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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news
lunedì 16 gennaio 2017
mercoledì 11 gennaio 2017
Il 13 e 14 gennaio 2017 si presenta l’antologia Poesia e Arte a cura di Laura Garavaglia (iQdB Edizioni di Stefano Donno) alla Città di Lomazzo e al Comune di Tremezzina (Como)
Primo appuntamento - Città di Lomazzo (Como) con
l’Assessorato alla Cultura, la Casa della Poesia di Como, il 13 gennaio 2017
ore 20,45 presso il Museo Diffuso Dolores Puthod, Sala Consigliare Comune di
Lomazzo in Piazza Quattro Novembre 4 presentano per iQdB Edizioni di Stefano
Donno l’antologia a cura di Laura Garavaglia dal titolo “Europa in versi.
Poesia e Arte”. Interverranno l’editore Stefano Donno, la curatrice Laura
Garavaglia, e il giornalista Pietro Berra.
Secondo appuntamento - Comune di Tremezzina (Como), la Casa
della Poesia di Como, il 14 gennaio 2017 ore 20,45 presso la Biblioteca di
Lenno in via Al Soccorso, Lenno (Como) , presentano per iQdB Edizioni di
Stefano Donno l’antologia a cura di Laura Garavaglia dal titolo “Europa in
versi. Poesia e Arte”. Interverranno l’editore Stefano Donno, la curatrice
Laura Garavaglia, e alcuni poeti tra cui la premiata Rosa Maria Corti.
iQdB edizioni di
Stefano Donno / Sede Legale e Redazione: Via S. Simone 74 / 73107 Sannicola
(LE) / Mail – iquadernidelbardoed@libero.it
Redazione – Mauro
Marino / Social Media Communications – Anastasia Leo, Ludovica Leo
Segreteria
Organizzativa – Dott.ssa Emanuela Boccassini
Public Relations –
Raffaele Santoro
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ODE AL VENTO DI PIETRO BERRA (iQdB Edizioni di Stefano Donno il 12 GENNAIO 2017 a Nesso (Co)
Giovedì 12 gennaio dalle ore 21, 00 a Nesso (Co),
presso la sala consiliare del Comune, via Pietro Binda 9 si presenterà il
lavoro di Pietro Berra edito da (iQdB Edizioni di Stefano Donno) dal titolo
“Ode al vento (Una historia de antípodas)”. Intervengono: Pietro Berra
(autore) e Stefano Donno (editore I Quaderni del Bardo, Lecce). Presenta: Laura
Garavaglia, presidente della Casa della poesia di Como. Letture di Pietro Berra
e Vito Trombetta (poeta e attore)
La sesta raccolta di poesie di Pietro Berra, con testo
a fronte in spagnolo a cura del poeta cileno Mario Castro e di Mirna Ortiz, è
un viaggio sentimentale, letterario e metaforico tra due paesi, l’Italia e il
Cile, lontani geograficamente, ma sorpredentemente vicini dal punto di vista
umano. Una ricerca di luoghi dell’anima, seguendo l’ispirazione dell’amore, dei
paesaggi, della poesia (di Pedro Salinas e Pablo Neruda, in particolare) e
degli emigranti del secolo scorso. “Ode al vento (Una historia de antípodas)”
(42 pagine, 7 euro) del comasco Pietro Berra, alla sua diciannovesima
pubblicazione in volume, la sesta in versi, propone un viaggio tra l’Italia e
il Cile, che combina sogno e realtà, richiami poetici (un’eco di Neruda è
presente, non a caso, fin dal titolo) e affettivi (la donna amata, che sulle
ali della poesia si è trasferita da Santiago al lago di Como), stagioni della
natura e della creatività umana, storie d’amore e di emigrazione. Il libro è
inserito nella collana di poesia delle edizione I Quaderni del Bardo Edizioni
curate da Stefano Donno, che puntano a recuperare il valore umano e sociale
della parola poetica, vivendo nel rapporto diretto tra l’autore e il suo
pubblico, fatto di incontri, più che di semplici presentazioni, anche a
domicilio. E da una serie di incontri è nato questo libro: in primis quello tra
Pietro Berra e Mirna Ortiz Lopez, che “Da opposti cieli guardavano / la stessa
luna di novembre. // Lui dalla terrazza sospesa / tra il castello del
Barbarossa / e le cime dei noci. / Lei sopra l’insegna del centro /commerciale
di Ñuñoa” e poi con il poeta cileno (che vive tra la Svezia e la Romania) Mario
Castro Navarrete, curatore della traduzione dei testi in castigliano con la
collaborazione della Ortiz Lopez. Anfitrione di questi incontri il grande poeta
spagnolo della generazione del ’27 Pedro Salinas (Mirna gli ha dedicato un
gruppo su Facebook, che è stato luogo di conoscenza prima di quelli materiali)
cui è dedicata l’epigrafe che apre il volumetto (“I cieli sono uguali /
guardarli ci avvicina”). Le poesie sono tutte inedite, tranne una: la già
citata “Luna di novembre”, che lo sorso settembre fu lanciata su piazza Duomo a
Milano, assieme ai testi di altri autori cileni e italiani, in uno dei
“Bombardeos de poemas” che il collettivo Los Casagrande sta organizzando da 15
anni nelle città che subirono ben altri bombardamenti durante le guerre. In
quell’occasione di realizzò il finale, in qualche modo profetico, della poesia:
“La notte che taglieranno il cielo / con un aereo per abbracciarsi / dall’altro
lato del sipario / alzate la testa ai sogni: / sul mondo pioveranno bombe / di
poesia”. Così come sono diventati materia e storia i versi della poesia che dà
il titolo al libro, simbolicamente riportati sul risvolto di copertina: “Vento
il mio cuore a forma di foglia / fallo volare fino alla casa / di Neruda, fa’
che si posi sul mosaico / del pavimento accanto ai miei piedi”. Un libro che è
testimonianza della forza vitale della parola poetica e invito a seguirla con
l’anima e anche con il corpo.
iQdB edizioni di
Stefano Donno / Sede Legale e Redazione: Via S. Simone 74 / 73107 Sannicola
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martedì 10 gennaio 2017
lunedì 9 gennaio 2017
domenica 8 gennaio 2017
sabato 7 gennaio 2017
Zenith di Stefano Saccinto
QUESTO LIBRO NON E' UNA
LETTURA LEGGERA, lo svago o il passatempo che magari cercate. Ci tengo a
precisarlo per non deludere i lettori di cose banali che possono
paradossalmente tendere a banalizzarne gli intenti. Zenith è un esperimento di
scrittura tridimensionale in cui il lettore è trascinato dentro la stessa
visione dell'autore e del protagonista. Ed è uno sguardo dentro se stessi e
verso la propria proiezione infinita. Naturalmente bisogna avere coscienza di
avere tale proiezione.
Sico viaggia attraverso
gli universi in una notte fatata in cui la morte è sospesa. Nove mondi, nove
anime da salvare, nove abissi di morte sempre più profondi da cui alzare lo
sguardo verso il punto più lontano in alto nel cielo, il punto di convergenza di
una intera vita, il limite di contatto tra la realtà e l'infinito. A Sico tocca
comportarsi da eroe, ma non lo è. E' un antieroe o il più crudele degli eroi,
non ha più un'anima, l'ha lasciata marcire nel buio e ora non vuole nient'altro
che il mondo si dimentichi per sempre di lui. Ma ha lasciato un segno, profondo
come un ferita e continua a lasciarne altri, sempre più sanguinosi e per questo
vivi. Sico diventa l'eroe che non vuole essere perché è nella sua natura,
nell'indole di chi vuole vivere davvero o morire pur di non sopravvivere
soltanto. Muore ancora, ogni ora, si rigenera alla morte per strapparle le nove
anime di cui è diventato, suo malgrado, responsabile. Sico è l'emblema della
scelta estrema della vita vissuta fino in fondo e oltre se stessa, della
proiezione della coscienza verso l'infinito. Attraversa la notte magica come
attraversando una vita intera e si spinge oltre l'impossibile per vincere la
morte. E' la volontà di espandere fino ai limiti estremi la propria coscienza e
Zenith è il suo scenario ideale. Un libro contorto, cupo, violento, strano e
visionario. Un libro che ha valore soltanto finché il lettore è disposto ad
abbandonarsi definitivamente a se stesso e a trasformarsi in coscienza del
tutto.
Info link -
giovedì 5 gennaio 2017
mercoledì 4 gennaio 2017
Oggi 4 gennaio 2017 diventerà ufficialmente il "Day Of The Doors" a Los Angeles e iQdB Edizioni di Stefano Donno è pronta a festeggiarlo con “The Doors in direzione del prossimo whiskey bar” di Giuseppe Calogiuri
Sono trascorsi 50 anni dall'esordio dei The Doors: era
il 4 gennaio 1967 e l'omonino debut album usciva per Elektra Records. Per
festeggiare il 50esimo anniversario, il "Day Of The Doors", anche
iQdB Edizioni di Stefano Donno è pronta con “The Doors in direzione del prossimo
whiskey bar” di Giuseppe Calogiuri.
“Ci vuole coraggio. Sì, ci vuole molto coraggio nel
chiedermi di scrivere una prefazione a un libro su di una band degli anni ’60.
Perché, anche a voi che leggete, qual è il primo pensiero che vi viene in
mente? Sicuramente uno di quegli insopportabili gruppi frikkettoni, hippie,
pacifisti, lenti e insulsi sul modello di Mamas&Papas o Jefferson Airplane
(ne sono certo). Per fortuna, anche in quegli anni terribili dal punto di vista
musicale qualche luce affiorava nel buio. E, forse, una luce più di tutte,
quella di The Doors! Ed è di questa luce che questo libro vi parla. Meglio, ve
la racconta. E Giuseppe Calogiuri, conoscendo questa mia debolezza, ha saputo
trovare lo strumento e il coraggio giusto. Ma, forse, è necessario andare per
ordine… Il 4 gennaio 1967 The Doors pubblicano il loro primo album omonimo. Non
siamo in un anno qualsiasi, quel 1967 segnerà la storia degli Stati Uniti,
prima, e dell’intero mondo occidentale, poi. Già da qualche anno le forze
armate di Washington combattono lontano da casa una guerra non ufficiale.
Dall’inizio del suo mandato presidenziale, il “progressista” John F. Kennedy ha
cominciato a prendere i ragazzi del suo paese per scaraventarli dall’altra
parte del mondo. The Golden One (citando The Human League), figlio di una
famiglia arricchitasi spropositatamente grazie al commercio illegale di alcol,
ha precipitato gli Stati Uniti nel fango del Vietnam. Il suo successore, Lyndon
B. Johnson, ha continuato il lavoro. Anzi, lo ha portato alle estreme
conseguenze. Il 7 agosto 1964, il Congresso americano – approvando la H.J. Res.
1145 (conosciuta come la “Risoluzione del Tonchino”) – ha consegnato al
Presidente un assegno in bianco per portare le truppe ovunque ritenesse
necessario. È l’inizio della presidenza imperiale. E’ anche l’inizio, in
pratica, della coscrizione obbligatoria per i giovani americani. Quella carne
fresca serve. È indispensabile per combattere nelle paludi e nelle giungle del
sud-est asiatico. Nel 1968, saranno ben 500.000 i soldati impiegati in Vietnam
(con infiltrazioni anche in Cambogia e Laos per inseguire i charlie). In questo
clima, le Università sono le istituzioni che, più di altre, risentono della
guerra. I ragazzi che “vincono” alla perfida lotteria della coscrizione hanno
solo tre scelte: 1) accettare l’arruolamento; 2) scappare, magari in Canada
(come Jack Nicholson); oppure 3) scegliere la strada dell’obiezione di
coscienza. La terza è una scelta difficile, ti mette fuori dalla società e, per
questo, ci vuole un coraggio enorme. Un campione sportivo all’apice della
carriera rifiuterà più volte l’arruolamento e il 20 giugno del 1967 sarà
giudicato colpevole di tradimento. Quell’uomo era Muhammad Ali! Una nuova
strada doveva essere trovata. E qui la musica sarà fondamentale come mezzo di
aggregazione per tutti coloro i quali volevano fare qualcosa. Il 1967 regalerà
alla costa occidentale degli Stati Uniti la Summer of Love e al Vecchio
Continente la spinta alla rivolta studentesca, che in Europa inizierà nel
maggio dell’anno dopo. La scintilla partita dall’Università di Berkeley, in
California, diventerà fiamma viva in altri atenei, per trasformarsi in incendio
a Parigi. Il Monterey Pop Festival del giugno 1967 sarà il pretesto che
permetterà agli studenti di unirsi, confrontarsi e cogliere tutti i segnali che
artisti come Jimi Hendrix o The Who sputavano dal palco. Segnali che, in un
modo o in un altro, volevano dire rabbia. Beh, The Doors sono figli e, insieme,
strumento di quella rabbia e di quella società americana che è confusa e
terrorizzata dai suoi stessi leader. Una società che ha visto cadere i propri
miti politici con l’assassinio di Kennedy, o quelli sportivi, con l’arresto di
Ali, e che vede, continuamente, partire i propri ragazzi verso luoghi lontani e
impronunziabili per tornare, poi, in casse avvolte dalla bandiera a stelle e
strisce. Una generazione di giovani e adolescenti che si rifugia sempre più
nelle droghe. Magari nuove droghe come l’LSD, che aprono nuove porte. E queste
porte sono quelle già narrate da William Blake e che Jim Morrison, Ray
Manzarek, Robby Krieger e John Densmore faranno proprie e attraverseranno con
l’arroganza, l’incoscienza e la rabbia dell’età. Arroganza, incoscienza e
rabbia che non si possono non condividere e abbracciare. Abbracciare anche da
parte di chi, come me, è cresciuto con e nel punk, prima, e nella new wave,
dopo. Un triade di valori e sentimenti che tutti insieme risiedono in quella
prima prova discografica e che, qui, Giuseppe Calogiuri analizza e descrive con
sapienza tecnica assolutamente invidiabile (almeno da parte di chi crede che
conosciuti due accordi si possa e si debba formare una band!). Quello che avete
tra le mani non è un ennesimo libretto sulla band di Los Angeles, no. Sono
pagine che vi faranno fare un passo avanti sulla strada della conoscenza di un
album fondamentale. Un disco con veri gioielli. E alcuni sono gioielli
sfrenatamente gotici: come non citare la bellezza fulminante di The Crystal
Ship. Pezzo che, per il chiaro riferimento a leggende celtiche, avrebbe
sicuramente fatto innamorare i membri della Confraternita Pre-raffaellita di
vittoriana memoria. Il dolore che trasuda freddo e umido da End of the Night o
l’incestuoso sangue che sgorga da The End. Pezzo, quest’ultimo, che non può non
ricordare In Cold Blood di Truman Capote e a causa del quale, soprattutto, sono
certo, il Re Inchiostro Nick Cave avrebbe venduto l’anima per poter scrivere
una murder ballad come quella. Insomma, ora basta, inutile aggiungere altro.
Giuseppe Calogiuri vi ha invitato, vi ha aperto le porte e, come avrebbe
cantato Ian Curtis: “This is the Way… step inside!” (Prefazione di Daniele De
Luca)
Giuseppe Calogiuri (1978) è nato a Lecce e qui vive e
lavora come avvocato specializzato in diritto d’autore e degli artisti. Alla
professione affianca l’attività di chitarrista ed ha all’attivo un decennio di
militanza nella prima tribute band salentina dei Doors, con la quale ha portato
il sound della band di Los Angeles in giro per la Puglia. Giornalista e
scrittore, tra i suoi lavori “Una buona giornata” (premio “Corto Testo”),
“Tramontana” (Lupo Editore, 2012), “Cloro” (Lupo Editore, 2016).
iQdB edizioni di Stefano Donno (i Quaderni del
Bardo Edizioni di Stefano Donno)
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Redazione - Mauro Marino
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lunedì 2 gennaio 2017
domenica 1 gennaio 2017
venerdì 30 dicembre 2016
giovedì 29 dicembre 2016
mercoledì 28 dicembre 2016
iQdB Edizioni di Stefano Donno a "Le mani e l'ascolto", la rassegna al Fondo Verri Eventi a Lecce con Alceste Ayroldi che presenta Giuseppe Calogiuri e il suo “The Doors in direzione del prossimo whiskey bar”
La casa editrice iQdB Edizioni di Stefano Donno in
collaborazione con Acli Arte e Spettacolo Lecce sarà presente alla rassegna “Le
Mani e l’Ascolto incontri tra parole e suoni” intorno al pianoforte ospite
straordinario della saletta dell’Associazione Culturale Fondo Verri – Presidio
del Libro di Lecce. Un appuntamento ormai consueto nel cartellone che
l’Amministrazione Comunale di Lecce promuove per le festività del Natale e del
Capodanno. Sarà presentato da Alceste Ayroldi (giornalista e critico musicale)
il lavoro di Giuseppe Calogiuri dal titolo “The Doors in direzione del
prossimo whiskey bar”. La musica sarà quella di Mauro Tre. 29 dicembre
2016 ore 19,30 presso il Fondo Verri in via Santa Maria del Paradiso a
Lecce
“Ci vuole coraggio. Sì, ci vuole molto coraggio
nel chiedermi di scrivere una prefazione a un libro su di una band degli anni
’60. Perché, anche a voi che leggete, qual è il primo pensiero che vi viene in
mente? Sicuramente uno di quegli insopportabili gruppi frikkettoni, hippie,
pacifisti, lenti e insulsi sul modello di Mamas&Papas o Jefferson Airplane
(ne sono certo). Per fortuna, anche in quegli anni terribili dal punto di vista
musicale qualche luce affiorava nel buio. E, forse, una luce più di tutte,
quella di The Doors! Ed è di questa luce che questo libro vi parla. Meglio, ve
la racconta. E Giuseppe Calogiuri, conoscendo questa mia debolezza, ha saputo
trovare lo strumento e il coraggio giusto. Ma, forse, è necessario andare per
ordine… Il 4 gennaio 1967 The Doors pubblicano il loro primo album omonimo. Non
siamo in un anno qualsiasi, quel 1967 segnerà la storia degli Stati Uniti,
prima, e dell’intero mondo occidentale, poi. Già da qualche anno le forze
armate di Washington combattono lontano da casa una guerra non ufficiale.
Dall’inizio del suo mandato presidenziale, il “progressista” John F. Kennedy ha
cominciato a prendere i ragazzi del suo paese per scaraventarli dall’altra
parte del mondo. The Golden One (citando The Human League), figlio di una
famiglia arricchitasi spropositatamente grazie al commercio illegale di alcol,
ha precipitato gli Stati Uniti nel fango del Vietnam. Il suo successore, Lyndon
B. Johnson, ha continuato il lavoro. Anzi, lo ha portato alle estreme
conseguenze. Il 7 agosto 1964, il Congresso americano – approvando la H.J. Res.
1145 (conosciuta come la “Risoluzione del Tonchino”) – ha consegnato al
Presidente un assegno in bianco per portare le truppe ovunque ritenesse
necessario. È l’inizio della presidenza imperiale. E’ anche l’inizio, in
pratica, della coscrizione obbligatoria per i giovani americani. Quella carne
fresca serve. È indispensabile per combattere nelle paludi e nelle giungle del
sud-est asiatico. Nel 1968, saranno ben 500.000 i soldati impiegati in Vietnam
(con infiltrazioni anche in Cambogia e Laos per inseguire i charlie). In questo
clima, le Università sono le istituzioni che, più di altre, risentono della
guerra. I ragazzi che “vincono” alla perfida lotteria della coscrizione hanno
solo tre scelte: 1) accettare l’arruolamento; 2) scappare, magari in Canada
(come Jack Nicholson); oppure 3) scegliere la strada dell’obiezione di
coscienza. La terza è una scelta difficile, ti mette fuori dalla società e, per
questo, ci vuole un coraggio enorme. Un campione sportivo all’apice della
carriera rifiuterà più volte l’arruolamento e il 20 giugno del 1967 sarà
giudicato colpevole di tradimento. Quell’uomo era Muhammad Ali! Una nuova
strada doveva essere trovata. E qui la musica sarà fondamentale come mezzo di
aggregazione per tutti coloro i quali volevano fare qualcosa. Il 1967 regalerà
alla costa occidentale degli Stati Uniti la Summer of Love e al Vecchio
Continente la spinta alla rivolta studentesca, che in Europa inizierà nel
maggio dell’anno dopo. La scintilla partita dall’Università di Berkeley, in
California, diventerà fiamma viva in altri atenei, per trasformarsi in incendio
a Parigi. Il Monterey Pop Festival del giugno 1967 sarà il pretesto che
permetterà agli studenti di unirsi, confrontarsi e cogliere tutti i segnali che
artisti come Jimi Hendrix o The Who sputavano dal palco. Segnali che, in un
modo o in un altro, volevano dire rabbia. Beh, The Doors sono figli e, insieme,
strumento di quella rabbia e di quella società americana che è confusa e
terrorizzata dai suoi stessi leader. Una società che ha visto cadere i propri
miti politici con l’assassinio di Kennedy, o quelli sportivi, con l’arresto di
Ali, e che vede, continuamente, partire i propri ragazzi verso luoghi lontani e
impronunziabili per tornare, poi, in casse avvolte dalla bandiera a stelle e
strisce. Una generazione di giovani e adolescenti che si rifugia sempre più
nelle droghe. Magari nuove droghe come l’LSD, che aprono nuove porte. E queste
porte sono quelle già narrate da William Blake e che Jim Morrison, Ray
Manzarek, Robby Krieger e John Densmore faranno proprie e attraverseranno con
l’arroganza, l’incoscienza e la rabbia dell’età. Arroganza, incoscienza e
rabbia che non si possono non condividere e abbracciare. Abbracciare anche da
parte di chi, come me, è cresciuto con e nel punk, prima, e nella new wave,
dopo. Un triade di valori e sentimenti che tutti insieme risiedono in quella
prima prova discografica e che, qui, Giuseppe Calogiuri analizza e descrive con
sapienza tecnica assolutamente invidiabile (almeno da parte di chi crede che
conosciuti due accordi si possa e si debba formare una band!). Quello che avete
tra le mani non è un ennesimo libretto sulla band di Los Angeles, no. Sono
pagine che vi faranno fare un passo avanti sulla strada della conoscenza di un
album fondamentale. Un disco con veri gioielli. E alcuni sono gioielli
sfrenatamente gotici: come non citare la bellezza fulminante di The Crystal
Ship. Pezzo che, per il chiaro riferimento a leggende celtiche, avrebbe
sicuramente fatto innamorare i membri della Confraternita Pre-raffaellita di
vittoriana memoria. Il dolore che trasuda freddo e umido da End of the Night o
l’incestuoso sangue che sgorga da The End. Pezzo, quest’ultimo, che non può non
ricordare In Cold Blood di Truman Capote e a causa del quale, soprattutto, sono
certo, il Re Inchiostro Nick Cave avrebbe venduto l’anima per poter scrivere
una murder ballad come quella. Insomma, ora basta, inutile aggiungere altro.
Giuseppe Calogiuri vi ha invitato, vi ha aperto le porte e, come avrebbe
cantato Ian Curtis: “This is the Way… step inside!” (Prefazione di Daniele De
Luca)
Giuseppe Calogiuri (1978) è nato a Lecce e qui vive e
lavora come avvocato specializzato in diritto d’autore e degli artisti. Alla
professione affianca l’attività di chitarrista ed ha all’attivo un decennio di
militanza nella prima tribute band salentina dei Doors, con la quale ha portato
il sound della band di Los Angeles in giro per la Puglia. Giornalista e
scrittore, tra i suoi lavori “Una buona giornata” (premio “Corto Testo”),
“Tramontana” (Lupo Editore, 2012), “Cloro” (Lupo Editore, 2016).
iQdB edizioni di Stefano Donno (i Quaderni del
Bardo Edizioni di Stefano Donno)
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