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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    domenica 22 marzo 2020

    L' epopea dei Vichinghi di Rudolf Pörtner (Odoya)

    Vichinghi: i monaci cristiani ne hanno fatto degli esseri infernali, i cronisti conventuali hanno rappresentato le tribù nordiche come demoni e lupi mannari cercando i vocaboli giusti per descrivere la loro ferocia, la passione per la battaglia e il disprezzo per la vita tranquilla. Col tempo questi demoni divennero eroi nelle descrizioni germaniche, il freddo grigiore del Nord si tramutò in una nebbia mitologica. Qual è la verità? Per certo sappiamo che costruirono le navi più resistenti e veloci del loro tempo, che idearono un fantastico scenario mitologico con una poetica fatta di complesse allusioni e grande rigore formale, che furono straordinari saccheggiatori di città, conventi, rocche e poderi, ma anche abili colonizzatori: aprirono la strada delle isole atlantiche, occuparono la Groenlandia e l'Islanda, misero piede sul suolo americano. L'epopea dei vichinghi racconta un popolo non solo attraverso le battaglie e le guerre, ma ci porta direttamente nella società vichinga, nelle sue reazioni, concentrandosi su aspetti quali il ruolo della donna e dei figli, l'alimentazione, i rapporti tra consanguinei, la filosofia, la letteratura e l'arte. I vichinghi erano di tutto un po': contadini, esploratori e colonizzatori; audaci marinai e temuti guerrieri; pirati e commercianti; capaci artigiani e artisti di genio, individualisti crassi e spregiatori dello stato ma figli obbedienti al ceppo familiare. Un libro che rende giustizia alla poliedricità della vita e degli infiniti talenti di questo popolo; un dettagliato resoconto di quanto oggi sappiamo sul loro mondo così denso e contraddittorio.

    St. Leon, l'alchimista di William Godwin (Haiku)

    Nel 1799, al passaggio tra i due secoli "l'un contro l'altro armato", William Godwin, il filosofo ispiratore del pensiero anarchico, dà alle stampe con grande successo "St. Leon", descrivendo le vicende di un nobile francese del XVI secolo che ottiene il dono della vita eterna e della pietra filosofale. I doni ricevuti, che gli danno ricchezze e poteri illimitati, lo relegano tuttavia al di fuori della famiglia e dell'umanità intera. Il protagonista, trasformato in un alchimista dedito alle arti oscure, vaga in un'Europa in pieno scontro di religioni e di civiltà, dalla Francia alla Svizzera, dall'Italia alla Spagna e all'Ungheria, animato da un amore per l'umanità che si scontra costantemente con pregiudizi e superstizioni. In un momento cruciale per la storia della cultura europea, Godwin fa rivivere le basi del pensiero settecentesco, senza trascurare le suggestioni della nascente sensibilità romantica.

    La stanza degli ospiti di Dreda Say Mitchell (Newton Compton Editori)

    Quando nella nuova stanza in affitto Lisa trova il biglietto nascosto di un uomo che annuncia il suicidio, i proprietari negano che la stanza sia mai stata occupata da qualcuno. Ma strani eventi inziano ad accadere...
    «Il thriller più spaventoso, più entusiamante e più bello che leggerai quest'anno»Lee Child
    «Una voce davvero originale»Peter James
    «Da brividi. Il libro dell'anno»Sunday Express
    «Una storia avvincente da una scrittrice di talento»Sun
    Lisa, una giovane donna con un passato da dimenticare, non riesce a credere alla propria fortuna: ha appena trovato una bellissima stanza in affitto in una splendida casa. E Martha e Jack, i proprietari con cui andrà a coabitare, sono una coppia gentile e premurosa. Sembra proprio un sogno che si realizza. Fino al giorno in cui Lisa trova, nascosto nella sua stanza, il biglietto di un uomo che annuncia il suicidio. Alla sua richiesta di spiegazioni, Martha e Jack negano che la stanza sia mai stata occupata da qualcuno prima del suo arrivo. Di fronte a tanta sicurezza, Lisa comincia a dubitare di sé stessa... Ma strani eventi iniziano ad accadere. E più cresce il suo desiderio di scoprire la verità, più è chiaro che c'è qualcuno disposto a tutto pur di metterla a tacere. Mentre le mura della casa diventano sempre più opprimenti, Lisa si ritrova intrappolata in una fitta rete di segreti da cui non si può uscire. Possibile che la stanza in cui Lisa si è appena trasferita fosse abitata da un uomo svanito nel nulla?

    La casa dei fiori selvatici di Mathangi Subramanian (Edizioni Nord)

    Quelli che non sono nati qui non vedono nulla al di là del cartello piantato nel terreno trent'anni fa: SWARGA, cioè «Paradiso». Quando lo leggono, ridono. Noi no. Perché quel nome è assurdo. Ma non è sbagliato
    «Un'autrice eccezionale, le cui parole arrivano dritte al cuore. Questo è un romanzo destinato a lasciare il segno» - Booklist
    «Un debutto potente» - New York Times Book Review
    Sono in cinque. Cinque ragazze nate lo stesso anno a Paradiso, una baraccopoli ai margini di Bangalore. Tutte e cinque sanno che il mondo segue regole ben precise. Se sei un maschio, passerai l'infanzia a giocare con gli amici, poi i tuoi genitori ti faranno studiare e ti daranno l'occasione di migliorare la tua vita. Se sei una femmina, baderai subito alla casa e ai fratelli più piccoli e difficilmente andrai a scuola, perché tanto ti aspetta il matrimonio, ovviamente combinato. Se sei una femmina di Paradiso, ti toccherà pure fare tutto questo da sola, perché tua madre sarà al lavoro, per compensare le mancanze di un padre assente o fannullone, o entrambe le cose. A Paradiso, sono le donne a occuparsi di tutto, senza mai ricevere niente in cambio. Eppure loro cinque non si arrendono. Imparano a prendersi cura l'una dell'altra. Imparano a guardare oltre le differenze di razza e di religione. Imparano a nutrire non solo lo stomaco, ma anche l'anima, e a sfruttare ogni trucco, dal ricatto alla conversione, pur di restare a scuola. E, quando arrivano i bulldozer a radere al suolo la baraccopoli per costruire un centro commerciale, imparano a lottare per salvare il quartiere. Perché il loro può anche non essere un paradiso, tuttavia c'è un'infinita bellezza nascosta tra le tende lacere e i tetti di lamiera, tra il giallo delle scavatrici e il grigio del cielo. È la bellezza della solidarietà e della speranza. La bellezza dell'amore e del riscatto. La bellezza di un luogo che è - sempre e comunque - casa.

    L' ingrata di Dina Nayeri (Feltrinelli)

    Con una scrittura densa di rabbia, di tenerezza e di compassione, una grande autrice scrive un libro fondamentale per questo tempo, che parla direttamente al cuore e alla coscienza. La storia di chi fugge e attraversa confini con la speranza di trovare una vita nuova.
    "Ogni paese appartiene a chi ci è nato. Gli altri possono entrare, ma a una condizione: restare al proprio posto. E rinunciare a se stessi."
    Alla fine degli anni ottanta, quando la sua famiglia decise di fuggire dall'Iran in guerra, Dina Nayeri era una bambina. Il rumore delle bombe, le sirene e le corse per nascondersi nel seminterrato, la poca luce filtrata dalle finestre serrate erano tutte cose normali. Negli anni a venire, sui letti a castello delle case per i rifugiati di Londra, di Dubai, di Roma, poi dell'Oklahoma, Dina conobbe per la prima volta il silenzio del sonno tranquillo e ininterrotto: quella fu la sua prima idea di cosa fosse la pace. Sua madre le diceva di pregare e di essere grata. Sui migranti sono state scritte molte storie. A partire dall'Eneide, l'esperienza di chi è costretto a fuggire non ha mai smesso di essere all'origine di narrazioni impetuose, grandi, travolgenti. Storie di singoli individui, soli contro la perdita di tutto, storie che sono universali. Dopo un clamoroso reportage uscito sul "Guardian", The Ungrateful Refugee, Dina Nayeri si misura con la domanda più impietosa del nostro tempo: che cosa significa essere un migrante? E soprattutto: cosa succede quando chi fugge diventa un rifugiato? Qual è il prezzo della sua integrazione? La risposta è semplice. La prima regola per il rifugiato è rimanere al proprio posto. Essere meno capace, avere meno esigenze degli altri. Accontentarsi e ringraziare per l'accoglienza, accettando il destino di un terribile circolo vizioso: sei un pigro richiedente asilo, finché non diventi un intruso avido. Grazie alla propria esperienza, una scrittrice esplora come vive chi è costretto a fuggire, come si declina il rifiuto delle comunità di approdo, e indaga la tragedia dello straniamento dell'identità che tutti i giorni avviene sotto i nostri occhi.

    Sulle ali degli amici. Una filosofia dell'incontro di Pietro Del Soldà (Marsilio)

    Che cos'è l'amicizia? Un legame più o meno intenso dell'amore passionale? È solo una questione privata o, come pensavano i greci, mi mette in gioco totalmente e racchiude la mia natura di animale politico? Come può aiutarci a definirla il dialogo con Socrate, Platone e Montaigne? E in che cosa consiste «l'amicizia stellare» di cui parla Nietzsche? Un nuovo appassionante viaggio alla ricerca della felicità.
    L'amicizia è dispersione dei tesori accumulati, è continua rimessa in gioco delle certezze consolidate, delle abitudini tranquillizzanti a cui mi verrebbe spontaneo aggrapparmi per non finire travolto dall'onda di piena che sommerge il mondo là fuori.
    Siamo sempre più soli e chiusi in noi stessi, i contatti con gli altri sono frammentari e raramente esprimono quel che siamo davvero. La società alimenta ogni giorno l'ossessione per un Io ipertrofico e narcisista e per un Noi escludente e aggressivo. In questo scenario l'amiciza può agire come un'apertura, un dispiegamento d'ali in grado di elevarsi al di sopra delle piccole esigenze quotidiane, delle paure che paralizzano, della pigrizia che ci toglie slancio, delle false identità che nascondono il nostro volto e le passioni profonde. Perché ciò avvenga, però, bisogna coglierne l'essenza. L'amicizia non è solo un volersi bene, non si esaurisce in quel legame semplice fatto di calore, affetto, vicinanza, aiuto reciproco e voglia di divertirsi insieme. È molto di più: è il gioco più serio, quello che finalmente, come dice Aristotele, «ci fa sentire che esistiamo». Per capire la natura complessa dell'amicizia dobbiamo confrontarci con alcune voci della filosofia, a partire da Socrate e dal suo incessante tuffarsi nella relazione che ci pone le domande decisive: il legame tra amici nasce dalla somiglianza, dall'avere abitudini e radici in comune o è la diversità ad attrarci? Perché Socrate dice che «amico è il bello»? In che senso l'amicizia può sconfiggere la morte e farci amare la natura? Perché per Aristotele è «il cemento della polis» e per Montaigne è un mélange senza regole né obblighi? La sua vera dimensione, oggi, è l'infinito viaggiare di Álvaro Mutis? Pietro Del Soldà ci accompagna nell'incontro con filosofi e poeti, visioni e voci che ci fanno ripensare il mondo come un campo di gioco, in cui rispondere al nostro bisogno di senso e diventare migliori insieme agli altri.

    Ebdòmero di Giorgio De Chirico (La Nave di Teseo)

    Composto negli anni venti durante il suo soggiorno a Parigi, Ebdòmero è il romanzo-mondo di Giorgio de Chirico, espressione letteraria del suo immaginario visivo e artistico. De Chirico inventa un modo nuovo del narrare, che guarda alla libertà del surrealismo e alla potenza del montaggio cinematografico, attinge al mito e all’introspezione mentre racconta di “generali, ministri, pittori” che abitano un mondo in cui i sogni hanno i colori della realtà.
    “ La favola di Ebdòmero si estende come un labirinto proliferante, un edificio capace di riprodursi, di progettare nuove ali, quartieri, aditi ed esiti; dunque sarebbe vano cercare un inizio e una conclusione, culmini privilegiati, scoperte modali: in un edificio, uno spazio, una città morta e compatta, un tempio accuratamente fastosamente sconsacrato, ogni punto è nodale, inaugura e sigilla.” - Giorgio Manganelli

    sabato 21 marzo 2020

    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

    Andrea Tavernati legge Canto dell'ombra per #poetrywall #iorestoacasa

    Maria Pia Quintavalla legge Non è importante di Attilio Zanichelli per #...

    Diego Baldassarre legge Guerra per #poetrywall #iorestoacasa #andratutto...

    Pietro Berra e Mirna Ortiz Lopez Ieggono I cieli sono uguali di Pedro S...

    Corpi speciali di Francesca D'Aloja (La nave di Teseo)

    In questo libro si raccontano le storie di uomini e donne di grande talento: alcuni molto famosi, altri ingiustamente dimenticati e talvolta incompresi, che trovano qui un meritato risarcimento. Tutti loro sono i "corpi speciali". Quali sono le persone straordinarie che hai incontrato nella tua vita? E quali altre avresti dato tutto per conoscere? In una galleria di personaggi memorabili, Francesca d'Aloja alterna ritratti dal vivo e ricostruzioni narrative appassionate. Da una parte abbiamo i volti raccontati attingendo a incontri, ricordi e aneddoti privati: da Vittorio Gassman all'amato suocero Dino Risi, da Laura Antonelli a Ray Charles, dalla timida figlia di Albert Camus, Catherine, a Franca Valeri, da Edith Bruck a Luciana Castellina e Claudio Caligari, il regista di film "maledetti". Ma il viaggio prosegue seguendo le piste di personaggi che sono tutti al limite della leggenda. Veniamo condotti in giro per il mondo, dalle montagne del Tibet, insieme al primo uomo occidentale diventato Lama, ai ghiacci dell'Antartide, dai palchi dove si esibisce la sfortunata e bellissima ballerina Lucia Joyce, figlia di James, alle arene dove volteggia il più grande torero vivente. Grandi verità inascoltate e bugie clamorose riprendono vita intorno alla testimonianza dei lager nazisti. Fino ad approdare alle palestre della Romania di Ceausescu, dove qualcuno nota una bambina che sta per diventare la prima stella della ginnastica mondiale: Nadia Comaneci. Con entusiasmo, pietà, divertimento e commozione, l'autrice, avendo per compagni d'avventura i propri miti, entra nelle esistenze di artisti, esploratori, donne di mondo e scrittori vagabondi segnati dalla stessa smania di vivere. Una galleria di vite "maiuscole" che stimolano la fantasia del lettore come personaggi di un grande romanzo.

    Non essere una macchina. Come restare umani nell'era digitale di Nicholas Agar (Luiss University Press)

    Impiegati, baristi, cassieri, ma anche chirurghi, piloti d'aerei e tassisti: sono tantissimi i mestieri che, nell'era dell'economia digitale, potranno essere sostituiti da macchine capaci di svolgere le stesse mansioni in maniera più efficiente e a costi inferiori. Secondo Nicholas Agar, tuttavia, non è la perdita di posti di lavoro il prezzo più alto che rischiamo di pagare: in un mondo nel quale le macchine saranno programmate non solo per compiere operazioni automatiche, ma anche per ragionare, prendere decisioni e risolvere problemi, sarà infatti drasticamente ridotto il grado di umanità presente nella nostra società. Nel volgere di pochi anni, facoltà quali far accadere le cose, intervenire sulla realtà ed esercitare un potere causale rischiano di essere affidate totalmente ad agenti non umani. È davvero questa la forma che vogliamo dare al futuro che ci aspetta? Come possiamo fare per evitarlo? Secondo Agar, la soluzione è nella costruzione di una società che sia capace di integrare l'economia digitale con quella sociale, promuovendo un progresso tecnologico che metta al centro l'umanità e le sue interazioni. L'Era digitale ci pone di fronte a quella che è forse la sfida più importante della nostra storia: difendere la capacità umana di generare cambiamento nella società. Rispondere a questa sfida è urgente e necessario, per poter dire che restiamo umani nell'Era digitale, per dimostrare che siamo ancora artefici del nostro destino. Prefazione di Andrea Prencipe.

    Agosto di Judith Rossne (La Tartaruga)

    In agosto, gli strizzacervelli lasciano le città. E se vivono a New York, si riversano negli Hamptons, dove per un mese niente e nessuno potrà interferire con la loro vita, mentre i pazienti cercano di cavarsela da soli.
    Quando Dawn Henley, bella studentessa diciottenne, si presenta nello studio della dottoressa Lulu Shinefeld è sull'orlo del baratro: reduce da un incidente stradale, un aborto e quattro anni sprecati con un analista di cui si è innamorata. Non solo. Orfana di entrambi i genitori, è stata cresciuta da Vera (la sorella del padre) e Tony, una coppia lesbica che ha imparato a chiamare "papà" e "mamma", che ora si sono separate. Gli amanti che si sceglie sono sempre di mezz'età, è gelosa della vita privata dei suoi analisti e non sopporta gli agosti di vacanza, senza l'ausilio delle sedute. Lulu, invece, è fresca di divorzio dal secondo marito, uno psicanalista che l'ha tradita con una minorenne, ha un nuovo amore affascinante e bugiardo, due ragazzi preadolescenti di cui occuparsi e Sascha, la figlia ventenne avuta con il primo marito (che ha abbandonato Lulu quando era incinta), che se ne è andata di casa e non si è fatta sentire per anni. Dawn, la cui dipendenza da Lulu è inizialmente totale, comincia a fare un grande lavoro su se stessa alla scoperta delle origini delle sue paure e insicurezze, cercando i tasselli che compongono la sua storia famigliare per riuscire a dar forma alla propria identità. Gli anni passano, la vita privata di Lulu si alterna alle sedute con Dawn. Ma Lulu, intrappolata in una vita professionale e sentimentale di cui non sempre riesce ad avere il pieno controllo, imparerà a prendersi cura di sé e Dawn a essere felice?

    Swan. Vol. 1: bevitore di assenzio, Il. Nejib (Coconino Press)

    Parigi, 1859. Swan e suo fratello Scottie sono appena sbarcati da New York, determinati a trovare il proprio posto nel mondo delle belle arti. A guidarli nella frenetica vita culturale della Ville Lumière è loro cugino, Edgar Degas, mentre tutto intorno sta nascendo un nuovo, rivoluzionario movimento artistico: l'Impressionismo. Ma anche in mezzo a tanta bellezza le rivalità e i colpi bassi non mancano, e per u ragazza come Swan è ancora più difficile affermarsi. Qual è il prezzo da pagare per chi vuole consacrare vita alla passione per l'arte?

    venerdì 20 marzo 2020

    iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks

    iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks: Books, ebooks

    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

    Rita D'Annunzio legge a Silvia di Giacomo Leopardi per #poetrywall #iore...

    Claudia Belli legge Oggi pesa come ieri per #poetrywall #iorestoacasa #a...

    Silvia Giampà legge José Pulido per #poetrywall #iorestoacasa #andratutt...

    Alessandra Merico legge Fernando Pessoa #poetrywall #iorestoacasa #andra...

    Luca Ariano legge A mio padre di Leonardo Sinisgalli #poetrywall #iorest...

    Forte respiro rapido. La mia vita con Dino Risi di Marco Risi (Mondadori)

    Dino Risi è il regista che ha arricchito di storie, di emozioni, di immagini la cosiddetta "commedia all'italiana". Marco Risi è il giovane che ha sfidato il padre sul suo stesso terreno e si è aperto una strada sua. Si può essere figlio e sentire il padre anche come un maestro?
    Anche mio padre quindi, parlava di sé. Lui avrebbe detto di no, invece parlava di sé. Bastava guardare e capire. Anzi, basta guardare e capire. Altro vantaggio del cinema: c'è! Anche quando non ci sei più tu.
    Un figlio, un padre, un redde rationem. Il figlio torna sui suoi passi, lungo il percorso in cui è diventato figlio, lungo le svolte che l'hanno liberato dal padre, e infine al sentiero solitario in cui è tornato al padre. Non siamo di fronte a un padre qualunque, e neanche a un figlio qualunque. Dino Risi è il regista che ha arricchito di storie, di emozioni, di immagini la cosiddetta "commedia all'italiana". Marco Risi è il giovane che ha sfidato il padre sul suo stesso terreno e si è aperto una strada sua. Si può essere figlio e sentire il padre anche come un maestro? Va da sé che il racconto finisce per accendere le luci in sala. Torna il cinema. Torna il grande cinema. Le relazioni, le battute fulminanti, becere e folgoranti, le amicizie, le conversazioni, Mastroianni, Fellini, e le donne, tante donne, leggendarie, un eros ossessivo che si snoda per tutta la ricognizione narrativa come una luce, come una magia, anche minacciosa. Dolente doppio del padre, si muove fra queste pagine un Vittorio Gassman inedito, sofferente e piegato su di sé. Ne esce una storia che sta fra l'epica (del cinema) e la commedia: si coglie presto come la vitalità del cinema fra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta dipendesse da un clima di intesa, di coesione, magari anche di conflitto, ma tutti – tutti – erano sullo stesso palcoscenico. E in mezzo a questo sciamare di personaggi, di episodi memorabili, in mezzo a un'Italia che non c'è più, ecco lo spirito guida: il rapporto padre-figlio, e il venir meno dei padri, il morire, l'assenza. Qui c'è un padre che talora lascia la frase incisa nell'aria ("Non farlo, quel film"). E con la frase si incide un personaggio indimenticabile, severo e infedele, disincantato ed elegante. Un principe mordace. E nel rifluire di vicende, complici il caos della memoria e una straordinaria pulizia di affetti, emerge la semplice verità dell'essere vivi, o dell'esserlo stati.

    La ragazza con la macchina da scrivere di Desy Icardi (Fazi)

    Dopo L’annusatrice di libri, sul senso dell’olfatto e la lettura, un romanzo appassionante sul tatto e la scrittura, un viaggio a ritroso nella vita di una donna sulle tracce dell’unico ricordo che valeva la pena di essere conservato.
    Cosa ricordano le dita? Se la memoria scompare, possono gli oggetti aiutare a ritrovare i ricordi?
    Sin da ragazza, Dalia ha lavorato come dattilografa, attraversando il ventesimo secolo sempre accompagnata dalla sua macchina da scrivere portatile, una Olivetti mp1 rossa. Negli anni Novanta, ormai anziana, la donna viene colpita da un ictus che, pur non rivelandosi letale, offusca parte della sua memoria. I ricordi di Dalia tuttavia non si sono dissolti, essi sopravvivono nella memoria tattile dei suoi polpastrelli, dai quali possono essere liberati solamente nel contatto con i tasti della Olivetti rossa. Attraverso la macchina da scrivere, Dalia ripercorre così la propria esistenza: gli amori, i dispiaceri e i mille espedienti attuati per sopravvivere, soprattutto durante gli anni della guerra, riemergono dal passato restituendole un’immagine di sé viva e sorprendente, la storia di una donna capace di superare decenni difficili procedendo sempre a testa alta con dignità e buonumore. Un unico, importante ricordo, però, le sfugge, ma Dalia è decisa a ritrovarlo seguendo gli indizi che il caso, o forse il destino, ha disseminato lungo il suo percorso. La narrazione alla ricerca del ricordo perduto si arricchisce pagina dopo pagina di sensazioni e immagini legate a curiosi oggetti vintage: la protagonista del libro ritroverà la memoria anche grazie a questo tipo di indizi, che appaiono ogni volta in luoghi inaspettati, in una specie di caccia al tesoro immaginaria, tra realtà e fantasia.

    È solo un cane (dicono) di Marina Morpurgo (Astoria)

    Gambassi è un paesino in Toscana, ignoto ai più. Eppure lì è nato il cane Blasco, recentemente ammalatosi di tumore, e a Gambassi ha trovato rifugio e salvezza la famiglia materna dell'autrice, in fuga dai nazifascisti. Quando Marina Morpurgo mette a fuoco questa strana coincidenza, inizia un bizzarro viaggio nella memoria. Qualcuno ha aiutato la sua famiglia a sopravvivere e qualcuno l'ha aiutata a salvare Blasco, qualcuno si è mostrato solidale e qualcuno no, qualcuno le ha insegnato la speranza e l'elaborazione della perdita. Potrebbe sembrare sacrilego questo accostamento tra salvezza di un animale e salvezza di esseri umani, ma solo per coloro che non comprendono come l'amore - per un cane o per i nonni - possa scavare dentro l'animo dei solchi profondissimi. Non manca il punto di vista dello stesso Blasco, che per esempio non crede di essere andato con la nuova padrona per arcani motivi, ma solo perché, essendo lei cicciotta, è certo di poter ricevere molto cibo. Un romanzo memoir di una scrittrice decisamente ironica, e anche molto di più. Una storia che parla della speranza, della salvezza, delle brave persone, della capacità di lottare.

    L' uomo che amava i libri di George P. Pelecanos (SEM)

    Michael Hudson trascorre le lunghe giornate in carcere divorando libri che gli sono stati dati dalla bibliotecaria della prigione, una giovane donna di nome Anna che ha un debole per il suo miglior studente. In un luogo in cui è difficile trovare speranza, il potere dei libri può essere una luce nel buio. Ad alcuni detenuti, come Michael, il lavoro di Anna sta cambiando la vita. Legge avidamente i libri che lei gli passa finché viene improvvisamente rilasciato dopo che un detective privato ha manipolato un testimone nel suo processo. Il detective è Phil Orzanian, un uomo spregiudicato che, insieme a un poliziotto in pensione, ruba con il ricatto e la violenza i soldi sporchi dei criminali. Fuori dal carcere Michael incontra una Washington D.C. profondamente cambiata. Le trasandate vetrine di un tempo ospitano birrerie all'aperto, caffè alla moda e negozi di fiori. Ciò che non è cambiato è la tentazione del crimine. Michael deve scegliere tra chi è riuscito a farlo uscire di prigione e la donna gli ha mostrato una vita diversa. Cercando di bilanciare il suo nuovo lavoro da lavapiatti, l'amore per la lettura e il debito nei confronti dell'uomo che lo ha liberato, Michael fatica a capire quale sia la sua strada. Riuscirà a resistere alla morsa del crimine o precipiterà nell'abisso? Una storia di scelte difficili, che scava nelle profondità dell'animo umano, parla di riscatto e del potere universale dei libri, un'analisi profonda della mentalità criminale e della linea sottile e spesso confusa che esiste tra bene e male

    giovedì 19 marzo 2020

    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

    iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks

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    Valentina Giuliana legge Pensiero mio, conducimi oltre #poetrywall #iore...

    Cinzia Demi legge da Il Tratto che ci unisce per #poetrywall #iorestoaca...

    Roberta Tantillo legge da Pensierando per #poetrywall #iorestoacasa #an...

    Ricostruisciti di Lisette Fernandez per #poetrywall #iorestoacasa #andra...

    Grazia Piscopo (Presidente Ass. HORAH) ci parla di un Papa ebreo

    Vacanza d'inverno di Bernard MacLaverty (Guanda)

    Amsterdam, con i suoi canali increspati dal vento gelido, con le sue case alte e strette, fa da sfondo a un viaggio nell’intimità della coppia; fa da ponte tra un lungo passato e un futuro più breve, ma ancora da progettare
    «Commovente, divertente, tenero: nel momento in cui ho finito di leggere il libro, l'ho riaperto e iniziato da capo.»Catherine Dunne
    "Una prosa capace di restituire con limpidezza una materia che limpida non è. La sostanza della vita" - Richard Ford
    "Un romanzo grandioso, un artista al culmine dei suoi mezzi espressivi" - Colm Tóibín

    Nel cuore dell’inverno un’anziana coppia nordirlandese si concede una breve vacanza ad Amsterdam. Gerry e Stella si portano dietro il bagaglio di un lunghissimo matrimonio. È un matrimonio a tratti ancora denso di attenzioni e di tenerezza, che gli anni non sono riusciti a soffocare, ma la lontananza da casa e dalla rassicurante routine, dietro cui è diventato facile nascondersi, li costringe a fare i conti con la distanza che si è creata tra loro. Hanno sviluppato abitudini e convinzioni non condivise, germogliate da un seme piantato, forse, già decenni prima a Belfast, la città da cui sono fuggiti durante i disordini, preferendole la Scozia. Gerry, che una volta era un architetto, è smemorato e pieno di fisse. Stella è stanca del proprio stile di vita, preoccupata per il loro matrimonio e arrabbiata per il poco rispetto che il marito dimostra per la sua fede religiosa. Amsterdam dunque, con i suoi canali increspati dal vento gelido, con le sue case alte e strette, fa da sfondo a un viaggio nell’intimità della coppia; fa da ponte tra un lungo passato e un futuro più breve, ma ancora da progettare.

    Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell'orrore. Ediz. integrale di Robert Louis Stevenson (Newton Compton)

    Esplicita metafora della lotta fra il bene e il male, "Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde" è soprattutto un attacco diretto contro la repressiva e puritana letteratura inglese del periodo vittoriano. Il Dr. Jekyll, uomo retto, onesto, generoso, decisamente "positivo" e Mr. Hyde, crudele, vizioso, violento, sono due caratteri universali. L'indagine psicologica di Stevenson si spinge oltre: Jekyll fragile, incerto, drammaticamente lacerato fra impulsi contrastanti è costretto a celare quegli istinti che Hyde soddisfa in modo macroscopico. Segue il racconto "Ladro di cadaveri" dove l'atmosfera stregata e la tensione macabra vengono affidate a un particolare inquietante... Introduzione di Riccardo Reim.

    Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli (Adelphi)

    "Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l'oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato". Tale è il presupposto di queste "brevi lezioni", che ci guidano, con ammirevole trasparenza, attraverso alcune tappe inevitabili della rivoluzione che ha scosso la fisica nel secolo XX e la scuote tuttora: a partire dalla teoria della relatività generale di Einstein e della meccanica quantistica fino alle questioni aperte sulla architettura del cosmo, sulle particelle elementari, sulla gravità quantistica, sulla natura del tempo e della mente.

    Una difficile eredità di Charlotte Link (Corbaccio)

    L'EPOPEA DI UNA FAMIGLIA TEDESCA ATTRAVERSO UN SECOLO DI STORIA. TERZO VOLUME DELLA TRILOGIA «VENTI DI TEMPESTA». Alexandra, è nata negli Stati Uniti, dove la madre Belle era andata a vivere dopo la seconda guerra mondiale. Trasferitasi in Germania per studiare all'università, si innamora di Dan Liliencron, figlio dell'ex socio in affari della nonna, l'indimenticabile Felicia Degnelly di Venti di tempesta e Profumi perduti, ma finisce per sposare Markus Leonberg. La nonna lascia a lei le redini dell'azienda di famiglia e Alexandra si trova così a lavorare fianco a fianco con Liliencron, mentre il marito, un finanziere eccessivamente disinvolto, perde tutto il suo patrimonio e decide di suicidarsi. Alexandra affronta la crisi gravissima in cui si trova coinvolta e, insieme a Lilinencron, riesce, fra alti e bassi a ricostruire la propria vita sentimentale e professionale. Ambientato in Germania, Un'eredità difficile racconta con la consueta sensibilità le vicende e le emozioni dei protagonisti sullo sfondo di un paese in drammatico cambiamento, dal boom economico degli anni Sessanta, alla contestazione studentesca, agli anni di piombo del terrorismo e della crisi economica, fino al crollo del Muro di Berlino e alla riunificazione della Germania.

    mercoledì 18 marzo 2020

    iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks

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    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

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    Diana Battaggia legge da Chiamami col mio nome per #poetrywall #iorestoa...

    Sete di Amélie Nothomb (Voland)

    Dalla penna inimitabile della narrativa contemporanea, Amélie Nothomb, un romanzo di passione che è anche una profonda riflessione sull’amore e sulla colpa.
    “Non sono mai stato altro che me stesso, ma ho l’intima convinzione che questo potere lo possiedano tutti.”
    È da questi elementi che nasce Sete, in cui, grazie alla totale libertà di scrittura e a un’inventiva sconfinata, l’autrice belga dà voce e corpo a Gesù Cristo e offre a chi legge una versione personalissima della Passione del figlio di Dio. Il Cristo di Sete è umano sopra ogni altra cosa, innamorato di Maria Maddalena, figlio amorevole e sofferente nel corpo. Arrivato secondo al Premio Goncourt e in cima a tutte le classifiche di vendita in Francia, si presenta come un libro audace e vibrante che celebra la vita ed esalta l’intricato meccanismo con cui corpo e mente sono legati. Sete è il ventottesimo romanzo a firma di Amélie Nothomb.

    A Londra con Sherlock Holmes sulle orme del grande detective di Enrico Franceschini (Giulio Perrone Editore)

    Sherlock Holmes l’uomo che non ha mai vissuto e che mai morirà e Londra, “quel grande pozzo nero dal quale tutti i perdigiorno e gli sfaccendati dell’Impero vengono irresistibilmente inghiottiti”. Enrico Franceschini traccia un itinerario alla scoperta della metropoli seguendo le orme del padre di tutti i detective, dal 221B di Baker Street per arrivare al Langham Hotel, dove Conan Doyle incontrò Oscar Wilde ed ebbe la prima idea per Uno Studio in rosso, al San Bartholomew’s Hospital, il più antico ospedale di Londra, nel cui laboratorio Holmes incontra il dottor Watson. Quella Londra, tentacolare e multiforme, più di un secolo dopo continua ad ammaliarci, a inghiottirci, nulla è cambiato. Attraversarla significa dilatarne la percezione, moltiplicarne le identità. Comprenderla rivela l’innesto delle storie nella Storia.

    Il sanguinaccio dell'Immacolata. Un'indagine di Marò Pajno di Giuseppina Torregrossa (Mondadori)

    Un'indagine di Marò Pajno.
    «Era la prima sera di quiete dopo un lungo periodo di pioggia; l'aria era ferma, fredda ma non pungente. Il mare si faceva sentire con il suo respiro virile e il profumo aspro, che il vento aveva sparso per tutti e quattro i mandamenti. Marò bardata di tutto punto si avviò all'appuntamento»
    Tutti gli anni, dal sette dicembre al sette gennaio, Palermo è in preda al demone del gioco: aristocratici, borghesi e modesti cittadini, giovani, vecchi e bambini sono vittime della medesima febbre. Sul tavolo verde si impegnano esigui risparmi o ricchi patrimoni nell'irrinunciabile rito collettivo delle feste invernali. Marò Pajno sta attraversando un periodo difficile, e il freddo che sente dentro non è legato solo alla pioggia che affligge senza sosta la città: da pochi mesi la sua storia con Sasà è finita – mentre la madre si ostina a chiederle implacabile a ogni visita perché non mette su famiglia – e, assodato che "la fimmina insoddisfatta mangia", lei si è pian piano lasciata andare e ora si trova a fare i conti anche con qualche chilo di troppo. Come se non bastasse, il questore Bellomo, che le appare come un "damerino" interamente votato agli scatti di carriera, continua a stuzzicarla con rimbrotti e inviti a prendersi cura di sé, suscitandole un misto di fastidio e curiosità. All'alba dell'Immacolata viene trovato il cadavere di Saveria, giovane pasticciera figlia del boss Fofò Russo. Il questore ordina alla dottoressa Pajno di indagare su un delitto che in apparenza non ha alcun legame con il nucleo antifemminicidio che lei dirige. Marò è costretta a ubbidire, ma presto si accorgerà che troppe cose non tornano: è strana una rapina prima dell'apertura, quando la cassa è vuota, ma soprattutto chi mai a Palermo oserebbe prendere di mira la pasticceria Perla, di proprietà di un potente boss? Poco a poco la vicequestora troverà la grinta e la passione necessarie all'indagine, cercherà indizi nella famiglia della vittima e, inoltrandosi a fondo nelle maglie di un sistema tanto articolato quanto assurdo, arriverà a sfidare apertamente Fofò Russo, scoprendo che la battaglia di una donna non può che essere condotta a nome di tutte.

    L' umanità in pericolo. Facciamo qualcosa subito di Fred Vargas (Einaudi)

    Noi, la gente, per salvare il pianeta e l'umanità possiamo fare tantissimo. Dobbiamo sovvertire gli equilibri mondiali e le grandi lobby responsabili della catastrofe. Noi, la gente, possiamo farlo. Adesso.
    «Un saggio sul riscaldamento globale che non lascia spazio ai dubbi» - Paris Match
    «Un libro di furiosa necessità» - Le Monde
    Per anni, le élite politiche e finanziarie hanno nascosto la verità. Senza una drastica riduzione delle emissioni di CO2, entro il 2100 fino al 75% degli abitanti del pianeta potrebbe essere annientata da ondate di calore. Cambiare non è solo auspicabile, spiega Fred Vargas, ma necessario. Dobbiamo modificare la nostra dieta per incidere sempre meno sul cambiamento climatico; ridurre drasticamente la produzione di rifiuti e passare all'energia pulita. Lavorando insieme, riflettendo e immaginando soluzioni, l'umanità può ancora cambiare rotta e salvare sé stessa e il pianeta.

    martedì 17 marzo 2020

    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

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    Luca Ariano legge 30 anni dopo tratto da Contratto a termine per #poetry...

    Claudia Belli e il suo contributo in versi per #poetrywall #iorestoacasa...

    Stefano Donno legge da La canzone dei folli di Charles Bukowski per #poe...

    Enzo Marenaci canta i versi di Marcello Buttazzo per #poetrywall #iorest...

    Mauro Marino legge da L'ULTIMO CANTO di E. Imbriani per #poetrywall #ior...

    Sei valigie di Maxim Biller (Sellerio Editore Palermo)

    Chi ha tradito il nonno Schmil, capostipite della famiglia Biller? Forse uno dei suoi affascinanti e talentuosi figli, o la sua ambiziosa nuora, oppure è stato lui stesso causa della sua morte, per i continui traffici al mercato nero. Nella primavera del 1960 Schmil viene arrestato all'aeroporto di Mosca per contrabbando di valuta e giustiziato di lì a poco. Qualcuno deve averlo denunciato al KGB, Schmil non è nuovo a tali commerci, e nella cerchia familiare cominciano a circolare sospetti su chi di loro possa essere stato l'autore, volontario o involontario, della delazione. Maxim Biller sublima in tensione narrativa l'atmosfera di totale insicurezza e di reciproca diffidenza che si genera in ogni regime totalitario, dove l'individuo è alla mercé di qualunque voce o supposizione. Attorno all'evento cruciale si confrontano sei punti di vista differenti e divergenti, alternati e mescolati alle esperienze personali dell'autore, che è nipote di Schmil. Sullo sfondo il confronto Est-Ovest durante la Guerra Fredda, l'antisemitismo dilagante, la disperata disgregazione dei rapporti umani alla prova di uno stato di polizia. I personaggi, smarriti tra i grandi avvenimenti della storia e le piccole miserie della quotidianità, sono esposti alla devastante violenza degli eventi, i dubbi si acuiscono puntandosi sull'uno o sull'altro componente della famiglia, le rivelazioni alimentano l'ambiguità, sembrano suggerire l'intercambiabilità delle possibili motivazioni, rafforzando ogni incertezza e scarto di prospettiva, disfacendo il tessuto degli affetti e della fiducia reciproca. Per salvare la propria vita si può essere costretti a scelte drammatiche e crudeli, si può tradire o diventare eroi. Ma i personaggi di Biller sono solo uomini e donne impegnati a vivere e sopravvivere, mentre attorno a loro scorre la storia d'Europa del secondo dopoguerra con le sue contraddizioni e le sue speranze, che proiettano in controcampo un racconto delle lacerazioni che ancora dilaniano il nostro mondo.

    Odiare l'odio. Dalle grandi persecuzioni del Novecento alla violenza sui social: le conseguenze tragiche di una malattia del nostro tempo di Walter Veltroni

    L'odio è la malattia sociale del nostro tempo, stravolge coscienze e rapporti umani, si impadronisce delle nostre parole, è il grande incubatore della violenza. Il nuovo libro di Walter Veltroni è un viaggio nell'universo dell'odio che parte da un passato a cui dobbiamo impedire di ritornare (il ventennio fascista, gli anni di piombo) per approdare a un difficile presente segnato da una decrescita tutt'altro che felice, dalla mancanza di prospettive per i giovani in un Paese di vecchi, dalla paura di un futuro in cui a lavorare saranno le macchine e ad accumulare profitti i giganti tecnologico-finanziari. È questo il terreno di coltura di un odio alimentato e amplificato dai social, in cui le parole diventano pietre per colpire, non solo metaforicamente, chi è diverso per etnia, per religione, per inclinazioni sessuali, per opinioni politiche, chi è debole, chi appare come una minaccia o come un capro espiatorio. L'odio sembra una valvola di sfogo, ma in verità ci rende schiavi, ci impedisce di comprendere la realtà, ci fa sentire più soli e infelici. E fa vacillare la democrazia. A chi semina odio e paura bisogna rispondere con il linguaggio della ragione e della speranza. "Se noi che odiamo l'odio troveremo le parole giuste, allora la libertà avrà un futuro. E nel futuro ci sarà libertà."

    La fine dei vecchi tempi di Vladislav Vancura (Einaudi)

    «Niente di quello che ho detto è vero. Non perché non sia vero, ma perché l’ho detto». Tommaso Landolfi
    Per la prima volta tradotto in italiano uno dei libri più originali e divertenti del Novecento. In apparenza è un romanzo realistico ambientato nella neonata Repubblica cecoslovacca, alla fine della prima guerra mondiale, e centrato sul contrasto fra la morente aristocrazia e la nuova borghesia rampante e un po’ volgare. Ma sotto tale apparenza, elaborando in chiave modernista i modelli del Tristram Shandy e del Barone di Münchhausen (e le tecniche cinematografiche degli anni Venti e Trenta), Vančura rappresenta l’inestinguibile dissidio tra verità e finzione.
    Al seguito del bibliotecario Bernard Spera, uno dei più loquaci e simpatici «narratori inaffidabili» della storia della letteratura, il lettore viene trascinato in un turbine di personaggi e vicende che sono in realtà la parodia del romanzo realistico e l’affermazione della narrazione come infinita macchina esiderante.

    I cariolanti di Sacha Naspini (E/O)

    I Cariolanti è un romanzo di deformazione. Tredici fotografie di un’Italia gotica, rurale, notturna. Tredici istantanee della vita di un uomo nato di traverso. Questa è la sua storia.
    «Libro dolorosissimo, come non se ne leggevano da anni. Potentissimo» - Valeria Parrella
    «Un romanzo felicemente sorprendente. Teso, sanguigno, ben orchestrato strutturalmente e linguisticamente. Una lingua-immagine che accompagna il protagonista nell’inferno più nero» - Ermanno Paccagnini
    Aldo è un disertore della Prima Guerra Mondiale. Invece di partire per il fronte decide di costruire un rifugio sotterraneo nei boschi per prendersi cura della sua famiglia: una moglie, un figlio. Bastiano è un bambino e al chiuso della "tana" sperimenta le contingenze della vita: il freddo, il caldo, la fame, soprattutto la fame. Finché la guerra finisce ed entra nel mondo. Ma lo fa segnato dalla privazione; ogni impulso fa capo al luogo da cui proviene: una buca. E poi la propensione alla natura (vera, bestiale), che si infrange con le dinamiche violente che comandano il mondo degli uomini... Bastiano è un ragazzo quando impara l'amore. Sperimenta il carcere, quindi la Seconda Guerra Mondiale. Si confronta con inaspettati segreti di famiglia. Intanto, cerca di donarsi alle esperienze della vita. Eppure non può liberarsi dal filtro animalesco che lo ha marchiato in tenera età. È una pallottola impazzita, sparata da un'arma dalla canna storta, votata a traiettorie imprevedibili, fa capo all'istinto, agli impulsi primordiali. La fame ora ha un'altra accezione: amore, accoglienza, l'idea battente di una casa, una famiglia...

    Manuale illustrato della felicità. Ediz. a colori di Enrica Mannari (De Agostini)

    Un percorso illustrato per porsi domande, darsi risposte e vivere più felici.
    «Tutti pensano di sapere che cosa sia la felicità, per certezza di conoscenza diretta o per il suo contrario: perché non si sentono mai felici. Ma chi sarebbe in grado di descriverla? Si può fare senza metafore, senza legarla a esperienze dirette? In modo molto scanzonato la disegnatrice Mannari ci prova, con piccole illustrazioni, ma anche con testi brevi che le accompagnano e che hanno segnato la sua affermazione su Instagram» - Grazia
    “Un libro da leggere, colorare, sottolineare, tenere sul comodino, portare con voi. Perché questo libro l’ho scritto e illustrato io, ma diventerà vostro.”
    Quante volte abbiamo provato a definire la parola “felicità”? Eppure continua a sembrarci sfuggente e inafferrabile come un miraggio. E se invece fosse un cammino, o una scalata, da percorrere un passo dopo l’altro? Tra immagini e parole, Enrica Mannari traccia le coordinate di questo percorso, segnato da piccole grandi azioni quotidiane che, per quanto apparentemente impercettibili, possono essere rivoluzionarie, per noi e per gli altri. Che si tratti di un semplice gesto di attenzione, o di una riflessione da portare con sé e “assimilare” un po’ per volta, ogni pagina ci regala un’ispirazione e uno stimolo per andare alla scoperta della nostra personale, unica e preziosa definizione di felicità.

    Il tempo migliore della nostra vita di Antonio Scurati (Bompiani)

    Forse non c'è nessun dilemma. Ognuno fa quello che la sua libertà gli impone di fare.
    «Nessun abbellimento lirico o compiacimento buonista, ma la continua compresenza delle vicende individuali e di quella che chiamiamo Grande Storia.»Ernesto Ferrero
    Leone Ginzburg rifiuta di giurare fedeltà al fascismo l'8 gennaio 1934. Pronunciando apertamente il suo no imbocca la strada difficile che lo condurrà a diventare un eroe della Resistenza. Un combattente integerrimo e mite che non imbraccerà mai le armi. Mentre l'Europa è travolta dalla marcia trionfale dei fascismi, questo giovane intellettuale prende posizione contro il mondo servile che lo circonda e la follia del secolo. Fonderà la casa editrice Einaudi, organizzerà la dissidenza e creerà la sua amata famiglia a dispetto di ogni persecuzione. Questa è la sua storia, dal giorno della cacciata dall'università fino a quello della morte in carcere. Nel racconto rigoroso e appassionato di Scurati accanto a quella di Leone e Natalia Ginzburg scorrono anche le vite di Antonio e Peppino, Ida e Angela, i nonni dell'autore, persone comuni nate negli stessi anni e vissute sotto la dittatura e le bombe della Seconda guerra mondiale. Dai sobborghi rurali di Milano divenuti operai ai vicoli miserabili del "corpo di Napoli", le esistenze umili di operai e contadini, artisti mancati e madri coraggiose entrano in risonanza con le vite degli uomini illustri. Accostando i singoli ai grandi eventi, attraverso documenti, fotografie e lettere, ricordi famigliari e memoria collettiva, Antonio Scurati fa rivivere il nostro passato. Un racconto avvincente e insieme commovente in cui si stagliano figure esemplari con il loro lascito inestimabile e quelle di persone comuni, fino a scoprirne la profonda comunanza: le nascite e le morti, i libri e i figli, le case abitate o evacuate, la vita privata che per tutti si attiene a una medesima trama elementare, in cui risuonano fatti memorabili e fatti trascurabili e in cui la grande storia incontra le storie di noi tutti.

    lunedì 16 marzo 2020

    iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks

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    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

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    Grazia Piscopo (Presidente Ass. Horah) racconta una storia dei tempi ant...

    Silvia Giampa' legge Ostaggio dell'apparenza di Emanuela Rizzo per #andr...

    Pasquale Vitagliano legge una poesia su Taranto per #andratuttobene e #i...

    Marcello Buttazzo legge Dino Campana per #andratuttobene e #iorestoacasa

    Piero Rapana' recita I Trofei della Città di Guisnes di Antonio Verri pe...

    Valentina Madonna legge ubriacatevi di C. Baudelaire per #andratuttobene...

    Alessio Zanichelli legge Attilio Zanichelli per #andratuttobene e #iores...

    Luca Ariano e il suo contributo poetico per #andratuttobene e #iorestoacasa

    L' apprendista di Gian Mario Villalta (SEM)

    Fuori piove, fa freddo. Dentro la chiesa, in un piccolo paese del Nord-Est, fa ancora più freddo. È quasi buio, la luce del mattino non riesce a imporsi. Un uomo, Tilio, sta portando via i moccoli dai candelieri, raschia la cera colata, mette candele nuove. Sistema tutto seguendo l'ordine che gli hanno insegnato, perché si deve mettere ogni cosa al suo posto nella giusta successione. Parla con se stesso, intanto, in attesa che sulla scena compaia Fredi, il sacrestano. Tra una messa e l'altra i due sorseggiano caffè corretto alla vodka. Così inizia il teatro di una coppia di personaggi indimenticabile, che intesse nei pensieri, nei dialoghi e nei racconti un intreccio vertiginoso di vicende personali, desideri, rimpianti e paure che convocano la vita di tutto un paese, in una lingua che fa parlare la realtà vissuta.


    Proposto per il Premio Strega 2020 da Franco Buffoni: «Personaggi autentici della provincia friulana animano questo nuovo romanzo di Gian Mario Villalta in modo nitido e poetico. "L'apprendista" – mentre pare raccontare la storia di due "umili" – Tilio e Fredi, riesce in realtà a fare esplodere universi di discorsi storici, sociali e profondamente umani, grazie a uno stile di scrittura elegante e intenso, intimamente sentito. Mentre la trama intesse nei pensieri, nei dialoghi e nei racconti un furibondo intrico di paure e desideri, rimpianti e speranze, capaci di coinvolgere le esistenze degli altri abitanti della piccola comunità. Scolpendo un microcosmo di realtà vissuta con notevole sapienza stilistica, Gian Mario Villalta, già molto noto e accreditato per i romanzi precedenti editi dalla stessa Sem e da Mondadori (ricordiamo "Tuo figlio"), consegna al pubblico dei critici e dei lettori – con "L'apprendista" – una delle opere più significative della nuova stagione.»

    La linea del colore di Igiaba Scego (Bompiani)

    Igiaba Scego scrive un romanzo di formazione dalle tonalità ottocentesche nel quale innesta vivide schegge di testimonianza sul presente, e ci racconta di un mondo nel quale almeno sulla carta tutti erano liberi di viaggiare.
    "Signorina, l'oceano è gelido d'inverno, si copra bene durante la traversata." Lafanu non lo guardò nemmeno. Occhi fissi al molo che lentamente ma inesorabilmente si separava da quella nave grassa di passeggeri. Acqua tutt'intorno. La stessa acqua che aveva visto in ceppi i suoi antenati. E ora lei andava nella direzione opposta a quella degli schiavi. Andava a cercare una specie di libertà.
    Quanti di noi scendendo oggi da un treno a Roma Termini ricordano i Cinquecento cui è dedicata la piazza antistante la stazione? È il febbraio del 1887 quando in Italia giunge la notizia: a Dògali, in Eritrea, cinquecento soldati italiani sono stati uccisi dalle truppe etiopi che cercano di contrastarne le mire coloniali. Un'ondata di sdegno invade la città. In quel momento Lafanu Brown sta rientrando dalla sua passeggiata: è una pittrice americana da anni cittadina di Roma e la sua pelle è nera. Su di lei si riversa la rabbia della folla, finché un uomo la porta in salvo. È a lui che Lafanu decide di raccontarsi: la nascita in una tribù indiana Chippewa, lo straniero dalla pelle scurissima che amò sua madre e scomparve, la donna che le permise di studiare ma la considerò un'ingrata, l'abolizionismo e la violenza, l'incontro con la sua mentore Lizzie Manson, fino alla grande scelta di salire su un piroscafo diretta verso l'Europa, in un Grand Tour alla ricerca della bellezza e dell'indipendenza. Nella figura di Lafanu si uniscono le vite di due donne afrodiscendenti realmente esistite: la scultrice Edmonia Lewis e l'ostetrica e attivista Sarah Parker Remond, giunte in Italia dagli Stati Uniti dove fino alla guerra civile i neri non erano nemmeno considerati cittadini. A Lafanu si affianca Leila, ragazza di oggi, che tesse fili tra il passato e il destino suo e delle cugine rimaste in Africa e studia il tòpos dello schiavo nero incatenato presente in tante opere d'arte. Igiaba Scego scrive in queste pagine un romanzo di formazione dalle tonalità ottocentesche nel quale innesta vivide schegge di testimonianza sul presente, e ci racconta di un mondo nel quale almeno sulla carta tutti erano liberi di viaggiare: perché fare memoria della storia è sempre il primo passo verso il futuro che vogliamo costruire.

    È solo un cane (dicono) di Marina Morpurgo (Astoria)

    Gambassi è un paesino in Toscana, ignoto ai più. Eppure lì è nato il cane Blasco, recentemente ammalatosi di tumore, e a Gambassi ha trovato rifugio e salvezza la famiglia materna dell'autrice, in fuga dai nazifascisti. Quando Marina Morpurgo mette a fuoco questa strana coincidenza, inizia un bizzarro viaggio nella memoria. Qualcuno ha aiutato la sua famiglia a sopravvivere e qualcuno l'ha aiutata a salvare Blasco, qualcuno si è mostrato solidale e qualcuno no, qualcuno le ha insegnato la speranza e l'elaborazione della perdita. Potrebbe sembrare sacrilego questo accostamento tra salvezza di un animale e salvezza di esseri umani, ma solo per coloro che non comprendono come l'amore - per un cane o per i nonni - possa scavare dentro l'animo dei solchi profondissimi. Non manca il punto di vista dello stesso Blasco, che per esempio non crede di essere andato con la nuova padrona per arcani motivi, ma solo perché, essendo lei cicciotta, è certo di poter ricevere molto cibo. Un romanzo memoir di una scrittrice decisamente ironica, e anche molto di più. Una storia che parla della speranza, della salvezza, delle brave persone, della capacità di lottare.

    Cose che si portano in viaggio di Aroa Moreno Durán (Guanda)

    «Un romanzo commovente, delicato nella sua durezza, dolce nella sua forza, emozionante e coraggioso»Almudena Grandes
    «La storia coinvolgente di uno sradicamento personale e politico. La figura di Katia rappresenta e allo stesso tempo illumina il dramma ideologico della storia europea del XX secolo. Un libro scritto con una finezza che colpisce al cuore il lettore»Manuel Vilas
    «Aroa Moreno Durán mostra in questo suo primo romanzo un talento fuori dal comune e una prosa raffinata, piena di inventiva, ritmo e immagini poderose, quasi poetiche. Un'autentica scoperta»El Cultural
    «Solo chi ha talento, un tema interessante e solidarietà con i perdenti della Storia può scrivere un romanzo meraviglioso come questo»Fernando Aramburu
    Katia è nata nella Berlino del secondo dopoguerra, in una famiglia di comunisti spagnoli fuggiti dopo la Guerra civile. Insieme alla sorella vive un'infanzia tutto sommato serena, pur tra le numerose difficoltà: l'incontenibile malinconia della madre, la testardaggine del padre, convinto sostenitore dello Stato socialista, e una valigia intoccabile, nascosta sotto il letto, piena di ricordi di cui le figlie devono restare all'oscuro. Nel 1971 Katia lascia clandestinamente la DDR proprio come clandestinamente vi erano entrati i suoi genitori, per seguire un ragazzo dell'«altro lato» di cui si è innamorata, dando ascolto al più irragionevole degli istinti. Non ha ancora vent'anni e quella decisione la separa per sempre dal solo passato che possiede. La sua è una scelta che si configura come un tradimento: fuggendo Katia tradisce la famiglia, la propria storia, il paese in cui è nata, e commette un'azione imperdonabile, che la condanna a vivere senza un'identità, senza le radici che ha dovuto strappare per oltrepassare il Muro... Quali sono le cose che porterà con sé in un viaggio come questo, da cui non c'è ritorno?

    Venere privata di Giorgio Scerbanenco (Garzanti)

    "Il mondo di Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I romanzi di Scerbanenco non conoscono nessuno svolgimento. L'unico svolgimento riguarda il lettore, cui Scerbanenco somministra la realtà dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l'orribile nera realtà c'è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non restano che due vie: o la completa distrazione o l'assuefazione. La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l'assumi fino in fondo." (Dalla prefazione di Luca Doninelli). In appendice "Io, Vladimir Scerbanenko".

    Numero zero di Umberto Eco (Bompiani)

    Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all'informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant'anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell'ombra Gladio, la P2, l'assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent'anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all'improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un'esile storia d'amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l'università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven. Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l'incubo sia finito.

    domenica 15 marzo 2020

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    I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno per Amazon

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    Gianluca Conte legge dal suo Universo Minimo per #andratuttobene e #iore...

    La Sezione Aurea vista da Andrea Antonello Nacci per #andratuttobene e #...

    Raffaele Polo legge Giovanni Pascoli per #andratuttobene e #iorestoacasa

    Laura Garavaglia ci parla de L'incantatrice dei numeri per #andratuttobe...

    Nunzio Festa legge Il mondo secondo Savelij (Brioschi) per #andratuttobe...

    Martina Toppi e L'amore ai tempi del colera di G. G. Márquez per #andrat...

    Paola Scialpi legge da I colori di una vita per #andratuttobene e #iore...

    Marco Vetrugno legge Il bello della cultura di Kenneth Rexroth per #and...

    Ninna nanna a Teheran di Nassim Honaryar (Rizzoli Lizard)

    La motivazione della Giuria del BolognaRagazzi Award 2020: «Un’opera d’esordio degna di attenzione per la capacità di raccontare una problematica sociale senza inficiare l’efficacia e la complessità della narrazione. Il graphic novel racconta la vita difficile di un gruppo di ragazzi e ragazze di strada a Teheran, tiranneggiati da adulti che li costringono a chiedere elemosina o ad esibirsi per pochi soldi. Ne esce un ritratto molto vivo e realistico della metropoli iraniana, grazie a un uso sapiente del linguaggio fumettistico che ne rende tutta la coralità e la confusione. La storia, con alcuni accenni di fantastico, riesce ad essere una lucida denuncia della condizione dell’infanzia e delle ragazze a Teheran, senza mai scadere nella consolazione o nel compiacimento accusatorio, e senza rinunciare a un ritmo narrativo avvincente e a una buona caratterizzazione visiva dei personaggi.»
    Un gruppetto di bambini si aggirano per le strade di Teheran. Sono sporchi e malvestiti. Le loro pance sono vuote e i loro occhi sono pieni di rabbia: la vita ha giocato loro un brutto scherzo, li ha fatti nascere poveri e soli, in una realtà in cui dei grandi è meglio non fidarsi. Vivono alla giornata, schiavi di un uomo e una donna che li usano come mendicanti e borseggiatori. A proteggerli non c'è né Dio né il destino, ma solo la loro determinazione, una pistola che gira di mano in mano e uno stormo di corvi che sembra seguirli ovunque. Questo libro offre un ritratto dell'Iran contemporaneo, creato da una donna iraniana che, lavorando e vivendo anche all'estero, ha imparato a riconoscere le bellezze e le zone grigie del suo Paese con grande obiettività.
    In Ninna nanna a Teheran Nassim Honaryar racconta una storia di quotidiana disperazione e rivalsa, scavando così a fondo nel cuore di questi bambini cresciuti troppo in fretta da portare alla luce un tesoro inestimabile: la loro sanguigna innocenza.

    L' ingrata di Dina Nayeri (Feltrinelli)

    "Ogni paese appartiene a chi ci è nato. Gli altri possono entrare, ma a una condizione: restare al proprio posto. E rinunciare a se stessi."
    Alla fine degli anni ottanta, quando la sua famiglia decise di fuggire dall'Iran in guerra, Dina Nayeri era una bambina. Il rumore delle bombe, le sirene e le corse per nascondersi nel seminterrato, la poca luce filtrata dalle finestre serrate erano tutte cose normali. Negli anni a venire, sui letti a castello delle case per i rifugiati di Londra, di Dubai, di Roma, poi dell'Oklahoma, Dina conobbe per la prima volta il silenzio del sonno tranquillo e ininterrotto: quella fu la sua prima idea di cosa fosse la pace. Sua madre le diceva di pregare e di essere grata. Sui migranti sono state scritte molte storie. A partire dall'Eneide, l'esperienza di chi è costretto a fuggire non ha mai smesso di essere all'origine di narrazioni impetuose, grandi, travolgenti. Storie di singoli individui, soli contro la perdita di tutto, storie che sono universali. Dopo un clamoroso reportage uscito sul "Guardian", The Ungrateful Refugee, Dina Nayeri si misura con la domanda più impietosa del nostro tempo: che cosa significa essere un migrante? E soprattutto: cosa succede quando chi fugge diventa un rifugiato? Qual è il prezzo della sua integrazione? La risposta è semplice. La prima regola per il rifugiato è rimanere al proprio posto. Essere meno capace, avere meno esigenze degli altri. Accontentarsi e ringraziare per l'accoglienza, accettando il destino di un terribile circolo vizioso: sei un pigro richiedente asilo, finché non diventi un intruso avido. Grazie alla propria esperienza, una scrittrice esplora come vive chi è costretto a fuggire, come si declina il rifiuto delle comunità di approdo, e indaga la tragedia dello straniamento dell'identità che tutti i giorni avviene sotto i nostri occhi.

    Nessuno rivede Itaca di Hans Tuzzi (Bollati Boringhieri)

    Un musicista sciupafemmine, Tommaso, nato nel 1966, riceve, poco dopo il suo cinquantesimo compleanno, un lascito composto da una scatola di foto e cartoline e da una chiavetta da pc con un lungo messaggio di uno scrittore nato nel 1936 e morto tragicamente da poco: Massimo. Amico dei genitori di Tommaso, Massimo segnò alcuni snodi decisivi nella vita del ragazzo, e ora le due voci si intrecciano in un dialogo oltre il tempo e lo spazio dipanandosi, in un continuo slittare fra passato e presente, attraverso i più disparati e inattesi argomenti: come erano organizzati i bordelli per omosessuali a Venezia al tempo di Proust? Come musicare un idillio di Leopardi? Esistono case o luoghi «abitati» da spettri?
    Perché l’uomo ha un solo pene, mentre il primo lucertolone che incontri può offrire alla sua lucertola la scelta fra più peni diversi per forma e colore? Un contrappunto, quello tra Massimo e Tommaso, che spazia tra gli anni Sessanta della falsa euforia delle feste in Costa Azzurra e della Roma della Dolce Vita, sino a una opaca Venezia invasa dal turismo di massa, fra discussioni sull’arte, prestazioni di cavalli da corsa e raggelanti ricordi delle atrocità della guerra. Una meditazione, anche, su questa nostra attuale Europa, sul nostro tempo, che rende difficile sperimentare l’altrove perché tutto è simile a tutto, è in vendita e a portata di mano.
    Per la seconda volta, dopo l’esordio con Vanagloria (2012), Tuzzi abbandona le vesti del giallista per una narrazione fuori dal genere, con una riflessione profonda su che cosa significhi vivere, su che cosa si è amato, su ciò che non ritornerà. Itaca è la giovinezza, appunto, che nessuno rivedrà più. Una voce forte, letteraria che ha fatto dire a Corrado Augias: «Tuzzi è scrittore prima che giallista».

    Miss Rosselli di Renzo Paris (Neri Pozza)

    Proposto al Premio Strega 2020 da Nadia Terranova.
    Nella figura di Amelia Rosselli, nello stesso mare nero della sua vita interiore, traspare in queste pagine la «sterminata antichità» della poesia che, nella seconda metà del secolo trascorso, fece sentire la sua voce sulle sponde del Tevere.
    Le persone che abbiamo amato, una volta scomparse ci hanno lasciato qualcosa, un modo di camminare, un modo di parlare, un vezzo, uno sguardo. A me Amelia ha lasciato lo sguardo radente di quando si appostava all'angolo di una strada per incontrare se stessa, temendo di essere un vaso vuoto...Voglio essere per l'ultima volta il custode di un mondo scomparso, evocatore di un'ombra, chiedendomi, perplesso, chi mai sarà il testimone del custode.
    In via del Corallo 25, a Roma, nei pressi di piazza Navona, si sale su per una scala abbastanza anonima per accedere, all’ultimo piano, al minuscolo appartamento mansardato in cui abitava Amelia Rosselli. L’11 febbraio 1996, la poetessa, nata a Parigi dall’esule antifascista Carlo Rosselli e dall’inglese Marion Catherine Cave, aprí la finestra di quell’appartamento e, una volta sul balconcino, scavalcò l’inferriata e si lasciò cadere dal quinto piano giú nel cortile. Concluse cosí la sua vita, una vita sprofondata nel mare nero dell’inconscio, dal quale soltanto con la poesia le era stato permesso talvolta di riaffiorare. Donna di «una stravaganza sfuggente e ridanciana», come ha scritto Sandra Petrignani, Amelia Rosselli «raccontava di sé senza reticenze, con la sincerità incandescente che hanno i poeti». Col suo accento inglese, arrotava la erre e parlava degli spettri che affollavano la sua mente e che, come diretti discendenti dei cagoulards, i fascisti francesi che avevano accoltellato suo padre e suo zio, la perseguitavano. Camuffava, però, per pudore la sua schizofrenia e taceva dei suoi soggiorni in cliniche rimaste misteriose per gli amici. Era tuttavia una star della poesia, venerata da tutti, circondata da una cerchia di amici fedeli negli anni in cui, a Roma, si veneravano i poeti. Come parlare della vita di una poetessa vissuta in un’epoca di giganti della poesia? Come restituire la sua intensa vita interiore che a poco a poco si sostituí a quella reale, facendola a pezzi? Renzo Paris, che, con Dario Bellezza, apparteneva alla cerchia piú intima degli amici di Amelia Rosselli, si tiene lontano, in questo libro dedicato all’autrice di Variazioni belliche, Sleep e altre celebri raccolte, dal mero racconto della vita esteriore di una poetessa che, come Paul Celan, fu oggetto, come ebbe a dire Franco Fortini, di «un’equivoca mitizzazione», sfociata sovente in «una inesorabile produzione di kitsch critico-poetico». Nella figura di Amelia Rosselli, nello stesso mare nero della sua vita interiore, traspare in queste pagine la «sterminata antichità» della poesia che, nella seconda metà del secolo trascorso, fece sentire la sua voce sulle sponde del Tevere. In tal modo, attraverso il volto di Miss Rosselli, Renzo Paris si fa in questo libro «custode di un mondo scomparso, evocatore di un’ombra», in attesa dei suoi futuri testimoni.
    Proposto al Premio Strega 2020 da Nadia Terranova: «Questo è un libro di visioni, di fantasmi, di ossessioni, di sepoltura degli addii e di disseppellimento dei ricordi; è un libro che racconta un tempo in cui le relazioni fra gli artisti, gli eventi storici e la poesia erano indissolubili, quel tempo era il secolo scorso e per le vie dell'Urbe, oggi, può capitare di seguire l'apparizione di uno spettro e arrivare alla casa di via del Corallo dove ha abitato e ha deciso di morire Amelia Rosselli. Renzo Paris racconta l'amicizia con Amelia, la sua Melina, e restituisce, senza mitizzazioni kitsch, la malattia, l'estraniamento, il genio incontrollabile, i difficili e intensi rapporti con la realtà, con la famiglia, con l'ombra del padre, con gli amici. "Miss Rosselli" dovrebbe essere letto da tutti non solo perché svela sottostorie e controstorie inedite di una delle più importanti poetesse italiane, ma anche perché, nel far rinascere l'atmosfera di quegli anni, compie il miracolo di una vividezza senza nostalgia, anzi accende nei lettori, anche più giovani, un furore denso di futuro; è un libro che fa venire voglia di vivere dentro la letteratura, che ne rinnova l'amore. La scrittura di Paris, poeta, narratore, critico e instancabile testimone della Roma del secondo Novecento, in queste pagine è lieve e implacabile, precisa, tiene il ritmo costante di una profonda leggiadria, tenacemente alla ricerca, sofferta e riuscitissima, delle parole giuste per andare oltre il ritratto, dispiegando il passaggio terrestre dell'autrice di versi che annoveriamo fra gli indimenticabili di ogni tempo.»

    sabato 14 marzo 2020

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    «Il francese infilò la mano destra sotto la giacca e toccò il calcio della Luger. Poteva prendere due piccioni con una fava. Non ci sarebbe stato bisogno di fare esplodere bombe con il loro corteo sanguinoso di vittime innocenti. Bastava entrare nel bagno e pararsi davanti all'obiettivo. Assaporare per quei lunghi secondi il suo sguardo prima stupito, poi terrorizzato dall'occhio nero della canna. E godere della sua paura.»
    Novembre 1941. L'esercito del Terzo Reich è alle porte di Mosca e la Germania sta per vincere la guerra. Per Himmler, capo delle SS, la vittoria sarà definitiva se riuscirà a impadronirsi di una svastica sacra scomparsa in Europa. Per Churchill è dunque assolutamente necessario trovare questa reliquia prima dei nazisti. Tutti si rivolgono a Tristan Marcas, agente segreto con un passato oscuro. Al centro di questa guerra occulta tra le forze del Bene e del Male, Laure, combattente della resistenza francese, ed Erika, archeologa tedesca, si scontreranno in una lotta spietata. Da Berlino a Londra, dalla misteriosa Creta all'Italia di Mussolini, chi vincerà questo duello tra luce e ombra? E se la verità si trovasse nei segreti proibiti di un certo Adolf Hitler?