Pagine

Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

    Powered by ilLibraio.it

    giovedì 20 marzo 2014

    Booktrailer "Phil il Rosso"

    mercoledì 19 marzo 2014

    Stanno morendo tutti i grilli - Calpurnia (Booktrailer)

    martedì 18 marzo 2014

    "L'esiliato dei pazzi", la recensione - Affaritaliani.it

    "L'esiliato dei pazzi", la recensione - Affaritaliani.it

    Il confine di Bonetti - Il booktrailer

    sabato 15 marzo 2014

    “FRATELLI DI CORDATA” FLORIAN E MARTIN RIEGLER SI RACCONTANO



    Presentato ieri sera nella sede SALEWA di Bolzano il libro "Fratelli di cordata”: le imprese dei giovani scalatori Martin e Florian Riegler scritte con la penna amica di Silvia Fabbi, giornalista e appassionata di montagna. Da un maso in Alto Adige al tetto del mondo.
    Nel primo libro che racconta i bolzanini Rieglerbrothers edito da Infinito Edizioni (129 pagine più inserto a colori, 12 Euro) la giornalista Silvia Fabbi ritrae i due climber altoatesini Martin e Florian in ersione inedita. Il libro accompagna i due scalatori nelle prime passeggiate al fianco dei genitori sulle vette di casa, li segue durante l’infanzia e l’adolescenza nel maso di famiglia e le prime esperienze in parete, testimonia l’abbandono di sport e hobby adolescenziali in nome della passione per la scalata, più forte e totalizzante, per ritrarli infine in vetta al Kako Peak, la cima inviolata di 4.950 metri nel Karakorum Pakistano, che ha fruttato loro il Premio Paolo Consiglio del Caai nel 2013. Era stato Simone Moro a disvelare ai due fratelli l’incanto delle vette himalayane.
    È proprio l’alpinista estremo, bergamasco d’origine ma altoatesino d’adozione, ad accompagnare con la sua prefazione il lettore alla scoperta dei Riegler. «Scrivere un libro è un modo per aprire le porte di casa e dell’anima e regalarsi a coloro che amano ancora seguire e leggere di montagna, persone con un sogno, non per forza solo alpinistico - è la riflessione di Moro - Sono dunque felice di aver trovato posto in questo loro libro, perché significa che in questa loro grande e ancora lunga storia di vita e verticalità ha trovato un piccolo spazio, forse immeritato, anche l’incrocio tra la loro e la mia strada». Ma “Fratelli di cordata” non è, non solo almeno, il racconto di una disciplina ferrea, di allenamenti maniacali, di ferite e lacrime, di sfida con se stessi per raggiungere un limite che ogni volta pare spostarsi un centimetro più in là. Il libro è anche un’esplorazione tutta interiore di una passione dalla doppia faccia, capace di dare gioie estreme ma anche di portare lo scalatore a un passo dalla morte. Ai Riegler era successo sulla parete Sud della Marmolada, la Regina delle Dolomiti, quando ancora non avevano compiuto vent’anni. Dalla cengia in poi non c’è più niente: né chiodi né soste. Impossibile assicurarsi. Allora Martin prende una decisione: «Eravamo lì in mezzo al niente, persi, in trappola. Nella mia testa l’alternativa era chiarissima: morire su quella cengia o morire provando a proseguire. Il risultato non era poi molto diverso. Ci ho provato». Se sono ancora qui a raccontare di quell’esperienza, Martin e Florian lo devono alla loro preparazione atletica, alla loro esperienza ma anche a un pizzico di fortuna. E’ stato questo che ha permesso loro, negli anni successivi, di inanellare un successo dietro l’altro, fino al premio del gotha alpinistico nazionale per la spedizione in Pakistan. La loro è sempre stata una vita vissuta al massimo dell’intensità, che non si è fatta sfuggire neppure l’occasione di fare gli attori in un set cinematografico. Reinhold Messner, il Re degli Ottomila, ha scelto infatti proprio loro per recitare la parte sua e del fratello Günther nel film di Andreas Nickel “Messner – Der Film”. E l’avventura cinematografica continua, perché proprio a febbraio 2014 Martin e Florian recitano come controfigure sul set di “Everest”, il kolossal di Hollywood del regista Baltasar Kormàkur in uscita nel 2015, tratto dal libro di Jon Krakauer “Aria sottile” che racconta il tragico esito del tentativo di conquista del tetto del mondo da parte di quattro spedizioni condotte da guide professioniste.

    Florian Riegler è atleta del Salewa alpineXtream Team e l’azienda ha contribuito attivamente alla realizzazione del volume.

    Il libro è acquistabile anche online su: www.fratellidicordata.com

    Informazioni per il pubblico: www.salewa.com


    Per informazioni, materiale fotografico e prodotti da testare:
    LDL COMunicazione (ufficio stampa SALEWA Italia)
    via Quinto Alpini, 4 – 24124 Bergamo
    Tel. 035.4534134 - Fax 035.8593.1191
    info@ldlcom.it - www.ldlcom.it


    Chi è Salewa? - SALEWA è il marchio leader in Europa per l'attrezzatura e l'abbigliamento da montagna. Un vero "multispecialista" nell'outdoor: oltre settant'anni di tradizione ed esperienza sono fonte continua d'ispirazione e rappresentano la base per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. Il gruppo SALEWA, che conta 340 dipendenti, è gestito con elevata professionalità da una conduzione familiare. Nel 2010 SALEWA festeggia 75 anni: è infatti dal 1935 che gli alpinisti più esigenti e gli appassionati di montagna trovano nel marchio soluzioni e prodotti innovativi e affidabili, una tradizione, questa, che costituisce la base per i prossimi passi da intraprendere a livello imprenditoriale verso un promettente futuro in movimento.

    mercoledì 12 marzo 2014

    Terra muta di Gianni Lannes (Pellegrini - Cosenza, 2013). Intervento di Nunzio Festa



    La Terra non può parlare. Per sua fortuna. Almeno non nel linguaggio umano, diciamo. Ché altrimenti sarebbe un lungo e interminabile urlo, il suo. Di strazio. Perché la stanno massacrando: giorno dopo giorno. Ma per nostra sfortuna Gaia è muta. Allora, noi comuni immorali dobbiamo stare all'informazione del potere; quel livello di controllo, anzi, che i padroni del mondo fanno passare col nome d'Informazione. E, soprattutto, gestita oltre che condizionata dallo zelante e rigoroso e inarrestabile lavoro di tutti i reticenti alla verita a libro paga del Potere e di tutti quegli esperti - corrotti corruttori e corruttibili - gironzolanti nelle/intorno-sopra le nostre misere vite. Gianni Lannes, che nel suo libro vive col nome di Lucien (non essendo il giornalista abituato all'io), praticamente un'infaticabile eteronimo corso assatanato nel lavorio della controinformazione quotidiana, è una delle rare eccezioni a conferma della regola. Dove la stampa di regime e dei regimi sporadicamente fa passare la verità, e con "Terra muta" siamo a una conferma appunto. Perché nel documentato a dir poco e più recente libro-inchiesta di Lannes troviamo tutti quei dati e le fonti utili a farci un'idea ben precisa e chiara su un interrogativo oramai imprescindibile: i terremoti sono tutti e sempre, adesso, naturali? Per capire l'approccio di Lannes alla questione, per dovere d'appartenenza territoriale e cercare di proporre almeno qualche punto saliente del gremito e argomentato assai quanto obbligatorio volume, riprendiamo un estratto dal testo, un brano già pubblicato on-line per lo spazio telematico e diario-giornale dell'autore stesso, Su la testa; un articolo riguardante un sisma registrato nel Mar Tirreno e interessante Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Siamo solamente a gennaio 2014. "I dati ufficiali dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia parlano chiaro: nella giornata di ieri sono state registrate ben cinque scosse di magnitudo momento superiore a 2 (scala Richter), di cui due pari a 3.7. Come sempre l'ipocentro, ossia la profondità, è superficiale: in questo caso addirittura di soli 2 chilometri. Quali sono le cause? Si tratta di movimenti naturali, oppure di sollecitazioni artificiali? Un fatto è certo: nell'area marina del Mar Tirreno prospiciente Campania, Lucania, Calabria e Sicilia, sorge sotto'acqua il più grande vulcano attivo d'Europa. Il gigante Marsili con i suoi 3 mila metri di altezza è oggetto di trivellazioni da parte della società Eurobulding - autorizzata dallo Stato italiano - per ricavarne energia geotermica. Nella medesima area geografica, sempre su autorizzazione del governo tricolore sono in atto trivellazioni anche della vulnerabile ed esplosiva area dei Campi Flegrei. Non è tutto: c'è un altro vulcano, il Vesuvio, che secondo gli esperti potrebbe eruttare pericolosamente da un momento all'altro, mentre i piani di sicurezza per la popolazione dell'area più densamente abitata d'Italia - ad opera della cosiddetta Protezione civile - addirittura risalgono ad anni addietro e risultano obsoleti. Anche il più importante e qualificato vulcanologo al mondo, il professor Nakada, recentemente ha pubblicamente segnalato il pericolo. E prima di lui il medesimo allarme era stato lanciato dal professor Dobran, uno dei più significativi studiosi degli Stati Uniti d'America. Infine, è in atto sotto gli occhi di una popolazione ignara, la geoingeneria ambientale: vale a dire una guerra non convenzionale sotto regia del Pentagono e della Nasa, per controllare il clima, a danno però di gran parte dell'umanità ed in palese violazione del Trattato internazionale denominato Enmod risalente al 1978. Nel 2002 il governo Berlusconi ha firmato un accordo con gli U.S.A., in parte sottoposto a segreto di Stato, atto a manipolare appunto il clima: un atto di evidente violazione della Costituzione, in particolare dell'articolo 32 a tutela della salute, nonché delle normative di protezione sanitaria ed ambientale, e non ultima la Convenzione europea di Aarhus, ratificata con legge statale numero 108 del 2001. Singolare coincidenza: dal 2003 ai giorni nostri l'INGV ha registrato un incremento esponenziale dell'attività sismica, anche in aree asismiche. Inoltre, si registrano notevoli aberrazioni elettromagnetiche. Infine, è in atto in Italia da 11 anni, ma i primi esperimenti in Sardegna da parte della Nasa e del Max Planck Institute risalgono al 1963, di bombardamento chimico dell'aria (chemtrails) con alluminio, bario, litio, torio e polimeri artificiali, con gravi conseguenze per salute delle persone. Certo, gran parte d'Italia è a rischio sismico, tranne la Sardegna, ma nel nostro caso la sismcità naturale è un insospettabile paravento per le forze armate di Washington. La tecnologia bellica ha superato la fantasia umana da un bel pezzo. Tranquilli: ci vogliono tutti a cuccia, servili e obbedienti per sterminarci a puntino, con contorno di sciacalli negazionisti, decerebrati ed ignoranti, usati per narcotizzare il rischio". Torna la domanda: terremoti naturali o artificiali? La testi di Lannes, suffragata dall'esito d'un lungo percorso di studio accompagnato e sostenuto da viaggi importanti nonché da una mole impressionante di documenti, spesso militari quando non pareri tecnici di scienziati, dice che l'Italia è scossa da una sequenza insolita di sismi "che mietono persone ignare e causano danni incalcolabili: vittime umane e caos programmato". Frutto d'una "guerra ambientale non ufficialmente dichiarata", perseguita insistentemente dal gendarme Usa. Perché gli yankee sono una minaccia, oggi e di nuovo, della sicurezza dell'Italia e dell'intero Pianeta. "Indagando direttamente sul campo ed in mare, oltreché in luoghi particolari, come ad esempio il National Archives and Records Administration nel Maryland (USA) – ma non solo – ho scoperto che l’Office Strategic Services (OSS), vale a dire il precursore della CIA, aveva già pianificato per conto della Casa Bianca un terremoto da innescare artificialmente in Giappone nel 1945, prima dell’esplosione delle due inutili atomiche sulle città inermi di Hiroshima e Nagasaki. Ovviamente la tecnologia bellica da allora ne ha compiuti di progressi in negativo a danno della vita e dell’equilibrio di Gaia. Un perverso e criminale obiettivo perseguito e realizzato, grazie all’assoggettamento scientifico di buona parte della comunità accademica (civile). Anche in Italia i cervelli locali della materia hanno usato esplosivi convenzionali, decine di tonnellate di dinamite (per ogni test) nei mari Tirreno, Jonio, e Adriatico, ma anche sulla terraferma. Gli esperimenti giustificati da finalità scientifiche, ma privi di valutazioni di impatto ambientale, sono decollati a partire dal 1956 (inizialmente con i residuati bellici della seconda guerra mondiale) così fino ai giorni nostri. Esisteva addirittura, un ‘attività per fini esplorativi (tanto per vedere l’effetto che fa) condotta nell’ambito universitario in collaborazione con la NATO, il CNR e l’INGV ed altri enti a livello europeo, denominata Gruppo Grandi Esplosioni. Geofisica d’altri tempi? Mica tanto. Bene, anzi male. Potrebbero aver innescato accidentalmente, s’intende, anche qualche rovinoso terremoto in Italia facendolo passare nel senso comune per naturale. Il libro, aperto alla speranza, è corredato di prove e di amare sorprese", spiega chiaramente l'autore al fine di presentare il suo volume dal libero web. Vittima di minacce di morte e d'un attentato, Gianni Lannes non ha paura. E parla, per esempio, di cosa è lo statunitense Centro H.A.A.R.P. Che, aggiungere nel libro il docente universitario a Ottawa, Michael Choussudovsky: "(...) è un potente mezzo per la modificazione delle condizioni atmosferiche e del clima". Le antenne di Haarp "bombardano e riscaldano la ionosfera, generando frequenze elettromagnetiche che rimbalzano sulla terra". Ed è una soltanto delle peculiarità del mostro. Artificio nato grazie agli sviluppi nocivi delle teorie, su tutte, dell'assassinato genio Tesla. Il mondo dominato dagli Usa non deve sapere. Nel senso che le popolazioni devono esser all'oscuro di tutto. Mentre i lidi sono pieni dell'Italietta al mare, le acque del Marenostrum sono tante volte interdette alla navigazione e alla pesca. Ché nel suo grembo l'esercito degli States e le compagnie petrolifere che lo mantengono producono le loro manovre belliche. A quache passo da noi. Non sufficientemente soddisfatti d'esser capaci di provocare terremoti e tsunami da lontano. Difficilmente apriremo gli occhi, però almeno non facciamoci trattare da deficienti. E' necessario stare, per quel che serve, in allerta. Si pensi, per dire, che in alcuni convegni pubblici la scienza s'è fatta sfuggire che entro vent'anni dobbiamo aspettarci un devastante sisma (indotto sicuramente, a questo punto) in un punto imprecisato e imprecisabile del Mezzogiorno.

    venerdì 7 marzo 2014

    Il Sorriso della Meretrice, di Fabrizio Ulivieri (Amazon). Intervento di Alessandra Peluso

    Una scrittura barocca del giovane Fabrizio Ulivieri racconta le mille sfaccettature degli individui che abitano questo mondo. Tante personalità bisbetiche, sofferenti, intrise di odio e amore, tante identità fatte di vuoti a volte incolmabili.

    Sono racconti, storie brevi che forniscono chiari esempi di un quotidiano che ci appartiene, capita di non vederlo, accade di patirlo o spesso si attua una sorta di rassegnazione o apatica insofferenza.
    Il sorriso della meretrice”  di Fabrizio Ulivieri mette in luce le contraddizioni di tante o un’unica identità che appartiene ad una persona sola, che vive le sue trasgressioni accontentandosi del sorriso di una meretrice, o di far sesso con una massaggiatrice cinese.
    Con un linguaggio chiaro, sebbene duro e acre probabilmente per dar ancor più l’idea della quotidianità mostrandosi al lettore senza maschere, senza ipocrisie. Sono infatti storie autentiche in ogni forma espressiva, caratterizzanti uomini o donne di oggi. Prevale la voglia di innamorarsi, ma anche quella di trasgredire, la forte volontà di cercare qualcosa, qualcuno, un vuoto da riempire.
    Ulivieri scrive: «I sentimenti sono qualcosa che si prova spesso in contrasto alle decisioni della mente. Ciò che affiora da un sentimento è sovente uno stato di cose che di solito chiamiamo umore. Il nostro umore cambia con il cambiare dei sentimenti. In un sentimento non c'è nulla che possa essere legato ad un valore, ad una riflessione logica. I sentimenti sono partoriti dallo stato interiore del nostro corpo, dalle composizioni o decomposizioni chimiche e batteriche di conseguenza. E per questo si dice che un sentimento è cieco: nasce da regioni e ragioni oscure del nostro corpo». (p. 5). Ed ancora: «La disperazione è una sirena. La sua voce incanta ed attira il naufrago verso il suo letto di onde cullanti. Il disperato non è mai solo. È sempre in presenza di sé: del suo stato di assurdità, di melanconia, di una morte continua che mai uccide definitivamente. Il disperato è un Santo perché perennemente crocifisso a quello stato di beatitudine». Sono riflessioni intervallate nei racconti dall’autore che riprende anche versi intensi di poeti e filosofi come Sandro Penna, Soren Kierkegard, Albert Camus.
    Questo indica un’osservazione attenta della realtà o almeno di parti del quotidiano oscuro, che rimane nell’ombra, non vediamo, o non vogliamo vedere un po’ come accade quando non si accetta di essere ciò che si è o si crede di essere.
    Il sorriso della meretrice” di Fabrizio Ulivieri dà forma all’amore che dice è tutto, ma spesso rende deboli.
    Si susseguono le diverse storie come diapositive, scene di un film che è la vita. Il lettore legge, riflette, inarca un sorriso, sentendosi un po’ parte nelle parti ben descritte da Ulivieri nel testo.
    C’è prosa e poesia, c’è il sapore dei poeti maledetti, del noir. Si avvertono nuove sperimentazioni nel raccontare se stesso, l’altro, il mondo, la vita. È un modo di raccontarsi e comunicare vero, sincero e queste caratteristiche attrarranno i lettori affamati di sincerità e non finzioni né ipocrisie. È uno scrittore che non tradisce al contrario di quanto lo stesso pensi, ma si offre senza veli, nella sua nudità, nella sua cruda schiettezza.   
         

    martedì 4 marzo 2014

    HÝBRIS – La dismisura come pratica di comunicazione

    HÝBRIS – La dismisura come pratica di comunicazione

    Zibaldone norvegico, di Luigi Di Ruscio, prefazione di Angelo Ferracuti, postfazione di Mauro Francesco Minervino (Pellegrini Editore). Intervento di Nunzio Festa



    C’è un poeta nella Scandinavia norvegica. Le ultime parole del poeta Luigi Di Ruscio, nato nel 1953 in Italia e morto nel 2011 in Norvegia, aggrediscono come fecero i primi versi del scrittore-operaio. Una lunga, e a tratti volutamente ripetitiva, confessione nella prosa lirica anti-letteraria per la quale il poeta-operaio od operaio-poeta viveva. Dalla sua lingua, con la sua irriverente lingua. (solamente in questo caso, è possibile specificare in merito, Nori Paolo arriva secondo). "La mia prima raccolta del 1953, avevo 23 anni, è una raccolta delle miserie del primo dopoguerra di un vicolo di Fermo. Immaginavo che le mie poesie di quella miseria non avrebbero resistito, verranno tempi migliori quella prima raccolta sarà l'illustrazione di tempi passati e dimenticati. Il tragico è che ripubblico una buona parte di quelle poesie nel 2007, 54 anni dopo e sono ancora attuali". I temi: la scrittura e il mondo letterario, la fabbrica e la famiglia, l’opposizione intransigente al leccaculismo e al consumismo. Insomma contro il capitalismo. Ma dal privilegio dell’indigenza, dal margine non marginale d’una quasi povertà. Sicuramente tutta dignità. Da un comunista nostalgico, certo. Che fu pure nostalgico di qualcosa che i comunisti non sempre fecero: la pratica inarrestabile e affaticabile del contrasto assoluto e senza mezzi termini a ogni forma di contrattazione al ribasso e compromessi rivelatisi in definitiva solo svendita dei valori. Tanto che già quando pure parte della sinistra baciava i piedi e l’anello della potentissima Chiesa fermana al fine d’ottenere un lavoro salariato, Di Ruscio salì nella Norvegia della neve d’Oslo che lo accompagnò, con tanto di moglie Mary e figli, al pensionamento. Le parole di Minervino poste in calce al testo, sono troppo amicali per riportarle. E quelle d’apertura del “giovane” Ferracuti son troppo di parte – Angelo Ferracuti è stato tra i maggiori sostenitori del poco considerato Luigi Di Ruscio. Ma affidandoci, appunto, soltanto alle parole del poeta, scopriamo e/o riscopriamo il suo mondo. A cominciare dai contenuti che ha sempre vissuto. E dettato ai posteri. Bellissima, comunque, l’irriverenza nei confronti del sistema editoriale, comunque portata con colpi di spada, fendenti indimenticabili. Ché Di Ruscio fa i nomi. Non per irridere, appunto, quelle persone (W. Siti in primis). Perché il poeta si scaglia, con questa aggressione e usando tali critici a emblema, ai ragionamenti celati sotto il materasso della stima agli autori. E se siam sicuri che un giorno la Mondadori dedicherà uno dei suoi libro al Di Riuscio, siamo altrettanto certi di come si tratterà della seconda mancanza di rispetto. Tipo quel Sanremo odiato da Fabrizio De Andrè pronto a permettersi di celebrarlo da morto. Per tornaconti di marketing, punto. In “Zibaldone norvegico”, libro che intanto raccoglie non tutti gli scritti in versi e di prosa inediti di Luigi Di Ruscio, vediamo l’accanimento terapeutico su e per se stesso che il poeta italiano dona alla fine al proprio luogo di nascita, l’Italietta, l’ex Belpaese che segue per cronaca grazie agli abbonamenti a Corriere e Repubblica on-line. Nei passaggi meglio riusciti, per esempio, il poeta italiano e scandinavo, amante della lingua scritta (tradotta pure) che lo ospita e da riscrivere (solo pochi libri in italiano e forse sempre quelli, premesso che diversi poeti anche della sua generazione non ‘riusciva’ più a leggerli) gioca coi nomi di politici fra i quali del ducetto d’Arcore e del sommo di Bologna. Oppure sperimenta un catapultarsi in un’ossessione per il passato sorpassato, vedi il secondo Dopoguerra. Riletto e, certamente, rimembrato in quanto troppo simile, per problemi e peso specifico della gente povera, al presente dell’oltre Terzo millennio. Sempre meno del “Palmiro”, eppur la farina è la stessa. Il materiale lasciato da Di Ruscio è materia viva. Chi l’ha amato, l’amerà. Il resto farà finta.            

    mercoledì 26 febbraio 2014

    VERSO LEVANTE . Un secolo di poesia pugliese (1913-2013) a cura di Salvatore Francesco Lattarulo (Stilo editrice). Il 27 febbraio 2014 da Icaro Bookstore



    Stilo Editrice in collaborazione con Arcadia Lecce, Salento in Progress, e Fondo Verri di Lecce presentano giovedì 27 febbraio ore 19,30 a Icaro Bookstore  in Viale Cavallotti Felice 7/A a Lecce il volume VERSO LEVANTE Un secolo di poesia pugliese (1913-2013) a cura di  Salvatore Francesco Lattarulo (Stilo editrice). Interverranno il curatore Salvatore Francesco Lattarulo, Alessandra Peluso (critica letteraria e collaboratrice di Affari Italiani) e Stefano Donno (autore antologizzato)
    Questa antologia della poesia pugliese in lingua attraversa nell’arco di cento anni tre assi macro-generazionali (1890-1922; 1923-1956; 1957-1989), rubricati per comodità definitoria con un lessico parentale (padri, figli, nipoti), quasi che la conterraneità anagrafica sia l’altra faccia di una consanguineità ideale. Rappresentative della canonica partizione della regione adriatica in tre aree geostoriche (Capitanata, Terra di Bari, Salento), le trenta voci qui selezionate, dai progenitori novecenteschi agli eredi più recenti, esprimono un canto che, a partire da una latitudine comune ma da orizzonti di ricerca distinti, modula, sulle corde ora della tradizione ora del neo-sperimentalismo, bisogni, irrequietezze, utopie. Nella consapevolezza, a partire dall’ultimo trentennio del secolo scorso, di poter dialogare – forti di una parola propria e originale – con il centro dalla periferia, al netto di un atavico complesso di inferiorità, di una cronica sindrome di sudditanza psicologica. Un levarsi della poesia del Sud verso il Sud.        

    Salvatore Francesco Lattarulo insegna italiano e latino nei licei. Dottore di ricerca in Filologia classica, è cultore della materia presso la cattedra di Sociologia della letteratura all’Università di Bari. È giornalista professionista. Direttore responsabile delle riviste «Marsia» e «incroci», collabora con vari periodici letterari («l’immaginazione», «Pagine», «Capoverso», «Atelier») e con il «Corriere del Mezzogiorno», edizione regionale del «Corriere della Sera». Gli è stato attribuito nel 2012 il premio di giornalismo ‘Franco Sorrentino’. Dirige con Lino Angiuli e Carlo Alberto Augieri la neonata collana di testi ‘nidiandoli’ per l’editrice Milella. Ha curato La voce del gabbiano. Omaggio a Cristanziano Serricchio, numero speciale di «Marsia» (Progedit 2012); ha pubblicato Dialoghi Murattiani (Adda 2013) ed è curatore di Cristanziano Serricchio, la regina Giovanna. Dramma incompiuto in tre atti (Schena 2013) e di Le pietre sopra le ali. Vent’anni senza Antonio Verri, nuovo fascicolo monografico di «Marsia».

    I poeti antologizzati sono: Carlo Alberto Augieri, Girolamo Comi, Enzo Mansueto, Claudia Ruggeri, Salvatore Toma, Daniele Giancane, Lino Angiuli, Vittorio Bodini, Nadia Cavalera, Raffaele Carrieri, Emilio Coco, Sergio D’Amaro, Giovanni Dotoli, Luigi Fallacara, Enrico Fraccacreta, Umberto Fraccacreta, Francesco Giannoccaro, Giuseppe Goffredo, Giacomo Leronni, Raffaele Niro, Vittorio Pagano, Anita Piscazzi, Salvatore Ritrovato, Cristanziano Serricchio, Grazia Stella Elia, Antonio Leonardo Verri, Stefano Donno.  

    Collana di antologie poetiche Ciliegie
    ISBN 978-88-6479-103-6
    Illustrazione di copertina di Giuseppe Magnifico
    Gennaio 2014 • pp. 232 • € 14,00


    Info
    Stilo Editrice

    Arcadia Lecce

    Salento in Progress

    lunedì 24 febbraio 2014

    LA LIBRERIA ICARO BOOKSTORE DI LECCE OSPITA “PER GIOVE! MISTERO AL CAFFÈ LETTERARIO” (Lupo Editore) DI PAOLO LA PERUTA



    La Libreria Icaro Bookstore parte con gli incontri culturali e ospita “Per Giove! Mistero al caffè letterario” (Lupo Editore) di Paolo La Peruta. Presenta Osvaldo Piliego (giornalista, Coolclub)

    Martedì 25 febbraio 2014, ore 18.30 - Libreria Icaro Bookstore - via Felice Cavallotti 7/A - Lecce.


    La fugace apparizione della misteriosa Ilenia al Caffè Letterario intriga il titolare, Pietro, stuzzicandone la curiosità e la fantasia… se non fosse per il richiamo costante di Elisa, l’ex fidanzata. Ma – soprattutto – se non fosse che Ilenia gli dà buca all’appuntamento perché è stata assassinata. Sullo sfondo dell’animata vita notturna leccese scatta così un’indagine illegale non priva di rischi per Pietro e per il suo socio Sandro: un’indagine resa decisamente più difficile dall’isteria fuorviante dell’ispettore Pace, e che conduce il protagonista tra vicoli e masserie, fragili giovinezze in cerca di sé e vecchie cronache dai risvolti inquietanti.
    Un giallo che si tinge ora di commedia, ora di ironia (e autoironia) in agrodolce, ora di amaro realismo, in un percorso tutto salentino costellato di personaggi e paesaggi pieni di fascino.


    Nato a Napoli. Ha fondato il Caffè Letterario di Lecce, locale nel cuore della città che negli anni è diventato un punto di riferimento per artisti, intellettuali e universitari del Salento. Ha organizzato mostre, concerti, incontri, rassegne e una serie infinita di eventi culturali. Prima di ritornare nel Salento (di cui è affascinato ma non abbagliato) ha lavorato come animatore, coltivatore di albicocche, metalmeccanico, venditore di patatine, scaffalista, impiegato... Per Giove! è il suo romanzo d’esordio, scritto sostanzialmente al banco del “Caffè Letterario” ma anche in coda in posta o in banca, durante la lezione di danza di una figlia e quella di atletica dell’altra, con il suo fido telefonino senza il quale questo libro non esisterebbe.


    INFO


    mercoledì 19 febbraio 2014

    La libreria Icaro Bookstore apre a Lecce



    Il valore del libro e della lettura trova a Lecce nuove insegne: Icaro bookstore, in via Cavallotti 7/a a Lecce.

    "Fuori dai luoghi comuni" recita il claim della nuova iniziativa di Francesco Fiorentino e Luigina Carlucci. Il bookstore nasce per rispondere alla necessità di costruire e di offrire uno spazio non formale e non convenzionale al libro e al lettore. Un luogo in cui, il mestiere del libraio possa compiersi in piena autonomia e indipendenza. Scelta non facile in un epoca in cui tutto pare conformarsi a canoni e a consuetudini che invece di dare valore al libro e all'esperienza autoriale la rendono cornice di altri commerci... Icaro bookstore vuole ispirarsi all’amore e alla competenza per i libri e per dirla con Jean-Luc Nancy immagina la libreria come "un'officina di sentori e di sapori attraverso i quali si lascia indovinare, supporre, presentire qualcosa come una fragranza o come un aroma": quello straordinario ed unico trattenuto nell'unicità di ogni libro. "Il lettore, nella libreria, non legge o legge poco... sfoglia, ispeziona a tentoni, quasi alla cieca" scrive il filosofo francese. "Non divora, ma gusta, annusa, o lecca la sostanza"... ecco, il bookstore vuole essere luogo per il gusto del leggere, "affidato alle cure di quel singolare commerciante che è il libraio, a cui spetta non solo vendere, ma innanzitutto scegliere, esporre, offrire il libro alla curiosità del lettore", a quella curiosità che è leva di ogni crescere, di ogni cambiamento!

    L'appuntamento per l'inaugurazione del bookstore è fissato per sabato 22 febbraio

    Il nuovo bookstore si sviluppa su 200 mq su un unico piano; avrà una dotazione di 15.000 titoli di libri sempre disponibili. 200.000 titoli di libri ordinabili in 24 ore nei settori narrativa, saggistica, giuridico, universitario, ragazzi e giochi. ogni settimana numero 2 eventi. Una tessera garantirà il 15 % di sconto su tutte le novità nei primi 30 gg di vita del libro e uno sconto fisso dal 5 % al 25% su tutti i libri per i possesori della carta.


    Numero addetti 3 librai


    Icaro bookstore - via Felice Cavallotti 7/a, 73100 Lecce

    Info-tel: 0832.331999


    martedì 18 febbraio 2014

    Mi chiamarono Brufolo Bill, di Margherita De Napoli, Progedit 2014. Intervento di Alessandra Peluso



    Leggendo “Mi chiamarono Brufolo Bill” si ride e tanto anche grazie alla capacità narrativa di Margherita De Napoli e alla sua verve nel raccontare una disavventura vissuta sulla propria pelle, nel vero senso della parola: l'acne.
    Un problema terribile e fastidioso che molti adolescenti di ambo i generi hanno dovuto sopportare. L'autrice racconta il problema come fosse una vera tragicommedia all'italiana. Si ride e si riflette.
    «Ho cominciato ad apprezzare la mia bella pelle solo quando si è rovinata, e purtroppo è così per tutte le cose, ne capiamo il valore quando è troppo tardi; ci accorgiamo dell'importanza degli affetti solo quando sono scomparsi». (p. 16). Ed è proprio così. Margherita ha una vita come tante, le interrogazioni con professori spauracchio, un ragazzo Giorgio, una famiglia, le amiche, il primo colloquio di lavoro: tutto condito da humour sorprendente e  brufoli invasivi.
    È bellissimo il capitolo dedicato all'uomo, un'analisi quantomai attuale del maschio che non c'è ossia “un tempo era l'uomo che difendeva il proprio territorio e sceglieva la donna da proteggere. Oggi si sono invertiti i ruoli: la donna sceglie l'uomo e lo difende”.
    Cerchiamo di essere ottimisti e di credere che ci si scelga reciprocamente!
    Insomma aggiunge Margherita De Napoli: «Il sogno più grande degli uomini sarebbe quello di rimanere bambini a tempo pieno per poter essere sempre coccolati, perdonati, amati senza se e senza ma». (p. 39).
    Pertanto, torniamo al punto cruciale del libro: il brufolo, o meglio, i brufoli, presenze sconsiderate, ospiti sgraditi sul viso di Margherita.
    L'autrice descrive le sue battaglie spesso sanguinose tra creme, unguenti, farmaci, scrub, di tutto di più per tentare di non vedersi il viso un tempo bellissimo, liscio ed ora rovinato, vissuto dalla protagonista come un vero e proprio handicap fisico. Tanti i dermatologi consultati e gli episodi raccontati come e proprie gag all'italiana. Lunghi fiumi di lacrime che la madre e il ragazzo sopportavano e supportavano cercando di arginare dando conforto.
    È un delizioso racconto che si legge tutto ad un fiato, allegro, spensierato nonostante quest'acne prepotente.
    De Napoli parla di una stima e fiducia in sé che viene meno quando si è consapevoli di non essere belle come tutti vorrebbero, non si rispecchia più il modello imperante della bellezza fisica perfetta così come si affrontano altri limiti imposti dalla società contemporanea.
    Sceglie un modo simpatico per raccontarsi e magari chissà che parlarne possa servire a qualcuno.
    Mi chiamarono Brufolo Bill” è inoltre condito da simpaticissimi disegni di Francesca Zaccaria che esplicitano, raffigurano in modo esaustivo i racconti di Margherita De Napoli.
    Ne risulta che la protagonista dimostra di avere la capacità di rendere simpatici anche i brufoli, amici e compagni di avventure e disavventure, fortunatamente ospiti per un breve periodo dell'esistenza della stragrande maggioranza degli umani.

    venerdì 14 febbraio 2014

    Lascia che il mare entri, di Barbara Balzerani (DeriveApprodi), Intervento di Nunzio Festa



    Tre donne esemplari come uno schizzo sulla parete del Novecento. Barbara Balzerani con "Lascia che il mare entri" sceglie, componendo un romanzo breve che è nuovamente e anche un quaderno di memorie personali, d'entrar meglio nella propria famiglia, compresa se se stessa, per riparlare del secolo che fu. La figura della nonna è la traccia più lontana; il primo punto di riferimento per l'analisi dell'involuzione in corso. In un "memoir" tutto politico. (Si sottolineino le immagini narrativi migliori del libro, che sono proprio quella più militanti - e pure le meno 'letteraie'). Poi la madre. Che fingeva, tra virgolette, d'aver votato la democrazia sostenuta dal proprio marito e che invece aveva sempre votato socialista. Infine la giovanissima combattente: Barbara. Che s'oppone contro tutte le guerre e ancora è contro le malefatte e le stesse ragioni di vita del capitalismo agganciato al consumismo. Barbara Balzerani subì una sconfitta. Sua madre e sua nonna anche, se pur di segno diverso. Però tutte, come noi d'altronde, a registrar la vittoria del potere. Sulla nostra pelle. Che si racconta da sola, con gli strumenti dell'imposizione date dal mercantilismo dirigente. "Storie che provano a restituire voce alle ragioni ammutolite dalla Storia scritta. Storie del tradimento di saperi, dell’inganno del progresso mercantile, del grande affare delle guerre, della rottura del patto con la vita e del prezzo per non averne difeso le condizioni. Storie di sfiduciata resistenza, di subordinate aspettative, di imprevidenza di morte per vanagloria di crescita illimitata", parole perfette. Mentre muore la Civiltà, chiaro. "Tre donne che chiudono in un circolo virtuoso le battaglie di una manciata di generazioni per mantenere il senso di sé e il legame con i fondamenti dell’esistenza". Barbara Balzerani, nuovamente, c'invita a riflettere sul quel che abbiamo sotto gli occhi.

    Mammafobia - Simone NUZZO

    Mammafobia - Simone NUZZO

    "Verso Levante", viaggio in un secolo di poesia pugliese - Affaritaliani.it

    "Verso Levante", viaggio in un secolo di poesia pugliese - Affaritaliani.it

    domenica 9 febbraio 2014

    Anuda, di Davide Cortese, ebook pubblicato da www.LaRecherche.it, 2014. Intervento di Alessandra Peluso


    Ho avuto modo di conoscere la poesia di Davide Cortese con “Madreperla” (2013) edito da LietoColle e già allora avevo scritto: “appare un piromane che incendia, alimenta il fuoco della poesia, benevolo certo, vitale, penetra il verso come la freccia il suo bersaglio” e  in questa nuova pubblicazione edita da Aletti, “Anuda” in versione ebook pubblicato da www.LaRecherche.it ribadisco il suo modo coinvolgente e intenso di fare poesia.
    “Anuda” è una raccolta poetica dedicata all'amore, alla passione integra, totale comprensiva di materia e spirito, di corpo e anima. Con tutto il vestito addosso della bellezza e dell'eleganza la poesia di Cortese si mostra e si legge: «Un’algida fiamma / mi lambisce con verità crudeli. / Un fuoco senza amore / che brucia come l’amore. / La mia pelle è cenere di poesia, / il mio cuore un carbone acceso, / un rovente pane nero / per la fame di un demone arcano».
    È la passione che arde rovente nell'anima del poeta e lo spinge a produrre versi che toccano le profondità emozionando al contempo il lettore. C'è pathos e vita vissuta ogni momento dall'alba al crepuscolo, sino alla notte.
    Stupendi i versi di “Il Circo del diavolo” nei quali esibisce la spiccata propensione alla verità contro ogni forma di prigionia, di schiavitù, al di là di ogni finzione spettacolare come può essere quella di un circo.
    «Ciò che si muove nel mio ventre / è l’intero mondo, / bagnato fradicio, fino al cuore di fuoco, / dalla pioggia splendente della vita. / Ma sarò solo una gabbia d’ossa / se ora tu non verrai ad amarmi. / Sarò il cimitero dei miei popoli iridati, / degli arcani baciatori, / dei miei incendiari poeti». Cortese è animato da impulso vitale, da un istinto dionisiaco che è forza straripante nell'esplodere di versi di amore e di passione dedicata alla sua amante. C'è dolore quando questo amore non è corrisposto ma è proprio qui che si percepisce la ricchezza della poesia che emoziona, colpisce, ferisce, guarisce ogni mal d'amore.    
    C'è la notte e il giorno, la luce, il buio, il bambino, l'adulto, il sole e la luna, la nascita e la morte: ci sono le contraddizioni, gli opposti necessari ad una vita degna di essere vissuta con intensità, con emozioni provate all'ennesima potenza.
    Appare la poesia classica, il sentimento dell'amore cantato dai poeti greci che amavano l'amore e soffrivano per esso. Così si legge: «E io ho fame di vivere davvero, / e di darti la mia vita / con me che vi danzo dentro. / E ho fame di sentire le tue mani / tirarmi fuori dalla scatola / come una marionetta. / Ho fame del tuo sorriso, / di te che ami il mio spettacolo».
    Davide Cortese stupisce in ogni suo verso, incanta destreggiandosi come è solito fare nei suoi opposti, diverte anche quando immagina se stesso e il suo funerale.
    Anuda” è una raccolta poetica che suscita emozioni vive, rende vivo il fuoco dello spirito umano, sprizza energia a chiunque si accosti. Gode di un'intensità che rapisce e giunge necessariamente gli angoli più impervi dell'animo. Cortese se pur giovane esprime nelle sue poesie maturità nel dire ciò che sente, elaborando una grande rappresentazione teatrale, o semplicemente confessa la sua la nostra verità quella sull'amore che prende, cattura, porta via e al quale nessuno può negarsi.   

    giovedì 6 febbraio 2014

    Alla ricerca di un cuore (Lupo editore) di Manuela Melissano il 7 febbraio 2014 alle Cantelmo di Lecce con Vittoria Coppola.



    La casa editrice Lupo, è lieta di inaugurare la nuova collana Bovary, con una pubblicazione che verrà presentata in anteprima nazionale a Lecce. Si tratta di un progetto (che riserverà molte sorprese) fortemente voluto da Cosimo Lupo (l’editore) che è riuscito a dare vita ad uno spazio letterario dove il sentimento, la passione, la vita in tutte le sue sfumature può presentarsi al pubblico dei lettori in maniera totalmente ed assolutamente autentica, dando dunque spazio a voci di donne che parlano di donne e sulle donne, con una marcia in più! Il primo libro è della giovanissima Manuela Melissano con il suo “Alla ricerca di un cuore” che verrà presentato dalla scrittrice Vittoria Coppola il 7 febbraio 2014 alle ore 19,00 presso le Officine Cantelmo di Lecce.

    Il libro - A vent’anni, Elisa ha tutto: benessere, una famiglia che la ama e la coccola (anche troppo!), un amore, interessi che le riempiono la giornata e appagano la sua sensibilità. Solo una cosa le manca, ma lei non lo sa… fino a un freddo pomeriggio invernale in cui, non sapendo come trascorrere il tempo, apre un baule pieno di vecchie fotografie.
    Comincia così per lei un viaggio che la porta lontano, alla ricerca del tassello capace di ricomporre il disegno della sua vita.


    Nata a Galatina (Le) nel 1989. Vive a Lecce con la sua famiglia. Nutre da sempre la passione per la
    scrittura. Altre sue passioni sono la recitazione e da poco anche la fotografia. Questo è il suo primo romanzo.



    INFO


    mercoledì 5 febbraio 2014

    L’ATTESO MANUALE DI RIFERIMENTO DI RENATO PORTALE - CON TUTTE LE NOVITÀ SULL’IVA. È IN USCITA PER GIUFFRÈ EDITORE




    Punto di riferimento indiscusso per l’aggiornamento e la corretta comprensione di tutte le novità  delle nuove disposizioni IVA. Tra le più importanti: la Web Tax, le 60 sentenze della Corte di Giustizia e le oltre 120 sentenze e ordinanze  della Cassazione in materia di IVA emanate nel 2013, le ultime Circolari - del Dicembre 2013 - dell’Agenzia delle Entrate e l’approfondimento del Regime dell’Inversione Contabile.

    Milano, 3 Febbraio 2014 – Adottato sin dal 2008 presso la Commissione Europea per monitorare la legislazione e la prassi interna, il Manuale IVA di Renato Portale edito anche quest’anno da Giuffrè Editore resta il più autorevole punto di riferimento, fondamentale per capire tutte le novità nelle norme sull’IVA e trovare subito soluzioni concrete ai problemi della pratica. In uscita dal 3 febbraio nelle migliori librerie e su www.fiscopiu.it anche in formato ebook offre un quadro completo ed esaustivo di tutte le novità sull’IVA introdotte dalla legge di stabilità (compresa la Web Tax in vigore a partire dal 1° luglio 2014) insieme alle oltre 180 sentenze emesse nel 2013 da Corte di Giustizia e Cassazione e le ultime due circolari dell’Agenzia delle Entrate del 17 e 19 Dicembre 2013 su fotovoltaico e detrazione IVA a seguito di accertamento dell’Ufficio. Apprezzato da professionisti e consulenti poiché redatto dal Dr.Renato Portale, riconosciuto come il più autorevole esperto in materia IVA, inquadra gli argomenti in modo completo, esaustivo ed anche critico: individua le problematiche e le possibili soluzioni con taglio chiaro e pratico. Il Manuale garantisce anche, nel corso del 2014, un aggiornamento continuo: 3 volte sul testo ebook e permanente su Pianeta IVA, la rubrica di approfondimento settimanale tenuta dal Dr. Renato Portale su www.fiscopiu.it

    “Sono soddisfatto del 2° anno di collaborazione con Giuffrè Editore che, anche grazie alla rubrica Pianeta IVA su www.fiscopiu.it, mi consente di proseguire il dialogo diretto di aggiornamento costante con i professionisti e i consulenti del settore” – afferma il Dr. Renato Portale autore del Manuale IVA 2014.
    “Forti del secondo anno consecutivo di proficua collaborazione con il Dr. Renato Portale, abbiamo pensato di innovare il prodotto, realizzando, per la prima volta, anche la versione ebook del Manuale IVA, scaricabile dal nostro sito www.fiscopiu.it per soddisfare le esigenze di accessibilità online ai contenuti che ci sono giunte da parte del segmento più giovane dei professionisti fiscali e contabili – dichiara l’Ing. Antonio Giuffrè, Direttore Generale della casa editrice che prosegue - in questo modo confermiamo il posizionamento di www.fiscopiu.it come il nuovo punto di riferimento di commercialisti e responsabili amministrativi d’azienda, il nucleo fondante di un vero e proprio sistema integrato Giuffrè che garantisce un’offerta completa e multicanale con sinergie di sistema tra Web, Banca Dati, Volumi e Formazione sia in aula che in modalità e-learning”.

    martedì 4 febbraio 2014

    “Scarpe rosse”, di Marisa Fortuzzi, Lupo Editore 2014. Intervento di Alessandra Peluso



    Una donna capace di reagire, di sciogliere i nodi della propria esistenza grazie all'aiuto di un paio di scarpe rosse che le faranno da interruttore per accendere una nuova vita.

    Scarpe rosse” di Marisa Fortuzzi è una bellissima storia che si legge voracemente e con curiosità proprio come i protagonisti Marina, giornalista e Aldo, commesso e responsabile di un negozio di scarpe.

    Un incontro apparentemente casuale fa nascere una grande amicizia tra Marina e Aldo e porta cambiamenti importanti sia in ambito professionale che nella vita. La donna, nota e seria giornalista, cambia modo di vestire, diventa sgargiante, colorata, attraente come una mattina, quando arriva in redazione indossando un collant nero, impermeabile color cammello, sciarpa di seta rosse e un bel paio di scarpe rosse. Un rinnovamento che non passò certo inosservato in ufficio nemmeno quando le sarà assegnato il compito di intervistare il noto giornalista Vincenzo Maurenti.

    La vita cambia corso e Marina ha colorato di rosso la sua poco prima stantìa, malinconica e rancorosa vita. Questa vita che nasconde una grandissima delusione, un dolore che le hanno procurato - quello che sarebbe dovuto essere il giorno più bello - al matrimonio.

    La storia si svolge tra la Puglia e la Toscana con i dovuti chiarimenti, le confidenze. L'amicizia dimostra la necessità di esserci, il potere di lenire le ferite di una vita.

    Tante sorprese si presentano agli occhi del lettore commosso e felice per ciò che il corso degli eventi regalerà ai due protagonisti. L'autrice sottolinea con un sorriso valori indispensabili come l'amicizia, il rispetto, la possibilità di darsi un'altra opportunità e scegliere di vivere felice come ognuno di noi merita e in tal modo conoscerla e utilizzarla al meglio.

    Scritto in modo semplice, chiaro, fluente dipinge ciò che spesso comunemente può accadere: i tradimenti, le ipocrisie, le false speranze e persino quando tutto sembra crollare appare un angelo che guida verso la salvezza, un po' come sarà Aldo per Marisa: «Si è creato tra noi un tale rapporto d'affetto sincero, spontaneo, senza filtri e senza maschere, da farmi sentire libera di essere me stessa insieme a lui come non sono stata mai, nemmeno con mia sorella o con mia madre. Con Aldo non ho paura di essere giudicata per quello che dico o che faccio, per quello che sono. Lui non usa le critiche come un martello per demolire, ma al massimo, con molto affetto azzarda un consiglio. Questo è il mio amico». (p. 119).

    In questo momento qualcuno starà invidiando Marina: chi non desidera infatti un amico con tali caratteristiche?

    Scarpe rosse” coinvolge chi ha bisogno di una pennellata di rosso, determinatezza, un pretesto per cambiarsi e svegliarsi la mattina contento della vita. È proprio così che sarà per Marina, la quale dimostra che tutto può accadere anche a cinquant'anni, basta volerlo e cercarlo.

    Svela ciò che è necessario, che è importante vedere non semplicemente con gli occhi ma col cuore, il sentimento: «L'essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore... era questo che voleva che tu capissi vero? Il segreto della volpe amica del Piccolo Principe». (p. 40).

    Si tratta pertanto di un bel racconto  che infonde davvero tanta positività.