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Notizie su Libri e Festival Letterari

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    martedì 2 agosto 2016

    Lucania senza santi di Nunzio Festa il 5 agosto a Lecce per la prima in Puglia






















    Lucania senza santi edito da iQdB Edizioni di Stefano Donno del giornalista e scrittore lucano Nunzio Festa, sarà presentato venerdì 5 agosto 2016 ore 19,00 presso la sala Guenon dell’Associazione Arcadia Lecce in viale della Repubblica 21. Dopo i saluti del Presidente dell’Associazione Arcadia Lecce Valentino Zanzarella, presenterà l’autore il Dott. Giorgio Pala, Presidente dell’Associazione Carpe Diem.  Evento organizzato e promosso dall’Ass. Arcadia Lecce e dall’Associazione Carpe Diem di Lecce.
     “Prima di cominciare veramente. Siamo Scotellaro e siamo Gaetano Cappelli. Perché questo saggio sulla letteratura d’autrici e autori almeno nati in terra di Basilicata, nella Terra dei boschi (o era dei lupi?), o cresciuti sempre qui, deve iniziare da questa constatazione minima essenziale, quasi dovuta. Ma con la precisazione utile che contenuti, tematiche, ispirazione e creazioni finali abbiam capito esser completamente slegate dal legame con una certa religiosità, soprattutto con le professioni di fede come al contrario si potrebbe invece immaginare. Specie in lande, dobbiamo aggiungere, spuntate e rinate da quel che resta della tradizione del mondo contadino e insomma della “cultura” contadina - in buona sostanza quelle origini buone a dar debito a devozioni sicure per Santi Madonne e Dio. Il Novecento, infatti, ha lasciato alla Lucania d’oggi un fascio di nervi in forma d’inchiostro che parla certo dell’eredità dei dimenticati ai margini delle lettere nazionali, Rocco Scotellaro su tutti appunto, della bellezza moderna e imperdibile e sempre in divenire di Cappelli, come infine di più “giovani” - anagraficamente, certo ancora - penne almeno nate o che un po’ hanno vissuto come ritrovato l’anfratto del Meridione detto Basilicata. Dove però i gusti personali provano a intrecciare necessarie segnalazioni di storia letteraria, ovvero momenti vitali d’autrici e autori che sono l’universo letterario lucano. E con il sostegno di consigli e aiuti che ho cercato da diverse penne amiche - tra l’altro parte del discorso complessivo: ovvio! : ho voluto un dialogo-scambio con lo stesso Gaetano Cappelli. Come con Mariolina Venezia. Poi ho fatto ricorso, approfittando ovvero d’amicizia e fratellanza in temi e interessi, ad altri attenti lettori, tipo Andrea Di Consoli e vedi il meticoloso Giuseppe Lupo. L’ultimo grazie infine ad Angela, soprattutto per l’aiuto sul titolo. Per quanto sarà possibile, partendo dalla narrativa saranno associate, dunque, immagini state e che saranno domani ma a un titubante presente che dice di quel che era e che alla fine vedremo per gli anni almeno prossimi se i nostri strumenti, diciamo, ci sosterranno e se saranno adatti a raggiunger tale scopo. In virtù della nota quanto notoria curiosità di Stefano Donno, quindi, i miei gusti personali più i mezzi a disposizione cercheranno di trovare affinità e far sinergia con l’obbligo della ricerca finalizzata alla divulgazione, in un certo senso, di materiali, anzi materia che dovremmo portarci nel Grande Viaggio mentale e sensoriale insomma sentimentale di certo chiamati normalmente a compiere. La migliore narrativa sarà Raffaele Nigro, Gaetano Cappelli, Giancarlo Tramutoli, Giuseppe Lupo, Andrea Di Consoli, Rocco Brindisi, Mariolina Venezia, Claudia Durastanti, Pasquale Festa Campanile, Mimmo Sammartino, Francesco Sciannarella, Gina Labriola, Tommaso Claps, Francesca Barra. In ordine sparso. La migliore poesia sarà Alfonso Guida, Mario Trufelli, Beppe Salvia, Assunta Finiguerra, Leonardo Sinisgalli, Rocco Scotellaro, Vito Riviello, Franco Cosentino, Roberto Linzalone, Michele Parrella, Giulio Stolfi, Albino Pierro, Giandomenico Giagni, Giovanni Di Lena, Osvaldo Tagliavini, Nicola Sole. “ L’autore

    Nunzio Festa è nato a Matera, nel1981, lavora fra Matera e il suo paese natale, Pomarico dove vive. Poeta, narratore, critico, collaboratore giornalistico; lavora nel campo dell’editoria, prevalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche co-direttore editoriale e direttore di alcune collane, e come consulente editoriale

    iQdB edizioni di Stefano Donno  (i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
    Sede Legale e Redazione: Via S. Simone 74 - 73107 Sannicola (LE)
    Redazione - Mauro Marino
    Social Media Communications - Anastasia Leo, Ludovica Leo

    In una scatola di latta | Elisa Borciani (booktrailer)

    lunedì 1 agosto 2016

    RACCONTI DALLA FINE DEL MONDO BOOKTRAILER

    giovedì 28 luglio 2016

    Gli universi di Moras di Vittorio Catani (Meridiano Zero) . Dal 4 agosto in libreria
























    Non è possibile un’osservazione astratta di ingiustizie e soprusi, sia pure a universi di distanza tra noi, perché essa è connessa con l’imperativo etico che ti ordina non solo di giudicare ma di agire per sanare quel male.
    – Ti chiederai perché proprio Bari – diceva Boghaz.
    – Be’, Bari è sempre stata sin dall’antichità, per tradizione, un tramite d’elezione verso il mondo orientale. Ma c’è altro… prendi la religione. San Nicola di Bari. È appunto originario dell’Asia Minore, una cittadina che si chiama Patara. E la Madonna di Costantinopoli? La Basilica ne conserva le reliquie. È quindi naturale che oggi Bari interpreti questa incontenibile aspirazione alle Terre Interne.

    Bari, il professor Moras è un noto esploratore di universi paralleli, figlio dell’architetto che creò il centro UniPar dove si apre la “soglia”. Catani è uno dei più brillanti e affermati autori di fantascienza italiani e la sua descrizione della porta per altri universi ricorda Asimov, Zelany, Pullman. «La soglia è una specie di porta costituita da materiale altamente instabile; se attivata, può “aprirsi” in un varco iperdimensionale che immette in altri universi preventivamente richiamati con codice via terminale. Si tratta, in sostanza, di una macchina quantica». Il contrasto tra il paesaggio pugliese (a chi si trova sulle spiagge del salento fischieranno le orecchie) e gli altri universi, vero capolavoro di immaginazione e di fantasia, introduce la tematica chiave del romanzo. Che rapporto c’è tra l’infinito universo (gli universi in questo caso) e la nostra interiorità? Quale concatenazione di cause ed effetti lega la nostra psiche, il percepito e il possibile? Come “si parlano” dentro e fuori? Moras non è un viaggiatore comune: è il figlio dell’inventore dell’Unipar, l’architetto soprannominato Astapor. Ha viaggiato così tanto nel “ventaglio” di universi possibili che si sente un “Piccolo Dio”. Ma come in tutti gli esperimenti portati all’eccesso, l’osservatore non è mai esterno al risultato, partecipa anzi agli esiti. Il nostro prototipico protagonista è malato: ha il necro, condizione di rigetto dei vari mondi (compresa Base, la terra) alla sua stessa esistenza. Ciò nonostante riesce a viaggiare insieme alle sue “creature” tutelari. La più importate è l’amante bambina: Belle, di solo 13 anni. Un amore fisico e stilnovistico al contempo, in cui la tecnologia (i viaggi tra universi, ma anche complesse macchine che suppliscono a bisogni corporali) ha un ruolo fondamentale. Viaggiando per gli universi (i “continua”, come li chiama nel libro) Moras si imbatte nel suo doppio, un essere che gli somiglia molto e la cui vita ricorda la sua. Boghaz gli apre gli occhi: al suo fianco ci sono due donne: la sensuale e giovane equivalente di Belle chiamata Güzel e l’anziana (ma “tiratissima”) Desirè. Le pulsioni di vita e di morte del “Piccolo Dio” sono vere e proprie persone e il pattern si ripete negli universi paralleli. Esiste una terza Belle: Kaunis. Questa versione della giovanissima innamorata è però stata costretta a sacrificarsi per la salvezza del suo universo e il responsabile è un ulteriore doppelgänger di Moras. Ultimo personaggio è la macchina, Jenny, la tecnologia totale che funziona come coscienza, computer tuttofare (una sorta di Siri), deuteragonista e come confine simbolico tra umano e non umano. Oscuri presagi si affastellano sulla vita del viaggiatore. Come Ulisse dopo l’orazion picciola, Moras sta andando oltre la conoscibilità dell’universo, fino ai suoi stessi limiti. Questo universo reggerà alla curiosità dell’uomo che desidera trascendere?
    Tra macchine volanti, sesso con gli avatar, cristalli rivelatori e “giochi di ruolo” che servono per uccidere le persone, la fantascienza di Catani è estrema e forsennata. Un libro ben congegnato e abile nel far riflettere il lettore sui grandi interrogativi della vita.

    VITTORIO CATANI Ha avuto traduzioni in Francia, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca, Finlandia, Giappone e Brasile. Si è aggiudicato per 17 volte il Premio Italia per la Fantascienza. Oltre ai romanzi, i suoi racconti sono apparsi sulle riviste Urania, Galaxy, Galassia, Robot, Nova Sf*. Per Meridiano Zero ha già pubblicato Il Quinto Principio (2015).

    Se mai diventassi uomo - Donato Romano [Booktrailer]

    venerdì 22 luglio 2016

    L' apprendista. L'arte di coltivare il cielo. Lo straordinario percorso iniziatico di un giovane alchimista tedesco dello Schwarzwald nel XVII secolo di Gratianus (Mimesis)






















    Con la fine del XVII secolo si conclude la stagione dell’alchimia europea. Seguiranno nei secoli altre opere dedicate alla ricerca ermetica, ma sarà rarissimo tovarvi la purezza e la semplicità degli antichi trattati. Irrompe ormai il mondo moderno, con le sue nevrosi e la sua complessità. Gli uomini perderanno la capacità di osservare la natura con imaginatio vera et non phantastica, e, rivolti in se stessi, saranno la peggior espressione possibile del simbolo dell’Uroboros. (Paolo Lucarelli)

    Gratianus è lo pseudonimo con cui l’autore, impegnato ormai da molti anni nella ricerca e nello studio dell’alchimia operativa, ha velato il proprio nome. Le sue conoscenze gli derivano dall’attenta lettura dei testi degli antichi autori ermetici e dall’assiduo studio di Fulcanelli, Eugène Canseliet e Paolo Lucarelli, e soprattutto dalle pratiche di laboratorio. Ha pubblicato Incontri con il Maestro. Introduzione all’Alchimia Operativa (Torino, 2000) Verso L’Arca D’Argento. I Misteri del Cammino di Santigo (Mimesis Edizioni, Milano – Udine, 2011) Alba di Primavera sulla terrazza dell’Elixir, il Padre la via del Tai Ki Kung (Mimesis Edizioni, Milano – Udine, 2012), e ha curato il libro di Paolo Lucarelli, Scritti Alchemici e Massonici, di un grande Alchimista del nostro tempo (Mimesis Edizioni, Milano – Udine, 2012).

    Tarantulae – la notte della Taranta di Maurizio Nocera (iQdB Edizioni di Stefano Donno) domani 23 luglio 2016 a Cutrofiano (Lecce)

















    Tarantulae – La notte della Taranta di Maurizio Nocera (iQdB Edizioni di Stefano Donno) sarà presentato all’Ex Mercato Coperto di Cutrofiano (Lecce) in via Milite Ignoto alle ore 20,00 di sabato 23 luglio 2016, Interverranno lo scrittore Maurizio Nocera e l’editore Stefano Donno. E’ prevista la mostra fotografica a cura Luigi Cesari sulle diverse edizioni della Notte della Taranta. Evento in collaborazione con Laboratorio Urbano Sottomondo e Cultura e Territorio.
    È da molto tempo che Maurizio Nocera si dedica alla ricerca sul Tarantismo (ne troverete testimonianza nella ricca bibliografia che chiude questo pamphlet), un modo per stare con i piedi, con le mani e con il pensiero nella Terra, con la sua Terra e con tutto il carico simbolico e magico che concima e cresce la particolarità salentina. In questo poema – “scritto a Badisco, forse in una notte d’agosto del 2015, davanti al mare che parlava alla luna”, Maurizio Nocera rende omaggio, a tre grandi personalità: il danzatore Giorgio Di Lecce, il tamburellista Uccio Aloisi, lo studioso Sergio Torsello. Loro, con la complessità del tarantismo, a vario titolo, hanno avuto a che fare, segnando la storia di questo fenomeno nella contemporaneità. Poi, “La Notte della Taranta”, la catarsi collettiva, il fascino e il richiamo di una forma antica e il suo resistere al e nel Tempo. Il sibilare e il battere delle pelli dei tamburelli muove ancora il cercare… Non c’è quiete, tutto si fa ritmo, musica; quella anima del Salento, essenza del “sentire”, prima arte, sua intima poesia. La Notte di Melpignano di questo “sentire” è manifesto e laboratorio. C'è una Taranta, un “morso” necessario, quello che il tempo provoca con le sue storture: il brutto che invade, la precarietà, il disagio, la guerra sempre presente nelle cronache del Mondo. Un “morso” che chiama alla presenza. La musica di questo deve farsi carico. La catarsi della festa non è evasione, distrazione, dimenticanza, pausa. Nell'incanto della trance è sempre necessario trovare l'energia della consapevolezza. “Bellu l'amore e ci lu sape fare” canta la pizzicarella: un amore largo, vasto per quanta è vasta la terra. Accoglierla per intero significa portarla alla sua essenza di natura, d'Amore, appunto. Abbraccio che si oppone, resiste e tenta di trovare soluzioni, il passo possibile, la necessaria armonia. (Mauro Marino)

    Maurizio Nocera è nato a Tuglie, nel Salento, nel 1947. Numerosissime le sue pubblicazioni e le iniziative editoriali che lo vedono coinvolto. E’ socio ordinario della Storia Patria per la Puglia dal 1980.

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    mercoledì 13 luglio 2016

    “The Doors” – The Doors in direzione del prossimo whiskey bar di Giuseppe Calogiuri (iQdB Edizioni di Stefano Donno) all’Ammirato Culture House di Lecce






















    “The Doors” – The Doors in direzione del prossimo whiskey bar di Giuseppe Calogiuri. Con prefazione di Daniele De Luca (Unisalento) (iQdB Edizioni di Stefano Donno) si presenta all’Ammirato Culture House in via di Pettorano 3 a Lecce il 18 luglio 2016 alle ore 21,00. Interverranno insieme all’autore, il Prof. Daniele De Luca, lo scrittore e giornalista Osvaldo Piliego e l’editore Stefano Donno.
     “Ci vuole coraggio. Sì, ci vuole molto coraggio nel chiedermi di scrivere una prefazione a un libro su di una band degli anni '60. Perché, anche a voi che leggete, qual è il primo pensiero che vi viene in mente? Sicuramente uno di quegli insopportabili gruppi frikkettoni, hippie, pacifisti, lenti e insulsi sul modello di Mamas&Papas o Jefferson Airplane (ne sono certo). Per fortuna, anche in quegli anni terribili dal punto di vista musicale qualche luce affiorava nel buio. E, forse, una luce più di tutte, quella di The Doors! Ed è di questa luce che questo libro vi parla. Meglio, ve la racconta. E Giuseppe Calogiuri, conoscendo questa mia debolezza, ha saputo trovare lo strumento e il coraggio giusto. Ma, forse, è necessario andare per ordine... Il 4 gennaio 1967 The Doors pubblicano il loro primo album omonimo. Non siamo in un anno qualsiasi, quel 1967 segnerà la storia degli Stati Uniti, prima, e dell'intero mondo occidentale, poi. Già da qualche anno le forze armate di Washington combattono lontano da casa una guerra non ufficiale. Dall'inizio del suo mandato presidenziale, il “progressista” John F. Kennedy ha cominciato a prendere i ragazzi del suo paese per scaraventarli dall'altra parte del mondo. The Golden One (citando The Human League), figlio di una famiglia arricchitasi spropositatamente grazie al commercio illegale di alcol, ha precipitato gli Stati Uniti nel fango del Vietnam. Il suo successore, Lyndon B. Johnson, ha continuato il lavoro. Anzi, lo ha portato alle estreme conseguenze. Il 7 agosto 1964, il Congresso americano – approvando la H.J. Res. 1145 (conosciuta come la “Risoluzione del Tonchino”) – ha consegnato al Presidente un assegno in bianco per portare le truppe ovunque ritenesse necessario. È l'inizio della presidenza imperiale. E' anche l'inizio, in pratica, della coscrizione obbligatoria per i giovani americani. Quella carne fresca serve. È indispensabile per combattere nelle paludi e nelle giungle del sud-est asiatico. Nel 1968, saranno ben 500.000 i soldati impiegati in Vietnam (con infiltrazioni anche in Cambogia e Laos per inseguire i charlie). In questo clima, le Università sono le istituzioni che, più di altre, risentono della guerra. I ragazzi che “vincono” alla perfida lotteria della coscrizione hanno solo tre scelte: 1) accettare l'arruolamento; 2) scappare, magari in Canada (come Jack Nicholson); oppure 3) scegliere la strada dell'obiezione di coscienza. La terza è una scelta difficile, ti mette fuori dalla società e, per questo, ci vuole un coraggio enorme. Un campione sportivo all'apice della carriera rifiuterà più volte l'arruolamento e il 20 giugno del 1967 sarà giudicato colpevole di tradimento. Quell'uomo era Muhammad Ali! Una nuova strada doveva essere trovata. E qui la musica sarà fondamentale come mezzo di aggregazione per tutti coloro i quali volevano fare qualcosa. Il 1967 regalerà alla costa occidentale degli Stati Uniti la Summer of Love e al Vecchio Continente la spinta alla rivolta studentesca, che in Europa inizierà nel maggio dell'anno dopo. La scintilla partita dall'Università di Berkeley, in California, diventerà fiamma viva in altri atenei, per trasformarsi in incendio a Parigi. Il Monterey Pop Festival del giugno 1967 sarà il pretesto che permetterà agli studenti di unirsi, confrontarsi e cogliere tutti i segnali che artisti come Jimi Hendrix o The Who sputavano dal palco. Segnali che, in un modo o in un altro, volevano dire rabbia. Beh, The Doors sono figli e, insieme, strumento di quella rabbia e di quella società americana che è confusa e terrorizzata dai suoi stessi leader. Una società che ha visto cadere i propri miti politici con l'assassinio di Kennedy, o quelli sportivi, con l'arresto di Ali, e che vede, continuamente, partire i propri ragazzi verso luoghi lontani e impronunziabili per tornare, poi, in casse avvolte dalla bandiera a stelle e strisce. Una generazione di giovani e adolescenti che si rifugia sempre più nelle droghe. Magari nuove droghe come l'LSD, che aprono nuove porte. E queste porte sono quelle già narrate da William Blake e che Jim Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore faranno proprie e attraverseranno con l'arroganza, l'incoscienza e la rabbia dell'età. Arroganza, incoscienza e rabbia che non si possono non condividere e abbracciare. Abbracciare anche da parte di chi, come me, è cresciuto con e nel punk, prima, e nella new wave, dopo. Un triade di valori e sentimenti che tutti insieme risiedono in quella prima prova discografica e che, qui, Giuseppe Calogiuri analizza e descrive con sapienza tecnica assolutamente invidiabile (almeno da parte di chi crede che conosciuti due accordi si possa e si debba formare una band!). Quello che avete tra le mani non è un ennesimo libretto sulla band di Los Angeles, no. Sono pagine che vi faranno fare un passo avanti sulla strada della conoscenza di un album fondamentale. Un disco con veri gioielli. E alcuni sono gioielli sfrenatamente gotici: come non citare la bellezza fulminante di The Crystal Ship. Pezzo che, per il chiaro riferimento a leggende celtiche, avrebbe sicuramente fatto innamorare i membri della Confraternita Pre-raffaellita di vittoriana memoria. Il dolore che trasuda freddo e umido da End of the Night o l'incestuoso sangue che sgorga da The End. Pezzo, quest'ultimo, che non può non ricordare In Cold Blood di Truman Capote e a causa del quale, soprattutto, sono certo, il Re Inchiostro Nick Cave avrebbe venduto l'anima per poter scrivere una murder ballad come quella. Insomma, ora basta, inutile aggiungere altro. Giuseppe Calogiuri vi ha invitato, vi ha aperto le porte e, come avrebbe cantato Ian Curtis: “This is the Way... step inside!” (Prefazione di Daniele De Luca)

    Giuseppe Calogiuri (1978) è nato a Lecce e qui vive e lavora come avvocato specializzato in diritto d’autore e degli artisti. Alla professione affianca l’attività di chitarrista ed ha all’attivo un decennio di militanza nella prima tribute band salentina dei Doors, con la quale ha portato il sound della band di Los Angeles in giro per la Puglia. Giornalista e scrittore, tra i suoi lavori “Una buona giornata” (premio “Corto Testo”), “Tramontana” (Lupo Editore, 2012), “Cloro” (Lupo Editore, 2016).

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