Figlio di garibaldino e nipote di
carbonaro, Michele Viterbo è senza dubbio una figura ‘controversa’ e
interessantissima da studiare oggi. E l’anno scorso, in occasione dell’150°
cerimoniale dell’Unificazione territoriale della Penisola, il sempre
intraprendente, lungimirante e molto scaltro editore Laterza ha ripubblicato,
con il sostegno economico e ideale della Presidenza della Regione Puglia, il
saggio che lo storiografo pugliese pubblicò per la prima volta fino al ‘966
(sempre per Editori Laterza, e si veda la prefazione del ’59 alla nuova
edizione) e dalla casa editrice fondata da Giuseppe Laterza di nuovo fu messa
in catalogo nel 1987, “Gente del Sud”. Ma se capiamo bene per quali ragioni di
marketing le edizioni abbiamo espunto dalla biografia lanciata in bandella che
Viterbo fu podestà, non capiamo di contro come sia possibile che Vendola,
invece, abbia voluto nella sua lezione posizionata a fondo libro annientare la
stessa biografia dell’elogiato “meridionalista” Michele Viterbo: facendo così
una manovra disonesta e buona a togliere di mezzo proprio la fetta di
ragionamento più problematica sul passato dello studioso; evidentemente è troppo
difficile e dispendioso, adesso, per una figura di spicco della politica
nazionale, proporre riflessioni che facciano nascere dibattiti seri su letture
e analisi di protagonisti delle vicende locali, su donne e uomini che han
condizionato lo sviluppo del Meridione. Si ricordi, per prima cosa, che Michele
Viterbo non ha solamente fatto e rifatto il percorso della storia, bensì è
stato uomo alla quale “sono legate moltissime realizzazioni, tra cui la Pinacoteca provinciale
di Bari, il campo d’aviazione di Palese (Ba), l’azione risolutiva per la
istituzione dell’Università e della Fiera del Levante, la costruzione di vari
istituti scolastici, la creazione di una fitta rete di dispensari, l’Ente
pugliese di cultura popolare, la
Camera di commercio italo-orientale, il Consorzio per la
bonifica del Locone, il restauro di Castel del Monte e di altri monumenti”.
Penna prolifica nel frattempo, quindi, Viterbo è stato certamente esponente di
rilievo della classe dirigente almeno di Puglia. Scrittore, giornalista,
politico, autore di tanti scritti spesso coperti dallo pseudonimo Peucezio,
comunque Viterbo, ricordiamo per quante e quanti l’avessero dimenticato, fu
esponente importante del fascismo. Personalità, tra l’altro, che a fascismo
storico finito non ebbe nemmeno bisogno d’abbeverarsi all’acqua
dell’antifascismo di comodo. Nel poderoso Gente del Sud, però, è stipato
quell’approccio intransigente alla materia-mondo/società di Michele Viterbo.
Una fede nelle cose che lo portò a ragionare molto lucidamente durante
l’oppressione fascista e dagli anni Cinquanta in avanti. Dove presenta proprio
il fenomeno della Carboneria, Viterbo non risparmia polemiche, per dire, a un
Mazzini – suo maestro - che non aveva riportato la reale grandezza
dell’episodio caratterizzante ‘Sud’ nei suoi scritti. Perché, appunto, non si
trattò che d’esperimento nato, radicato, sviluppatosi nel Meridione. In una
Bassa Italia che era stata, in molti momenti, fondamento di ricchezza persino,
e non solamente futura e presente arretratezza e peso per l’Europa intera. Anzi
vanto d’Europa, era. Sua salvezza, persino. Fino alla Giovine Italia. La Giovane Europa.
Con un apporto meridionale d’azione e pensiero che sfociò in tanti fuochi di
rivolta. Seppur finiti male. Moti rivoluzionari, azioni di ribellione provati
nel Mezzogiorno oggi quasi completamento sfinito dagli eventi storici
novecenteschi e dalle dittature dei più ignoranti dirigenti che possano esserci
stati ed esserci ancora. Viterno rilegge il murattismo, figure che hanno nomi
quali L’unità italiana, Farini-Minghetti e Carlo Poerio. Il secondo libro di
Michele Viterbo affronta “La
Rivoluzione (mancata) del 1848 in Terra di Bari”. Ce
la spiega. Ridandoci altri volti riscattati dall’oblio, chiaramente. Giovanni
Cozzoli, Giuseppe Bozzi, ecc. Prima di finire nell’intralcio della “Dieta di
Potenza” che “raccolse i rappresentanti dei circoli di Lucania, Puglia e
Molise”. Siamo nel 25 giugno del ’48. Ma si va ancora più a fondo, ancor più
vicini a noi grazie a quest’imponente monografia sul Risorgimento e
l’Unificazione italiana. Arrivando ai primi anni Venti del Ventesimo secolo.
Nella “questione meridionale” infine. “Nonostante l’amore per la sua terra che
lega l’autore alla sua terra, nessuna falsa apologia: i giudizi di Michele
Viterbo sono obiettivi e sereni, la sua ricostruzione storica evita gli errori
e supera le false interpretazioni in cui sovente incorre la storiografia
regionale”, scrisse Tommaso Pedìo in un suo monumentale ritratto.
Pagine
Evidenzia Libri - Libri e dintorni news
venerdì 13 luglio 2012
giovedì 12 luglio 2012
Punto di rottura di Simon Lelic (Fanucci – Time Crime). Traduzione di Lisa Maldera. In libreria da oggi
Simon Lelic ci regala qui un
romanzo poetico e feroce, forte di una trama di tale potenza e attualità e di
una così inequivocabile qualità letteraria da essere diventato un caso
letterario sia in Europa sia negli Stati Uniti, dove è stato segnalato dal New
York Times come il crime più importante dell’anno.
Estate. Mattina. Una scuola come
tante, in un sobborgo di Londra. Professori, preside e alunni sono riuniti in
assemblea plenaria nell’aula magna. Tema all’ordine del giorno: la violenza.
Qualche giorno prima Elliot Samson, dieci anni, è stato selvaggiamente
aggredito da un gruppo di compagni più grandi. Pochi minuti dopo uno dei
docenti, Samuel Szajkowski, apre il fuoco sui presenti. Cinque morti, quattro
allievi e un’insegnante. La sesta vittima è l’omicida: un colpo solo, alla
testa. Il caso viene aperto e subito chiuso visto che, in realtà, un caso non
c’è. Ma l’ispettore Lucia May non si arrende all’evidenza: caparbiamente,
inizia a interrogare allievi, docenti, il preside, i genitori delle vittime.
Cosa ha spinto un timido, riservato professore di storia a commettere un
crimine così efferato? Ognuno ha una spiegazione da dare, una sua
interpretazione dei fatti, dei moventi; ma la verità è una terra straniera, un
labirinto di dubbi attraverso cui emergono, via via più nitidi, il ritratto di
un uomo qualunque e le motivazioni della sua scelta. Fare fuoco, per non
soccombere.
Simon Lelic è nato a Brighton nel
1976 da padre sloveno e madre inglese. Dopo aver lavorato a Londra come
giornalista free-lance, ha rilevato l’impresa paterna di import-export. Lelic
ha da poco lasciato Londra, dove ha vissuto per dieci anni, per trasferirsi
nuovamente a Brighton, dove abita con la moglie e due figli.
«Io scrivo per porre delle
domande ai lettori. Per far sì che si soffermino a considerare il punto di
vista meno banale, quello che non emerge dalle notizie di cronaca, dai titoli
cubitali dei giornali. La realtà è invece piena di sfumature, di grigi: sono
l’essenza stessa delle cose, anche se sembriamo averlo dimenticato.» Simon
Lelic
Morte di uno sbirro di William Landay (Fanucci Time Crime) in libreria da oggi
Con questa folgorante opera
d’esordio, salutata dal plauso di critica e pubblico, William Landay si colloca
tra i maestri del thriller americano, al fianco di autori del calibro di
Michael Connelly, David Baldacci, Dennis Lehane. È autore di In difesa di Jacob
(Timecrime 2012, in
anteprima mondiale), che in due mesi ha venduto in Italia 50.000 copie e
500.000 copie tra Stati Uniti e Inghilterra. I diritti cinematografici sono
stati acquisiti dalla Warner Bros, e il suo The Strangler è stato finalista
allo Strand Magazine Critics Award 2007 come miglior thriller dell’anno. Morte
di uno sbirro, la sua opera d’esordio, è stato venduto in sedici Paesi e ha
vinto il Dagger Award for Best First Crime Novel.
«Qualsiasi storico ve lo può
confermare: le concatenazioni di eventi non hanno mai fine. Non esiste alcuna
causa senza un effetto, alcun incidente senza il suo seguito.»
Versailles è una tranquilla
località turistica del Maine che si anima solo d’estate, con l’arrivo dei
bostoniani in vacanza. Per il resto dell’anno è semideserta e non vi accade mai
nulla: ecco perché, a soli 24 anni, Ben Truman ha raggiunto la carica di capo
della polizia un tempo ricoperta dal padre. Ma un giorno d’autunno, in una casa
sul lago, viene trovato il cadavere di Robert Danzinger, un magistrato della
procura distrettuale.
Il caso sembra già risolto: la
vittima stava indagando su un traffico di droga a Mission Flats, il quartiere
più malfamato di Boston. Eppure, qualcosa non torna: le forze dell’ordine,
stranamente, non sembrano voler collaborare alle indagini, mentre iniziano a
emergere oscuri legami tra la morte di Danzinger e due vecchi casi mai
chiariti. Lentamente, Truman si trova davanti un invalicabile muro di omertà,
quasi che la verità fosse troppo sconcertante per essere portata alla luce.
William Landay si è laureato in
giurisprudenza a Yale ed è stato a lungo procuratore distrettuale. Attualmente vive e lavora a Boston, dove sta
scrivendo il suo quarto thriller.
«Scrivo thriller perché nel
crimine c’è qualcosa di profondamente drammatico. Offre un materiale
ricchissimo per un narratore, e lo ha sempre fatto. Molti dei grandi classici
della letteratura altro non sono, in fondo, che storie di crimini.» William
Landay
mercoledì 11 luglio 2012
ESCE PER KURUMUNY CICI CAFARO IO SCRIVO LA REALTA' A CURA DI EUGENIO IMBRIANI
Una testimonianza preziosa, un
lungo racconto in cui il flusso dei ricordi sembra riannodare le fila del
rapporto tra passato e presente, tra memoria e appartenenza. Un’autobiografia
che ci rivela una personalità emblematica e rappresentativa della cultura
dell’area grica del Salento. Cici Cafaro è un uomo che sembra aver vissuto
dieci vite in una: contadino, ambulante, poi emigrante e soldato, sempre
cantastorie instancabile che conosce, come gli antichi aedi, il segreto del
ritmo delle parole per incantare.
Eugenio Imbriani - ricercatore di
discipline demoetnoantropologiche, insegna Antropologia culturale
nell’Università del Salento, Facoltà di Scienze sociali, politiche, del
territorio, e afferisce al Dipartimento di Scienze sociali e della
comunicazione. È in servizio presso l’ateneo leccese dal 2000; in precedenza,
dal 1989, è stato in servizio presso l’Università della Basilicata. I suoi
interessi e la sua attività di ricerca sono orientati allo studio del folklore,
ai temi della cultura popolare, della scrittura etnografica, ai rapporti tra
memoria e oblio nella produzione dei patrimoni culturali e dei discorsi sulle
identità locali. Ha prodotto numerose pubblicazioni, monografie, saggi apparsi
su riviste, in volumi collettanei, atti di convegni.
B22 - è un laboratorio creativo
di due menti e quattro mani, Alessandro Sicuro e Francesco Cuna. Nel loro book,
in ordine sparso, grafica pubblicitaria, illustrazione, scenografie,
fotografia, pittura, disegno dal vivo, abbigliamento e qualsivoglia gesto
creativo. Il nostro motto? "Difficile, come affezionarsi ad una mosca, ma
non impossibile".
martedì 10 luglio 2012
Scirocchi Barocchi di Giuseppe Resta (Kurumuny) il 12 luglio a Galatone (Lecce)
Giovedì 12 luglio, alle ore 19,30,
presso il cortile del LAB 83,
in viale XXIV MAGGIO a GALATONE (Le), a cura delle
associazioni "MCE Piccolo Principe", "A Levante" e della
Libreria Hemingway, si presenterà in prima assoluta il libro "SCIROCCHI
BAROCCHI - Racconti meridiani di amore e rancore" scritto da Giuseppe
Resta ed edito dalla Casa Editrice Kurumuny. I racconti, molto diversi tra loro
ma accomunati da un irrefrenabile spirito savonaroliano, sono scritti in una
lingua sincera, potente e sfrenata che è anche cifra stilistica che pervade
l’intero volume. Un viaggio nel presente e nel recente passato, tra personaggi
e interpreti del Salento di ieri e di oggi. Bozzetti, istantanee, schizzi,
novelle, documentari, registrazioni e cartoline non illustrate provenienti dal
profondo sud-est della penisola. I racconti che si dipanano nel libro,
alternandosi tra commedia e tragedia, sviluppandosi intorno a quella
"pulitica" intesa dai vecchi salentini come dignità civica, come
rigore etico, presentabilità sociale. Un ritratto ironicamente impietoso, e
senza infingimenti, su di una realtà sociologica sciroccata. Da un rapporto
d’amore contrastato con questa terra, la riflessione su come eravamo e come
siamo diventati, così da ripartire per migliorarci.
Dialogheranno con l'autore ed il
pubblico lo scrittore Livio Romano e il saggista Mirko Grasso, l'attore,
scrittore e regista Andrea Baccassino e l'Editore Giovanni Chiriatti. Il
musicista Luigi Bruno (Opa Cupa -Muffx) predisporrà il commento sonoro.
In conclusione " Degustar
di-vino", a cura della Schola Sarmenti Vitivinicoltura, per brindare in
qualità all'evento.
SCIROCCHI BAROCCHI - RACCONTI MERIDIANI DI AMORE E RANCORE DI GIUSEPPE
RESTA CON ILLUSTRAZIONI DI LUCIO MONTINARO (KURUMUNY)
Bozzetti, istantanee,
schizBozzetti, istantanee, schizzi, novelle, documentari, registrazioni e
cartoline non illustrate provenienti dal profondo sud-est della penisola. Un
viaggio nel presente e nel recente passato, tra personaggi e interpreti del
Salento di ieri e di oggi. I racconti, alternandosi tra commedia e tragedia, si
sviluppano intorno a quella pulitica
intesa dai vecchi salentini come dignità civica, come rigore etico,
presentabilità sociale. Un ritratto ironicamente impietoso, e senza
infingimenti, su di una realtà sociologica sciroccata. Da un rapporto d’amore
contrastato con questa terra, la riflessione su come eravamo e come siamo
diventati, così da ripartire per migliorarci.
I racconti, molto diversi tra
loro ma accomunati da un irrefrenabile spirito savonaroliano sono scritti in
una lingua sincera, potente e sfrenata che è anche cifra stilistica che pervade
l’intero volume. Resta mette in scena frammenti di realtà paesana, attuali e
antichi, appunti di viaggio, notarelle nostalgiche sulla propria e altrui
esistenza: costantemente animato dall’indignazione, animata da un forte
sentimento etico-politico ma anche dal rimpianto per valori antichi che
sembrano essere stati spazzati via dalla massificazione prima, dalla
globalizzazione poi. In molti dei pezzi di questo collage, risuonano parole
come “onore”, e si avverte, inconfondibile, una basilare scelta di campo che è
quella di raccontare le storie degli uomini dal punto di vista della storia
della lotta fra le classi. Ed è così che scorrono istantanee di vita giovanile
degli anni Settanta, scritte con lingua mimetica e contaminatissima, e pagine
di minuziosi ricordi d’infanzia in cui la personale madeleine dell’autore si
incarna nella sessula, sorta di paletta per raccogliere i legumi da un sacco di
juta. Gente che si arricchisce, gente che fallisce miseramente, donne virtuose
e donne sfrontate, figli che crescono “con pane e senza pane” e monumenti
zurighesi all’emigrante e resoconti di vita quotidiana che devono tutto alla
propagazione orale e, per questo, via via più contraffatta. In un quadro d’insieme
in cui la fiducia per il futuro è assai tenue: come scrive Resta, nel dialetto
salentino non esiste il tempo futuro, ma siamo pieni zeppi di passati remoti,
c’è ancora spazio per l’incanto dorato di un bagno purificatore in questo
nostro mare amato non meno che deturpato di Così cambia la vita.
Giuseppe Resta, nato nel 1957 a Galatone, è architetto e blogger.
Poliedrico operatore culturale è impegnato nella difesa e nella valorizzazione
del territorio e si spende per l’etica in politica. Allontanatosi dal Salento
per una parentesi di nove anni di studio e, poi, di lavoro a Firenze, è
ritornato a Galatone, in provincia di Lecce, dove lavora e vive con la
famiglia.
Partecipa alle attività culturali
e politiche della provincia, è membro della direzione del sito di storia
medievale dell’Università di Bari, scrive su varie testate ed è stato per anni
tra i redattori del «Giornale di Galatone» e, oggi, della rivista «A Levante».
Nonché tutor per l’UNPLI.
Ha pubblicato un libro di storia
locale, alcune guide storico-turistico-enogastronomiche (ci tiene al suo
attestato di sommelier) e ha collaborato alla scrittura di altri libri di
autori vari.
Lucio Montinaro - Dottore in
Giurisprudenza e mente vulcanica, ha ben presto disertato l’idea di una
carriera forense per eccesso di creatività, dedicandosi principalmente alla
progettazione di siti web e soluzioni grafiche all’interno di contesti
associativi e aziendali. Ha insegnato tecniche informatiche, grafica e
animazione video in progetti scolastici presso diversi istituti. Come
webdesigner ha portato avanti lavori riconosciuti a livello nazionale. Nel 2003 ha intrapreso una
stretta collaborazione con Dilinò. Da settembre 2006 lavora presso V.A.R.S.
Automobili Srl Melpignano (Le).
lunedì 9 luglio 2012
“Donne viaggio in sette film" di Rita Picchi (Edizioni Kurumuny) a Roma per "I salotti letterari dell'isola del cinema"
Nell'ambito della rassegna
"I salotti letterari dell'isola del cinema" a Roma nello Spazio
Tevere sarà presentato l’11 luglio 2012 alle ore 19,00 il volume “Donne viaggio
in sette film" di Rita Picchi edito dalla casa editrice Kurumuny. Ne
parlerà con l’autrice Ginella Vocca (Direttrice del MedfilmFestival) mentre le
letture saranno a cura di Alvia Reale. Modera Alma Daddario.
È un libro che utilizza il cinema
per raccontare le donne. Donne di diverse culture, luoghi geografici, religioni
e ceti sociali, accomunate da difficoltà simili pur vivendo in paesi e
situazioni tanto diverse. Un libro che ha il pregio di affrontare, attraverso
la chiave innovativa della narrazione cinematografica, questioni estremamente
dolorose che toccano da vicino la vita di molte donne e che, normalmente,
apprendiamo solo dalle pagine della cronaca nera. Sette film, sette personaggi
femminili con una caratteristica comune: queste donne sono delle guerriere.
Sette creature così forti da acquistare vita propria uscendo dai confini della
pellicola per entrare nel nostro immaginario: una suggestione che ci invade,
una specie di totale immersione in volti, colori, paesaggi.
Un lavoro intenso e raffinato che
apre una finestra sull’universo femminile, racconta le donne, le loro
difficoltà, ma anche il loro coraggio e la loro forza d’animo. L’autrice
infatti affronta temi come le mutilazioni genitali (Moolaadé di Sembène
Ousmane), lo stupro (Le chaos di Youssef Chahine), l’integrazione e le unioni
interculturali (La sposa turca di Fatih Akin), le adozioni e la maternità
(Segreti e bugie di Mike Leigh), la moda e la società (Il diavolo veste Prada
di David Frankel), il disagio mentale (Respiro di Emanuele Crialese) e infine mette
due donne e due generazioni a confronto: la regina Elisabetta e Diana Spencer
(The Queen di Stephen Frears).
In questo libro si parla di
passione, di amore per la vita e amore per l’amore stesso, attraverso i film
presi in esame l’autrice sviscera l’animo femminile: al centro dell'attenzione
della macchina da presa la realtà di donne diverse, ma tutte accomunate da
forza, sensibilità e laboriosità. L’analisi parte da pellicole provenienti da
tutto il mondo, che raccontano storie di donne forti e coraggiose, che si
trovano ad affrontare difficoltà quotidiane più o meno vicine alle nostre, poi
il campo d’indagine è esteso all’attualità, con dati e informazioni precise:
Rita Picchi ci porta per mano in un viaggio nel reale attraverso le suggestioni
del cinema, il segno del libro infatti è la capacità di stabilire una
illuminante continuità tra cinema e realtà, muovendo l’analisi con grazia e
precisione tra queste due dimensioni, mescolando emozioni legate alle
protagoniste che attraversano anche la nostra anima.
Per Kurumuny Edizioni – Info (3299886391) (http://www.kurumuny.it)
Info - www.isoladelcinema.com
domenica 8 luglio 2012
Kurumuny edizioni e Marthia Carrozzo al Festival del Libro Possibile a Polignano a Mare
Nell'ambito del festival "Il
libro possibile" che si terrà a Polignano a Mare dall'11 al 14 Luglio la
casa editrice Kurumuny presenterà il volume Di bellezza non si pecca eppure.
Trilogia di Idrusa di Marthia Carrozzo. Presentazione e reading a cura di
Marthia Carrozzo con accompagnamento musicale a cura di Emanuele Coluccia.
Appuntamento alla storica Balconata Santo Stefano di Polignano a Mare l’11
luglio alle ore 22,00
Il libro - “Un piccolo gioiello di poesia erotica, o anche un meraviglioso
trattatello di tattiche per guerre sentimentali. O anche tutti e due
insieme”.(Lello Voce)
Sembra fatta di pura voce, questa
novella Idrusa. Nuovo ritratto in versi di Marthia Carrozzo, di quella che fu,
nella penna della Corti, la più bella donna di Otranto, capace di calamitare,
al suo passaggio, ogni singolo sguardo, diviene, in questa Trilogia di Idrusa,
appunto, un purissimo richiamo all'acqua che ne computa il nome, senza
dimenticare il sale, stemperando in suoni, in echi di quel mare da cui nasce e
a cui torna e vuol tornare, la forza d'un canto di guerra e d'amore, che
ingaggia un corpo a corpo col mondo intorno, col mondo tutto con cui vuole e sa
dialogare, ricercando in esso, come in un unico grande banchetto totemico, la
pelle amata. "Sei brace azzurra, luce lattea che mi scalda. / Che fa
ferita, che mi scuce e appresta a resa. / Sei la ferocia della pelle sulla
pelle. / Il credo unico che sgrani tra i miei seni". Un poemetto per voce
e fiato, che sfugge agli occhi che ne inseguono il ritmo incalzante sulla
pagina scritta, che nella pagina non vuole e non sa stare, irriverente e viva,
"fatta d'arcobaleno" come fu la bella Idrusa, che di bellezza fa il
suo baluardo, la luce che ne ammanta le movenze e ne assolve ogni colpa,
perché, citando l'inusuale titolo di quest'opera: Di bellezza non si pecca eppure.
E di bellezza, allora, non pecca, ma osa, Idrusa, al limite della colpa, se
colpa vi sia in faccende d'amore, perché non si possa mai dire di lei che non
abbia vissuto, che non abbia tentato e creduto. Un canto di vita, questa
Trilogia di Idrusa, sensuale, di una sensualità cosciente cui già ci aveva
abituato Marthia Carrozzo, nel suo scrivere del corpo senza lesinare parole, ma
usandole e osandole, nominando, come nella Genesi biblica, in una scelta
lessicale attenta e accurata, mai casuale, ogni parte, ciascuno dei sensi con
il nome che gli è proprio. Un canto che riprende la modalità formulaica degli
antichi rapsodi, perché alla poesia spetti il tornare al proprio ruolo,
centrale, di cassa armonica di un sentire comune. Perché Idrusa è Idrusa, certo,
ma è tutte e ciascuna insieme: creature, donne e uomini, al cospetto del
proprio stesso corpo, per imparare da lui solo le leggi di un sapere troppo
spesso messo a margine. «Ogni verbo è prima nei nostri muscoli, che nella
nostra lingua», dirà meglio Lello Voce, nella Prefazione, e allora, anafore,
allitterazioni, ripetizioni incalzanti sembrano suggerirci, lungo lo svolgersi
per Stanze di questo piccolo poema, la necessità estrema di riappropriarci del
nostro suono, della nostra capacità di dirci e consegnarci in una voce che non
sia vuoto e flebile assenso, ma consapevolezza piena di sé in ogni piega del
nostro sentire e mostrarci, così come per l'Idrusa d'antica memoria ("non
mi lasciava mai la volontà d'essere bella"). "Solo per smettere,
soltanto, e non mentire. / Per non mentire, mentre ancora è troppo
presto." Ciò che se ne coglie è, allora, «Una litania di lussuria e
abbandono, di libertà e desiderio, una serenata al rischio e all’acrobazia, una
melopea per ogni abbandono e per ciascuna ribellione». (Lello Voce), perché
Eros è fuoco purissimo, mai volgare, che parla unicamente alla bellezza e la
bellezza, come la bella Idrusa, procede scalza di piedi e voce a dirci il «Peso
specifico del mare nell'amore», a mostrarci che è ancora possibile.
Di bellezza non si pecca eppure
TRILOGIA DI IDRUSA di Marthia Carrozzo con illustrazioni di Ever trip (Kurumuny
Edizioni)
sabato 7 luglio 2012
“In viaggio con Che Guevara. Come partire, perché, quando” di Andrea Semplici (Terre di Mezzo) e “In viaggio con Kapuscinski. Dialoghi sull'arte di partire” di Andrea Semplici (Terre di Mezzo). Intervento di Nunzio Festa
In questi giorni, a Matera, nella
città dei Sassi zeppa di lentezza meridiana e, sembrerà strano, anche
d'indifferenza e velocità più che post-moderne, per così dire, il giornalista e
scrittore, ma soprattutto viaggiatore-viaggiante Andrea Semplici, appassionato
di foto e fotografia, sta portando a spasso le sue tante e diverse
pubblicazioni uscite per Terre di Mezzo insieme a una compagine
artistico-musicale guidata dalla voce gentile e calda di Adele Caputo. La
manifestazione itinerante, che va tra terrazze e luoghi un po' meno intimi, pur
partendo sempre dal principio d'appartenenza quasi famigliare e sentimentale,
oltre che ovviamente politica, si chiama "Libri Semplici". E s'è
trovata, per dire, tra lo sfascio del carro di cartapesta e cartapestato della
Bruna materana e l'ultimo round degli Europei di calcio, intanto. Però
attirando un successo da pesare col tono della condivisione. Non solo numeri.
Non solamente le case riempite per l'occasione. Quindi ne abbiamo approfittato
per incontrare, grazie alla cortesie delle piccole e combattive edizioni, due
testi di Semplici. Premesso che non è l'originalità della lingua che ci
convince maggiormente, possiamo già affermare che la volontà di Andrea
Semplici, coccolato dal sogno solito e utilizzato da secoli del realismo magico
di stampo sudamericano e dunque soprattutto postatoci dall'intramontabile e
nostalgico sempre Gabo, è quella d'invitare alla partenza costante. Portando
pezzi d'altro mondo - altri mondi - nelle latitudini meno sperimentate dalle
magie della forza primitiva (e lasciamo veramente tra parentesi le lande che
stanno divenendo piano piano nuovo Occidente di marca orientale): le nostre;
s'entri, per fare un esempio, senza imprudenza, nell'ultimo "In viaggio
con Che Guevara" e "In viaggio con Kapuscinski", questo nello
specifico pubblicato per la prima volta nel 2010 e ripubblicato l'anno scorso.
La dichiarazione d'amore, non al "mito" ma all'uomo e
combattente-viaggiatore Che, è quella che consente a Semplici di ridarci un
viaggio nei luoghi argentini che il guerrigliero, con "Alberto e con la
moto", fece prima di diventare liberatore di Cuba. Da questo libricino,
tra l'altro, apprendiamo che oggi, a Menem fatto, il presidente della parità
peso-dollaro e del peggioramento esponenziale delle condizioni di vita del suo
Paese, non è più possibile entrare col treno nel cuore dell'Argentina. Ma sono
necessarie ore e ore di pullman. Comunque la pubblicazione, ovvero il viaggio
di Semplici, rifà le tappe del Che Guevara che stava per diventare medico.
Fornendo, in fondo al testo, una serie di consigli a chi volesse re-inventare
le visite d'Argentina e della sua pampa. Ryszard Kapuscinski, che spesso nel
libro l'autore omaggia col soprannome amichevole "Kapu", potremmo
dire che è il maestro del giornalista fiorentino. Qui, infatti, lo scrittore,
per dire, ricorda come aveva invitato Kapu anche nella sua Firenze prima della
scomparsa di quest'ultimo. Semplici ci spiega, in poche pagine, R. Kapuscinski.
Le sue origini fra Urss e Bielorussia, potremmo sintetizzare. Visto che Kapu
nacque in mezzo al dominio sovietico, prima che il suo luogo natale divenisse
altra geografia politica insomma, e soprattutto molto prima che facesse le
prime sperate partenze verso quelle che saranno in tutto "ventisette rivoluzioni"
nel mondo. Tutte seguite. Sentite. Perché, è bravo Semplici a rimembrarci, il
reporter Kapuscinski studiava molto prima di salpare e sapeva sempre, poi, che
pezzo d'Africa in subbuglio andare a raccontare. Come poi ha fatto e farà Andrea
Semplici, in ogni posto Kapu diventava cittadino di quel posto. L'unica maniera per narrarlo al
meglio.venerdì 6 luglio 2012
Ecco "Caminante” di Mino De Santis la prima produzione di ULULATI, la nuova collana di Lupo Editore dedicata alla musica
Domenica 8 Luglio, presso l’Oasi Francescana di San Simone,
frazione di Sannicola (LE), dalle ore 21.00, si terrà la presentazione di
“Caminante”, di Mino De Santis, prima produzione di ULULATI, la nuova collana
di Lupo Editore nata per diffondere e promuovere musica. Un nuovo cd, il
secondo, per Mino De Santis, il cantautore protagonista di uno degli esordi più
interessanti degli ultimi anni, sulla scia delle ballate impegnate di Fabrizio
De André e con un’ironia lacerante, degna del migliore Rino Gaetano.
“Caminante” sarà disponibile dal 9 luglio in tutte le librerie, e scaricabile
su iTunes. Durante la serata, insieme a Mino De Santis suoneranno Pasquale
Gianfreda al basso, Pantaleo Colazzo alla fisarmonica, Nazario Simone alle
percussioni e la voce di Dario Muci. Importante anche la presenza, nel primo cd
di ULULATI, di Mario Perrotta, attore a autore di caratura nazionale, che ha
prestato la sua voce per l’introduzione e il finale di “Caminante”.
giovedì 5 luglio 2012
Templari in Terra d'Otranto? Se ne parla a Cannole
“Sulle tracce dei Templari” (al
Museo “Cav. Ubaldo Villani”, in via S. Giovanni a Cannole) è il titolo
dell’interessante appuntamento organizzato il 7 luglio dall'Associazione
Pro-loco Cerceto di Cannole, con il patrocinio dell'Ordine Militare e Religioso
dei Cavalieri di Cristo e l’Ordo Equestris Templi Arcadia di Lecce.
Interverranno:Oronzo Piccinno,
Presidente Pro-loco Cannole; Dott. Cristiano Donato Villani, vice-presidente
Pro-loco e Delegato Provinciale O.M.R.C.C.; Valentino Zanzarella, Gran Maestro
dell’Ordo Equestris Templi Arcadia di Lecce; Arch. Salvatore Fiori, autore del
libro "Templari in Terra d'Otranto". Si tratta di un appuntamento
di grande rilievo culturale soprattutto perché getta delle luci nuove su una
porzione della storia del nostro territorio tutta ancora da scoprire. Per l’appunto il convegno verterà
principalmente sulla "VINEA MAYSONIS TEMPLI TURSANI", un sito
templare appartenuto alla Precettoria di Lecce da poco riscoperto, grazie al
lavoro svolto dagli studiosi/ricercatori
S.Fiori e C. Villani. Moltissime le novità e le scoperte, tra le quali
da menzionare una crocetta da collo in
bronzo, le incisioni e gli affreschi medievali provenienti dalla casina
Tursani, il sigillo templare e tanto altro ancora. L'evento avverrà all'interno
del bellissimo Museo della Civiltà Contadina appena inaugurato, dove saranno
esposti alcuni manufatti architettonici templari provenienti dal sito di Tursani.
Kurumuny edizioni a Bari alla Cantina Cianna Cianne con la mostra tratta da Il Prezzario della rinomata casa del piacere e una preziosa performance musicale
L'Associazione “Nuovo sottano” in
collaborazione con la storica Cantina di Cianna Cianne organizzano per venerdì
6 luglio alle ore 20.00 c/o la cantina
di Cianna Cianne in Vico Corsioli 3,
a Bari un incontro con la casa editrice Kurumuny Il giornalista
Vinicio Coppola (Gazzetta del Mezzogiorno) presenterà PREZZARIO della rinomata
casa del piacere a cura di Stefano Donno e Anna Chiriatti (kurumuny edizioni) e
per l'occasione sarà allestita una mostra di immagini tratte dal volume. La
serata proseguirà con un intervento musicale con le donne salentine di Cannole
che canteranno brani tratti dal loro disco “Ricci i tuoi capelli” (Kurumuny
edizioni) a cura di Luigi Chiriatti (con scritti di Luigi Chiriatti, Ciro De
Rosa, Salvatore Esposito, Raffaele Cristian Palano, Adriana Benedetta Petrachi,
illustrazioni di Lucio Montinaro. Il Cd “Ricci i tuoi capelli, arie e canti
popolari di Cannole” è promosso con il sostegno di PUGLIA SOUNDS – PO FESR
PUGLIA 2007/2013 ASSE IV” ed è patrocinato dalla Povinicia di Lecce,
dall’Istituto Diego Carpitella e dal Comune di Cannole). La casa editrice
KURUMUNY nasce nel 2004, in
un Sud animato da un fermento culturale che nel 2001 è stato linfa vitale
dell’omonima rivista di cui la casa editrice è naturale proiezione. Ha mosso i
primi passi nel mondo del libro con la ferma convinzione di restituire
all’editoria un processo creativo e culturale: quest’idea è diventata la
sua vocazione consolidata nel tempo. Un
percorso caratterizzato dalla cura artigianale nella costruzione del libro,
dall'attenzione agli autori, dalla ricerca del particolare grafico.
Prezzario della rinomata casa del piacere a cura di Stefano Donno e Anna Chiriatti
- Una piccola chicca per gli amanti del genere erotico. Nel 2008 è nato a
Parigi il gigantesco archivio on line di fotografie erotiche d’epoca, contiene
più di tremila scatti in bianco e nero, risalenti al periodo che va dal 1850 al
1950. La storia del sito affonda le radici nel dna di un parigino, Alexandre
Dupoy, collezionista di foto spinte e proprietario di una libreria erotica. La
casa editrice salentina Kurumuny pubblica il “Prezzario della rinomata casa del
piacere“, un piccolo libro curato da Anna Chiriatti e Stefano Donno e nel
quale, accanto a fotografie di nudi in senso classico, eleganti e appolinei -
distanti dalle immagini contemporanee stilizzate digitalmente per essere
destinati alla pubblicità dei giornali - campeggiano le parole intense dei
poeti. Perciò, come sottolineano i curatori nell’introduzione, il Prezzario di
Kurumumy è una galleria di fotografie reali, un manifesto della bellezza
imperfetta e non certo un catalogo hardcore. Tra uno scatto in seppia e l’altro
i Canti erotici dell’Armenia e quelli dei Tuareg, quelli dei Beduini, degli
zingari di Mosca, i versi di Verlaine, di Neruda, dei Turcomanni dell’Altai,
dei Berberi del Rif e di Keats, di Whitman e di Lorca, e ancora Parini,
Gozzano. Cartoline postali per un erotismo quasi romantico come si legge nella
nota dell’editore che racconta la collaborazione con Cecilia Mangini, regista
documentarista pugliese che ha donato i documenti fotografici suggerendone la
pubblicazione avvenuta quando - proprio come in un aneddoto romanzesco -
l’editore rintracciò in un mercatino dell’usato la targa in lamiera con gli
onorari e le prestazioni che le case del piacere offrivano ai loro clienti, una
targa che è diventata, poi, la copertina di questa raccolta di poesie e
immagini.
Ricci i tuoi capelli a cura di Luigi Chiriatti (con scritti di Luigi
Chiriatti, Ciro De Rosa, Salvatore Esposito, Raffaele Cristian Palano, Adriana
Benedetta Petrachi, illustrazioni di Lucio Montinaro. Il Cd “Ricci i tuoi
capelli, arie e canti popolari di Cannole” è promosso con il sostegno di PUGLIA
SOUNDS – PO FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV” ed è patrocinato dalla Povinicia di
Lecce, dall’Istituto Diego Carpitella e dal Comune di Cannole).
Le donne di Cannole hanno
cominciato a cantare insieme in diverse e svariate circostanze: quando andavano
insieme sul pullman che le portava alle terme, in giro nelle scampagnate con
gli amici. Cantare per loro significa incontrarsi, cucinare, mangiare,
dialogare, spettegolare in un tempo che non è caratterizzato dal ricordo del
passato, ma che è il presente, il loro modo di esserci e di vivere oggi la loro
presenza. Il canto come categoria espressiva del bello che non serve, come in
passato, a esorcizzare la morte, la durezza della vita e il destino di una non
umanità, ma che rappresenta se stesse in relazione alla loro comunità. Canto
come gioia, socializzazione, un modo di ironizzare su altri e su se stesse,
alternativa ai luoghi comuni della televisione e della globalizzazione. Ancora
una volta la ricerca etnologico-musicale si fonde con lo stare insieme, creando
occasioni di festa che sono anche occasioni di scambio reciproco, per le quali
il termine concerto è a dir poco riduttivo.
La maggior parte del repertorio
presente in questo lavoro è rappresentato dai canti diffusi in tutta la Penisola: canti narrativi
e romanze delle opere liriche diffuse dalle bande locali. Questo elemento
conferma, ancora una volta, come la poesia popolare e la sua musica, che
toccano corde del sentire comune, sono conosciute ovunque, appartengono a tutti
e suscitano uguali sentimenti anche se il “modo” di esecuzione assume
caratteristiche diverse e le fanno appartenere al luogo e al tempo in cui
vengono eseguiti. Al centro dell’indagine che ha dato vita a questa
pubblicazione è la voce che è corporeità, spessore, timbro, calore
comunicativo, ma che significa anche riannodare i fili della memoria, narrare,
testimoniare. Non è un dato casuale, considerata la preponderanza che la voce,
vista nel suo profilo performativo, ha assunto nell’odierna analisi
demo-etno-antropologica. E il Salento è terra di voci e di canti, benché lo si
associ più spesso al battito del tamburello e alla danza. I canti a sole voci
di questa raccolta possiedono una marcata valenza emozionale. Sono storie
conosciute o meno, nel segno delle sfaccettature dell’amore, della fatica del
lavoro, delle relazioni sociali, della quotidianità, dell’emigrazione, della
lontananza. Canto giocoso e nudo, senza orpelli e senza palchi e riflettori, un
cantare distante dai codici spettacolari. La proposta delle cantatrici di
Cannole è il segno di quanto l’analisi della pluralità sonora salentina non
possa darsi del tutto completata e riveli ancora tesori, al di là del mare,
sole, mieru (vino) e pizzica, giustamente celebrati, ma più spesso spacciati e
consumati con superficialità. Il volume è corredato da due Cd che contengono
un’antologia di brani scelti, per un totale di 42 tracce. Nel repertorio delle
donne di Cannole sono confluite arie, romanze e canti narrativi provenienti da
tutta Italia: probabilmente ciò è dovuto al fatto che in questo gruppo ci sono
donne che hanno vissuto all’estero per venticinque, trent’anni e che certamente
hanno avuto rapporti con connazionali provenienti da altre zone della nostra
penisola. Anche i canti salentini del loro repertorio provengono da zone
diverse come il Capo o le aree di Martano e altre zone del Salento. Alcune di
queste donne infatti non sono native di Cannole: una proviene da Martano,
un’altra da Poggiardo, un’altra ancora è originaria di Galatina, trasferitesi
poi a Cannole per ragioni di lavoro o piuttosto perché hanno sposato qualcuno
del posto. Probabilmente da bambine hanno ascoltato i canti del loro luogo di
origine e poi li hanno conservati come antichi ricordi di famiglia.
Per info: 0805289382 | 3299886391
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mercoledì 4 luglio 2012
Storia ragionata delle lenti a contatto di Stefano Domenichini. Da oggi 3 luglio in tutte le librerie on line (Perdisa Pop collana Epop)
Un uomo perde una lente a contatto nel lavandino, guarda
l'orologio e decide di andare subito dall'ottico. Inizia cosi un viaggio
stralunato nel regno dell'oftalmologia e oltre, ricco di spassose digressioni
sulla vita quotidiana, gli affetti, la realtà che ci circonda. vDall'autore di
Acquaragia - il suo libro d'esordio che ha sfiorato il prestigioso Premio
Chiara nel 2010 - un racconto in cui l'umorismo esplode in ogni pagina,
sostenuto da una scrittura brillante, imprevedibile e sempre acuta. “Non chiedere
mai chi ha inventato le lenti a contatto. Tanto è inutile. O c'è un brevetto
ancora monetizzabile, o ti risponderanno sempre cosi: Leonardo. Nel caso in cui
ci sia un brevetto ancora monetizzabile, allora la risposta sarà: si, è vero,
ma ci aveva già pensato Leonardo. Genio. Ci mancherebbe. Un tipo scattante,
infervorato, in continua trance inventiva. Considerando anche che ci si è messo
da vecchio. Non si è mai visto un Leonardo giovane all'opera: ha sempre la
barba bianca, e pure i capelli, radi per di più. E ha messo su bottega, nel
frattempo, un po' gli ci sarà voluto.”
Stefano Domenichini è nato a Reggio Emilia il 19 agosto
1964. È avvocato, mestiere che lo ha portato a lavorare e abitare a Milano,
Roma e Bologna. Nel 2004 è tornato a Reggio Emilia, dove vive ancora adesso.
Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Amore e altre passioni (Zona, 2005)
e Lama e Trama 3 (Zona, 2006). Nel 2010 ha pubblicato la raccolta di racconti
Acquaragia (Perdisa Pop), finalista al Premio Chiara 2010. "Storia ragionata
delle lenti a contatto" è il secondo titolo della collana ePop, che
propone libri Perdisa Pop pubblicati esclusivamente in versione digitale. Con
le copertine di Ivana Stoyanova, significativamente ispirate al test di
Rorschach, la collana offre una selezione di testi brevi, economici e facili da
acquistare, per dare ai lettori la possibilità di conoscere e apprezzare
scritture originali e di qualità.
martedì 3 luglio 2012
Esce in libreria C’era una volta il Sudrafica di Marianna Lunardoni (Youcanprint)
Sudafrica:
nelle solitudini del Karoo c’è un bimbo bianco salvato da un guerriero nero. Il
trovatello parte alla scoperta di un’umanità – arcobaleno che non si rivela un
arcobaleno troppo allegro. Compie il suo viaggio per diventare grande e si
ricongiunge ai progrediti bianchi per concludere che… sono meglio i primitivi
neri. E’ protagonista di un’avventura a tratti struggente, a tratti spassosa
che parla d’amore. Scenario è il Grande Trek, immane esodo dei Boeri alla
ricerca di un’improbabile Terra Promessa.
In libreria “Di bellezza non si pecca eppure …” (TRILOGIA DI IDRUSA) di Marthia Carrozzo. Con illustrazioni di Ever Trip (Edizioni Kurumuny). Prefazione di Lello Voce
Nuovo
ritratto in versi di Marthia Carrozzo, di quella che fu, nella penna della
Corti, la più bella donna di Otranto, capace di calamitare, al suo passaggio,
ogni singolo sguardo, diviene, in questa Trilogia di Idrusa, appunto, un
purissimo richiamo all'acqua che ne computa il nome, senza dimenticare il sale,
stemperando in suoni, in echi di quel mare da cui nasce e a cui torna e vuol
tornare, la forza d'un canto di guerra e d'amore, che ingaggia un corpo a corpo
col mondo intorno, col mondo tutto con cui vuole e sa dialogare, ricercando in
esso, come in un unico grande banchetto totemico, la pelle amata. "Sei
brace azzurra, luce lattea che mi scalda. / Che fa ferita, che mi scuce e
appresta a resa. / Sei la ferocia della pelle sulla pelle. / Il credo unico che
sgrani tra i miei seni". Un poemetto per voce e fiato, che sfugge agli
occhi che ne inseguono il ritmo incalzante sulla pagina scritta, che nella pagina
non vuole e non sa stare, irriverente e viva, "fatta d'arcobaleno"
come fu la bella Idrusa, che di bellezza fa il suo baluardo, la luce che ne
ammanta le movenze e ne assolve ogni colpa, perché, citando l'inusuale titolo
di quest'opera: Di bellezza non si pecca eppure. E di bellezza, allora, non
pecca, ma osa, Idrusa, al limite della colpa, se colpa vi sia in faccende
d'amore, perché non si possa mai dire di lei che non abbia vissuto, che non
abbia tentato e creduto. Un canto di vita, questa Trilogia di Idrusa, sensuale,
di una sensualità cosciente cui già ci aveva abituato Marthia Carrozzo, nel suo
scrivere del corpo senza lesinare parole, ma usandole e osandole, nominando,
come nella Genesi biblica, in una scelta lessicale attenta e accurata, mai casuale,
ogni parte, ciascuno dei sensi con il nome che gli è proprio. Un canto che
riprende la modalità formulaica degli antichi rapsodi, perché alla poesia
spetti il tornare al proprio ruolo, centrale, di cassa armonica di un sentire
comune. Perché Idrusa è Idrusa, certo, ma è tutte e ciascuna insieme: creature,
donne e uomini, al cospetto del proprio stesso corpo, per imparare da lui solo
le leggi di un sapere troppo spesso messo a margine. «Ogni verbo è prima nei
nostri muscoli, che nella nostra lingua», dirà meglio Lello Voce, nella
Prefazione, e allora, anafore, allitterazioni, ripetizioni incalzanti sembrano
suggerirci, lungo lo svolgersi per Stanze di questo piccolo poema, la necessità
estrema di riappropriarci del nostro suono, della nostra capacità di dirci e
consegnarci in una voce che non sia vuoto e flebile assenso, ma consapevolezza
piena di sé in ogni piega del nostro sentire e mostrarci, così come per
l'Idrusa d'antica memoria ("non mi lasciava mai la volontà d'essere
bella"). "Solo per smettere, soltanto, e non mentire. / Per non
mentire, mentre ancora è troppo presto." Ciò che se ne coglie è, allora,
«Una litania di lussuria e abbandono, di libertà e desiderio, una serenata al
rischio e all’acrobazia, una melopea per ogni abbandono e per ciascuna
ribellione». (Lello Voce), perché Eros è fuoco purissimo, mai volgare, che
parla unicamente alla bellezza e la bellezza, come la bella Idrusa, procede
scalza di piedi e voce a dirci il «Peso specifico del mare nell'amore», a
mostrarci che è ancora possibile.
lunedì 2 luglio 2012
IN VERITA’ E’ MEGLIO MENTIRE DI KERSTIN GIER (CORBACCIO)
158 di
quoziente intellettivo, plurilaureata, brava musicista, una maga con i numeri,
carina, un po' freak e... vedova a nemmeno trent'anni: Carolin trova che la sua
vita sia decisamente complicata e che la sua intelligenza rappresenti più che
altro un impiccio nella ricerca della felicità. Ha abbandonato il fidanzato Leo
per il padre di lui, Karl, uomo ben più affascinante e in grado di apprezzare
le qualità di lei. Ma dopo cinque anni Karl muore lasciandola in un mare di
guai, primo fra tutti una favolosa eredità di cui Carolin non sospettava
l'esistenza, e un esercito di parenti infuriati che la rivendicano. Fra pessime
psicoterapeute, farmacisti sospettosi e avvocati minacciosi, Carolin cerca di
superare il suo dolore, cavarsi fuori dai guai e, perché no?, trovare l'uomo
giusto per lei e a cui non importa se è "troppo" intelligente.
domenica 1 luglio 2012
THE MAGIK DI RHONDA BYRNE (MONDADORI)
Alcune
parole delle Sacre Scritture sono state lette e rilette per più di duemila
anni, eppure sono state quasi sempre fraintese, male interpretate o non
comprese fino in fondo. Nella storia solo pochi eletti hanno saputo svelare il
mistero di quelle parole. E comprendere che costituiscono in realtà un enigma,
risolto il quale si apre davanti ai tuoi occhi un nuovo mondo. In "The
magic", Rhonda Byrne intende svelare questo sapere, spiegando come
trasformare la propria quotidianità grazie a queste conoscenze.
sabato 30 giugno 2012
La Prima regola di Robert Crais (Mondadori)
Frank e Cindy Meyer, una coppia
felice con due bambini, sono la perfetta incarnazione del sogno americano, fino
al giorno in cui una banda di ladri professionisti fa irruzione nella loro casa
di Los Angeles uccidendo tutta la famiglia e Ana, la loro baby sitter serba. È
il settimo colpo messo a segno dalla banda in pochi mesi. I suoi membri sono
degli specialisti e non lasciano indizi utili alle indagini, solo una scia di
cadaveri. L'unico elemento in comune tra le vittime è che si era sempre
trattato di criminali che nascondevano grandi quantità di droga e denaro. Ma
non è certo il caso di Frank Meyer, un commerciante di abbigliamento la cui
unica eccezione a una vita tranquilla era di aver lavorato molto tempo prima
come mercenario. La polizia, però, sospetta che fosse implicato in certi affari
sporchi, anche in ragione del suo passato. È lì che va cercata la causa di una
fine così crudele? Di quel passato fa parte anche l'investigatore Joe Pike:
Frank era uno dei suoi uomini migliori nelle missioni da lui condotte negli
angoli più pericolosi del pianeta. Pike non riesce a credere che il suo vecchio
compagno fosse immischiato con la malavita e comincia una propria indagine,
deciso a sgombrare il campo dai sospetti e a vendicare l'amico. Perché Frank e
la sua famiglia sono stati sterminati? Con l'aiuto del fidato socio Elvis Cole
e di un altro ex mercenario, il beffardo e feroce Jon Stone, Pike si addentra
in una Los Angeles oscura e violenta, nei covi dei più spietati criminali...
venerdì 29 giugno 2012
Tu sei mio. La confraternita del pugnale nero. Vol. 8 di J.R. Ward (Rizzoli)
Ha occhi azzurri freddi e opachi,
John il muto, incapaci di riflettere la luce e di svelare al mondo il suo
travagliato passato da umano. Ora, lottando al fianco dei vampiri, si è
guadagnato un posto nella Confraternita del Pugnale Nero. E anche se le sue
emozioni non trovano parole, nel suo cuore hanno il suono assordante della
passione: John lotta per Xhex, la femmina guerriera metà vampira e metà
symphath che lo ha fatto innamorare. Un amore che John si è inciso sulla pelle
con un tatuaggio, adesso che Xhex è scomparsa. Partita in una missione contro i
feroci tesser, Xhex è rimasta prigioniera e schiava del loro capo Lash, il
mezzosangue vampiro figlio dell'Omega che adesso controlla il mercato della
droga a Caldwell. Toccherà a John affrontare il male incarnato da Lash per
salvare Xhex dal suo carnefice, oltre che da se stessa. Perché Xhex è una donna
forte che rifiuta di essere amata, non una vittima inerme in attesa di un
salvatore. E John un uomo tormentato, che non ha mai saputo rimarginare le
ferite della sua prima vita. Ma il destino insegnerà a entrambi che due anime
gemelle non possono combattere contro l'amore vero.
giovedì 28 giugno 2012
Profiler Lynda La Plante (Garzanti Libri)
Prigioniero 6678905: questo è il
suo nome adesso. Cameron Welsh non ha nessuna possibilità di uscire dal carcere
di massima sicurezza di Barfield, è stato condannato a ben due ergastoli. Ed è
giusto, perché Cameron Welsh è decisamente colpevole di tutto ciò di cui è
stato accusato. È un serial killer eccezionalmente crudele e psicopatico, ma
non solo, è anche perverso e molto intelligente. La sua ossessione per Anna
Travis risale a diversi anni prima, quando l'ha vista per la prima volta, la
notte in cui è stato catturato. Anna era un semplice agente della squadra
omicidi. Adesso Anna ha fatto carriera, è diventata ispettore capo. Si è
emancipata dal suo mentore, Langton, e per la prima volta deve condurre in
prima persona un'indagine su una serie di omicidi. Un caso complicato, in cui
le vittime sono tutte donne che non hanno niente in comune fra di loro, tranne
il modo in cui sono state uccise e l'autostrada vicino alla quale vengono
ritrovate. Quello che Anna non sa è che non è completamente sola. Cameron Welsh
non esita un momento a scriverle una lettera offrendole il suo aiuto. Chi
meglio di lui, un serial killer, può aiutarla come profiler? Solo lui è in
grado di capire fino in fondo i meccanismi di una mente malata, cosa lo spinge
a uccidere, perché sempre in quel modo. Anna è determinata a risolvere il caso
e accetta il suo aiuto. Ma non immagina che anche dietro le sbarre, Cameron
Welsh sa essere più pericoloso di una velenosa vedova nera.
mercoledì 27 giugno 2012
Tra amici di Amos Oz (Feltrinelli)
Con poche pennellate precise,
Amos Oz ricrea il microcosmo di un kibbutz israeliano negli anni cinquanta. Dal
giardiniere timido e solitario che ha la passione di dare brutte notizie alla
donna lasciata dal marito per un'altra che le vive praticamente accanto; dal
mite elettricista che, con sbigottita discrezione, non riesce a capacitarsi
dell'amore della figlia diciottenne per il suo insegnante di storia al
falegname pettegolo che, in preda all'ira, si accanisce su un bambino per dare
una lezione a chi ha maltrattato suo figlio; dalle tentazioni sensuali del
segretario del kibbutz durante la sua ronda notturna allo struggente racconto
agrodolce degli ultimi giorni di un calzolaio anarchico, appassionato di
esperanto e del futuro dell'umanità. Infine, due scelte opposte di fronte al
dilemma tra andare e stare: quella di Moshe, che confrontandosi con il padre
malato in ospedale finisce per riconoscersi in tutto e per tutto membro del
kibbutz, e quella di Yotam, che invece dentro il kibbutz soffre e vorrebbe
andare a studiare in Italia, dallo zio che lì ha fatto fortuna. Un affresco
popolato di personaggi che ritornano di storia in storia e che devono la loro
forza a un'intensa, luminosa umanità.
martedì 26 giugno 2012
TYPOS 0.2 – CARTABIANCA DI GUIDO SGARDOLI (FANUCCI)
In
una società dove l’informazione quotidiana è una menzogna, gli agenti Typos
sono spacciatori di verità. Una volta scoperta non puoi più farne a meno. I
ragazzi della squadra Typos devono scoprire cosa si nasconde dietro ai
miracolosi semi transgenici prodotti dai laboratori AgroGen. I semi sembrano in
grado di sviluppare piante anche nei terreni compromessi dall’invasione del
misterioso fungo nero, un microbatterio che ha gettato sul lastrico migliaia di
agricoltori e fatto precipitare la
Borsa. Le indagini li portano nell’arido deserto di Dos
Passos, dove ha sede la
AgroGen. Qui proveranno a introdursi nei segretissimi
laboratori utilizzando le doti di Morph e di Gipsy. Ma ogni tentativo sembra
vano; senza contare che a mettere loro i bastoni tra le ruote c’è il terribile
Cartabianca, l’uomo senza volto. Quando però sembra che la verità possa
trionfare, giunge un fatto inaspettato e sconvolgente...
Guido
Sgardoli, nato a San Donà di Piave nel 1965, vive e lavora a Treviso. Laureato
in Veterinaria, ha coltivato anche la passione per il disegno, l?animazione e la
scrittura. Dopo l?esordio con Salani nel 2004, ha scritto numerosi
titoli di narrativa dedicati al pubblico dei bambini, dei ragazzi e degli
adolescenti con i più importanti editori italiani. Molti suoi libri sono stati
tradotti all?estero. Ha vinto il Premio Bancarellino 2009 con Eligio S. I
Giorni della ruota (Giunti) e l?Oscar della narrativa per ragazzi, il Premio
Andersen 2009, come miglior autore; il Premio Cento 2012 con Due per uno (Nuove
Edizioni Romane) e il Premio LiBeR 2012 con The Frozen Boy (Edizioni San
Paolo), romanzo con cui è stato selezionato dalla International Board on Books
for Young People Italia (IBBY) come miglior scrittore nella Honour List 2012.
Con Fanucci Editore ha pubblicato anche La grande avventura di Geremia Smith,
nella collana Collezione Tweens.
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