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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    venerdì 13 luglio 2012

    Gente del Sud. Il Sud e l’Unità, di Michele Viterbo (Peucezio), postfazione di Nichi Vendola, nuova edizione con immagini (Laterza). Intervento di Nunzio Festa


    Figlio di garibaldino e nipote di carbonaro, Michele Viterbo è senza dubbio una figura ‘controversa’ e interessantissima da studiare oggi. E l’anno scorso, in occasione dell’150° cerimoniale dell’Unificazione territoriale della Penisola, il sempre intraprendente, lungimirante e molto scaltro editore Laterza ha ripubblicato, con il sostegno economico e ideale della Presidenza della Regione Puglia, il saggio che lo storiografo pugliese pubblicò per la prima volta fino al ‘966 (sempre per Editori Laterza, e si veda la prefazione del ’59 alla nuova edizione) e dalla casa editrice fondata da Giuseppe Laterza di nuovo fu messa in catalogo nel 1987, “Gente del Sud”. Ma se capiamo bene per quali ragioni di marketing le edizioni abbiamo espunto dalla biografia lanciata in bandella che Viterbo fu podestà, non capiamo di contro come sia possibile che Vendola, invece, abbia voluto nella sua lezione posizionata a fondo libro annientare la stessa biografia dell’elogiato “meridionalista” Michele Viterbo: facendo così una manovra disonesta e buona a togliere di mezzo proprio la fetta di ragionamento più problematica sul passato dello studioso; evidentemente è troppo difficile e dispendioso, adesso, per una figura di spicco della politica nazionale, proporre riflessioni che facciano nascere dibattiti seri su letture e analisi di protagonisti delle vicende locali, su donne e uomini che han condizionato lo sviluppo del Meridione. Si ricordi, per prima cosa, che Michele Viterbo non ha solamente fatto e rifatto il percorso della storia, bensì è stato uomo alla quale “sono legate moltissime realizzazioni, tra cui la Pinacoteca provinciale di Bari, il campo d’aviazione di Palese (Ba), l’azione risolutiva per la istituzione dell’Università e della Fiera del Levante, la costruzione di vari istituti scolastici, la creazione di una fitta rete di dispensari, l’Ente pugliese di cultura popolare, la Camera di commercio italo-orientale, il Consorzio per la bonifica del Locone, il restauro di Castel del Monte e di altri monumenti”. Penna prolifica nel frattempo, quindi, Viterbo è stato certamente esponente di rilievo della classe dirigente almeno di Puglia. Scrittore, giornalista, politico, autore di tanti scritti spesso coperti dallo pseudonimo Peucezio, comunque Viterbo, ricordiamo per quante e quanti l’avessero dimenticato, fu esponente importante del fascismo. Personalità, tra l’altro, che a fascismo storico finito non ebbe nemmeno bisogno d’abbeverarsi all’acqua dell’antifascismo di comodo. Nel poderoso Gente del Sud, però, è stipato quell’approccio intransigente alla materia-mondo/società di Michele Viterbo. Una fede nelle cose che lo portò a ragionare molto lucidamente durante l’oppressione fascista e dagli anni Cinquanta in avanti. Dove presenta proprio il fenomeno della Carboneria, Viterbo non risparmia polemiche, per dire, a un Mazzini – suo maestro - che non aveva riportato la reale grandezza dell’episodio caratterizzante ‘Sud’ nei suoi scritti. Perché, appunto, non si trattò che d’esperimento nato, radicato, sviluppatosi nel Meridione. In una Bassa Italia che era stata, in molti momenti, fondamento di ricchezza persino, e non solamente futura e presente arretratezza e peso per l’Europa intera. Anzi vanto d’Europa, era. Sua salvezza, persino. Fino alla Giovine Italia. La Giovane Europa. Con un apporto meridionale d’azione e pensiero che sfociò in tanti fuochi di rivolta. Seppur finiti male. Moti rivoluzionari, azioni di ribellione provati nel Mezzogiorno oggi quasi completamento sfinito dagli eventi storici novecenteschi e dalle dittature dei più ignoranti dirigenti che possano esserci stati ed esserci ancora. Viterno rilegge il murattismo, figure che hanno nomi quali L’unità italiana, Farini-Minghetti e Carlo Poerio. Il secondo libro di Michele Viterbo affronta “La Rivoluzione (mancata) del 1848 in Terra di Bari”. Ce la spiega. Ridandoci altri volti riscattati dall’oblio, chiaramente. Giovanni Cozzoli, Giuseppe Bozzi, ecc. Prima di finire nell’intralcio della “Dieta di Potenza” che “raccolse i rappresentanti dei circoli di Lucania, Puglia e Molise”. Siamo nel 25 giugno del ’48. Ma si va ancora più a fondo, ancor più vicini a noi grazie a quest’imponente monografia sul Risorgimento e l’Unificazione italiana. Arrivando ai primi anni Venti del Ventesimo secolo. Nella “questione meridionale” infine. “Nonostante l’amore per la sua terra che lega l’autore alla sua terra, nessuna falsa apologia: i giudizi di Michele Viterbo sono obiettivi e sereni, la sua ricostruzione storica evita gli errori e supera le false interpretazioni in cui sovente incorre la storiografia regionale”, scrisse Tommaso Pedìo in un suo monumentale ritratto.      

    giovedì 12 luglio 2012

    Punto di rottura di Simon Lelic (Fanucci – Time Crime). Traduzione di Lisa Maldera. In libreria da oggi


    Simon Lelic ci regala qui un romanzo poetico e feroce, forte di una trama di tale potenza e attualità e di una così inequivocabile qualità letteraria da essere diventato un caso letterario sia in Europa sia negli Stati Uniti, dove è stato segnalato dal New York Times come il crime più importante dell’anno.

    Estate. Mattina. Una scuola come tante, in un sobborgo di Londra. Professori, preside e alunni sono riuniti in assemblea plenaria nell’aula magna. Tema all’ordine del giorno: la violenza. Qualche giorno prima Elliot Samson, dieci anni, è stato selvaggiamente aggredito da un gruppo di compagni più grandi. Pochi minuti dopo uno dei docenti, Samuel Szajkowski, apre il fuoco sui presenti. Cinque morti, quattro allievi e un’insegnante. La sesta vittima è l’omicida: un colpo solo, alla testa. Il caso viene aperto e subito chiuso visto che, in realtà, un caso non c’è. Ma l’ispettore Lucia May non si arrende all’evidenza: caparbiamente, inizia a interrogare allievi, docenti, il preside, i genitori delle vittime. Cosa ha spinto un timido, riservato professore di storia a commettere un crimine così efferato? Ognuno ha una spiegazione da dare, una sua interpretazione dei fatti, dei moventi; ma la verità è una terra straniera, un labirinto di dubbi attraverso cui emergono, via via più nitidi, il ritratto di un uomo qualunque e le motivazioni della sua scelta. Fare fuoco, per non soccombere.

    Simon Lelic è nato a Brighton nel 1976 da padre sloveno e madre inglese. Dopo aver lavorato a Londra come giornalista free-lance, ha rilevato l’impresa paterna di import-export. Lelic ha da poco lasciato Londra, dove ha vissuto per dieci anni, per trasferirsi nuovamente a Brighton, dove abita con la moglie e due figli.

    «Io scrivo per porre delle domande ai lettori. Per far sì che si soffermino a considerare il punto di vista meno banale, quello che non emerge dalle notizie di cronaca, dai titoli cubitali dei giornali. La realtà è invece piena di sfumature, di grigi: sono l’essenza stessa delle cose, anche se sembriamo averlo dimenticato.» Simon Lelic

    Morte di uno sbirro di William Landay (Fanucci Time Crime) in libreria da oggi



    Con questa folgorante opera d’esordio, salutata dal plauso di critica e pubblico, William Landay si colloca tra i maestri del thriller americano, al fianco di autori del calibro di Michael Connelly, David Baldacci, Dennis Lehane. È autore di In difesa di Jacob (Timecrime 2012, in anteprima mondiale), che in due mesi ha venduto in Italia 50.000 copie e 500.000 copie tra Stati Uniti e Inghilterra. I diritti cinematografici sono stati acquisiti dalla Warner Bros, e il suo The Strangler è stato finalista allo Strand Magazine Critics Award 2007 come miglior thriller dell’anno. Morte di uno sbirro, la sua opera d’esordio, è stato venduto in sedici Paesi e ha vinto il Dagger Award for Best First Crime Novel.

    «Qualsiasi storico ve lo può confermare: le concatenazioni di eventi non hanno mai fine. Non esiste alcuna causa senza un effetto, alcun incidente senza il suo seguito.»

    Versailles è una tranquilla località turistica del Maine che si anima solo d’estate, con l’arrivo dei bostoniani in vacanza. Per il resto dell’anno è semideserta e non vi accade mai nulla: ecco perché, a soli 24 anni, Ben Truman ha raggiunto la carica di capo della polizia un tempo ricoperta dal padre. Ma un giorno d’autunno, in una casa sul lago, viene trovato il cadavere di Robert Danzinger, un magistrato della procura distrettuale.
    Il caso sembra già risolto: la vittima stava indagando su un traffico di droga a Mission Flats, il quartiere più malfamato di Boston. Eppure, qualcosa non torna: le forze dell’ordine, stranamente, non sembrano voler collaborare alle indagini, mentre iniziano a emergere oscuri legami tra la morte di Danzinger e due vecchi casi mai chiariti. Lentamente, Truman si trova davanti un invalicabile muro di omertà, quasi che la verità fosse troppo sconcertante per essere portata alla luce.


    William Landay si è laureato in giurisprudenza a Yale ed è stato a lungo procuratore distrettuale.  Attualmente vive e lavora a Boston, dove sta scrivendo il suo quarto thriller.

    «Scrivo thriller perché nel crimine c’è qualcosa di profondamente drammatico. Offre un materiale ricchissimo per un narratore, e lo ha sempre fatto. Molti dei grandi classici della letteratura altro non sono, in fondo, che storie di crimini.» William Landay

    mercoledì 11 luglio 2012

    ESCE PER KURUMUNY CICI CAFARO IO SCRIVO LA REALTA' A CURA DI EUGENIO IMBRIANI


    Una testimonianza preziosa, un lungo racconto in cui il flusso dei ricordi sembra riannodare le fila del rapporto tra passato e presente, tra memoria e appartenenza. Un’autobiografia che ci rivela una personalità emblematica e rappresentativa della cultura dell’area grica del Salento. Cici Cafaro è un uomo che sembra aver vissuto dieci vite in una: contadino, ambulante, poi emigrante e soldato, sempre cantastorie instancabile che conosce, come gli antichi aedi, il segreto del ritmo delle parole per incantare.


    Eugenio Imbriani - ricercatore di discipline demoetnoantropologiche, insegna Antropologia culturale nell’Università del Salento, Facoltà di Scienze sociali, politiche, del territorio, e afferisce al Dipartimento di Scienze sociali e della comunicazione. È in servizio presso l’ateneo leccese dal 2000; in precedenza, dal 1989, è stato in servizio presso l’Università della Basilicata. I suoi interessi e la sua attività di ricerca sono orientati allo studio del folklore, ai temi della cultura popolare, della scrittura etnografica, ai rapporti tra memoria e oblio nella produzione dei patrimoni culturali e dei discorsi sulle identità locali. Ha prodotto numerose pubblicazioni, monografie, saggi apparsi su riviste, in volumi collettanei, atti di convegni.

    B22 - è un laboratorio creativo di due menti e quattro mani, Alessandro Sicuro e Francesco Cuna. Nel loro book, in ordine sparso, grafica pubblicitaria, illustrazione, scenografie, fotografia, pittura, disegno dal vivo, abbigliamento e qualsivoglia gesto creativo. Il nostro motto? "Difficile, come affezionarsi ad una mosca, ma non impossibile".

    martedì 10 luglio 2012

    Scirocchi Barocchi di Giuseppe Resta (Kurumuny) il 12 luglio a Galatone (Lecce)


    Giovedì 12 luglio, alle ore 19,30, presso il cortile del LAB 83, in viale XXIV MAGGIO a GALATONE (Le), a cura delle associazioni "MCE Piccolo Principe", "A Levante" e della Libreria Hemingway, si presenterà in prima assoluta il libro "SCIROCCHI BAROCCHI - Racconti meridiani di amore e rancore" scritto da Giuseppe Resta ed edito dalla Casa Editrice Kurumuny. I racconti, molto diversi tra loro ma accomunati da un irrefrenabile spirito savonaroliano, sono scritti in una lingua sincera, potente e sfrenata che è anche cifra stilistica che pervade l’intero volume. Un viaggio nel presente e nel recente passato, tra personaggi e interpreti del Salento di ieri e di oggi. Bozzetti, istantanee, schizzi, novelle, documentari, registrazioni e cartoline non illustrate provenienti dal profondo sud-est della penisola. I racconti che si dipanano nel libro, alternandosi tra commedia e tragedia, sviluppandosi intorno a quella "pulitica" intesa dai vecchi salentini come dignità civica, come rigore etico, presentabilità sociale. Un ritratto ironicamente impietoso, e senza infingimenti, su di una realtà sociologica sciroccata. Da un rapporto d’amore contrastato con questa terra, la riflessione su come eravamo e come siamo diventati, così da ripartire per migliorarci.
    Dialogheranno con l'autore ed il pubblico lo scrittore Livio Romano e il saggista Mirko Grasso, l'attore, scrittore e regista Andrea Baccassino e l'Editore Giovanni Chiriatti. Il musicista Luigi Bruno (Opa Cupa -Muffx) predisporrà il commento sonoro.
    In conclusione " Degustar di-vino", a cura della Schola Sarmenti Vitivinicoltura, per brindare in qualità all'evento.

    SCIROCCHI BAROCCHI - RACCONTI MERIDIANI DI AMORE E RANCORE DI GIUSEPPE RESTA CON ILLUSTRAZIONI DI LUCIO MONTINARO (KURUMUNY)

    Bozzetti, istantanee, schizBozzetti, istantanee, schizzi, novelle, documentari, registrazioni e cartoline non illustrate provenienti dal profondo sud-est della penisola. Un viaggio nel presente e nel recente passato, tra personaggi e interpreti del Salento di ieri e di oggi. I racconti, alternandosi tra commedia e tragedia, si sviluppano intorno a  quella pulitica intesa dai vecchi salentini come dignità civica, come rigore etico, presentabilità sociale. Un ritratto ironicamente impietoso, e senza infingimenti, su di una realtà sociologica sciroccata. Da un rapporto d’amore contrastato con questa terra, la riflessione su come eravamo e come siamo diventati, così da ripartire per migliorarci.
    I racconti, molto diversi tra loro ma accomunati da un irrefrenabile spirito savonaroliano sono scritti in una lingua sincera, potente e sfrenata che è anche cifra stilistica che pervade l’intero volume. Resta mette in scena frammenti di realtà paesana, attuali e antichi, appunti di viaggio, notarelle nostalgiche sulla propria e altrui esistenza: costantemente animato dall’indignazione, animata da un forte sentimento etico-politico ma anche dal rimpianto per valori antichi che sembrano essere stati spazzati via dalla massificazione prima, dalla globalizzazione poi. In molti dei pezzi di questo collage, risuonano parole come “onore”, e si avverte, inconfondibile, una basilare scelta di campo che è quella di raccontare le storie degli uomini dal punto di vista della storia della lotta fra le classi. Ed è così che scorrono istantanee di vita giovanile degli anni Settanta, scritte con lingua mimetica e contaminatissima, e pagine di minuziosi ricordi d’infanzia in cui la personale madeleine dell’autore si incarna nella sessula, sorta di paletta per raccogliere i legumi da un sacco di juta. Gente che si arricchisce, gente che fallisce miseramente, donne virtuose e donne sfrontate, figli che crescono “con pane e senza pane” e monumenti zurighesi all’emigrante e resoconti di vita quotidiana che devono tutto alla propagazione orale e, per questo, via via più contraffatta. In un quadro d’insieme in cui la fiducia per il futuro è assai tenue: come scrive Resta, nel dialetto salentino non esiste il tempo futuro, ma siamo pieni zeppi di passati remoti, c’è ancora spazio per l’incanto dorato di un bagno purificatore in questo nostro mare amato non meno che deturpato di Così cambia la vita.


    Giuseppe Resta, nato nel 1957 a Galatone, è architetto e blogger. Poliedrico operatore culturale è impegnato nella difesa e nella valorizzazione del territorio e si spende per l’etica in politica. Allontanatosi dal Salento per una parentesi di nove anni di studio e, poi, di lavoro a Firenze, è ritornato a Galatone, in provincia di Lecce, dove lavora e vive con la famiglia.
    Partecipa alle attività culturali e politiche della provincia, è membro della direzione del sito di storia medievale dell’Università di Bari, scrive su varie testate ed è stato per anni tra i redattori del «Giornale di Galatone» e, oggi, della rivista «A Levante». Nonché tutor per l’UNPLI.
    Ha pubblicato un libro di storia locale, alcune guide storico-turistico-enogastronomiche (ci tiene al suo attestato di sommelier) e ha collaborato alla scrittura di altri libri di autori vari.


    Lucio Montinaro - Dottore in Giurisprudenza e mente vulcanica, ha ben presto disertato l’idea di una carriera forense per eccesso di creatività, dedicandosi principalmente alla progettazione di siti web e soluzioni grafiche all’interno di contesti associativi e aziendali. Ha insegnato tecniche informatiche, grafica e animazione video in progetti scolastici presso diversi istituti. Come webdesigner ha portato avanti lavori riconosciuti a livello nazionale. Nel 2003 ha intrapreso una stretta collaborazione con Dilinò. Da settembre 2006 lavora presso V.A.R.S. Automobili Srl Melpignano (Le).

    lunedì 9 luglio 2012

    “Donne viaggio in sette film" di Rita Picchi (Edizioni Kurumuny) a Roma per "I salotti letterari dell'isola del cinema"


    Nell'ambito della rassegna "I salotti letterari dell'isola del cinema" a Roma nello Spazio Tevere sarà presentato l’11 luglio 2012 alle ore 19,00 il volume “Donne viaggio in sette film" di Rita Picchi edito dalla casa editrice Kurumuny. Ne parlerà con l’autrice Ginella Vocca (Direttrice del MedfilmFestival) mentre le letture saranno a cura di Alvia Reale. Modera Alma Daddario.

    È un libro che utilizza il cinema per raccontare le donne. Donne di diverse culture, luoghi geografici, religioni e ceti sociali, accomunate da difficoltà simili pur vivendo in paesi e situazioni tanto diverse. Un libro che ha il pregio di affrontare, attraverso la chiave innovativa della narrazione cinematografica, questioni estremamente dolorose che toccano da vicino la vita di molte donne e che, normalmente, apprendiamo solo dalle pagine della cronaca nera. Sette film, sette personaggi femminili con una caratteristica comune: queste donne sono delle guerriere. Sette creature così forti da acquistare vita propria uscendo dai confini della pellicola per entrare nel nostro immaginario: una suggestione che ci invade, una specie di totale immersione in volti, colori, paesaggi.
    Un lavoro intenso e raffinato che apre una finestra sull’universo femminile, racconta le donne, le loro difficoltà, ma anche il loro coraggio e la loro forza d’animo. L’autrice infatti affronta temi come le mutilazioni genitali (Moolaadé di Sembène Ousmane), lo stupro (Le chaos di Youssef Chahine), l’integrazione e le unioni interculturali (La sposa turca di Fatih Akin), le adozioni e la maternità (Segreti e bugie di Mike Leigh), la moda e la società (Il diavolo veste Prada di David Frankel), il disagio mentale (Respiro di Emanuele Crialese) e infine mette due donne e due generazioni a confronto: la regina Elisabetta e Diana Spencer (The Queen di Stephen Frears).
    In questo libro si parla di passione, di amore per la vita e amore per l’amore stesso, attraverso i film presi in esame l’autrice sviscera l’animo femminile: al centro dell'attenzione della macchina da presa la realtà di donne diverse, ma tutte accomunate da forza, sensibilità e laboriosità. L’analisi parte da pellicole provenienti da tutto il mondo, che raccontano storie di donne forti e coraggiose, che si trovano ad affrontare difficoltà quotidiane più o meno vicine alle nostre, poi il campo d’indagine è esteso all’attualità, con dati e informazioni precise: Rita Picchi ci porta per mano in un viaggio nel reale attraverso le suggestioni del cinema, il segno del libro infatti è la capacità di stabilire una illuminante continuità tra cinema e realtà, muovendo l’analisi con grazia e precisione tra queste due dimensioni, mescolando emozioni legate alle protagoniste che attraversano anche la nostra anima.

    Per Kurumuny Edizioni – Info (3299886391) (http://www.kurumuny.it)
    Info - www.isoladelcinema.com

    domenica 8 luglio 2012

    Kurumuny edizioni e Marthia Carrozzo al Festival del Libro Possibile a Polignano a Mare


    Nell'ambito del festival "Il libro possibile" che si terrà a Polignano a Mare dall'11 al 14 Luglio la casa editrice Kurumuny presenterà il volume Di bellezza non si pecca eppure. Trilogia di Idrusa di Marthia Carrozzo. Presentazione e reading a cura di Marthia Carrozzo con accompagnamento musicale a cura di Emanuele Coluccia. Appuntamento alla storica Balconata Santo Stefano di Polignano a Mare l’11 luglio alle ore 22,00

    Il libro - “Un piccolo gioiello di poesia erotica, o anche un meraviglioso trattatello di tattiche per guerre sentimentali. O anche tutti e due insieme”.(Lello Voce)
    Sembra fatta di pura voce, questa novella Idrusa. Nuovo ritratto in versi di Marthia Carrozzo, di quella che fu, nella penna della Corti, la più bella donna di Otranto, capace di calamitare, al suo passaggio, ogni singolo sguardo, diviene, in questa Trilogia di Idrusa, appunto, un purissimo richiamo all'acqua che ne computa il nome, senza dimenticare il sale, stemperando in suoni, in echi di quel mare da cui nasce e a cui torna e vuol tornare, la forza d'un canto di guerra e d'amore, che ingaggia un corpo a corpo col mondo intorno, col mondo tutto con cui vuole e sa dialogare, ricercando in esso, come in un unico grande banchetto totemico, la pelle amata. "Sei brace azzurra, luce lattea che mi scalda. / Che fa ferita, che mi scuce e appresta a resa. / Sei la ferocia della pelle sulla pelle. / Il credo unico che sgrani tra i miei seni". Un poemetto per voce e fiato, che sfugge agli occhi che ne inseguono il ritmo incalzante sulla pagina scritta, che nella pagina non vuole e non sa stare, irriverente e viva, "fatta d'arcobaleno" come fu la bella Idrusa, che di bellezza fa il suo baluardo, la luce che ne ammanta le movenze e ne assolve ogni colpa, perché, citando l'inusuale titolo di quest'opera: Di bellezza non si pecca eppure. E di bellezza, allora, non pecca, ma osa, Idrusa, al limite della colpa, se colpa vi sia in faccende d'amore, perché non si possa mai dire di lei che non abbia vissuto, che non abbia tentato e creduto. Un canto di vita, questa Trilogia di Idrusa, sensuale, di una sensualità cosciente cui già ci aveva abituato Marthia Carrozzo, nel suo scrivere del corpo senza lesinare parole, ma usandole e osandole, nominando, come nella Genesi biblica, in una scelta lessicale attenta e accurata, mai casuale, ogni parte, ciascuno dei sensi con il nome che gli è proprio. Un canto che riprende la modalità formulaica degli antichi rapsodi, perché alla poesia spetti il tornare al proprio ruolo, centrale, di cassa armonica di un sentire comune. Perché Idrusa è Idrusa, certo, ma è tutte e ciascuna insieme: creature, donne e uomini, al cospetto del proprio stesso corpo, per imparare da lui solo le leggi di un sapere troppo spesso messo a margine. «Ogni verbo è prima nei nostri muscoli, che nella nostra lingua», dirà meglio Lello Voce, nella Prefazione, e allora, anafore, allitterazioni, ripetizioni incalzanti sembrano suggerirci, lungo lo svolgersi per Stanze di questo piccolo poema, la necessità estrema di riappropriarci del nostro suono, della nostra capacità di dirci e consegnarci in una voce che non sia vuoto e flebile assenso, ma consapevolezza piena di sé in ogni piega del nostro sentire e mostrarci, così come per l'Idrusa d'antica memoria ("non mi lasciava mai la volontà d'essere bella"). "Solo per smettere, soltanto, e non mentire. / Per non mentire, mentre ancora è troppo presto." Ciò che se ne coglie è, allora, «Una litania di lussuria e abbandono, di libertà e desiderio, una serenata al rischio e all’acrobazia, una melopea per ogni abbandono e per ciascuna ribellione». (Lello Voce), perché Eros è fuoco purissimo, mai volgare, che parla unicamente alla bellezza e la bellezza, come la bella Idrusa, procede scalza di piedi e voce a dirci il «Peso specifico del mare nell'amore», a mostrarci che è ancora possibile.

    Di bellezza non si pecca eppure TRILOGIA DI IDRUSA di Marthia Carrozzo con illustrazioni di Ever trip (Kurumuny Edizioni)

    sabato 7 luglio 2012

    “In viaggio con Che Guevara. Come partire, perché, quando” di Andrea Semplici (Terre di Mezzo) e “In viaggio con Kapuscinski. Dialoghi sull'arte di partire” di Andrea Semplici (Terre di Mezzo). Intervento di Nunzio Festa


    In questi giorni, a Matera, nella città dei Sassi zeppa di lentezza meridiana e, sembrerà strano, anche d'indifferenza e velocità più che post-moderne, per così dire, il giornalista e scrittore, ma soprattutto viaggiatore-viaggiante Andrea Semplici, appassionato di foto e fotografia, sta portando a spasso le sue tante e diverse pubblicazioni uscite per Terre di Mezzo insieme a una compagine artistico-musicale guidata dalla voce gentile e calda di Adele Caputo. La manifestazione itinerante, che va tra terrazze e luoghi un po' meno intimi, pur partendo sempre dal principio d'appartenenza quasi famigliare e sentimentale, oltre che ovviamente politica, si chiama "Libri Semplici". E s'è trovata, per dire, tra lo sfascio del carro di cartapesta e cartapestato della Bruna materana e l'ultimo round degli Europei di calcio, intanto. Però attirando un successo da pesare col tono della condivisione. Non solo numeri. Non solamente le case riempite per l'occasione. Quindi ne abbiamo approfittato per incontrare, grazie alla cortesie delle piccole e combattive edizioni, due testi di Semplici. Premesso che non è l'originalità della lingua che ci convince maggiormente, possiamo già affermare che la volontà di Andrea Semplici, coccolato dal sogno solito e utilizzato da secoli del realismo magico di stampo sudamericano e dunque soprattutto postatoci dall'intramontabile e nostalgico sempre Gabo, è quella d'invitare alla partenza costante. Portando pezzi d'altro mondo - altri mondi - nelle latitudini meno sperimentate dalle magie della forza primitiva (e lasciamo veramente tra parentesi le lande che stanno divenendo piano piano nuovo Occidente di marca orientale): le nostre; s'entri, per fare un esempio, senza imprudenza, nell'ultimo "In viaggio con Che Guevara" e "In viaggio con Kapuscinski", questo nello specifico pubblicato per la prima volta nel 2010 e ripubblicato l'anno scorso. La dichiarazione d'amore, non al "mito" ma all'uomo e combattente-viaggiatore Che, è quella che consente a Semplici di ridarci un viaggio nei luoghi argentini che il guerrigliero, con "Alberto e con la moto", fece prima di diventare liberatore di Cuba. Da questo libricino, tra l'altro, apprendiamo che oggi, a Menem fatto, il presidente della parità peso-dollaro e del peggioramento esponenziale delle condizioni di vita del suo Paese, non è più possibile entrare col treno nel cuore dell'Argentina. Ma sono necessarie ore e ore di pullman. Comunque la pubblicazione, ovvero il viaggio di Semplici, rifà le tappe del Che Guevara che stava per diventare medico. Fornendo, in fondo al testo, una serie di consigli a chi volesse re-inventare le visite d'Argentina e della sua pampa. Ryszard Kapuscinski, che spesso nel libro l'autore omaggia col soprannome amichevole "Kapu", potremmo dire che è il maestro del giornalista fiorentino. Qui, infatti, lo scrittore, per dire, ricorda come aveva invitato Kapu anche nella sua Firenze prima della scomparsa di quest'ultimo. Semplici ci spiega, in poche pagine, R. Kapuscinski. Le sue origini fra Urss e Bielorussia, potremmo sintetizzare. Visto che Kapu nacque in mezzo al dominio sovietico, prima che il suo luogo natale divenisse altra geografia politica insomma, e soprattutto molto prima che facesse le prime sperate partenze verso quelle che saranno in tutto "ventisette rivoluzioni" nel mondo. Tutte seguite. Sentite. Perché, è bravo Semplici a rimembrarci, il reporter Kapuscinski studiava molto prima di salpare e sapeva sempre, poi, che pezzo d'Africa in subbuglio andare a raccontare. Come poi ha fatto e farà Andrea Semplici, in ogni posto Kapu diventava cittadino di quel posto. L'unica maniera per narrarlo al meglio.

    venerdì 6 luglio 2012

    Ecco "Caminante” di Mino De Santis la prima produzione di ULULATI, la nuova collana di Lupo Editore dedicata alla musica


    Domenica 8 Luglio, presso l’Oasi Francescana di San Simone, frazione di Sannicola (LE), dalle ore 21.00, si terrà la presentazione di “Caminante”, di Mino De Santis, prima produzione di ULULATI, la nuova collana di Lupo Editore nata per diffondere e promuovere musica. Un nuovo cd, il secondo, per Mino De Santis, il cantautore protagonista di uno degli esordi più interessanti degli ultimi anni, sulla scia delle ballate impegnate di Fabrizio De André e con un’ironia lacerante, degna del migliore Rino Gaetano. “Caminante” sarà disponibile dal 9 luglio in tutte le librerie, e scaricabile su iTunes. Durante la serata, insieme a Mino De Santis suoneranno Pasquale Gianfreda al basso, Pantaleo Colazzo alla fisarmonica, Nazario Simone alle percussioni e la voce di Dario Muci. Importante anche la presenza, nel primo cd di ULULATI, di Mario Perrotta, attore a autore di caratura nazionale, che ha prestato la sua voce per l’introduzione e il finale di “Caminante”.

    giovedì 5 luglio 2012

    Templari in Terra d'Otranto? Se ne parla a Cannole


    “Sulle tracce dei Templari” (al Museo “Cav. Ubaldo Villani”, in via S. Giovanni a Cannole) è il titolo dell’interessante appuntamento organizzato il 7 luglio dall'Associazione Pro-loco Cerceto di Cannole, con il patrocinio dell'Ordine Militare e Religioso dei Cavalieri di Cristo e l’Ordo Equestris Templi Arcadia di Lecce. Interverranno:Oronzo Piccinno, Presidente Pro-loco Cannole; Dott. Cristiano Donato Villani, vice-presidente Pro-loco e Delegato Provinciale O.M.R.C.C.; Valentino Zanzarella, Gran Maestro dell’Ordo Equestris Templi Arcadia di Lecce; Arch. Salvatore Fiori, autore del libro "Templari in Terra d'Otranto". Si tratta di un appuntamento di grande rilievo culturale soprattutto perché getta delle luci nuove su una porzione della storia del nostro territorio tutta ancora da scoprire.  Per l’appunto il convegno verterà principalmente sulla "VINEA MAYSONIS TEMPLI TURSANI", un sito templare appartenuto alla Precettoria di Lecce da poco riscoperto, grazie al lavoro svolto dagli studiosi/ricercatori  S.Fiori e C. Villani. Moltissime le novità e le scoperte, tra le quali da menzionare una  crocetta da collo in bronzo, le incisioni e gli affreschi medievali provenienti dalla casina Tursani, il sigillo templare e tanto altro ancora. L'evento avverrà all'interno del bellissimo Museo della Civiltà Contadina appena inaugurato, dove saranno esposti alcuni manufatti architettonici templari provenienti dal sito di Tursani.

    Kurumuny edizioni a Bari alla Cantina Cianna Cianne con la mostra tratta da Il Prezzario della rinomata casa del piacere e una preziosa performance musicale


    L'Associazione “Nuovo sottano” in collaborazione con la storica Cantina di Cianna Cianne organizzano per venerdì 6 luglio alle ore  20.00 c/o la cantina di Cianna Cianne in Vico Corsioli 3, a Bari un incontro con la casa editrice Kurumuny Il giornalista Vinicio Coppola (Gazzetta del Mezzogiorno) presenterà PREZZARIO della rinomata casa del piacere a cura di Stefano Donno e Anna Chiriatti (kurumuny edizioni) e per l'occasione sarà allestita una mostra di immagini tratte dal volume. La serata proseguirà con un intervento musicale con le donne salentine di Cannole che canteranno brani tratti dal loro disco “Ricci i tuoi capelli” (Kurumuny edizioni) a cura di Luigi Chiriatti (con scritti di Luigi Chiriatti, Ciro De Rosa, Salvatore Esposito, Raffaele Cristian Palano, Adriana Benedetta Petrachi, illustrazioni di Lucio Montinaro. Il Cd “Ricci i tuoi capelli, arie e canti popolari di Cannole” è promosso con il sostegno di PUGLIA SOUNDS – PO FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV” ed è patrocinato dalla Povinicia di Lecce, dall’Istituto Diego Carpitella e dal Comune di Cannole). La casa editrice KURUMUNY nasce nel 2004, in un Sud animato da un fermento culturale che nel 2001 è stato linfa vitale dell’omonima rivista di cui la casa editrice è naturale proiezione. Ha mosso i primi passi nel mondo del libro con la ferma convinzione di restituire all’editoria un processo creativo e culturale: quest’idea è diventata la sua  vocazione consolidata nel tempo. Un percorso caratterizzato dalla cura artigianale nella costruzione del libro, dall'attenzione agli autori, dalla ricerca del particolare grafico.

    Prezzario della rinomata casa del piacere  a cura di Stefano Donno e Anna Chiriatti - Una piccola chicca per gli amanti del genere erotico. Nel 2008 è nato a Parigi il gigantesco archivio on line di fotografie erotiche d’epoca, contiene più di tremila scatti in bianco e nero, risalenti al periodo che va dal 1850 al 1950. La storia del sito affonda le radici nel dna di un parigino, Alexandre Dupoy, collezionista di foto spinte e proprietario di una libreria erotica. La casa editrice salentina Kurumuny pubblica il “Prezzario della rinomata casa del piacere“, un piccolo libro curato da Anna Chiriatti e Stefano Donno e nel quale, accanto a fotografie di nudi in senso classico, eleganti e appolinei - distanti dalle immagini contemporanee stilizzate digitalmente per essere destinati alla pubblicità dei giornali - campeggiano le parole intense dei poeti. Perciò, come sottolineano i curatori nell’introduzione, il Prezzario di Kurumumy è una galleria di fotografie reali, un manifesto della bellezza imperfetta e non certo un catalogo hardcore. Tra uno scatto in seppia e l’altro i Canti erotici dell’Armenia e quelli dei Tuareg, quelli dei Beduini, degli zingari di Mosca, i versi di Verlaine, di Neruda, dei Turcomanni dell’Altai, dei Berberi del Rif e di Keats, di Whitman e di Lorca, e ancora Parini, Gozzano. Cartoline postali per un erotismo quasi romantico come si legge nella nota dell’editore che racconta la collaborazione con Cecilia Mangini, regista documentarista pugliese che ha donato i documenti fotografici suggerendone la pubblicazione avvenuta quando - proprio come in un aneddoto romanzesco - l’editore rintracciò in un mercatino dell’usato la targa in lamiera con gli onorari e le prestazioni che le case del piacere offrivano ai loro clienti, una targa che è diventata, poi, la copertina di questa raccolta di poesie e immagini.


    Ricci i tuoi capelli a cura di Luigi Chiriatti (con scritti di Luigi Chiriatti, Ciro De Rosa, Salvatore Esposito, Raffaele Cristian Palano, Adriana Benedetta Petrachi, illustrazioni di Lucio Montinaro. Il Cd “Ricci i tuoi capelli, arie e canti popolari di Cannole” è promosso con il sostegno di PUGLIA SOUNDS – PO FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV” ed è patrocinato dalla Povinicia di Lecce, dall’Istituto Diego Carpitella e dal Comune di Cannole). 

    Le donne di Cannole hanno cominciato a cantare insieme in diverse e svariate circostanze: quando andavano insieme sul pullman che le portava alle terme, in giro nelle scampagnate con gli amici. Cantare per loro significa incontrarsi, cucinare, mangiare, dialogare, spettegolare in un tempo che non è caratterizzato dal ricordo del passato, ma che è il presente, il loro modo di esserci e di vivere oggi la loro presenza. Il canto come categoria espressiva del bello che non serve, come in passato, a esorcizzare la morte, la durezza della vita e il destino di una non umanità, ma che rappresenta se stesse in relazione alla loro comunità. Canto come gioia, socializzazione, un modo di ironizzare su altri e su se stesse, alternativa ai luoghi comuni della televisione e della globalizzazione. Ancora una volta la ricerca etnologico-musicale si fonde con lo stare insieme, creando occasioni di festa che sono anche occasioni di scambio reciproco, per le quali il termine concerto è a dir poco riduttivo.
    La maggior parte del repertorio presente in questo lavoro è rappresentato dai canti diffusi in tutta la Penisola: canti narrativi e romanze delle opere liriche diffuse dalle bande locali. Questo elemento conferma, ancora una volta, come la poesia popolare e la sua musica, che toccano corde del sentire comune, sono conosciute ovunque, appartengono a tutti e suscitano uguali sentimenti anche se il “modo” di esecuzione assume caratteristiche diverse e le fanno appartenere al luogo e al tempo in cui vengono eseguiti. Al centro dell’indagine che ha dato vita a questa pubblicazione è la voce che è corporeità, spessore, timbro, calore comunicativo, ma che significa anche riannodare i fili della memoria, narrare, testimoniare. Non è un dato casuale, considerata la preponderanza che la voce, vista nel suo profilo performativo, ha assunto nell’odierna analisi demo-etno-antropologica. E il Salento è terra di voci e di canti, benché lo si associ più spesso al battito del tamburello e alla danza. I canti a sole voci di questa raccolta possiedono una marcata valenza emozionale. Sono storie conosciute o meno, nel segno delle sfaccettature dell’amore, della fatica del lavoro, delle relazioni sociali, della quotidianità, dell’emigrazione, della lontananza. Canto giocoso e nudo, senza orpelli e senza palchi e riflettori, un cantare distante dai codici spettacolari. La proposta delle cantatrici di Cannole è il segno di quanto l’analisi della pluralità sonora salentina non possa darsi del tutto completata e riveli ancora tesori, al di là del mare, sole, mieru (vino) e pizzica, giustamente celebrati, ma più spesso spacciati e consumati con superficialità. Il volume è corredato da due Cd che contengono un’antologia di brani scelti, per un totale di 42 tracce. Nel repertorio delle donne di Cannole sono confluite arie, romanze e canti narrativi provenienti da tutta Italia: probabilmente ciò è dovuto al fatto che in questo gruppo ci sono donne che hanno vissuto all’estero per venticinque, trent’anni e che certamente hanno avuto rapporti con connazionali provenienti da altre zone della nostra penisola. Anche i canti salentini del loro repertorio provengono da zone diverse come il Capo o le aree di Martano e altre zone del Salento. Alcune di queste donne infatti non sono native di Cannole: una proviene da Martano, un’altra da Poggiardo, un’altra ancora è originaria di Galatina, trasferitesi poi a Cannole per ragioni di lavoro o piuttosto perché hanno sposato qualcuno del posto. Probabilmente da bambine hanno ascoltato i canti del loro luogo di origine e poi li hanno conservati come antichi ricordi di famiglia.


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    mercoledì 4 luglio 2012

    Storia ragionata delle lenti a contatto di Stefano Domenichini. Da oggi 3 luglio in tutte le librerie on line (Perdisa Pop collana Epop)


    Un uomo perde una lente a contatto nel lavandino, guarda l'orologio e decide di andare subito dall'ottico. Inizia cosi un viaggio stralunato nel regno dell'oftalmologia e oltre, ricco di spassose digressioni sulla vita quotidiana, gli affetti, la realtà che ci circonda. vDall'autore di Acquaragia - il suo libro d'esordio che ha sfiorato il prestigioso Premio Chiara nel 2010 - un racconto in cui l'umorismo esplode in ogni pagina, sostenuto da una scrittura brillante, imprevedibile e sempre acuta. “Non chiedere mai chi ha inventato le lenti a contatto. Tanto è inutile. O c'è un brevetto ancora monetizzabile, o ti risponderanno sempre cosi: Leonardo. Nel caso in cui ci sia un brevetto ancora monetizzabile, allora la risposta sarà: si, è vero, ma ci aveva già pensato Leonardo. Genio. Ci mancherebbe. Un tipo scattante, infervorato, in continua trance inventiva. Considerando anche che ci si è messo da vecchio. Non si è mai visto un Leonardo giovane all'opera: ha sempre la barba bianca, e pure i capelli, radi per di più. E ha messo su bottega, nel frattempo, un po' gli ci sarà voluto.”

    Stefano Domenichini è nato a Reggio Emilia il 19 agosto 1964. È avvocato, mestiere che lo ha portato a lavorare e abitare a Milano, Roma e Bologna. Nel 2004 è tornato a Reggio Emilia, dove vive ancora adesso. Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Amore e altre passioni (Zona, 2005) e Lama e Trama 3 (Zona, 2006). Nel 2010 ha pubblicato la raccolta di racconti Acquaragia (Perdisa Pop), finalista al Premio Chiara 2010. "Storia ragionata delle lenti a contatto" è il secondo titolo della collana ePop, che propone libri Perdisa Pop pubblicati esclusivamente in versione digitale. Con le copertine di Ivana Stoyanova, significativamente ispirate al test di Rorschach, la collana offre una selezione di testi brevi, economici e facili da acquistare, per dare ai lettori la possibilità di conoscere e apprezzare scritture originali e di qualità.

    martedì 3 luglio 2012

    Esce in libreria C’era una volta il Sudrafica di Marianna Lunardoni (Youcanprint)


    Sudafrica: nelle solitudini del Karoo c’è un bimbo bianco salvato da un guerriero nero. Il trovatello parte alla scoperta di un’umanità – arcobaleno che non si rivela un arcobaleno troppo allegro. Compie il suo viaggio per diventare grande e si ricongiunge ai progrediti bianchi per concludere che… sono meglio i primitivi neri. E’ protagonista di un’avventura a tratti struggente, a tratti spassosa che parla d’amore. Scenario è il Grande Trek, immane esodo dei Boeri alla ricerca di un’improbabile Terra Promessa.

    In libreria “Di bellezza non si pecca eppure …” (TRILOGIA DI IDRUSA) di Marthia Carrozzo. Con illustrazioni di Ever Trip (Edizioni Kurumuny). Prefazione di Lello Voce


    Nuovo ritratto in versi di Marthia Carrozzo, di quella che fu, nella penna della Corti, la più bella donna di Otranto, capace di calamitare, al suo passaggio, ogni singolo sguardo, diviene, in questa Trilogia di Idrusa, appunto, un purissimo richiamo all'acqua che ne computa il nome, senza dimenticare il sale, stemperando in suoni, in echi di quel mare da cui nasce e a cui torna e vuol tornare, la forza d'un canto di guerra e d'amore, che ingaggia un corpo a corpo col mondo intorno, col mondo tutto con cui vuole e sa dialogare, ricercando in esso, come in un unico grande banchetto totemico, la pelle amata. "Sei brace azzurra, luce lattea che mi scalda. / Che fa ferita, che mi scuce e appresta a resa. / Sei la ferocia della pelle sulla pelle. / Il credo unico che sgrani tra i miei seni". Un poemetto per voce e fiato, che sfugge agli occhi che ne inseguono il ritmo incalzante sulla pagina scritta, che nella pagina non vuole e non sa stare, irriverente e viva, "fatta d'arcobaleno" come fu la bella Idrusa, che di bellezza fa il suo baluardo, la luce che ne ammanta le movenze e ne assolve ogni colpa, perché, citando l'inusuale titolo di quest'opera: Di bellezza non si pecca eppure. E di bellezza, allora, non pecca, ma osa, Idrusa, al limite della colpa, se colpa vi sia in faccende d'amore, perché non si possa mai dire di lei che non abbia vissuto, che non abbia tentato e creduto. Un canto di vita, questa Trilogia di Idrusa, sensuale, di una sensualità cosciente cui già ci aveva abituato Marthia Carrozzo, nel suo scrivere del corpo senza lesinare parole, ma usandole e osandole, nominando, come nella Genesi biblica, in una scelta lessicale attenta e accurata, mai casuale, ogni parte, ciascuno dei sensi con il nome che gli è proprio. Un canto che riprende la modalità formulaica degli antichi rapsodi, perché alla poesia spetti il tornare al proprio ruolo, centrale, di cassa armonica di un sentire comune. Perché Idrusa è Idrusa, certo, ma è tutte e ciascuna insieme: creature, donne e uomini, al cospetto del proprio stesso corpo, per imparare da lui solo le leggi di un sapere troppo spesso messo a margine. «Ogni verbo è prima nei nostri muscoli, che nella nostra lingua», dirà meglio Lello Voce, nella Prefazione, e allora, anafore, allitterazioni, ripetizioni incalzanti sembrano suggerirci, lungo lo svolgersi per Stanze di questo piccolo poema, la necessità estrema di riappropriarci del nostro suono, della nostra capacità di dirci e consegnarci in una voce che non sia vuoto e flebile assenso, ma consapevolezza piena di sé in ogni piega del nostro sentire e mostrarci, così come per l'Idrusa d'antica memoria ("non mi lasciava mai la volontà d'essere bella"). "Solo per smettere, soltanto, e non mentire. / Per non mentire, mentre ancora è troppo presto." Ciò che se ne coglie è, allora, «Una litania di lussuria e abbandono, di libertà e desiderio, una serenata al rischio e all’acrobazia, una melopea per ogni abbandono e per ciascuna ribellione». (Lello Voce), perché Eros è fuoco purissimo, mai volgare, che parla unicamente alla bellezza e la bellezza, come la bella Idrusa, procede scalza di piedi e voce a dirci il «Peso specifico del mare nell'amore», a mostrarci che è ancora possibile.

    lunedì 2 luglio 2012

    IN VERITA’ E’ MEGLIO MENTIRE DI KERSTIN GIER (CORBACCIO)


    158 di quoziente intellettivo, plurilaureata, brava musicista, una maga con i numeri, carina, un po' freak e... vedova a nemmeno trent'anni: Carolin trova che la sua vita sia decisamente complicata e che la sua intelligenza rappresenti più che altro un impiccio nella ricerca della felicità. Ha abbandonato il fidanzato Leo per il padre di lui, Karl, uomo ben più affascinante e in grado di apprezzare le qualità di lei. Ma dopo cinque anni Karl muore lasciandola in un mare di guai, primo fra tutti una favolosa eredità di cui Carolin non sospettava l'esistenza, e un esercito di parenti infuriati che la rivendicano. Fra pessime psicoterapeute, farmacisti sospettosi e avvocati minacciosi, Carolin cerca di superare il suo dolore, cavarsi fuori dai guai e, perché no?, trovare l'uomo giusto per lei e a cui non importa se è "troppo" intelligente.

    domenica 1 luglio 2012

    THE MAGIK DI RHONDA BYRNE (MONDADORI)


    Alcune parole delle Sacre Scritture sono state lette e rilette per più di duemila anni, eppure sono state quasi sempre fraintese, male interpretate o non comprese fino in fondo. Nella storia solo pochi eletti hanno saputo svelare il mistero di quelle parole. E comprendere che costituiscono in realtà un enigma, risolto il quale si apre davanti ai tuoi occhi un nuovo mondo. In "The magic", Rhonda Byrne intende svelare questo sapere, spiegando come trasformare la propria quotidianità grazie a queste conoscenze.

    sabato 30 giugno 2012

    La Prima regola di Robert Crais (Mondadori)


    Frank e Cindy Meyer, una coppia felice con due bambini, sono la perfetta incarnazione del sogno americano, fino al giorno in cui una banda di ladri professionisti fa irruzione nella loro casa di Los Angeles uccidendo tutta la famiglia e Ana, la loro baby sitter serba. È il settimo colpo messo a segno dalla banda in pochi mesi. I suoi membri sono degli specialisti e non lasciano indizi utili alle indagini, solo una scia di cadaveri. L'unico elemento in comune tra le vittime è che si era sempre trattato di criminali che nascondevano grandi quantità di droga e denaro. Ma non è certo il caso di Frank Meyer, un commerciante di abbigliamento la cui unica eccezione a una vita tranquilla era di aver lavorato molto tempo prima come mercenario. La polizia, però, sospetta che fosse implicato in certi affari sporchi, anche in ragione del suo passato. È lì che va cercata la causa di una fine così crudele? Di quel passato fa parte anche l'investigatore Joe Pike: Frank era uno dei suoi uomini migliori nelle missioni da lui condotte negli angoli più pericolosi del pianeta. Pike non riesce a credere che il suo vecchio compagno fosse immischiato con la malavita e comincia una propria indagine, deciso a sgombrare il campo dai sospetti e a vendicare l'amico. Perché Frank e la sua famiglia sono stati sterminati? Con l'aiuto del fidato socio Elvis Cole e di un altro ex mercenario, il beffardo e feroce Jon Stone, Pike si addentra in una Los Angeles oscura e violenta, nei covi dei più spietati criminali...

    venerdì 29 giugno 2012

    Tu sei mio. La confraternita del pugnale nero. Vol. 8 di J.R. Ward (Rizzoli)


    Ha occhi azzurri freddi e opachi, John il muto, incapaci di riflettere la luce e di svelare al mondo il suo travagliato passato da umano. Ora, lottando al fianco dei vampiri, si è guadagnato un posto nella Confraternita del Pugnale Nero. E anche se le sue emozioni non trovano parole, nel suo cuore hanno il suono assordante della passione: John lotta per Xhex, la femmina guerriera metà vampira e metà symphath che lo ha fatto innamorare. Un amore che John si è inciso sulla pelle con un tatuaggio, adesso che Xhex è scomparsa. Partita in una missione contro i feroci tesser, Xhex è rimasta prigioniera e schiava del loro capo Lash, il mezzosangue vampiro figlio dell'Omega che adesso controlla il mercato della droga a Caldwell. Toccherà a John affrontare il male incarnato da Lash per salvare Xhex dal suo carnefice, oltre che da se stessa. Perché Xhex è una donna forte che rifiuta di essere amata, non una vittima inerme in attesa di un salvatore. E John un uomo tormentato, che non ha mai saputo rimarginare le ferite della sua prima vita. Ma il destino insegnerà a entrambi che due anime gemelle non possono combattere contro l'amore vero.


    giovedì 28 giugno 2012

    Profiler Lynda La Plante (Garzanti Libri)


    Prigioniero 6678905: questo è il suo nome adesso. Cameron Welsh non ha nessuna possibilità di uscire dal carcere di massima sicurezza di Barfield, è stato condannato a ben due ergastoli. Ed è giusto, perché Cameron Welsh è decisamente colpevole di tutto ciò di cui è stato accusato. È un serial killer eccezionalmente crudele e psicopatico, ma non solo, è anche perverso e molto intelligente. La sua ossessione per Anna Travis risale a diversi anni prima, quando l'ha vista per la prima volta, la notte in cui è stato catturato. Anna era un semplice agente della squadra omicidi. Adesso Anna ha fatto carriera, è diventata ispettore capo. Si è emancipata dal suo mentore, Langton, e per la prima volta deve condurre in prima persona un'indagine su una serie di omicidi. Un caso complicato, in cui le vittime sono tutte donne che non hanno niente in comune fra di loro, tranne il modo in cui sono state uccise e l'autostrada vicino alla quale vengono ritrovate. Quello che Anna non sa è che non è completamente sola. Cameron Welsh non esita un momento a scriverle una lettera offrendole il suo aiuto. Chi meglio di lui, un serial killer, può aiutarla come profiler? Solo lui è in grado di capire fino in fondo i meccanismi di una mente malata, cosa lo spinge a uccidere, perché sempre in quel modo. Anna è determinata a risolvere il caso e accetta il suo aiuto. Ma non immagina che anche dietro le sbarre, Cameron Welsh sa essere più pericoloso di una velenosa vedova nera.

    mercoledì 27 giugno 2012

    Tra amici di Amos Oz (Feltrinelli)


    Con poche pennellate precise, Amos Oz ricrea il microcosmo di un kibbutz israeliano negli anni cinquanta. Dal giardiniere timido e solitario che ha la passione di dare brutte notizie alla donna lasciata dal marito per un'altra che le vive praticamente accanto; dal mite elettricista che, con sbigottita discrezione, non riesce a capacitarsi dell'amore della figlia diciottenne per il suo insegnante di storia al falegname pettegolo che, in preda all'ira, si accanisce su un bambino per dare una lezione a chi ha maltrattato suo figlio; dalle tentazioni sensuali del segretario del kibbutz durante la sua ronda notturna allo struggente racconto agrodolce degli ultimi giorni di un calzolaio anarchico, appassionato di esperanto e del futuro dell'umanità. Infine, due scelte opposte di fronte al dilemma tra andare e stare: quella di Moshe, che confrontandosi con il padre malato in ospedale finisce per riconoscersi in tutto e per tutto membro del kibbutz, e quella di Yotam, che invece dentro il kibbutz soffre e vorrebbe andare a studiare in Italia, dallo zio che lì ha fatto fortuna. Un affresco popolato di personaggi che ritornano di storia in storia e che devono la loro forza a un'intensa, luminosa umanità.

    martedì 26 giugno 2012

    TYPOS 0.2 – CARTABIANCA DI GUIDO SGARDOLI (FANUCCI)


    In una società dove l’informazione quotidiana è una menzogna, gli agenti Typos sono spacciatori di verità. Una volta scoperta non puoi più farne a meno. I ragazzi della squadra Typos devono scoprire cosa si nasconde dietro ai miracolosi semi transgenici prodotti dai laboratori AgroGen. I semi sembrano in grado di sviluppare piante anche nei terreni compromessi dall’invasione del misterioso fungo nero, un microbatterio che ha gettato sul lastrico migliaia di agricoltori e fatto precipitare la Borsa. Le indagini li portano nell’arido deserto di Dos Passos, dove ha sede la AgroGen. Qui proveranno a introdursi nei segretissimi laboratori utilizzando le doti di Morph e di Gipsy. Ma ogni tentativo sembra vano; senza contare che a mettere loro i bastoni tra le ruote c’è il terribile Cartabianca, l’uomo senza volto. Quando però sembra che la verità possa trionfare, giunge un fatto inaspettato e sconvolgente...
    Guido Sgardoli, nato a San Donà di Piave nel 1965, vive e lavora a Treviso. Laureato in Veterinaria, ha coltivato anche la passione per il disegno, l?animazione e la scrittura. Dopo l?esordio con Salani nel 2004, ha scritto numerosi titoli di narrativa dedicati al pubblico dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti con i più importanti editori italiani. Molti suoi libri sono stati tradotti all?estero. Ha vinto il Premio Bancarellino 2009 con Eligio S. I Giorni della ruota (Giunti) e l?Oscar della narrativa per ragazzi, il Premio Andersen 2009, come miglior autore; il Premio Cento 2012 con Due per uno (Nuove Edizioni Romane) e il Premio LiBeR 2012 con The Frozen Boy (Edizioni San Paolo), romanzo con cui è stato selezionato dalla International Board on Books for Young People Italia (IBBY) come miglior scrittore nella Honour List 2012. Con Fanucci Editore ha pubblicato anche La grande avventura di Geremia Smith, nella collana Collezione Tweens.