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mercoledì 29 gennaio 2020
martedì 28 gennaio 2020
iQdB Casa editrice i Quaderni del Bardo di Stefano Donno Editore - Books, ebooks
Al di qua delle palpebre di Roberto Shambhu (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
L’onironautica
o ‘sogno lucido’, termine coniato dallo psichiatra olandese Frederik van Eeden
nel 1913 è il fenomeno per cui si prende coscienza durante il sogno del fatto
di stare dormendo, e la conseguente capacità di muoversi coscientemente
all’interno di un sogno. L’esperienza del sogno lucido, mai dismessa in
Oriente, tornata alle nostre latitudini grazie agli interventi appunto di
Frederik van Eeden, poi di Stephen LaBerge, necessitava tuttavia di ulteriori
apporti, di nuove connotazioni modali. L’ opera di Shambhu colma, in tal senso,
il vuoto teoretico creatosi tra divieti e imbarazzi e, soprattutto, si
costituisca come una prassi vera e propria, una modalità di azione consapevole
nella dimensione disincarnata del sogno. Roberto Shambhu è uno che va dritto
alla meta, operando una mirabile sintesi tra segno ed immagine.
Cover
realizzata dall’artista Roberto Shambhu
Info link
Il ragazzo che decise di seguire suo padre ad Auschwitz di Jeremy Dronfield (HarperCollins)
Vienna, ottobre 1939. Gustav Kleinmann, un tappezziere ebreo, e il
quindicenne Fritz, suo figlio, vengono arrestati dalla Gestapo, caricati
su un vagone merci e deportati a Buchenwald, in Germania. Picchiati,
ridotti alla fame, costretti ai lavori forzati per costruire il campo
stesso in cui sono tenuti prigionieri, riescono miracolosamente a
sopravvivere alla brutalità nazista. Finché, tre anni dopo, Gustav non
viene inserito nella lista dei prigionieri che saranno mandati ad
Auschwitz. Per Fritz è uno shock senza precedenti. Da tempo circolano
voci inquietanti su quel lager e sulle sue speciali camere a gas dove si
possono uccidere centinaia di persone alla volta. Il trasferimento
laggiù significa una cosa sola... Eppure l'idea di separarsi dal padre
non lo sfiora neppure. I compagni di prigionia gli dicono di
dimenticarsi di lui, se vuole vivere, ma Fritz si rifiuta di ascoltarli e
insiste per accompagnarlo, pur sapendo che li aspettano altri anni di
orrori e sofferenze, se possibile ancor più terribili. Ma a tenerli in
vita, ancora una volta, saranno l'amore e un'incrollabile speranza nel
futuro. Basato sul diario di Gustav - un diario segreto di cui nemmeno
suo figlio era a conoscenza - e sulle testimonianze dirette di parenti,
amici e altri sopravvissuti, "Il ragazzo che decise di seguire suo padre
ad Auschwitz" non è soltanto la storia di un legame, quello tra padre e
figlio, che si è rivelato più forte della macchina dell'odio che ha
cercato di schiacciarli. È anche una testimonianza di coraggio e di
resilienza, e un ritratto lucido e vivido del meglio e del peggio della
natura umana.
Città sommersa di Marta Barone (Bompiani)
Il romanzo di un uomo, delle sue famiglie,
delle sue appartenenze, la sua vita visitata con amore e pudore da una
figlia per la quale il mondo si misura e si costruisce attraverso la
parola letta e scritta.
«Avrei voluto che questa storia me
la raccontasse lui. Avrei voluto avere il tempo di sentirla. Ma in un
certo senso sono consapevole che il libro esiste perché non c'è più
l'uomo.»
Il ragazzo corre nella notte d'inverno, sotto la
pioggia, scalzo, coperto di sangue non suo. Chiamiamolo L.B. e
avviciniamoci a lui attraverso gli anni e gli eventi che conducono a
quella notte. A guidarci è la voce di una giovane donna brusca,
solitaria, appassionata di letteratura, e questo romanzo è memoria e
cronaca del confronto con la scomparsa del padre, con ciò che è rimasto
di un legame quasi felice nell'infanzia felice da figlia di genitori
separati, poi fatalmente spinoso, e con la tardiva scoperta della
vicenda giudiziaria che l'ha visto protagonista. Chi era quello
sconosciuto, L.B., il giovane sempre dalla parte dei vinti, il medico
operaio sempre alle prese con qualcuno da salvare, condannato al carcere
per partecipazione a banda armata? E perché di quel tempo – anni prima
della nascita dell'unica figlia – non ha mai voluto parlare?
Testimonianze, archivi e faldoni, ricordi, rivelazioni lentamente
compongono, come lastre mescolate di una lanterna magica, il ritratto di
una persona complicata e contraddittoria che ha abitato un'epoca
complicata e contraddittoria. Torino è il fondale della lotta politica
quotidiana con le sue fatiche e le sue gioie, della rabbia, della
speranza e del dolore, infine della violenza che dovrebbe assicurare la
nascita di un avvenire radioso e invece fa implodere il sogno del mondo
nuovo generando delusione e rovina. Il romanzo di un uomo, delle sue
famiglie, delle sue appartenenze, la sua vita visitata con amore e
pudore da una figlia per la quale il mondo si misura e si costruisce
attraverso la parola letta e scritta.
lunedì 27 gennaio 2020
Manfredi Pasca: una storia leccese di Raffaele Polo ( I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
“La figura
di Manfredi Pasca, mitico corridore leccese, si fonde indelebilmente con
l’atmosfera crepuscolare degli anni dal dopoguerra a oggi, in una Lecce fatta
di molte difficoltà, poche gioie e sacrifici. Ma anche ricca di buoni
sentimenti, ideali, onestà e impegno, fiducia incrollabile nella volontà umana
che, se ben instradata, supera qualsiasi difficoltà. Anche la sofferenza, anche
la morte, anche la disperazione per le perdite più dolorose. Manfredi diventa,
allora, un vero e proprio eroe, simbolo del riscatto e le sue gesta, la sua
vita possono riassumere l’epopea del Grande Popolo Salentino, indomito
protagonista delle nostre piccole, grandi Storie.”
Special
thank to Gianluca Pasca
Info link
Il falò della follia di Federico Lenzi (I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon) a Bologna
Il nuovo anno per la casa
editrice I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno si apre con un nuovo
percorso di dialogo editoriale e culturale. Il primo appuntamento è Pubblica
Lettura 02 – Il falò della follia di Federico Lenzi (I Quaderni del Bardo
Edizioni per Amazon) il 30 gennaio 2020 ore 18,00 presso il Dandy Caffè
Letterario in via Della Grada 4/e a Bologna.
Introduce il poeta e critico letterario Pietro Romano.
La banalità non merita poesia e Federico
Lenzi qui sembra rispondere, con convinta adesione, a quanto Maurizio Cucchi
andava affermando circa venti anni addietro. Si era appena entrati nel nuovo
millennio e, notando che «la poesia civile non è genere che goda oggi di
particolare fortuna», si diceva «convinto che il poeta abbia anche un dovere di
interpretazione e intervento, di critica
e denuncia, rispetto alla realtà del suo tempo». Possiamo parlare, dunque, di
sistema nella riflessione poetica di Federico Lenzi? Sarebbe troppo impegnativo
e si caricherebbe di eccesive responsabilità un neomaggiorenne. Con le
inevitabili limitazioni dovute alla sua giovane età e con l’ammirazione per le
sue numerose e piacevolmente disordinate frequentazioni culturali e letture,
sembra di poter intravedere – talvolta in maniera evidente, talaltra in forma
accennata – quanto Matteo Lefèvre, qualche anno fa, scrisse a proposito di una
bella e controversa voce statunitense, parlando di «una poesia... comprometida,
“impegnata”» e ponendo così in luce una «voce… libera e fresca, mai ingessata o
annunciata». È questa freschezza di verso, che consente di descrivere un
recinto di valori per la poesia di Federico Lenzi; un recinto ampio con diverse
possibilità di essere allargato, non un hortus conclusus che ha il sapore
dell’egoismo e della sufficienza, piuttosto che dell’organicità e della
necessità di contaminarsi. Del resto, sono passati appena cinque anni da quando
– già fisicamente fuori misura rispetto ai coetanei – Federico Lenzi usciva
dalla scuola media, a volte “solo e pensoso”, tirandosi dietro il trolley di
libri: immaginavo tanti libri e tanto spazio vuoto in quella valigia. Invece
no, con i libri c’erano anche tanti frammenti e lacerti di un discorso che in
queste pagine egli ha cercato di comporre in maniera più compiuta. È da credere
che siano rimasti nel trolley tanti altri frammenti da elaborare e per questi
ultimi il tempo della fioritura sembra già alle porte. (dalla prefazione di
Angelo Sconosciuto)
Federico Lenzi nasce a Brindisi il 24
agosto nel 2001. Si dedica all’attività
poetica a partire dai quindici anni, trovandola unico sfogo per liberarsi da
quelle prigioni che alcuni chiamano adolescenza, altri prospettiva di vita.
L’iniziale incanto della parola fine a se stessa viene poi mutato in favore di
un’opera che tenti l’abbattimento di una società marcia, filo conduttore di
questa raccolta. Da sempre affascinato
dallo studio delle Lettere, studia e vive a Bologna, dove ancora si dedica
all’Arte in attesa di idee più alte
In copertina:Burn it to the ground by
Christopher Burns on UnsplashPhoto by Camila Quintero Franco on Unsplash Photo
Photo by Elijah O’Donnell on Unsplash
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