la famiglia materna dell'autrice, in fuga dai
nazifascisti. Quando Marina Morpurgo mette a fuoco questa strana
coincidenza, inizia un bizzarro viaggio nella memoria. Qualcuno ha
aiutato la sua famiglia a sopravvivere e qualcuno l'ha aiutata a salvare
Blasco, qualcuno si è mostrato solidale e qualcuno no, qualcuno le ha
insegnato la speranza e l'elaborazione della perdita. Potrebbe sembrare
sacrilego questo accostamento tra salvezza di un animale e salvezza di
esseri umani, ma solo per coloro che non comprendono come l'amore - per
un cane o per i nonni - possa scavare dentro l'animo dei solchi
profondissimi. Non manca il punto di vista dello stesso Blasco, che per
esempio non crede di essere andato con la nuova padrona per arcani
motivi, ma solo perché, essendo lei cicciotta, è certo di poter ricevere
molto cibo. Un romanzo memoir di una scrittrice decisamente ironica, e
anche molto di più. Una storia che parla della speranza, della salvezza,
delle brave persone, della capacità di lottare.
L' uomo che amava i libri di George P. Pelecanos (SEM)
Michael Hudson trascorre le lunghe giornate in carcere divorando libri
che gli sono stati dati dalla bibliotecaria della prigione, una giovane
donna di nome Anna che ha un debole per il suo miglior studente. In un
luogo in cui è difficile trovare speranza, il potere dei libri può
essere una luce nel buio. Ad alcuni detenuti, come Michael, il lavoro di
Anna sta cambiando la vita. Legge avidamente i libri che lei gli passa
finché viene improvvisamente rilasciato dopo che un detective privato ha
manipolato un testimone nel suo processo. Il detective è Phil Orzanian,
un uomo spregiudicato che, insieme a un poliziotto in pensione, ruba
con il ricatto e la violenza i soldi sporchi dei criminali. Fuori dal
carcere Michael incontra una Washington D.C. profondamente cambiata. Le
trasandate vetrine di un tempo ospitano birrerie all'aperto, caffè alla
moda e negozi di fiori. Ciò che non è cambiato è la tentazione del
crimine. Michael deve scegliere tra chi è riuscito a farlo uscire di
prigione e la donna gli ha mostrato una vita diversa. Cercando di
bilanciare il suo nuovo lavoro da lavapiatti, l'amore per la lettura e
il debito nei confronti dell'uomo che lo ha liberato, Michael fatica a
capire quale sia la sua strada. Riuscirà a resistere alla morsa del
crimine o precipiterà nell'abisso? Una storia di scelte difficili, che
scava nelle profondità dell'animo umano, parla di riscatto e del potere
universale dei libri, un'analisi profonda della mentalità criminale e
della linea sottile e spesso confusa che esiste tra bene e male
giovedì 19 marzo 2020
iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks
Vacanza d'inverno di Bernard MacLaverty (Guanda)
Amsterdam, con i suoi canali increspati dal vento gelido, con le sue
case alte e strette, fa da sfondo a un viaggio nell’intimità della
coppia; fa da ponte tra un lungo passato e un futuro più breve, ma
ancora da progettare
«Commovente, divertente, tenero: nel momento in cui ho finito di leggere il libro, l'ho riaperto e iniziato da capo.» – Catherine Dunne
"Una prosa capace di restituire con limpidezza una materia che limpida non è. La sostanza della vita" - Richard Ford
"Un romanzo grandioso, un artista al culmine dei suoi mezzi espressivi" - Colm Tóibín
Nel cuore dell’inverno un’anziana coppia nordirlandese si concede una breve vacanza ad Amsterdam. Gerry e Stella si portano dietro il bagaglio di un lunghissimo matrimonio. È un matrimonio a tratti ancora denso di attenzioni e di tenerezza, che gli anni non sono riusciti a soffocare, ma la lontananza da casa e dalla rassicurante routine, dietro cui è diventato facile nascondersi, li costringe a fare i conti con la distanza che si è creata tra loro. Hanno sviluppato abitudini e convinzioni non condivise, germogliate da un seme piantato, forse, già decenni prima a Belfast, la città da cui sono fuggiti durante i disordini, preferendole la Scozia. Gerry, che una volta era un architetto, è smemorato e pieno di fisse. Stella è stanca del proprio stile di vita, preoccupata per il loro matrimonio e arrabbiata per il poco rispetto che il marito dimostra per la sua fede religiosa. Amsterdam dunque, con i suoi canali increspati dal vento gelido, con le sue case alte e strette, fa da sfondo a un viaggio nell’intimità della coppia; fa da ponte tra un lungo passato e un futuro più breve, ma ancora da progettare.
«Commovente, divertente, tenero: nel momento in cui ho finito di leggere il libro, l'ho riaperto e iniziato da capo.» – Catherine Dunne
"Una prosa capace di restituire con limpidezza una materia che limpida non è. La sostanza della vita" - Richard Ford
"Un romanzo grandioso, un artista al culmine dei suoi mezzi espressivi" - Colm Tóibín
Nel cuore dell’inverno un’anziana coppia nordirlandese si concede una breve vacanza ad Amsterdam. Gerry e Stella si portano dietro il bagaglio di un lunghissimo matrimonio. È un matrimonio a tratti ancora denso di attenzioni e di tenerezza, che gli anni non sono riusciti a soffocare, ma la lontananza da casa e dalla rassicurante routine, dietro cui è diventato facile nascondersi, li costringe a fare i conti con la distanza che si è creata tra loro. Hanno sviluppato abitudini e convinzioni non condivise, germogliate da un seme piantato, forse, già decenni prima a Belfast, la città da cui sono fuggiti durante i disordini, preferendole la Scozia. Gerry, che una volta era un architetto, è smemorato e pieno di fisse. Stella è stanca del proprio stile di vita, preoccupata per il loro matrimonio e arrabbiata per il poco rispetto che il marito dimostra per la sua fede religiosa. Amsterdam dunque, con i suoi canali increspati dal vento gelido, con le sue case alte e strette, fa da sfondo a un viaggio nell’intimità della coppia; fa da ponte tra un lungo passato e un futuro più breve, ma ancora da progettare.
Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell'orrore. Ediz. integrale di Robert Louis Stevenson (Newton Compton)
Esplicita metafora della lotta fra il bene e il male, "Lo strano caso
del Dr. Jekyll e Mr. Hyde" è soprattutto un attacco diretto contro la
repressiva e puritana letteratura inglese del periodo vittoriano. Il Dr.
Jekyll, uomo retto, onesto, generoso, decisamente "positivo" e Mr.
Hyde, crudele, vizioso, violento, sono due caratteri universali.
L'indagine psicologica di Stevenson si spinge oltre: Jekyll fragile,
incerto, drammaticamente lacerato fra impulsi contrastanti è costretto a
celare quegli istinti che Hyde soddisfa in modo macroscopico. Segue il
racconto "Ladro di cadaveri" dove l'atmosfera stregata e la tensione
macabra vengono affidate a un particolare inquietante... Introduzione di
Riccardo Reim.
Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli (Adelphi)
"Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio
di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio,
nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi
neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di
quello che sappiamo, a contatto con l'oceano di quanto non sappiamo,
brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano
senza fiato". Tale è il presupposto di queste "brevi lezioni", che ci
guidano, con ammirevole trasparenza, attraverso alcune tappe inevitabili
della rivoluzione che ha scosso la fisica nel secolo XX e la scuote
tuttora: a partire dalla teoria della relatività generale di Einstein e
della meccanica quantistica fino alle questioni aperte sulla
architettura del cosmo, sulle particelle elementari, sulla gravità
quantistica, sulla natura del tempo e della mente.
Una difficile eredità di Charlotte Link (Corbaccio)
L'EPOPEA DI UNA FAMIGLIA TEDESCA ATTRAVERSO UN SECOLO DI STORIA. TERZO
VOLUME DELLA TRILOGIA «VENTI DI TEMPESTA». Alexandra, è nata negli Stati
Uniti, dove la madre Belle era andata a vivere dopo la seconda guerra
mondiale. Trasferitasi in Germania per studiare all'università, si
innamora di Dan Liliencron, figlio dell'ex socio in affari della nonna,
l'indimenticabile Felicia Degnelly di Venti di tempesta e Profumi
perduti, ma finisce per sposare Markus Leonberg. La nonna lascia a lei
le redini dell'azienda di famiglia e Alexandra si trova così a lavorare
fianco a fianco con Liliencron, mentre il marito, un finanziere
eccessivamente disinvolto, perde tutto il suo patrimonio e decide di
suicidarsi. Alexandra affronta la crisi gravissima in cui si trova
coinvolta e, insieme a Lilinencron, riesce, fra alti e bassi a
ricostruire la propria vita sentimentale e professionale. Ambientato in
Germania, Un'eredità difficile racconta con la consueta sensibilità le
vicende e le emozioni dei protagonisti sullo sfondo di un paese in
drammatico cambiamento, dal boom economico degli anni Sessanta, alla
contestazione studentesca, agli anni di piombo del terrorismo e della
crisi economica, fino al crollo del Muro di Berlino e alla
riunificazione della Germania.
mercoledì 18 marzo 2020
iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks
Sete di Amélie Nothomb (Voland)
Dalla penna inimitabile della narrativa contemporanea, Amélie
Nothomb, un romanzo di passione che è anche una profonda riflessione
sull’amore e sulla colpa.
“Non sono mai stato altro che me stesso, ma ho l’intima convinzione che questo potere lo possiedano tutti.”
È da questi elementi che nasce Sete, in cui, grazie alla totale libertà
di scrittura e a un’inventiva sconfinata, l’autrice belga dà voce e
corpo a Gesù Cristo e offre a chi legge una versione personalissima
della Passione del figlio di Dio. Il Cristo di Sete è umano sopra ogni
altra cosa, innamorato di Maria Maddalena, figlio amorevole e sofferente
nel corpo. Arrivato secondo al Premio Goncourt e in cima a tutte le
classifiche di vendita in Francia, si presenta come un libro audace e
vibrante che celebra la vita ed esalta l’intricato meccanismo con cui
corpo e mente sono legati. Sete è il ventottesimo romanzo a firma di
Amélie Nothomb.
A Londra con Sherlock Holmes sulle orme del grande detective di Enrico Franceschini (Giulio Perrone Editore)
Sherlock Holmes l’uomo che non ha mai vissuto e che mai morirà e Londra,
“quel grande pozzo nero dal quale tutti i perdigiorno e gli sfaccendati
dell’Impero vengono irresistibilmente inghiottiti”. Enrico Franceschini
traccia un itinerario alla scoperta della metropoli seguendo le orme
del padre di tutti i detective, dal 221B di Baker Street per arrivare al
Langham Hotel, dove Conan Doyle incontrò Oscar Wilde ed ebbe la prima
idea per Uno Studio in rosso, al San Bartholomew’s Hospital, il più
antico ospedale di Londra, nel cui laboratorio Holmes incontra il dottor
Watson. Quella Londra, tentacolare e multiforme, più di un secolo dopo
continua ad ammaliarci, a inghiottirci, nulla è cambiato. Attraversarla
significa dilatarne la percezione, moltiplicarne le identità.
Comprenderla rivela l’innesto delle storie nella Storia.
Il sanguinaccio dell'Immacolata. Un'indagine di Marò Pajno di Giuseppina Torregrossa (Mondadori)
Un'indagine di Marò Pajno.
«Era la prima sera di
quiete dopo un lungo periodo di pioggia; l'aria era ferma, fredda ma non
pungente. Il mare si faceva sentire con il suo respiro virile e il
profumo aspro, che il vento aveva sparso per tutti e quattro i
mandamenti. Marò bardata di tutto punto si avviò all'appuntamento»
Tutti gli anni, dal sette dicembre al sette gennaio, Palermo è in preda
al demone del gioco: aristocratici, borghesi e modesti cittadini,
giovani, vecchi e bambini sono vittime della medesima febbre. Sul tavolo
verde si impegnano esigui risparmi o ricchi patrimoni
nell'irrinunciabile rito collettivo delle feste invernali. Marò Pajno
sta attraversando un periodo difficile, e il freddo che sente dentro non
è legato solo alla pioggia che affligge senza sosta la città: da pochi
mesi la sua storia con Sasà è finita – mentre la madre si ostina a
chiederle implacabile a ogni visita perché non mette su famiglia – e,
assodato che "la fimmina insoddisfatta mangia", lei si è pian piano
lasciata andare e ora si trova a fare i conti anche con qualche chilo di
troppo. Come se non bastasse, il questore Bellomo, che le appare come
un "damerino" interamente votato agli scatti di carriera, continua a
stuzzicarla con rimbrotti e inviti a prendersi cura di sé, suscitandole
un misto di fastidio e curiosità. All'alba dell'Immacolata viene trovato
il cadavere di Saveria, giovane pasticciera figlia del boss Fofò Russo.
Il questore ordina alla dottoressa Pajno di indagare su un delitto che
in apparenza non ha alcun legame con il nucleo antifemminicidio che lei
dirige. Marò è costretta a ubbidire, ma presto si accorgerà che troppe
cose non tornano: è strana una rapina prima dell'apertura, quando la
cassa è vuota, ma soprattutto chi mai a Palermo oserebbe prendere di
mira la pasticceria Perla, di proprietà di un potente boss? Poco a poco
la vicequestora troverà la grinta e la passione necessarie all'indagine,
cercherà indizi nella famiglia della vittima e, inoltrandosi a fondo
nelle maglie di un sistema tanto articolato quanto assurdo, arriverà a
sfidare apertamente Fofò Russo, scoprendo che la battaglia di una donna
non può che essere condotta a nome di tutte.
L' umanità in pericolo. Facciamo qualcosa subito di Fred Vargas (Einaudi)
Noi, la gente, per salvare il pianeta e l'umanità possiamo fare
tantissimo. Dobbiamo sovvertire gli equilibri mondiali e le grandi lobby
responsabili della catastrofe. Noi, la gente, possiamo farlo. Adesso.
«Un saggio sul riscaldamento globale che non lascia spazio ai dubbi» - Paris Match
«Un libro di furiosa necessità» - Le Monde
Per anni, le élite politiche e finanziarie hanno nascosto la verità.
Senza una drastica riduzione delle emissioni di CO2, entro il 2100 fino
al 75% degli abitanti del pianeta potrebbe essere annientata da ondate
di calore. Cambiare non è solo auspicabile, spiega Fred Vargas, ma
necessario. Dobbiamo modificare la nostra dieta per incidere sempre meno
sul cambiamento climatico; ridurre drasticamente la produzione di
rifiuti e passare all'energia pulita. Lavorando insieme, riflettendo e
immaginando soluzioni, l'umanità può ancora cambiare rotta e salvare sé
stessa e il pianeta.
martedì 17 marzo 2020
iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks
Sei valigie di Maxim Biller (Sellerio Editore Palermo)
Chi ha tradito il nonno Schmil, capostipite della famiglia Biller? Forse
uno dei suoi affascinanti e talentuosi figli, o la sua ambiziosa nuora,
oppure è stato lui stesso causa della sua morte, per i continui
traffici al mercato nero. Nella primavera del 1960 Schmil viene
arrestato all'aeroporto di Mosca per contrabbando di valuta e
giustiziato di lì a poco. Qualcuno deve averlo denunciato al KGB, Schmil
non è nuovo a tali commerci, e nella cerchia familiare cominciano a
circolare sospetti su chi di loro possa essere stato l'autore,
volontario o involontario, della delazione. Maxim Biller sublima in
tensione narrativa l'atmosfera di totale insicurezza e di reciproca
diffidenza che si genera in ogni regime totalitario, dove l'individuo è
alla mercé di qualunque voce o supposizione. Attorno all'evento cruciale
si confrontano sei punti di vista differenti e divergenti, alternati e
mescolati alle esperienze personali dell'autore, che è nipote di Schmil.
Sullo sfondo il confronto Est-Ovest durante la Guerra Fredda,
l'antisemitismo dilagante, la disperata disgregazione dei rapporti umani
alla prova di uno stato di polizia. I personaggi, smarriti tra i grandi
avvenimenti della storia e le piccole miserie della quotidianità, sono
esposti alla devastante violenza degli eventi, i dubbi si acuiscono
puntandosi sull'uno o sull'altro componente della famiglia, le
rivelazioni alimentano l'ambiguità, sembrano suggerire
l'intercambiabilità delle possibili motivazioni, rafforzando ogni
incertezza e scarto di prospettiva, disfacendo il tessuto degli affetti e
della fiducia reciproca. Per salvare la propria vita si può essere
costretti a scelte drammatiche e crudeli, si può tradire o diventare
eroi. Ma i personaggi di Biller sono solo uomini e donne impegnati a
vivere e sopravvivere, mentre attorno a loro scorre la storia d'Europa
del secondo dopoguerra con le sue contraddizioni e le sue speranze, che
proiettano in controcampo un racconto delle lacerazioni che ancora
dilaniano il nostro mondo.
Odiare l'odio. Dalle grandi persecuzioni del Novecento alla violenza sui social: le conseguenze tragiche di una malattia del nostro tempo di Walter Veltroni
L'odio è la malattia sociale del nostro tempo, stravolge coscienze e
rapporti umani, si impadronisce delle nostre parole, è il grande
incubatore della violenza. Il nuovo libro di Walter Veltroni è un
viaggio nell'universo dell'odio che parte da un passato a cui dobbiamo
impedire di ritornare (il ventennio fascista, gli anni di piombo) per
approdare a un difficile presente segnato da una decrescita tutt'altro
che felice, dalla mancanza di prospettive per i giovani in un Paese di
vecchi, dalla paura di un futuro in cui a lavorare saranno le macchine e
ad accumulare profitti i giganti tecnologico-finanziari. È questo il
terreno di coltura di un odio alimentato e amplificato dai social, in
cui le parole diventano pietre per colpire, non solo metaforicamente,
chi è diverso per etnia, per religione, per inclinazioni sessuali, per
opinioni politiche, chi è debole, chi appare come una minaccia o come un
capro espiatorio. L'odio sembra una valvola di sfogo, ma in verità ci
rende schiavi, ci impedisce di comprendere la realtà, ci fa sentire più
soli e infelici. E fa vacillare la democrazia. A chi semina odio e paura
bisogna rispondere con il linguaggio della ragione e della speranza.
"Se noi che odiamo l'odio troveremo le parole giuste, allora la libertà
avrà un futuro. E nel futuro ci sarà libertà."
La fine dei vecchi tempi di Vladislav Vancura (Einaudi)
«Niente di quello che ho detto è vero. Non perché non sia vero, ma perché l’ho detto». Tommaso Landolfi
Per la prima volta tradotto in italiano uno dei libri più originali e
divertenti del Novecento. In apparenza è un romanzo realistico
ambientato nella neonata Repubblica cecoslovacca, alla fine della prima
guerra mondiale, e centrato sul contrasto fra la morente aristocrazia e
la nuova borghesia rampante e un po’ volgare. Ma sotto tale apparenza,
elaborando in chiave modernista i modelli del Tristram Shandy e del
Barone di Münchhausen (e le tecniche cinematografiche degli anni Venti e
Trenta), Vančura rappresenta l’inestinguibile dissidio tra verità e
finzione.
Al seguito del bibliotecario Bernard Spera, uno dei più loquaci e simpatici «narratori inaffidabili» della storia della letteratura, il lettore viene trascinato in un turbine di personaggi e vicende che sono in realtà la parodia del romanzo realistico e l’affermazione della narrazione come infinita macchina esiderante.
Al seguito del bibliotecario Bernard Spera, uno dei più loquaci e simpatici «narratori inaffidabili» della storia della letteratura, il lettore viene trascinato in un turbine di personaggi e vicende che sono in realtà la parodia del romanzo realistico e l’affermazione della narrazione come infinita macchina esiderante.
I cariolanti di Sacha Naspini (E/O)
I Cariolanti è un romanzo di deformazione. Tredici
fotografie di un’Italia gotica, rurale, notturna. Tredici istantanee
della vita di un uomo nato di traverso. Questa è la sua storia.
«Libro dolorosissimo, come non se ne leggevano da anni. Potentissimo» - Valeria Parrella
«Un
romanzo felicemente sorprendente. Teso, sanguigno, ben orchestrato
strutturalmente e linguisticamente. Una lingua-immagine che accompagna
il protagonista nell’inferno più nero» - Ermanno Paccagnini
Aldo è un disertore della Prima Guerra Mondiale. Invece di partire per
il fronte decide di costruire un rifugio sotterraneo nei boschi per
prendersi cura della sua famiglia: una moglie, un figlio. Bastiano è un
bambino e al chiuso della "tana" sperimenta le contingenze della vita:
il freddo, il caldo, la fame, soprattutto la fame. Finché la guerra
finisce ed entra nel mondo. Ma lo fa segnato dalla privazione; ogni
impulso fa capo al luogo da cui proviene: una buca. E poi la propensione
alla natura (vera, bestiale), che si infrange con le dinamiche violente
che comandano il mondo degli uomini... Bastiano è un ragazzo quando
impara l'amore. Sperimenta il carcere, quindi la Seconda Guerra
Mondiale. Si confronta con inaspettati segreti di famiglia. Intanto,
cerca di donarsi alle esperienze della vita. Eppure non può liberarsi
dal filtro animalesco che lo ha marchiato in tenera età. È una
pallottola impazzita, sparata da un'arma dalla canna storta, votata a
traiettorie imprevedibili, fa capo all'istinto, agli impulsi
primordiali. La fame ora ha un'altra accezione: amore, accoglienza,
l'idea battente di una casa, una famiglia...
Manuale illustrato della felicità. Ediz. a colori di Enrica Mannari (De Agostini)
Un percorso illustrato per porsi domande, darsi risposte e vivere più felici.
«Tutti
pensano di sapere che cosa sia la felicità, per certezza di conoscenza
diretta o per il suo contrario: perché non si sentono mai felici. Ma chi
sarebbe in grado di descriverla? Si può fare senza metafore, senza
legarla a esperienze dirette? In modo molto scanzonato la disegnatrice
Mannari ci prova, con piccole illustrazioni, ma anche con testi brevi
che le accompagnano e che hanno segnato la sua affermazione su
Instagram» - Grazia
“Un libro da leggere, colorare,
sottolineare, tenere sul comodino, portare con voi. Perché questo libro
l’ho scritto e illustrato io, ma diventerà vostro.”
Quante
volte abbiamo provato a definire la parola “felicità”? Eppure continua a
sembrarci sfuggente e inafferrabile come un miraggio. E se invece fosse
un cammino, o una scalata, da percorrere un passo dopo l’altro? Tra
immagini e parole, Enrica Mannari traccia le coordinate di questo
percorso, segnato da piccole grandi azioni quotidiane che, per quanto
apparentemente impercettibili, possono essere rivoluzionarie, per noi e
per gli altri. Che si tratti di un semplice gesto di attenzione, o di
una riflessione da portare con sé e “assimilare” un po’ per volta, ogni
pagina ci regala un’ispirazione e uno stimolo per andare alla scoperta
della nostra personale, unica e preziosa definizione di felicità.
Il tempo migliore della nostra vita di Antonio Scurati (Bompiani)
Forse non c'è nessun dilemma. Ognuno fa quello che la sua libertà gli impone di fare.
«Nessun
abbellimento lirico o compiacimento buonista, ma la continua
compresenza delle vicende individuali e di quella che chiamiamo Grande
Storia.» – Ernesto Ferrero
Leone Ginzburg rifiuta di
giurare fedeltà al fascismo l'8 gennaio 1934. Pronunciando apertamente
il suo no imbocca la strada difficile che lo condurrà a diventare un
eroe della Resistenza. Un combattente integerrimo e mite che non
imbraccerà mai le armi. Mentre l'Europa è travolta dalla marcia
trionfale dei fascismi, questo giovane intellettuale prende posizione
contro il mondo servile che lo circonda e la follia del secolo. Fonderà
la casa editrice Einaudi, organizzerà la dissidenza e creerà la sua
amata famiglia a dispetto di ogni persecuzione. Questa è la sua storia,
dal giorno della cacciata dall'università fino a quello della morte in
carcere. Nel racconto rigoroso e appassionato di Scurati accanto a
quella di Leone e Natalia Ginzburg scorrono anche le vite di Antonio e
Peppino, Ida e Angela, i nonni dell'autore, persone comuni nate negli
stessi anni e vissute sotto la dittatura e le bombe della Seconda guerra
mondiale. Dai sobborghi rurali di Milano divenuti operai ai vicoli
miserabili del "corpo di Napoli", le esistenze umili di operai e
contadini, artisti mancati e madri coraggiose entrano in risonanza con
le vite degli uomini illustri. Accostando i singoli ai grandi eventi,
attraverso documenti, fotografie e lettere, ricordi famigliari e memoria
collettiva, Antonio Scurati fa rivivere il nostro passato. Un racconto
avvincente e insieme commovente in cui si stagliano figure esemplari con
il loro lascito inestimabile e quelle di persone comuni, fino a
scoprirne la profonda comunanza: le nascite e le morti, i libri e i
figli, le case abitate o evacuate, la vita privata che per tutti si
attiene a una medesima trama elementare, in cui risuonano fatti
memorabili e fatti trascurabili e in cui la grande storia incontra le
storie di noi tutti.
lunedì 16 marzo 2020
iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks
L' apprendista di Gian Mario Villalta (SEM)
Fuori piove, fa freddo. Dentro la chiesa, in un piccolo paese del
Nord-Est, fa ancora più freddo. È quasi buio, la luce del mattino non
riesce a imporsi. Un uomo, Tilio, sta portando via i moccoli dai
candelieri, raschia la cera colata, mette candele nuove. Sistema tutto
seguendo l'ordine che gli hanno insegnato, perché si deve mettere ogni
cosa al suo posto nella giusta successione. Parla con se stesso,
intanto, in attesa che sulla scena compaia Fredi, il sacrestano. Tra una
messa e l'altra i due sorseggiano caffè corretto alla vodka. Così
inizia il teatro di una coppia di personaggi indimenticabile, che
intesse nei pensieri, nei dialoghi e nei racconti un intreccio
vertiginoso di vicende personali, desideri, rimpianti e paure che
convocano la vita di tutto un paese, in una lingua che fa parlare la
realtà vissuta.
Proposto per il Premio Strega 2020 da Franco
Buffoni: «Personaggi autentici della provincia friulana animano questo
nuovo romanzo di Gian Mario Villalta in modo nitido e poetico.
"L'apprendista" – mentre pare raccontare la storia di due "umili" –
Tilio e Fredi, riesce in realtà a fare esplodere universi di discorsi
storici, sociali e profondamente umani, grazie a uno stile di scrittura
elegante e intenso, intimamente sentito. Mentre la trama intesse nei
pensieri, nei dialoghi e nei racconti un furibondo intrico di paure e
desideri, rimpianti e speranze, capaci di coinvolgere le esistenze degli
altri abitanti della piccola comunità. Scolpendo un microcosmo di
realtà vissuta con notevole sapienza stilistica, Gian Mario Villalta,
già molto noto e accreditato per i romanzi precedenti editi dalla stessa
Sem e da Mondadori (ricordiamo "Tuo figlio"), consegna al pubblico dei
critici e dei lettori – con "L'apprendista" – una delle opere più
significative della nuova stagione.»
La linea del colore di Igiaba Scego (Bompiani)
Igiaba Scego scrive un romanzo di formazione
dalle tonalità ottocentesche nel quale innesta vivide schegge di
testimonianza sul presente, e ci racconta di un mondo nel quale almeno
sulla carta tutti erano liberi di viaggiare.
"Signorina,
l'oceano è gelido d'inverno, si copra bene durante la traversata."
Lafanu non lo guardò nemmeno. Occhi fissi al molo che lentamente ma
inesorabilmente si separava da quella nave grassa di passeggeri. Acqua
tutt'intorno. La stessa acqua che aveva visto in ceppi i suoi antenati. E
ora lei andava nella direzione opposta a quella degli schiavi. Andava a
cercare una specie di libertà.
Quanti di noi scendendo oggi
da un treno a Roma Termini ricordano i Cinquecento cui è dedicata la
piazza antistante la stazione? È il febbraio del 1887 quando in Italia
giunge la notizia: a Dògali, in Eritrea, cinquecento soldati italiani
sono stati uccisi dalle truppe etiopi che cercano di contrastarne le
mire coloniali. Un'ondata di sdegno invade la città. In quel momento
Lafanu Brown sta rientrando dalla sua passeggiata: è una pittrice
americana da anni cittadina di Roma e la sua pelle è nera. Su di lei si
riversa la rabbia della folla, finché un uomo la porta in salvo. È a lui
che Lafanu decide di raccontarsi: la nascita in una tribù indiana
Chippewa, lo straniero dalla pelle scurissima che amò sua madre e
scomparve, la donna che le permise di studiare ma la considerò
un'ingrata, l'abolizionismo e la violenza, l'incontro con la sua mentore
Lizzie Manson, fino alla grande scelta di salire su un piroscafo
diretta verso l'Europa, in un Grand Tour alla ricerca della bellezza e
dell'indipendenza. Nella figura di Lafanu si uniscono le vite di due
donne afrodiscendenti realmente esistite: la scultrice Edmonia Lewis e
l'ostetrica e attivista Sarah Parker Remond, giunte in Italia dagli
Stati Uniti dove fino alla guerra civile i neri non erano nemmeno
considerati cittadini. A Lafanu si affianca Leila, ragazza di oggi, che
tesse fili tra il passato e il destino suo e delle cugine rimaste in
Africa e studia il tòpos dello schiavo nero incatenato presente in tante
opere d'arte. Igiaba Scego scrive in queste pagine un romanzo di
formazione dalle tonalità ottocentesche nel quale innesta vivide schegge
di testimonianza sul presente, e ci racconta di un mondo nel quale
almeno sulla carta tutti erano liberi di viaggiare: perché fare memoria
della storia è sempre il primo passo verso il futuro che vogliamo
costruire.
È solo un cane (dicono) di Marina Morpurgo (Astoria)
Gambassi è un paesino in Toscana, ignoto ai più. Eppure lì è nato il
cane Blasco, recentemente ammalatosi di tumore, e a Gambassi ha trovato
rifugio e salvezza la famiglia materna dell'autrice, in fuga dai
nazifascisti. Quando Marina Morpurgo mette a fuoco questa strana
coincidenza, inizia un bizzarro viaggio nella memoria. Qualcuno ha
aiutato la sua famiglia a sopravvivere e qualcuno l'ha aiutata a salvare
Blasco, qualcuno si è mostrato solidale e qualcuno no, qualcuno le ha
insegnato la speranza e l'elaborazione della perdita. Potrebbe sembrare
sacrilego questo accostamento tra salvezza di un animale e salvezza di
esseri umani, ma solo per coloro che non comprendono come l'amore - per
un cane o per i nonni - possa scavare dentro l'animo dei solchi
profondissimi. Non manca il punto di vista dello stesso Blasco, che per
esempio non crede di essere andato con la nuova padrona per arcani
motivi, ma solo perché, essendo lei cicciotta, è certo di poter ricevere
molto cibo. Un romanzo memoir di una scrittrice decisamente ironica, e
anche molto di più. Una storia che parla della speranza, della salvezza,
delle brave persone, della capacità di lottare.
Cose che si portano in viaggio di Aroa Moreno Durán (Guanda)
«Un romanzo commovente, delicato nella sua durezza, dolce nella sua forza, emozionante e coraggioso» – Almudena Grandes
«La
storia coinvolgente di uno sradicamento personale e politico. La figura
di Katia rappresenta e allo stesso tempo illumina il dramma ideologico
della storia europea del XX secolo. Un libro scritto con una finezza che
colpisce al cuore il lettore» – Manuel Vilas
«Aroa
Moreno Durán mostra in questo suo primo romanzo un talento fuori dal
comune e una prosa raffinata, piena di inventiva, ritmo e immagini
poderose, quasi poetiche. Un'autentica scoperta» – El Cultural
«Solo
chi ha talento, un tema interessante e solidarietà con i perdenti della
Storia può scrivere un romanzo meraviglioso come questo» – Fernando Aramburu
Katia
è nata nella Berlino del secondo dopoguerra, in una famiglia di
comunisti spagnoli fuggiti dopo la Guerra civile. Insieme alla sorella
vive un'infanzia tutto sommato serena, pur tra le numerose difficoltà:
l'incontenibile malinconia della madre, la testardaggine del padre,
convinto sostenitore dello Stato socialista, e una valigia intoccabile,
nascosta sotto il letto, piena di ricordi di cui le figlie devono
restare all'oscuro. Nel 1971 Katia lascia clandestinamente la DDR
proprio come clandestinamente vi erano entrati i suoi genitori, per
seguire un ragazzo dell'«altro lato» di cui si è innamorata, dando
ascolto al più irragionevole degli istinti. Non ha ancora vent'anni e
quella decisione la separa per sempre dal solo passato che possiede. La
sua è una scelta che si configura come un tradimento: fuggendo Katia
tradisce la famiglia, la propria storia, il paese in cui è nata, e
commette un'azione imperdonabile, che la condanna a vivere senza
un'identità, senza le radici che ha dovuto strappare per oltrepassare il
Muro... Quali sono le cose che porterà con sé in un viaggio come
questo, da cui non c'è ritorno?
Venere privata di Giorgio Scerbanenco (Garzanti)
"Il mondo di Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I
romanzi di Scerbanenco non conoscono nessuno svolgimento. L'unico
svolgimento riguarda il lettore, cui Scerbanenco somministra la realtà
dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l'orribile nera
realtà c'è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo
che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di
questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non
restano che due vie: o la completa distrazione o l'assuefazione. La vita
è una droga, o la combatti con altre droghe o l'assumi fino in fondo."
(Dalla prefazione di Luca Doninelli). In appendice "Io, Vladimir
Scerbanenko".
Numero zero di Umberto Eco (Bompiani)
Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più
che all'informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi
servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per
una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale),
ricostruisce la storia di cinquant'anni sullo sfondo di un piano
sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo
Mussolini. E nell'ombra Gladio, la P2, l'assassinio di papa Luciani, il
colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi
manovrati dagli uffici affari riservati, vent'anni di stragi e di
depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a
che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che
sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in
scena all'improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano.
Un'esile storia d'amore tra due protagonisti perdenti per natura, un
ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la
famiglia ha abbandonato l'università e si è specializzata nel gossip su
affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della
Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che
il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal
vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti
misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due
protagonisti pensano che l'incubo sia finito.
domenica 15 marzo 2020
iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks
Ninna nanna a Teheran di Nassim Honaryar (Rizzoli Lizard)
La motivazione della Giuria del BolognaRagazzi Award 2020:
«Un’opera d’esordio degna di attenzione per la capacità di raccontare
una problematica sociale senza inficiare l’efficacia e la complessità
della narrazione. Il graphic novel racconta la vita difficile di un
gruppo di ragazzi e ragazze di strada a Teheran, tiranneggiati da adulti
che li costringono a chiedere elemosina o ad esibirsi per pochi soldi.
Ne esce un ritratto molto vivo e realistico della metropoli iraniana,
grazie a un uso sapiente del linguaggio fumettistico che ne rende tutta
la coralità e la confusione. La storia, con alcuni accenni di
fantastico, riesce ad essere una lucida denuncia della condizione
dell’infanzia e delle ragazze a Teheran, senza mai scadere nella
consolazione o nel compiacimento accusatorio, e senza rinunciare a un
ritmo narrativo avvincente e a una buona caratterizzazione visiva dei
personaggi.»
Un gruppetto di bambini si aggirano per le strade di
Teheran. Sono sporchi e malvestiti. Le loro pance sono vuote e i loro
occhi sono pieni di rabbia: la vita ha giocato loro un brutto scherzo,
li ha fatti nascere poveri e soli, in una realtà in cui dei grandi è
meglio non fidarsi. Vivono alla giornata, schiavi di un uomo e una donna
che li usano come mendicanti e borseggiatori. A proteggerli non c'è né
Dio né il destino, ma solo la loro determinazione, una pistola che gira
di mano in mano e uno stormo di corvi che sembra seguirli ovunque.
Questo libro offre un ritratto dell'Iran contemporaneo, creato da una
donna iraniana che, lavorando e vivendo anche all'estero, ha imparato a
riconoscere le bellezze e le zone grigie del suo Paese con grande
obiettività.
In Ninna nanna a Teheran Nassim Honaryar racconta una storia di quotidiana disperazione e rivalsa, scavando così a fondo nel cuore di questi bambini cresciuti troppo in fretta da portare alla luce un tesoro inestimabile: la loro sanguigna innocenza.
In Ninna nanna a Teheran Nassim Honaryar racconta una storia di quotidiana disperazione e rivalsa, scavando così a fondo nel cuore di questi bambini cresciuti troppo in fretta da portare alla luce un tesoro inestimabile: la loro sanguigna innocenza.
L' ingrata di Dina Nayeri (Feltrinelli)
"Ogni paese appartiene a chi ci è nato. Gli altri possono entrare,
ma a una condizione: restare al proprio posto. E rinunciare a se
stessi."
Alla fine degli anni ottanta, quando la sua famiglia
decise di fuggire dall'Iran in guerra, Dina Nayeri era una bambina. Il
rumore delle bombe, le sirene e le corse per nascondersi nel
seminterrato, la poca luce filtrata dalle finestre serrate erano tutte
cose normali. Negli anni a venire, sui letti a castello delle case per i
rifugiati di Londra, di Dubai, di Roma, poi dell'Oklahoma, Dina conobbe
per la prima volta il silenzio del sonno tranquillo e ininterrotto:
quella fu la sua prima idea di cosa fosse la pace. Sua madre le diceva
di pregare e di essere grata. Sui migranti sono state scritte molte
storie. A partire dall'Eneide, l'esperienza di chi è costretto a fuggire
non ha mai smesso di essere all'origine di narrazioni impetuose,
grandi, travolgenti. Storie di singoli individui, soli contro la perdita
di tutto, storie che sono universali. Dopo un clamoroso reportage
uscito sul "Guardian", The Ungrateful Refugee, Dina Nayeri si misura con
la domanda più impietosa del nostro tempo: che cosa significa essere un
migrante? E soprattutto: cosa succede quando chi fugge diventa un
rifugiato? Qual è il prezzo della sua integrazione? La risposta è
semplice. La prima regola per il rifugiato è rimanere al proprio posto.
Essere meno capace, avere meno esigenze degli altri. Accontentarsi e
ringraziare per l'accoglienza, accettando il destino di un terribile
circolo vizioso: sei un pigro richiedente asilo, finché non diventi un
intruso avido. Grazie alla propria esperienza, una scrittrice esplora
come vive chi è costretto a fuggire, come si declina il rifiuto delle
comunità di approdo, e indaga la tragedia dello straniamento
dell'identità che tutti i giorni avviene sotto i nostri occhi.
Nessuno rivede Itaca di Hans Tuzzi (Bollati Boringhieri)
Un musicista sciupafemmine, Tommaso, nato nel 1966, riceve,
poco dopo il suo cinquantesimo compleanno, un lascito composto da una
scatola di foto e cartoline e da una chiavetta da pc con un lungo
messaggio di uno scrittore nato nel 1936 e morto tragicamente da poco:
Massimo. Amico dei genitori di Tommaso, Massimo segnò alcuni snodi
decisivi nella vita del ragazzo, e ora le due voci si intrecciano in un dialogo oltre il tempo e lo spazio
dipanandosi, in un continuo slittare fra passato e presente, attraverso
i più disparati e inattesi argomenti: come erano organizzati i bordelli
per omosessuali a Venezia al tempo di Proust? Come musicare un idillio
di Leopardi? Esistono case o luoghi «abitati» da spettri?
Perché
l’uomo ha un solo pene, mentre il primo lucertolone che incontri può
offrire alla sua lucertola la scelta fra più peni diversi per forma e
colore? Un contrappunto, quello tra Massimo e Tommaso, che spazia tra
gli anni Sessanta della falsa euforia delle feste in Costa Azzurra e della Roma della Dolce Vita,
sino a una opaca Venezia invasa dal turismo di massa, fra discussioni
sull’arte, prestazioni di cavalli da corsa e raggelanti ricordi delle
atrocità della guerra. Una meditazione, anche, su questa nostra attuale
Europa, sul nostro tempo, che rende difficile sperimentare l’altrove
perché tutto è simile a tutto, è in vendita e a portata di mano.
Per la seconda volta, dopo l’esordio con Vanagloria (2012), Tuzzi abbandona le vesti del giallista per una narrazione fuori dal genere,
con una riflessione profonda su che cosa significhi vivere, su che cosa
si è amato, su ciò che non ritornerà. Itaca è la giovinezza, appunto,
che nessuno rivedrà più. Una voce forte, letteraria che ha fatto dire a
Corrado Augias: «Tuzzi è scrittore prima che giallista».
Miss Rosselli di Renzo Paris (Neri Pozza)
Proposto al Premio Strega 2020 da Nadia Terranova.
Nella
figura di Amelia Rosselli, nello stesso mare nero della sua vita
interiore, traspare in queste pagine la «sterminata antichità» della
poesia che, nella seconda metà del secolo trascorso, fece sentire la sua
voce sulle sponde del Tevere.
Le persone che abbiamo
amato, una volta scomparse ci hanno lasciato qualcosa, un modo di
camminare, un modo di parlare, un vezzo, uno sguardo. A me Amelia ha
lasciato lo sguardo radente di quando si appostava all'angolo di una
strada per incontrare se stessa, temendo di essere un vaso
vuoto...Voglio essere per l'ultima volta il custode di un mondo
scomparso, evocatore di un'ombra, chiedendomi, perplesso, chi mai sarà
il testimone del custode.
In via del Corallo 25, a Roma, nei
pressi di piazza Navona, si sale su per una scala abbastanza anonima per
accedere, all’ultimo piano, al minuscolo appartamento mansardato in cui
abitava Amelia Rosselli. L’11 febbraio 1996, la poetessa, nata a Parigi
dall’esule antifascista Carlo Rosselli e dall’inglese Marion Catherine
Cave, aprí la finestra di quell’appartamento e, una volta sul
balconcino, scavalcò l’inferriata e si lasciò cadere dal quinto piano
giú nel cortile. Concluse cosí la sua vita, una vita sprofondata nel
mare nero dell’inconscio, dal quale soltanto con la poesia le era stato
permesso talvolta di riaffiorare. Donna di «una stravaganza sfuggente e
ridanciana», come ha scritto Sandra Petrignani, Amelia Rosselli
«raccontava di sé senza reticenze, con la sincerità incandescente che
hanno i poeti». Col suo accento inglese, arrotava la erre e parlava
degli spettri che affollavano la sua mente e che, come diretti
discendenti dei cagoulards, i fascisti francesi che avevano accoltellato
suo padre e suo zio, la perseguitavano. Camuffava, però, per pudore la
sua schizofrenia e taceva dei suoi soggiorni in cliniche rimaste
misteriose per gli amici. Era tuttavia una star della poesia, venerata
da tutti, circondata da una cerchia di amici fedeli negli anni in cui, a
Roma, si veneravano i poeti. Come parlare della vita di una poetessa
vissuta in un’epoca di giganti della poesia? Come restituire la sua
intensa vita interiore che a poco a poco si sostituí a quella reale,
facendola a pezzi? Renzo Paris, che, con Dario Bellezza, apparteneva
alla cerchia piú intima degli amici di Amelia Rosselli, si tiene
lontano, in questo libro dedicato all’autrice di Variazioni belliche,
Sleep e altre celebri raccolte, dal mero racconto della vita esteriore
di una poetessa che, come Paul Celan, fu oggetto, come ebbe a dire
Franco Fortini, di «un’equivoca mitizzazione», sfociata sovente in «una
inesorabile produzione di kitsch critico-poetico». Nella figura di
Amelia Rosselli, nello stesso mare nero della sua vita interiore,
traspare in queste pagine la «sterminata antichità» della poesia che,
nella seconda metà del secolo trascorso, fece sentire la sua voce sulle
sponde del Tevere. In tal modo, attraverso il volto di Miss Rosselli,
Renzo Paris si fa in questo libro «custode di un mondo scomparso,
evocatore di un’ombra», in attesa dei suoi futuri testimoni.
Proposto
al Premio Strega 2020 da Nadia Terranova: «Questo è un libro di
visioni, di fantasmi, di ossessioni, di sepoltura degli addii e di
disseppellimento dei ricordi; è un libro che racconta un tempo in cui le
relazioni fra gli artisti, gli eventi storici e la poesia erano
indissolubili, quel tempo era il secolo scorso e per le vie dell'Urbe,
oggi, può capitare di seguire l'apparizione di uno spettro e arrivare
alla casa di via del Corallo dove ha abitato e ha deciso di morire
Amelia Rosselli. Renzo Paris racconta l'amicizia con Amelia, la sua
Melina, e restituisce, senza mitizzazioni kitsch, la malattia,
l'estraniamento, il genio incontrollabile, i difficili e intensi
rapporti con la realtà, con la famiglia, con l'ombra del padre, con gli
amici. "Miss Rosselli" dovrebbe essere letto da tutti non solo perché
svela sottostorie e controstorie inedite di una delle più importanti
poetesse italiane, ma anche perché, nel far rinascere l'atmosfera di
quegli anni, compie il miracolo di una vividezza senza nostalgia, anzi
accende nei lettori, anche più giovani, un furore denso di futuro; è un
libro che fa venire voglia di vivere dentro la letteratura, che ne
rinnova l'amore. La scrittura di Paris, poeta, narratore, critico e
instancabile testimone della Roma del secondo Novecento, in queste
pagine è lieve e implacabile, precisa, tiene il ritmo costante di una
profonda leggiadria, tenacemente alla ricerca, sofferta e riuscitissima,
delle parole giuste per andare oltre il ritratto, dispiegando il
passaggio terrestre dell'autrice di versi che annoveriamo fra gli
indimenticabili di ogni tempo.»
sabato 14 marzo 2020
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La notte del male. Il ciclo del Sole Nero Eric Giacometti e Jacques Ravenne (Mondadori)
«Il francese infilò la mano destra sotto la giacca e toccò il
calcio della Luger. Poteva prendere due piccioni con una fava. Non ci
sarebbe stato bisogno di fare esplodere bombe con il loro corteo
sanguinoso di vittime innocenti. Bastava entrare nel bagno e pararsi
davanti all'obiettivo. Assaporare per quei lunghi secondi il suo sguardo
prima stupito, poi terrorizzato dall'occhio nero della canna. E godere
della sua paura.»
Novembre 1941. L'esercito del Terzo Reich è
alle porte di Mosca e la Germania sta per vincere la guerra. Per
Himmler, capo delle SS, la vittoria sarà definitiva se riuscirà a
impadronirsi di una svastica sacra scomparsa in Europa. Per Churchill è
dunque assolutamente necessario trovare questa reliquia prima dei
nazisti. Tutti si rivolgono a Tristan Marcas, agente segreto con un
passato oscuro. Al centro di questa guerra occulta tra le forze del Bene
e del Male, Laure, combattente della resistenza francese, ed Erika,
archeologa tedesca, si scontreranno in una lotta spietata. Da Berlino a
Londra, dalla misteriosa Creta all'Italia di Mussolini, chi vincerà
questo duello tra luce e ombra? E se la verità si trovasse nei segreti
proibiti di un certo Adolf Hitler?
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