Pagine

Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

    Powered by ilLibraio.it

    lunedì 30 settembre 2013

    Sophie Kinsella, "Fermate gli sposi!" (Mondadori)

    domenica 29 settembre 2013

    ¿Te apetece salir? (Booktrailer) - Editorial Círculo Rojo

    sabato 28 settembre 2013

    Deserto Rosso - Ritorno a casa (booktrailer)

    giovedì 26 settembre 2013

    IN OCCASIONE DELLA GIORNATA “PULIAMO IL MONDO” ORGANIZZATA DA LEGAMBIENTE A LECCE SI PRESENTA “CUORE D'ACCIAIO” (Lupo Editore) DI PATRICIA FLAMENT



    Nel cuore della città leccese la domenica si tinge di verde con la giornata “Puliamo il mondo” di Legambiente e di colore con il romanzo di Patricia Flament “Cuore d'acciaio” (Lupo Editore) con gli interventi del presidente dell'Associazione Legambiente Walter Ronzini e il docente di ingegneria presso l'Università del Salento Danilo Urso.
    Domenica 29 settembre 2013, ore 18.30 - Piazza S. Oronzo - Lecce.

    Dopo cinque anni trascorsi in un prestigioso collegio svizzero, Olympia torna a Villanova, ridente cittadina sul mare nella quale suo padre - brillante ingegnere e ricercatore – ha fatto carriera presso la Wunderbar Stahl, un’importante acciaieria tedesca. Il suo è però un ritorno amarissimo: sua madre è morta in un misterioso incidente stradale e il padre è paralizzato a seguito di una terribile esplosione avvenuta in fabbrica durante un esperimento di fusione da lui stesso richiesto. Il già difficile rapporto con lui si complica quando l’ingegnere viene messo sotto processo in un clima già teso per le proteste della popolazione contro un’azienda responsabile dell’inquinamento che semina malattia e morte. La fragilità affettiva di Olympia sfocia nel totale disorientamento e in una anoressia che la mette in contatto con il dolore altrui, ma l’incontro con Peppe ed Alex la porta sulla strada giusta per comprendere il meccanismo perverso e la rete di interessi che, usando le persone come pedine, creano corruzione spingendosi fino al crimine.

    Patricia Flament è nata in Francia nel 1957. Dopo la laurea in Storia dell’arte nel 1981 presso         l’“Ecole du Louvre” di Parigi, si trasferisce a Firenze per completare gli studi in critica d’arte e lì incontra l’uomo che cambierà la sua vita. Nel 1989 decide di trasferirsi a Lecce dove si sposerà e metterà al mondo i tre figli. Alterna tra il lavoro dell’insegnamento della lingua francese e le visite guidate sul territorio. Ha collaborato con varie case editrici per la realizzazione di guide turistiche. Nel 2004 ha pubblicato il suo primo romanzo Il Castello delle Donne (Ed. del Grifo). Nel 2005 ha vinto il premio speciale “Opera Prima” con la commedia Tutti in Messico per la quale otterrà anche il riconoscimento “Loggione d’oro” nel 2007. Nel 2006 pubblica Il Vitello d’oro (Ed. Palomar).



    mercoledì 25 settembre 2013

    Intervento di Alessandra Peluso, Georg Simmel (pp. 81-107), in “Frammenti di Cultura del Novecento”, a cura di Ivan Pozzoni, Gilgamesh Edizioni 2013



    Un breve accenno: Georg Simmel, vissuto tra la fine degli anni ottanta del XIX secolo e la fine della prima guerra mondiale, è stata dominata da un senso di precarietà e di decadenza sotto ogni punto di vista. 
    Precarietà che non appare in Simmel, uno dei più straordinari filosofi della vita che sia esistito nella storia intellettuale tra Ottocento e Novecento. Figura poliedrica, misteriosa per l’impossibilità di definirne l’ambito disciplinare, inafferrabile per la molteplicità delle sue opere e di tutti quegli articoli e riviste che sono state rielaborate. Una produzione che copre quasi tutto lo spettro delle scienze filosofiche e umane: metafisica, gnoseologia, etica, estetica, filosofia della religione, dell’arte, della storia, della letteratura, sociologia della moda, dell’economia, della condizione femminile e dei sessi.
    È stato il tipo di intellettuale isolato in patria, o in esilio a casa propria, e soltanto perché era ebreo, la cui origine ne farà quasi uno straniero nelle università tedesche. Infatti solo nel 1901 all’età di cinquant’anni viene nominato professore di filosofia a Berlino, ma senza godere degli stessi diritti degli altri professori, come far parte di una commissione d’esame o assegnare tesi di laurea.
    Tenace si occupa della condizione dell'individuo e nello scritto giovanile “La differenziazione sociale  sostiene che l’individuo non possa salvarsi contro la totalità solo cedendo parte di se stesso, ma debba anche unirsi alla società, agli altri conservando la propria individualità. Così come affronta l'attuale tema del denaro il “dio denaro”.
    Nel XXI secolo sembra sia diventato marginale pensare al senso della vita e delle scelte umane: da un lato c’è l’incombenza di sopravvivere e procacciare quanto di più necessario, dall’altro si hanno modelli distorti dove l’obiettivo prioritario diventa quello di salvare i bilanci, la finanza, le banche, l’economia monetaria appunto, mentre la cultura e l’individuo vengono meno. La vita si riduce a una sfera economica dove le relazioni sociali, il rapporto con l'altro manca del senso della parola, della Legge della parola come la definisce Massimo Recalcati per sottoporsi al senso de limite dell'altro, del rispetto, della responsabilità.

    Il contributo su “Georg Simmel” è contenuto in un volume completo di voci di studiosi contemporanei che raccontano - mossi da entusiasmo e passione per la filosofia - frammenti di filosofi che hanno tracciato il lungo e faticoso percorso della cultura contemporanea come Nietzsche, Vailati, Arendt, Zubiri, Bateson, Schlick, Dell'Oro, Warburg, Dávila, Garin, Melandri.

    martedì 24 settembre 2013

    Anatomia della fame di Stefano Pini, La Vita Felice, 2012. Recensione di Alessandra Peluso.



    Se Aristotele ha ragione, la poesia, non la storia, si avvicina alla filosofia, perché la poesia tende a rappresentare l’universale, la vita, la storia il particolare: «La vera differenza è questa, che lo storico descrive fatti realmente accaduti, il poeta fatti che possono accadere. Perciò la poesia è qualche cosa di più filosofico e di più elevato della storia; la poesia tende piuttosto a rappresentare l’universale, la storia il particolare. Dell’universo possiamo dare l’idea in questo modo: a un individuo di tale o tale natura accade di dire o fare cose di tale o tale natura in corrispondenza alle leggi della verosimiglianza o della necessità; e a ciò appunto mira la poesia, sebbene ai suoi personaggi dia nomi propri». (Aristotele, Poetica)
    Ecco che le poesie di Stefano Pini raccolte nel libro Anatomia della fame vertono sull’universale, inneggiano alla vita che coincide con una possibile filosofia di vita.
    È questa la poesia in cui Pini descrive la vita vivisezionandola, dal greco “ανά τέμνω” che significa appunto tagliare, vivisezionare, congiunta con la metafora della fame come esperienza vissuta nel tempo, come metafora dell’esistenza di ognuno di noi che deve avere fame di amicizia, devozione, amore nei riguardi dell’esistenza di una donna, di un amico o di un fratello. Compare un immediato contrasto tra bene e male, sentimento e  paura, vita e morte che si intersecano magistralmente nell’intera raccolta.
    Pertanto, ritengo innanzitutto opportuno suddividere, “vivisezionare” l’opera in quattro parti: la prima ha inizio con una brevissima disquisizione sul termine “dispersione” e con un aforisma di F.S. Fitzgerald: «Tese le braccia al cielo cristallino, splendente. Conosco me stesso - esclamò - ma nient’altro»; questa espressione del celebre scrittore introduce i versi  sull’esistenza individuale, su se stesso “nosce te ipso”: l’insegnamento socratico che esorta a trovare la verità dentro se stessi anziché nel mondo delle apparenze. È evidente inoltre, una stridente condizione del poeta calata nella realtà, la solitudine che si legge nei versi: «Il giallo delle pareti / è la cifra di nervi scoperti: / al vento d’ottobre s’affilano preghiere incomprese / polveri nascoste con troppa cura. / Dentro i rumori del cemento l’equilibrio / si costruisce di crepe. / Io non ho sostanza ma fiato secco e sudore / come in bocca appena sveglio». (p. 17). E la solitudine che si confronta con il tutto rappresentato dalla notte che richiama la morte. La notte che simboleggia il senso materno, la protezione, qui invece assume il significato della morte, della non vita. La metafora della morte, per dirla con Heidegger, è vista come ultima possibilità dell’esserci. Il poeta sembra qui concretizzare l’esistenza autentica, ossia l’accettazione della propria finitezza.
    Egli infatti non ha paura della morte, richiamo a tal proposito la definizione di Heidegger “la morte come pura e semplice impossibilità dell’Esserci”. Così la morte si rivela come la possibilità più propria, incondizionata e insuperabile e infatti si legge: «La nebbia scivola a terra invisibile / sporca la campagna in opera / le nostre storie vietate, fermo immagine / interrotti alla finestra, il tendaggio obliquo / incapace di polpastrelli / sulla verità». (p. 20). Ed ancora nei versi : «Svilito / il tempo dei notturni rapaci / il desiderio del naufragio / ... », (p. 21) riecheggia inoltre la metafora del naufragio tipica di esistenzialisti come Jasper, Heidegger, Sartre, Kafka, Leopardi.  Mentre la morte esplode nella poesia: «I monologhi provati allo specchio / maschere sempre diverse, stremate/ solitudini a divagare / di una dialettica rimossa. L’assenza è la qualità prima della morte, ripeto: voi, e non io». (p. 22). Irrompe la morte come un velo sottile adagiato dolcemente su di un corpo.
    A tal proposito, può balzare alla mente il ricordo del pensiero di Leopardi: «Terribile e awful è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri come chi ha il coraggio di morire». (G. Leopardi, Zibaldone, 4391, 23 settembre 1828); così come la metafora scotellariana “Penna e rasoio” in cui incidono i versi del poeta e recidono, con occhio fenomenologico, l’esistenza individuale e collettiva nella problematicità della vita.
    Tuttavia riprendendo la suddivisione delle parti, enucleo la seconda parte il cui incipit è dedicato ad una grande poetessa contemporanea Alda Merini: «Non sono e non sarò mai una donna addomesticabile». E qui dall’esistenza individuale si sposta l’attenzione sulla donna e si leggono i sublimi versi: «Ridi» / «L’ordine dato alla terra per la carne colma le distanze / le tue labbra chiamano il sipario. / Serrande alzate, la materia scossa» (p. 34) e persiste la magnificenza della donna nei versi: « ... / Il destino danza lungo una ferita verticale. / Ogni tuo passo è predizione, scrive regole il mio germe / ti ascolta la pelle a occhi serrati». (p. 35).
    Pertanto, nel particolare emerge l’inquietudine, non a caso il poeta adotta l’espressione di Albert Camus: «L’irrequietudine nasce nel cuore dei vivi». Così si apre la terza parte con un poeta inquieto nel descrivere la fame, l’epidemia della peste, la distruzione all’orizzonte che sembra evocare la magia descritta nell’Infinito del Leopardi, sino alla finitezza del ricordo di un amore: « ... / Allungo le mani sulla pelle, / la carne cede ogni punto in cui manchi». (p. 53).
    Infine, Stefano Pini conclude con ovvia provvisorietà, riportando la mente ad un celebre passo di Nietzsche: «Così parlò Zarathustra e abbandonò la sua spelonca, ardente e forte come un sole mattutino che esce da scure montagne». In tal modo fiorisce la speranza di salvezza dalla peste cercando la luce, la verità: «Vorrei essere grande» / «Il treno raccoglie giochi di luce / una voce che dev’essere stata mia. / Nel letto della pianura il caldo / filtra dai finestrini, la sera / sembra non arrivare mai». (p. 73).
    Ed inoltre si legge ancora nei versi: « ... / Sappiamo delle peregrinazioni sole / nell’aria lattiginosa del mattino: / per questo possiamo danzare, non credere / fermi nell’ultima fila di un teatro / la scena da inventare». (p. 75). È ricercato l’attributo “lattiginoso” dato all’aria, bianca e densa come il latte.
    Appare come un bellissimo dipinto reale e surreale nello stesso tempo.
    Le poesie di Pini sembrano incredibilmente metafisiche, una non realtà che permane sull’esistenza degli esseri umani, versi in cui traboccano metafore, contraddizioni, conflitti che si descrivono e si accettano nell’intera raccolta Anatomia della fame.

    venerdì 20 settembre 2013

    Il tesoro di Sant’Ippazio di Alberto Colangiulo (Lupo editore)



    Basso Salento. Prima metà degli anni ’80. Notte dell’Assunta. Due ragazzini, inseparabili amici, approfittano della festa paesana per una piccante sortita, ma, inconsapevoli l’uno dell’altro, diventano testimoni del probabile omicidio del parroco.  A condurre le indagini è il giovane maresciallo Gerardi che, da pochi mesi in servizio nel posto, si ritrova ad indagare fra le pieghe dei riti, delle superstizioni e dei segreti della piccola comunità.

    “Una chiesa aperta quando doveva essere chiusa; un prete nel posto sbagliato; una villa abbandonata percorsa da un misterioso visitatore. E due antiche anfore che ne avrebbero da raccontare… Come Riccardo detto Fischio, con la sua coscienza sporca.”

    mercoledì 18 settembre 2013

    SCRITTORI BRUTTA RAZZA di Luigi Saccomanno (Lupo Editore)



    Antonio Penna (un destino anagrafico, il suo) viene dalla scrittura, nella quale si è rifugiato nella sua ben poco felice infanzia, e da omicida alla scrittura torna nella reclusione “per tenersi sotto controllo”; nel mezzo, ha amato e si è lasciato amare da Zenit, la ragazza che parla con la luna, suona il violino, ama le ballate irlandesi e la cioccolata al latte. Lei lo ha conquistato all’istante con la sua spregiudicata e limpida autenticità, permettendogli di essere se stesso e di credere nella propria creatività. Ma, cedendo alla lusinga del successo, Antonio si allontana da Zenit per ritrovarla solo quando sa che sta per perderla definitivamente: è allora che lui acquista coscienza della sublime natura dell’amore, della sete di vita della compagna e della sua totale libertà di spirito, doni ai quali lui ha rinunciato lasciandosi trascinare in un gioco ipocrita. Insostituibile Zenit, capace di affidare a un lancio di dadi un amore e di barare per amore di verità.


    “Scrivere è un’arte da prestigiatore. Possono nascondersi menti contorte dietro tante belle frasi, succose, tutte da spremere, come le vostre meningi, maciullate. E sapete qual è l’errore più banale per un prestigiatore? Illudersi che il trucco riesca sempre.”

    venerdì 13 settembre 2013

    Mortimer Blues, di Gianluca Morozzi, Edizioni Il Foglio (Piombino, 2013), pag. 70, euro 4.90; Hikikomori. Latte chimico. Il complotto di Wilhelm Reich contro l'America, di Federico Guerri, Andrea Malabaila, Valerio Evangelisti, Edizioni Il Foglio (Piombino, 2013), pag. 92, euro 4.90; Il ragazzo del Cobre. L'inferno e altri racconti brevi, di Gordiano Lupi, Virgilio Pinera, traduzione di Gordiano Lupi, Edizioni Il foglio (Piombino, 2013), pag. 104, euro 4.90. Intervento di Nunzio festa



    Approfittiamo della lettura d'un racconto lungo d'uno dei nostri giovani autori preferiti, Gianluca Morozzi, e stiamo parlando questa volta di "Mortimer Blues", per riferire meglio anche d'una delle avventure editoriali delle Edizioni Il Foglio, insomma della gradevole assai collana Demian; ma procediamo con ordine. Anzi presentiamo prima, quindi, questo spazio interno alle piccine e sempre attive edizioni della provincia livornese: diretta da Sacha Naspini e Federico Guerri, "il tentativo di una vita, l'accenno di un sentiero". Per poi arrivare ad alcuni testi pubblicati in collana. Ma affidiamoci a Naspini, intanto: "Un giorno Gordiano Lupi mi ha chiesto di fare una collana per Il Foglio. Una collana di 'brevi', diceva. Una collana veloce. Magari da lanciare anche in digitale, eccetera eccetera. Ci ho pensato un po’. L’ho chiamata DEMIAN perché è il titolo d'un libro (di Hermann Hesse, ndr) che ho amato tantissimo. E ho deciso che la collana doveva avere come suggestione centrale l’adolescenza, perché ho una passione sfegatata per i luoghi indefiniti. L’adolescenza è uno di questi. È soprattutto lì che ci sono i primi strappi belli, quelli devastanti della vita. È lì che si capisce se le fondamenta reggono davvero o se già bisogna rivedere qualcosa. Ti svegli alle cose del mondo, cominci a dare un nome a. Magari sei tutto brutto e incasinato; oppure, durante un mercoledì pomeriggio ti capita un fatto che saprà marchiarti forte, dando una bella rimescolata alle piccole certezze che avevi appena messo assieme. Càpiti qua in mezzo, nella mischia, abbastanza disarmato. Magari t’innamori e non ti vogliono. Magari d’un tratto il tuo corpo pare volerti sfuggire di mano. E tutto il resto. Hai l’indole fresca, il tuo compito sembrerebbe quello di darle la corsa che chiede, eppure ecco già i primi muri. La famiglia. La scuola. Le competizioni naturali dell’età. Allora sgomiti, per ricavarti degli spazi. Questo può significare lotte acerrime, delusioni nucleari. Pianti, magoni, labbra spaccate – ma senza dirlo a nessuno, in casa, dando la colpa a uno sportello, alla bici. Magari, un giorno, ti metti a scrivere su un pezzo di carta, con l’anima fuori dai denti. Insomma, DEMIAN vi farà fare dei viaggi in queste terre, dove la materia umana è ancora molle, pulsante. (...) La redazione: siamo io e Federico Guerri – un trinciatesti lucido e puntuale (nonché ottimo divoratore di cinese; questo ci permette bellissime riunioni del venerdì sera, da Oriente)". Impossibile spiegare meglio il motivo della collana. Nel libretto firmato da Guerri, Malabaila ed Evangelisti, Episodio 3 ed Episodio 4, sono contenuti "Hikikomori" (dal giapponese 'stare indietro, isolarsi'), che ritrae pezzi della maturazione di Guerri appunto, "Latte chimico", del sempre promettente Malabaila, ma, soprattutto, "Il complotto di Wilhelm Reich contro l'America", dell'intransigente Evangelisti, dove invece è ritratto lo psichiatra austriaco Reich: che nel '56 si difese da solo davanta al tribunale di Portland perché accusato di aver venduto proprio agli statunitensi dei "rimedi miracolosi contro il cancro". Lupi, invece, nell'Episodio 7, con "Il ragazzo del Cobre" ci fa guardare al Brasile di Salvador de Bahia attraverso gli occhi del giovane Juanito. Prima d'omaggiarci del superbo dono della ripubblicazione d'alcune introvabili cicche dello scrittore cubano Pinera, raccolti sotto il titolo "L'inferno e altri racconti brevi"; Virgilio Pinera, sia detto e non per inciso, è uno di quei scrittori perseguitati dal castrismo che tanto piacciono all'animatore del Foglio letterario, oltre che noi stessi sempre comunque e ovunque dovremmo difendere e ricordare. Epperò chiudiamo con leggerezza, riprendendo da quel Morozzi che con cadenza e richiami gucciniani rivede pezzettini di lande emiliane un po' in castigo, ovviamente e come al solito, tenendo insieme la storia col collante della musica. Qui l'adolescenza vuole scapparsene dal paesello, e cercare di mettere nel Suonare voglie e desideri. Un piccolo quadro di realtà esistite. Dappertutto. E adesso sappiamo che non solamente la scrittura di Gianluca Morozzi e la dedizione di Gordiano Lupi vanno seguite, perché c'è pure il favoloso lavoro da consulenti di Naspini e Guerri.

    giovedì 12 settembre 2013

    Il corpo infranto, di Francesca Mazzucato, Giraldi Editore. Intervento di Nunzio Festa

    L'ultimo romanzo breve di Francesca Mazzucato, che abbiamo avuto il privilegio di leggere in antemprima grazie al coraggioso e dinamico editore emiliano Giraldi, titolato "Il corpo infranto", è carico dell'urgenza di scrittura, e dunque di vita - come la scrittrice c'ha insegnato -, che dalle posizioni transitorie della sospensione desiderosa portano nella fertilità assoluta della consumazione, per intero, dell'esperienza; con lo stile che Francesca Mazzucato da anni ci fa amare, quel sempre formoso punteggiare della parola descritta in ogni sua sfaccettatura: la linea oltrepassata dell'erotismo andato in letteratura. Ché Mazzucato è la penna italiana più importante del genere. Dove il corpo, ovviamente, è metafora del far tutto fino in fondo. Perfino quando per fine d'un amore oppure d'un rapporto tutto d'affinità sessuale, il corpo chiaramente si ripresenta con le sue ammaccature e le troppe lesioni. L'opera sarà in libreria a ottobre. Ma è già disponibile in versione e-book. Per presentarla l'autrice ha parlato della narrazione di "desideri sublimi o mortali, assenza di dignità, credenze e comportamenti che trovavo insensati negli altri, finché io stessa non ho fatto a essi ricorso". Perché Il corpo infranto, appunto, racconta: "una storia vera, nuda, violenta d'amore, violenta di mancanza, piena di assoluto e di dolore, assetata d'intimità, pietosa, erotica, patetica, slabbrata, patologica, mistica, banale". Tra Parigi, Amsterdam e infine pure tutti i luoghi possibili. Dove però è un aggettivo, usato anche da Francesca Mazzucato stessa, a far da riferimento: "slabbrata". Dove insomma la frugalità delle mani che prendono e invadono non è fugacità. Ma voglia di possedere senza confini. Dentro una notte lunghissima. E gravida di cattivi ma amabili pensieri. Praticati, certo. "Si tratta di un romanzo scritto, dopo, nelle brasserie di Parigi, con furia, bisogno, febbre e non mi ha lasciata indenne, anzi. Ancora fragilissima e convalescente", parole di Mazzucato. Scrittrice prolifica e attenta traduttrice, Francesca Mazzucato nuovamente c'invita a sentire l'abisso dell'erotismo. Quando il corpo diviene unico elemento con la storia. Tradotta in Francia, Germania, Grecia, Spagna e Usa, Mazzucato collabora a magazine, siti internet e riviste letterarie italiane e straniere. Oltre a essere tra le fondatrici e direttrice editoriale di Errant Editions Small Ditigal Publisher (www.pinterest.com/erranteditions/).


    venerdì 30 agosto 2013

    POESIA, RAGAZZA MIA DI ELIO RIA, Lettere Animate 2013. Intervento di Alessandra Peluso



    Se la vita può essere una possibile filosofia, la filosofia potrebbe essere una possibile poesia... Poetare è vivere - pensavo - ed oggi ne sono più che convinta, elimino persino il condizionale, dal momento che mi trovo a leggere la raccolta poetica di Elio Ria “Poesia, ragazza mia”.  
    È un'intensissima vita decantata in versi e in aforismi. È la filosofia che primeggia e resiste al tempo rendendo eterno il valore della Vita, non quella che ha un inizio ed una fine, ma Ria ne conferisce abilmente l'eternità: la poesia come la filosofia non hanno un punto di fine, ma possiedono l'immenso, la libertà, l'assoluto che l'esistenza dell'essere umano può soltanto avvertirne il profumo o se religioso vivere con l'illusione di essere immortale.
    È così, o forse è meglio così, perché in questo modo si apprezza la bellezza del finito e dell'infinito, della vita e della morte, della poesia e della filosofia. Elio Ria fa conoscere tutto questo al lettore dando un'immagine reale della poesia perché non risulti vano il suo vivere: ragazza mia, emblema di donna la poesia, come la filosofia, creatura bella, meravigliosa, reale e nello stesso tempo eterea, sognatrice, misteriosa, può procurare timore e disorientare e un tutto la “ragazza” che racchiude la freschezza e ingenuità dei suoi anni, la purezza, la vitalità.
    “Poesia, ragazza mia” è vitale, è “il dolce latte” che può dare consolazione, «è il fulmine dell'estate / è presagio d'amore. / Non è errore di cielo sbadato. / … / Questa poesia non è un trucco di una fata. È giuramento. O qualcosa di / simile». (p. 47).     
    Sono versi che richiedono impegno, costanza, attenzione, per i quali il lettore non può lasciarsi sfuggire nemmeno una parola, sarebbe come perdere l'alba di un nuovo giorno. È la luce, il sole, lo splendore della vita che fiorisce come ogni mattino spalanca la beltà agli occhi del mondo. Come si legge: «Ogni cosa ch'è bella ha il suo istante, e trascorre. / Bisogna come eterno godere il nostro istante. Io non t'invidio Dio; lasciami solo / con l'opera mia umana che non dura: quest'ansia di colmare ciò che è effimero / di eternità, vale l'onnipotenza». (Luois Cernuda, p. 51).
    Con una certa probabilità anche in Elio Ria si intravede quest'ansia di superare l'effimero, di cogliere il senso dell'eterno, perché le poesie e la stessa esistenza che esprime in versi abbia un'accezione totalmente solida, universale, che il verso scalfisca goccia dopo goccia il lettore fino a penetrarlo nel suo meraviglioso Io, nella magnifica essenza che supera il superficiale e si tramuta in eterno. Occorre tempo e pazienza nell'attesa, ma senza dubbio il poeta sarà capace di raggiungere il suo intento, dopo una lunga ed affannosa ricerca nell'esercizio del meglio, come direbbe Manzoni. È evidente la voglia di andare oltre le consuetudini della vita, perché la gente riesca a guardare il bello, e veda al di là delle solite notizie piccole, del malaffare, della politica squallida e non sia ossequiosa alla modernità, ma assuma insiste - Elio Ria - quella grandezza che è nella poesia e nella filosofia che come una lente permettano di raggiungere la profondità delle cose, la “scintilla” eckartiana, il guizzo che rende straordinaria la vita.
    È ammirevole inoltre notare la profonda dedizione che l'uomo, il poeta ha per la donna, il femminile la poesia che diventa un tutt'uno con la filosofia e insieme se pur differenti, divise entità, magicamente si uniscono in una sola ed unica materia universale, senza fine.
    Sono un'immersione di freschezza i versi e gli aforismi annessi e connessi di filosofi scelti accuratamente da Ria che scuotono, risvegliano le coscienze addormentate.  
    «Insegui primavera nei dialoghi d'inverno, / del sole che appare sui balconi di nubi sornione / immagini estate per essere già donna. / Nel dimenticare giochi per avventure, sorreggi / lo sguardo delle voglie attuali e / inesorabilmente raggiungi lidi di autunno». (p. 44). È un alternarsi di stagioni la poesia di Elio Ria, come l'esistenza di un uomo e di una donna, della natura, è un mostrarsi nella forma, nella vanità dell'esserci ma è al tempo uno svelarsi di significato nel proprio intimo, così che ogni cosa si sia in grado di viverla pienamente e con consapevole intensità.          

    venerdì 23 agosto 2013

    ORDINARY, DI EMILIANO REALI, DEd'A 2013. Intervento di Alessandra Peluso



    Si preannuncia un romanzo dal sapore noir, nelle prime pagine, mentre si prospetta un thriller psicologico all'orizzonte.
    In realtà stupisce “Ordinary” di Emiliano Reali senza alcun dubbio, nulla che dia l'idea di qualcosa di apparentemente ordinario, sembra quasi una storia dalle molteplici dimensioni, coinvolge la trama, i personaggi, tutto ciò che ruota ad una vita tormentata e sconvolta da un conflitto psicologico.
    L'autore coglie elementi avvincenti che rendono “Ordinary” una narrazione interessante. Sconvolge  la straordinaria storia comune ai nostri giorni di un progetto mentale che si cela dietro al palcoscenico della vita.
    L'esistenza di Andrea, Lorenzo, Diego, Leandro si intersecano per poi dividersi da Buenos Aires a Roma e poi Bangkok appare un viaggio più che reale, che condurrà Diego ad una tragica esistenza. Emiliano Reali dimostra con una scrittura semplice una trama complessa, un'inventiva che sorprenderebbe anche Stanley Kubrick sia per la psiche che per la suspense che crea, lasciando attonito il lettore.
    Tuttavia proseguendo nella lettura si inciampa in una storia di “ordinaria follia”: la paura di mostrare la propria identità, la propria tendenza sessuale, il timore di essere ciò che si è. Si tratta di un pregiudizio purtroppo evidente e per nulla nascosto nei riguardi degli omosessuali considerati diversi. Una diversità che a Diego comporterà lo stravolgimento di una vita.
    L'autore racconta sapientemente un tema difficile, delicato ma tremendamente reale, riguarda da vicino ogni individuo - l'omosessualità - come il terribile virus dell'Aids. Si può certamente apprendere una lezione di vita, si può imparare a correggere gli errori prima che diventino insormontabili. «Viviamo in un mondo di individui (…) che non si accettano per quello che sono e indossano vesti non proprie, recitano un ruolo, una costante pantomima solo per ottenere il consenso altrui». (p. 38).
    Ciò che conferisce valore a “Ordinary” è anche il tema dell'amicizia che emerge dignitosamente ed è opportuno che sia esaltato in un'epoca nella quale l'amicizia dovrebbe assumere un ruolo primario, ovviamente si intende l'amicizia aristotelica, quella pura, vissuta quotidianamente, quella che non guarda in faccia le differenze con disprezzo o fastidio ma con amore. Non certo è la cosiddetta amicizia osannata in Facebook. Aristotele scrive nel Libro VIII dell'“Etica a Nicomaco” una trattazione sull'amicizia come virtù necessaria: «Un uomo potrebbe possedere tutte le ricchezze del mondo, ma se non ha amici con cui condividerle, è come se non avesse nulla».
    Ma poichè niente è come sembra: «Come Penelope ha usato l'arte dell'inganno per allontanare falsi pretendenti, disfacendo di notte la tela che di giorno tesseva e prolungando il tempo per la sua liberazione, al pari si atteggia il Fato che manovra la vita: distrugge, se vuole tutto ciò che l'umano costruisce con fatica». (p. 115). E allora all'uomo non gli resta che gestire - dietro l'illusione di esserne capace - la propria esistenza di opporsi con la propria volontà, così come faranno i protagonisti dell'avvincente storia.
    Leggere “Ordinary” di Emiliano Reali amplia gli orizzonti della vita, aiuta a riflettere e a tutelare se stesso finché ciò sia possibile, perché nulla possa impedirci di vivere serenamente e dignitosamente, affermando la propria identità come diritto senza paure di essere additati o etichettati.
    La vita è un'affascinante dono, una misteriosa creazione d'amore e non va sprecata, per tal motivo è opportuno non fidarsi troppo di ciò che sembra ma andare al di là delle apparenze.
    È  indispensabile cogliere la realtà smascherandola dal velo delle false morali per salvaguardarsi e non arrivare ad un punto di non ritorno che potrebbe segnare drammaticamente l'esistenza.





    giovedì 22 agosto 2013

    DI PAROLE E MUSICA



    SABATO 24 AGOSTO dalle ore 19.00 presso piazza san Giovanni a Matera in via san Biagio Altrimedia Edizioni con Libreria Di Giulio e la collaborazione di Gahvè presentano DI PAROLE E MUSICA - Storie dette e suonate, ovvero reading di autrici e autori con la partecipazione artistica del sassofonista Francesco Pafundi

    Il programma - ore 19,00 aperitivo introduttivo; ore 19,30 Carmen Pafundi legge da "Le donne della Merceria Alfani" (Altrimedia);  Vincenzo Maida legge da "La ragazza sui calanchi" (Altrimedia); intermezzo musicale: Francesco Pafundi al sassofono; ore 20,00 Alfonso Guida legge dal monologo inedito "Io, Bellezza"; Giovanni Di Lena legge da "Il reale e il possibile" (La Vallisa); Nunzio Festa legge da "Quello che non vedo" (Altrimedia) - "Basilicata" (Malatempora); Rosa Salvia legge da "Mi sta a cuore la trasparenza dell'aria" (La Vita Felice).  Chiusura musicale: Francesco Pafundi al sassofono

    domenica 18 agosto 2013

    Memorial per il 77mo anniversario dell'uccisione del grande poeta andaluso Federico Garcìa Lorca il 19 agosto 2013



    Diamo il massimo risalto al Memorial per il 77mo anniversario dell'uccisione del grande poeta andaluso Federico Garcìa Lorca avvenuta a Viznar, nei pressi di Granada, il 19 agosto 1936 per mano dei falangisti franchisti, intitolato "OMAGGIO A F. GARCIA LORCA e a V. BODINI" che si terrà lunedì 19 agosto dalle ore 20,30 presso il Centro Studi "Vittorio Bodini" (ex Convento dei Padri Riformati) a Minervino di Lecce, patrocinato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Minervino di Lecce, dal Centro Studi Vittorio Bodini presieduto dalla figlia del poeta ispanista Valentina Bodini e, inoltre,dalla Compagnia Mura di Flamenco Andaluso e da Emergency sezione Salento, con la direzione scientifica del prof. Antonio Lucio Giannone e la direzione artistica del Prof. Massimo Mura che, col Sindaco Ettore Caroppo e la giunta del Comune di Minervino di Lecce furono tra i promotori, nel 2006, del noto Premio internazionale "Luna dei Borboni-Cocumola" dedicato ogni anno al poeta e traduttore di Cervantes (Don Chiciotte), del Teatro di Garcìa Lorca e dei Poeti surrealisti spagnoli della Generazione del '27.
    Vi sarà, dopo l'introduzione critica del prof. Antonio Lucio Giannone sul rapporto fra . Garcìa Lorca e V. Bodini, come da programma allegato, un reading poetico (voce recitante di Mattia Politi), dedicato a Garcìa Lorca,di versi dello stesso poeta granadino, anche in lingua spagnola e, inoltre, di Antonio Machado e di Vittorio Bodini, con l'accompagnamento chitarristico del compositore Massimo "Max" Mura che eseguirà brani di flamenco andaluso fra cui una sua "Soleà por bulerìa, una sua elaborazione della "Rumba para Lorca" e la sua Suite "Ultimi" sui diritti umani eseguita in prima assoluta a Lecce il 28.12.2012 (presso l'Open space del Comune) sulle immagini fornite dalla Onlus Emergency sul tema  degli interventi umanitari nelle aree di guerra sopratutto dei continenti africano e asiatico, per riflettere sui drammi purtroppo attuali delle guerre civili e delle relative vittime come lo furono nel 1936 in Spagna Federico Garcìa Lorca e i suoi compagni con lui assassinati da falangi del regime franchista.
    Il coordinamento sarà a cura del prof. Maurizio Nocera che nell'occasione presenterà l'ultima pubblicazione, con dvd annesso, di Massimo Mura : "Dal cante jondo di Garcìa Lorca alle canzoni spagnole di Tito Schipa", Edizioni Milella. Ingresso libero.

    La direzione artistica della Compagnia Mura di Flamenco Andaluso,  sito ufficiale:

    tel. 339 5742009

    venerdì 16 agosto 2013

    IL COWBOY DI CALABRIA di Angelo Pettofrezza (Lupo editore) domani al Santuario Della Grottella a Copertino (Lecce)



    IL COWBOY DI CALABRIA di Angelo Pettofrezza (Lupo editore) sarà presentato da Fernando Guida, Sandrina Schito e Simona Cordella sabato 17 Agosto 2013 alle ore 20,00 presso la Sala del Vescovo Santuario della Grottella a COPERTINO (LE).

    Bonn, anni Sessanta. Casa Italia è il centro di ritrovo di emigranti che, lontani da casa, possono conservare il legame con la Patria e svagarsi, ma anche contare sulla solidarietà e sull'aiuto di chi si è già perfettamente inserito nel contesto tedesco. Qui approda Salvatore, un giovane calabrese sprovveduto e pasticcione che, incapace di reale integrazione, finisce – come tanti suoi connazionali – per campare ai margini della società di accoglienza. La sua insicurezza lo induce a vantare una inesistente relazione con la bella Giovanna, che lo ha seguito in Germania per sfuggire a un pesante clima familiare e costruire il proprio progetto di vita, e ad Angelo, figlio dei gestori di Casa Italia, pare davvero strano che lei abbia trovato qualcosa di interessante in quel compaesano sciocco.
    Ma l'ingenuo cowboy di Calabria pare improvvisamente cambiare natura: la sua rozza semplicità vira verso l'irrequietezza e la violenza, tanto da sconvolgere la sua coinquilina, costretta a cercare sostegno in Angelo per proteggersi e per comprendere in quali strani giri sia capitato l'amico. E mentre la storia di Salvatore corre sul filo del rasoio, tra i due giovani nasce un forte sentimento che la dolce determinazione di Giovanna trasforma nella prima profonda esperienza di vita di Angelo.
    Attraverso le figure di Salvatore e di Giovanna, la voce narrante di Angelo – che riserva a sé, come personaggio, il racconto di un input sentimentale capace di emanciparlo da un'educazione familiare tradizionalista e restrittiva – va a rappresentare due opposti modelli di migrante tuttora attuali: quello del "cowboy" senza né arte né parte, e come tale a rischio di devianza,
    e quello di chi si allontana dalla terra d'origine con chiarezza di obiettivi, conservando il proprio baricentro e cogliendo ogni opportunità dall'esperienza straniera senza rinunciare a un millimetro di identità personale.

    Angelo PETTOFREZZA - È nato nel 1947 a Copertino (Lecce). Nel 1961 lascia Campobasso, dove ha trascorso la sua infanzia, per trasferirsi a Bad Godesberg (Germania) dove vivevano i suoi genitori per motivi di lavoro dal 1960. Per verificare le sue conoscenze linguistiche, si presenta agli esami di interprete presso la Camera Industria e Commercio di Bonn, superandoli nel 1973.
    È sposato dal 1974 ed ha tre figli. È stato impiegato dapprima presso l'Ufficio culturale dell'Ambasciata d'Italia a Bonn, in seguito presso l'Ufficio Scuole del Consolato Generale d'Italia di Colonia, poi presso il Consolato d'Italia a Coira (Svizzera). Dopo un anno di permanenza in Italia (Scuola media Statale di Novoli/Lecce), dal 1999 al 2006 ha lavorato presso l'Ufficio Scuole dell'Ambasciata d'Italia a Berlino. Rientrato in Italia, è in pensione dal settembre 2007 dopo aver lavorato presso l'Istituto Comprensivo di Lequile. Ha stampato una raccolta di poesie in tedesco Jugendschwächen e una in italiano Sogni di gioventù. Nel 2006 e 2007 è stato invitato rispettivamente al secondo e terzo "Incontro Poetico d'Europa" di Cervara di Roma.
    Ha tradotto in tedesco la biografia di San Giuseppe da Copertino scritta da p. Bonaventura Danza Ofmconv.


    giovedì 15 agosto 2013

    Libri della settimana: un’estate da brivido! - Sky Arte

    Libri della settimana: un’estate da brivido! - Sky Arte: In attesa che a settembre arrivi anche in Italia il nuovo thriller di Jean-Cristophe Grangé non mancano, in libreria, gialli intriganti da portare sotto l’ombrellone. Dalla Torino multietnica di Amara Lakhous all’inquieta provincia di Cosimo Argentina

    mercoledì 14 agosto 2013

    Un libro per Lampedusa: la sindaca Nicolini lancia l’appello

    Un libro per Lampedusa: la sindaca Nicolini lancia l’appello

    Le avventure di Eve, Bridget Jones made in Parma – Libri - Blog - Parma - Repubblica.it

    Le avventure di Eve, Bridget Jones made in Parma – Libri - Blog - Parma - Repubblica.it

    Raffaella Bossi: d’estate leggo solo libri d’avventura. Spesso gli stessi – Varese Report

    Raffaella Bossi: d’estate leggo solo libri d’avventura. Spesso gli stessi – Varese Report

    Da venerdì riapre a Reggio il mercatino del libro usato - Cronaca - Gazzetta di Reggio

    Da venerdì riapre a Reggio il mercatino del libro usato - Cronaca - Gazzetta di Reggio

    Libri scolastici, sfida online da Amazon alle Coop - Corriere di Bologna

    Libri scolastici, sfida online da Amazon alle Coop - Corriere di Bologna

    I 22 libri «essenziali» secondo Fitzgerald - Corriere.it

    I 22 libri «essenziali» secondo Fitzgerald - Corriere.it

    martedì 13 agosto 2013

    SKINWALKER di Faith Hunter. Traduzione di Silvia Demi (Fanucci). In libreria dal 29 agosto 2013

    Con Skinwalker cominciano le avventure di Jane Yellowrock un akiller sexy, spietata, cinica e maledettamente in gamba. Una gustosa miscela di fantasy, mystery e romanticismo che coinvolgerà i fan di tutti e tre i generi.

    È passato solo un anno da quando Jane ha quasi perso la vita lottando contro una pericolosa famiglia di vampiri che infestava un’indifesa cittadina. Ora, dopo una lunga convalescenza, è pronta a saltare di nuovo sulla sua moto per dedicarsi a una nuova missione: Jane viaggia leggera, solo qualche vestito e i suoi attrezzi da ammazzavampiri professionista. Questa volta a pagare per i suoi servigi sarà proprio una vampira, una tra le più anziane e potenti di New Orleans, alle prese con un collega fuori controllo che mette a rischio l’intera comunità. Ma se i non-morti hanno poteri oscuri e insondabili, anche Jane ha le sue armi non convenzionali. Lei è una skinwalker, una mutaforma di sangue cherokee: può trasformarsi in qualsiasi creatura e contare sugli istinti primordiali, affinati e selvaggi che fanno parte della sua natura ferina. Istinti che dovrebbero tenerla lontana da un affascinante biker cajun con misteriosi tatuaggi sul braccio...

    Faith Hunter è un’acclamata scrittrice di romanzi urban fantasy, che fanno capo alle serie Jane Yellowrock e Mage Rogue. Sotto lo pseudonimo di Gwen Hunter, scrive anche storie fantasy e thriller. Ha all’attivo venti romanzi pubblicati in 28 Paesi.





    lunedì 12 agosto 2013

    MINDSPACE - Un killer senza regole di Alex Hughes (Fanucci). Traduzione di Caterina Chiappa. In libreria dal 29 agosto 2013



    Appassionata di fantascienza sin da piccola, la giovane Alex Hughes ha scritto un libro molto particolare, una divertente combinazione di Chinatown e Blade Runner.

    Lavoravo per l’Ordine dei telepati, prima che mi buttassero fuori a calci per una questione di droga di cui io ero solo in parte responsabile. Adesso lavoro per la polizia, sono consulente della detective Isabella  herabino, la aiuto a mandare criminali e assassini dietro le sbarre. Nessuno sa entrare come me nelle loro menti contorte, e questo fa di me il migliore negli interrogatori, ma non il più amato nel dipartimento. I poliziotti non si fidano dei telepati, e l’Ordine dei telepati non si fida di me. Ma io sono l’unico di cui tutti dovranno fidarsi, se vogliono trovare il colpevole della scia di morte che sta insanguinando Atlanta. Anche perché bisogna trovarlo in fretta: ho appena avuto una visione del futuro in cui il prossimo a morire sarò io.

    Alex Hughes è stata una lettrice appassionata fin dal primo libro di fantascienza che le regalò suo nonno. Da allora ama le grandi storie di qualsiasi genere esse siano: sci-fi, fantasy e thriller. Adora anche lo swing, la cucina, il tetris e le neuroscienze, non necessariamente in quest’ordine. Vive ad Atlanta.



    domenica 11 agosto 2013

    In fuga di Kevin Bearne. Traduzione di Stefano A. Cresti (Fanucci). In libreria dal 29 agosto 2013



    Un affabulatore scoppiettante rende questo inizio di saga un urban fantasy di prima qualità, che piacerà ai fan della mitologia celtica e non solo.

     Atticus O’Sullivan, l’ultimo dei druidi, risponde ‘ventuno’ quando gli chiedono l’età, ma non sono anni, sono secoli. A Tempe, in Arizona, nessuno ha motivo di approfondire: tutti credono al giovanotto irlandese con il braccio tatuato che gestisce tranquillamente la sua libreria dell’occulto. Nessuno sospetta che sia una copertura per un fuggitivo che ha rubato la leggendaria Fragarach, la spada in grado di trapassare qualunque armatura, a un dio celtico che non l’ha presa per niente bene e che gli dà la caccia, sempre più irritato e vendicativo ogni secolo che passa. Ma non si può rimanere nascosti a lungo nell’era di internet, e la divinità furiosa sta per piombare su di lui. Atticus avrà bisogno di tutti i suoi poteri e dell’aiuto della sua eterogenea schiera di amici: dalla seducente dea della morte al premuroso levriero irlandese con cui ha un dialogo costante, fino alla consulenza di uno studio legale di licantropi e vampiri islandesi, sbarcati in America ai tempi di Eric il Rosso... La mitologia celtica non è mai stata così a suo agio in Arizona, con un eroe geniale, audace e irriverente come Atticus.

    Kevin Hearne è un nerd di mezza età che ama ancora i fumetti, l’heavy metal vecchia scuola, abbracciare gli alberi e dipingere soldatini. Ha ottenuto un grande successo con Le cronache dell’ultimo druido, una saga in sei volumi di cui In fuga è il primo capitolo. Vive con la moglie, la figlia e i cani in un piccolo cottage.

    sabato 10 agosto 2013

    IL LIBRO SEGRETO DEL SIGNORE OSCURO di Paul Dale (Fanucci Editore). Traduzione di Taddeo Roccasalda. In libreria dal 29 agosto 2013



    Diventare un Signore Oscuro non è facile. Ci sono eroi da sconfiggere e battaglie da combattere. La semplice ambizione di dominare il mondo e piegare tutti alla propria volontà non basta. Dopo molti fallimenti il Male decise di puntare su una maggior ispirazione da infondere negli aspiranti tiranni e scrisse un manuale per i signori oscuri. Purtroppo per secoli se ne è persa traccia, fino a quando non è finito nelle mani di Morden, un giovane che dall’umile paese natale si è trasferito a Bindelburg per frequentare la Scuola per Giovani Mastri e Potenziali Birrai. Morden è diverso dai coetanei: pur essendo solo un ragazzo, ha un fiuto per gli affari da far invidia ai potenti del pianeta; e soprattutto è in possesso di oscuri poteri mentali con cui riesce a ottenere tutto ciò che desidera. Al collo ha un inquietante pendaglio a forma di drago che sembra racchiudere in sé il mistero delle sue origini. Ma forse sarebbe meglio lasciarlo irrisolto, visto che sarà un’orda ripugnante di orchi a svelargli il compito a cui è destinato dalla nascita: diffondere il Male nel mondo!

    Paul Dale vive a Bath, in Inghilterra. Quando non scrive, va in bicicletta. Il libro segreto del Signore Oscuro è il suo primo romanzo. Paul Dale si è laureato in Fisica alla Bath University e ha conseguito un Master in Scrittura Creativa presso la Bath Spa University.

    mercoledì 7 agosto 2013

    CHE DIAVOLO SEI? di Gianni Sini e Marcello Stanzione (Sugarco Edizioni). Un esorcista e un demonologo a confronto




    «Chi non prega il Signore, prega il diavolo». È la citazione sorprendente di Papa Francesco. E ancora: « Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio». Gli autori, don Gianni Sini, esorcista, e don Marcello Stanzione, demonologo, intendono correggere la mentalità contemporanea che vede nel diavolo solo la personificazione del male o la nostra incapacità di fare il bene. Ci si creda o no, il diavolo esiste. E scegliere di non credere nel diavolo – affermano gli autori – non ti proteggerà da lui. È interessante, all’interno del libro, il confronto su questo argomento tra esorcisti italiani di provata esperienza, l’intervista realizzata dall’esorcista ad uno psicologo clinico e psicoterapeuta, ma, per i lettori, la parte più coinvolgente è quella delle testimonianze di diverse persone, alcune già liberate dal maligno, altre in via di guarigione. Don Gianni e don Marcello si richiamano al Magistero della Chiesa ribadendo che il Male non è più soltanto una deficienza, ma una efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Dalle tentazioni nessuno è escluso. Papa Francesco ci ha dato una iniezione di speranza e, col suo stile semplice e comunicativo, ci ha incoraggiati: «Non cediamo al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo allo scoraggiamento».

    Marcello Stanzione Salerno, 1963), ordinato sacerdote nel 1990, teologo, ha fondato, l’8 maggio 2002, l’Associazione Milizia di San Michele Arcangelo – www.miliziadisan michelelarcangelo.org – per la retta diffusione della devozione ai Santi Angeli. Ha creato un Centro di Angelologia, dotato di Biblioteca e Centro Documentazione, la Mostra permanente sulla devozione agli Angeli e il Centro di spiritualità «Oasi di San Michele». Ogni anno organizza e presiede il Meeting Nazionale di Angelologia. Noto conferenziere, spesso invitato a programmi televisivi e radiofonici, ha scritto oltre 50 libri sugli angeli e tematiche affini, tradotti in diverse lingue. Per Sugarco ha pubblicato: Gli arcangeli (2011), Gli angeli custodi, con Paola Bargelli-Calcari (2011), I santi e il demonio (2012), Angeli e mistiche, con suor Miriam Castelli (2012) e, con Andrea Menegotto, Il ritorno degli angeli (2013).

    Gianni Sini nato a Laerru (SS) nel 1955, è stato ordinato sacerdote nel 1980. Ha svolto e svolge il suo ministero pastorale come parroco. Docente al Liceo Classico, rettore del Seminario di Tempio Pausania è cappellano nelle carceri da oltre dieci anni. Dal 1996 è assistente ecclesiastico regionale dell’Unitalsi. È direttore del periodico diocesano Gallura e Anglona, del bimestrale La Frisaia e dell’organo ufficiale dell’Unitalsi Pellegrinaggi Mariani. È responsabile dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi. Attualmente è parroco della parrocchia Nostra Signora de La Salette in Olbia. Svolge il ministero di esorcista dalla fine degli anni Ottanta. Ha partecipato a trasmissioni televisive sulle reti nazionali e a conferenze in diverse città italiane. Per Sugarco ha pubblicato: Quando parlo col diavolo (2012)