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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    mercoledì 13 giugno 2012

    L'avvocato del re di Serena Camboa (Lupo editore) a Casarano


    Il 16 Giugno 2012 alle ore 19.00 press il sedile comunale Piazza San Giovanni a  Casarano ci sarà la presentazione del romanzo “L'avvocato del re” di  Serena Cambia (Lupo editore). Interverranno insieme all’autrice Sergio Stefano,  Maria Chiara Pino. L’introduzione musicale è a cura di Claudia Placì. Durante la serata ci sarà una degustazione di vino a cura dell’azienda Santi Dimitri.

    Non sono certo intuito ed ambizione a mancare a Martina Borghesi, giovane avvocato del Foro leccese, segnata da una traumatica esperienza che la lega contraddittoriamente al brillante Teodorico Fuortes.
    Quando la bellissima Cinzia viene trovata cadavere nella fangosa campagna salentina, ad essere accusato del delitto è il fidanzato Giacomo, perfetto capro espiatorio. Chiamata ad assisterlo da Fuortes, Martina scopre presto che nulla è come sembra: oscure ingerenze viziano le indagini, mentre un'accesa campagna elettorale suscita inimicizie e sospetti incrociati.
    L'avvocato viene a conoscenza di scottanti risvolti della vita locale che la guidano verso una verità terribile e devastante.
    Un legal thriller all'italiana in cui si intrecciano giochi di potere, introspezioni psicologiche, cinico arrivismo e il sogno del grande amore.

    Avvocato cassazionista, si occupa in prevalenza di diritto bancario e dei mercati finanziari
    In campo accademico e professionale ha scritto numerosi articoli e saggi: Il nuovo reato di usura: dallo stato di bisogno al tasso di soglia, in Quaderni di ricerca, Dipartimento Studi Giuridici, Università degli Studi di Lecce, 1997; La riforma del reato di usura, in Rivista del Consiglio, Ordine degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Lecce, n. 1/98; Ancora sulle società professionali: una questione dibattuta, in Rivista del Consiglio, Ordine degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Lecce, n. 4/98; I patti parasociali alla luce della disciplina dettata dal Testo Unico della Finanza, in Quaderni di ricerca, Dipartimento Studi Giuridici, Università degli Studi di Lecce, Lecce, n. 12, 2001; Le indagini in banca, cosa resta del segreto bancario?, in Rivista del Consiglio, Ordine degli Avvocati presso la Corte d'Appello di Lecce, n. 1/02. L'avvocato del re è la sua prima opera di narrativa.

    martedì 12 giugno 2012

    BORGO PROPIZIO DI LOREDANA LIMONE (GUANDA)


    Quasi tutte le fiabe cominciano con C'era una volta, ma questa è diversa. Questa comincia con C'è una volta... Perché è oggi che Belinda ha intenzione di ripartire e Borgo Propizio, un paese in collina, in un'Italia che può sembrare un po' fuori dal tempo, le pare il luogo ideale per realizzare il suo sogno: aprire una latteria. Il borgo è decaduto e si dice addirittura che vi aleggi un fantasma... ma che importa! A eseguire i lavori nel negozio, un tempo bottega di ciabattino, è Ruggero, un volenteroso operaio che potrebbe costruire grattacieli se glieli commissionassero (o fare il poeta se sapesse coniugare i verbi). Le sue giornate sono piene di affanni, tra attempati e tirannici genitori, smarrimenti di piastrelle e ritrovamenti di anelli... Ma c'è anche una grande felicità: l'amore, sbocciato all'improvviso, per Mariolina, che al borgo temeva di invecchiare zitella con la sorella Marietta, maga dell'uncinetto. Un amore che riaccende i pettegolezzi: dalla ciarliera Elvira alla strabica Gemma, non si parla d'altro, mentre in casa di Belinda la onnipresente zia Letizia ordisce piani, ascoltando le eterne canzoni del Gran Musicante. Intanto i lavori nella latteria continuano, generando sorprese nella vita di tutti...

    lunedì 11 giugno 2012

    Il rumore dei tuoi passi di Valentina D’Urbano (Longanesi)


    In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato "la Fortezza", Beatrice e Alfredo sono per tutti "i gemelli". I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un'amicizia ruvida come l'intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un'amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi. Ma alle soglie dei vent'anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.

    domenica 10 giugno 2012

    Gli ambasciatori del Male di Liliana Bodoc (Fazi editore –collana Lain)


    Nei Territori dei Confini, all'estremo sud delle Terre Fertili, abita il popolo degli husihuilke, cui appartiene la famiglia del valoroso guerriero Dulkancellin. La pace che ha sempre regnato in questi luoghi viene turbata il giorno in cui giunge un messaggero che porta notizie inquietanti: gli Astronomi Supremi, savi capi di una regione a nord del continente, hanno convocato un concilio di rappresentanti di tutti i popoli dopo aver appreso da alcuni segnali magici e codici antichi dell'arrivo di genti straniere dall'altro lato del mare, e con loro del perfido Misaianes, figlio della Morte e sintesi dell'Odio Eterno. A sbarcare sulle coste delle Terre Fertili sarà la flotta dei siderei, soldati di Misaianes comandati dall'ammiraglio Leogrós e dal mago Drimus. Il primo si dirigerà verso nord a sferrare l'attacco con il suo esercito, mentre il secondo arriverà con sole tre navi a Beleram mostrandosi amabile e pacifico, portando con sé doni e strani "animali capelluti". Nell'urgenza della guerra Dulkancellin si porrà al comando dell'esercito del Cervo, in cui uomini di pace si trasformeranno in guerrieri pronti a lottare fino all'ultimo per difendere un continente libero e fiero. "Gli ambasciatori del male" schiude un mondo in cui voci di antichi popoli sommersi dalla Storia e pratiche magiche di origini millenarie ritornano a vivere, dove scontri feroci ai confini della terra raccontano di uomini e stregoni disposti a tutto per salvare la propria gente...

    sabato 9 giugno 2012

    Trivelle d'Italia. Perché il nostro paese è un paradiso per petrolieri di Pietro Dommarco (Altreconomia Edizioni). Intervento di Nunzio Festa



    Noi lo sappiamo. E continuiamo a dirlo. Come fa il giornalista Pietro Dommarco, per esempio sulla rivista Altreconomia, su www.pietrodommarco.it e altri spazi dediti all'approfondimento; tra cartacei e telematici. Sappiamo benissimo che lo sfruttamento di suolo e sottosuolo, vedi nella Lucania martoriata che è oggi esplorata tutta dalla mappa di "Trivelle d'Italia", è storia d'ordinaria distruzione. In un'Italia, tra sfruttatori e bugie, divenuta da tempo 'ex' Bel Paese. Questo agile volume di Dommarco, il cui senso è spiegato dalla puntuale presentazione di Mario Tozzi e che raccoglie le riflessioni illuminanti dell'esperta M. R. D'Orsogna, racconta 1010 siti italici interessati dalla trivellazioni. Tra terra e mare. Contro la Terra e contro un cielo da annerire sempre. Si pensi, nel caso delle estrazioni petrolifere in terraferma: alle immissioni dei centro oli, infrastrutture varie e raffinerie. Ma, per esser chiari, dobbiamo prendere il concetto di fondo della pubblicazione: i petrolieri scelgono così tanto l'Italia perché la legislazione è molto permissiva; inoltre, tornando in questo caso ai limiti ambientali delle emissioni siamo alla centesima parte rispetto per dire alla Germania; e da anni, infine ma senza purtroppo una fine, i signori del petrolio sono incentivati a proporre estrazioni dappertutto in quanto rispetto a qualsiasi altra nazione del mondo le royalties sono qui bassissime e, questa volta avendo intanto quale esempio la Norvegia, persino la tassazione va in loro soccorso, non essendo questa affatto commisurata ai danni dai padroni prodotti. Forando terraferma e mare, e nei nostri mari le piattaforme arrivano a distanza ravvicinata con le spiagge incontanimate, le riserve naturali e gli approdi più fascinosi (Venezia, le Tremiti, Pantelleria - su tutte - ), finiamo la disponibilità delle aree. Senza che, tra l'altro, le multinazionali impegnate nell'azione devastante lascino lavoro, soldi veri, basi per progetti futuri almeno di sviluppo. Se non, di certo, l'impossibile progresso. Mentre, di fatto, quando la politica, se non personalmente interessata per prestazioni personali e amicali, ha deciso d'esser a tratti superficiale, miope, accondiscendente con i gerarchi delle perforazioni. Potremmo fare, inoltre, molti esempi su un altro aspetto. Ché le estrazioni, ma già la 'semplice' cosidetta "ricerca" ai fini d'indagine, sono sempre e comunque, nonostante la burocrazia da seguire, imposte. Dettate in maniera antidemocratica alle popolazioni. Troppe volte, in sostanza, le comunità sono allo scuro oppure non posson esprimersi per varie ragini in merito e, in specie, nel merito. Pietro Dommarco, con impegno civico in Ola (Organizzazione lucana ambientalista), freelance specializzato in tematiche ambientali, dal capitolo 1 titolato "Estrarre petrolio costa meno di un vasetto di yogurt", narra di trivellazioni su trivellazioni. "Attraversare la piana di Siracura verso la costa, tra il profumo dei mandorli, è come un lamento dolce. Soprattutto di mattina presto, quando il Mar Ionio in lontananza restituisce, a stento, i suoi riflessivi vivi", dice l'immagine resa da Dommarco. Che deve accordarsi con la puzza del petrolio che è uguale a Gela, Taranto, Sannazzaro de' Burgondi, Viggiano e in Azerbajian. E la Basilicata è la regione italiana che puzza di più, da un'Italia al quarto posto europeo a mole d'estrazioni petrolifere. Con la promessa che "entro il 2014, anno in cui le estrazioni petrolifere raddoppieranno, le risorse di greggio del sottosuolo lucano potrebbero arrivare al coprire il 13% del fabbisogno nazionale, a fronte dell'attuale 6%".   

    Trivelle d'Italia. Perché il nostro paese è un paradiso per petrolieri di Pietro Dommarco. Prefazione di Mario Tozzi. Con un'intervista a Maria Rita D'Orsogna (Altreconomia Edizioni).

    venerdì 8 giugno 2012

    “Alice non è più nel paese delle meraviglie” (Youcanprint) di Marianna Lunardoni


    Il lavoro di Marianna Lunardoni dal titolo emblematico “Alice non è più nel paese delle meraviglie”, è un’opera interessante e degna di considerazione per alcuni motivi. Primo fra tutti il ritmo e il respiro della scrittura, incalzante, che tiene desta l’attenzione per tutte le 188 pagine del libro. Secondo aspetto non meno importante è una certa padronanza nei “trucchi” del mestiere circa la proposta scritturale e  narrativa, che rende l’autrice non semplicemente una “penna di mestiere”, ma anzi autrice che si rivela come una discreta e felice sorpresa. Visi, azioni, vite presenti nelle pagine di questo libro coinvolgono emozionalmente in maniera così forte il lettore, da far rivivere sulla propria pelle tutto come se fosse vera la finzione narrativa. Terzo aspetto e che  può sorprendere il lettore che si imbatte nella lettura di “Alice non è più nel paese delle meraviglie”, è una fresca dote propria della Lunardoni di raccontare testi e contesti storici con una capacità di sintesi propria del giornalismo d’inchiesta e un’abilità di strutturare un plot di questo tipo che va al di là di un normale esordio.  Il contesto geografico in cui si muovono i protagonisti (da Annika a Corina, da Ray a Grethe sino ad Adrian) è l’Africa, e per la precisione  Johannesburg, la più grande città del Sud Africa, una delle 50 maggiori aree metropolitane del mondo, e la fonte in assoluto di un grande commercio di diamanti e oro, grazie alla sua posizione sul ricco giacimento di minerali presente sotto le colline di Witwatersrand. Scendendo ancor più nello specifico, si parla di Johannesburg  e di Soweto, “città separata” dalla fine del 1970 fino al 1990, acronimo di "Comuni Sud-Occidentali ", la banlieu di Johannesburg, ovvero un insieme di insediamenti alla periferia. Lunardoni lavora di fino a mettere nero su bianco, attraverso gli occhi di Annika la protagonista,  tutte le aberrazioni di un regime di controllo di massa fondato sulla supremazia della razza, la bianca sulla nera. Supremazia dettata dalla paura ancestrale dei bianchi, di venire schiacciati dalla volontà di lotta dei neri, per la giustizia e l’eguaglianza sociale in Johannesburg. Lunardoni parla direttamente alla coscienza del lettore, alla coscienza di chi sa quanto quella porzione di storia del genere umano, che passa sotto il nome terribile di apartheid, sia stata forse  determinata da oscuri giochi di potere economico, di grande e incosciente spregiudicatezza da parte dei paesi infausti colonizzatori, appartenenti al Commonwealth. La forza di un’operazione narrativa di questo genere deve essere ravvisata anche  nello scandaglio socio-antropologico che l’autrice porta avanti, ed individuabile nella lotta silenziosa al razzismo portata avanti – nel contesto delle vicende narrate – da parte di bianchi illuminati, che rischiano la propria libertà, la propria incolumità pur di far trionfare il diritto all’uguaglianza che appartiene a tutte le popolazioni del mondo e prerogativa indispensabile di tutte le democrazie che si definiscono tali. Ma anche nella descrizione della forza e della dignità solidarizzante della cultura zulu, forza antagonista per eccellenza. Interessante anche l’analisi in punta di penna dei movimenti di sinistra forti oppositori del regime razzista di Johannesburg e l’intelligente richiamo ai padri putativi della lotta antirazzista a Johannesburg da Nelson Mandela a Steve Biko.

    giovedì 7 giugno 2012

    La mappa del cielo di Felix J. Palma (Castelvecchi)


    È l’estate del 1835, un’estate caldissima. Un uomo annuncia al mondo di avere scoperto che la Luna è abitata da unicorni, uomini pipistrelli e altre fantastiche creature. In breve, quest’affermazione si rivela essere semplicemente una colossale presa in giro, ma nonostante tutto in molti continuano a credere che possa esistere realmente vita extraterrestre sulle stelle. Settanta anni più tardi, Emma Harlow, bisnipote dell’autore della clamorosa beffa, vive nell’alta società newyorkese convinta di essere immune all’amore. E, di fronte alle avances sempre più insistenti del milionario Montgomery Gilmore, arriverà a dichiarare di poter amare soltanto colui che al pari del suo bisnonno riuscirà a convincere il mondo intero che non siamo soli, nell’universo. Per questo, se il suo ricco pretendente vuole davvero il suo amore, dovrà riuscire a riprodurre l’invasione marziana descritta ne La guerra dei mondi di H. G. Wells. Emma però non può immaginare che per Gilmore nulla è davvero impossibile, e così i marziani invaderanno la Terra, anche se questa volta sarà per amore…
    FELIX J. PALMA - Nato in Spagna nel 1968, è giornalista e critico letterario. Ha scritto romanzi e racconti vincitori di innumerevoli premi. Frutto di un’elaborazione durata anni, La mappa del tempo (Castelvecchi, 2011) gli ha fatto vincere il prestigioso premio Università di Siviglia che gli ha procurato un enorme successo internazionale.

    In libreria La Chimera di Praga di Laini Taylor (Fazi – collana Lain)


    Già finalista al National Book Award, con La chimera di Praga Laini Taylor ha visto confermati il plauso e l’interesse della critica oltre al successo di pubblico. Il suo romanzo, finalista all’Andre Norton Award è stato tra i migliori dieci libri del 2011 per Amazon, segnalato da New York Times, Publishers Weekly, Kirkus Reviews e School Library Journal come uno dei libri migliori del 2011. Ambientata tra Praga, città magica degli alchimisti, e la casbah fumosa di Marrakech, la storia di Karou è un modern fantasy nel quale reinterpreta la mitologia legata alle chimere. I diritti di traduzione del libro sono stati acquisiti in 25 Paesi e quelli cinematografici dalla Universal Pictures, dopo un’infuocata asta tra 5 major.
    «C’era una volta un angelo che s’innamorò di un diavolo… ma il loro era un amore impossibile». Karou è una persona speciale. Ha dei capelli naturalmente blu splendenti come seta e una filigrana di tatuaggi su tutto il corpo. È di casa nei vicoli più stretti di Praga come nei caotici mercati di Marrakech, e parla quasi tutte le lingue del mondo, e non solo quelle umane. Ma Karou ha un segreto. A volte scompare per giorni, nessuno sa dove. E nemmeno lei sa quale sia la sua origine. Fino a quando, un giorno, non appaiono su molte porte in giro per il mondo misteriose impronte nere. Delle sconosciute figure alate, arrivate da una fessura nel cielo, le imprimono nel legno e nel ferro. Una di loro incontra Karou nell’affollata città vecchia di Marrakech: è allora che inizia un amore le cui radici affondano in un violento passato. Alla fine Karou scoprirà di sé più di quanto avrebbe mai potuto immaginare.
    Laini Taylor è autrice di altri tre romanzi: Blackbringer e Silksinger, della serie Dreamdark, e di Lips Touch: Three Times, romanzo arrivato finalista al National Book Award. Vive a Portland, in Oregon, con il marito, l’illustratore Jim Di Bartolo, e la figlia Clementine.

    mercoledì 6 giugno 2012

    Vaticanum di Jose’ Rodrigues Dos Santos (Newton Compton)


    Chi era davvero Gesù? Un mistero che la Chiesa occulta da duemila anni. Quale prezioso codice si nasconde nelle stanze della Biblioteca Vaticana? E cosa contiene di tanto pericoloso da spingere qualcuno a uccidere perché non sia rivelato? Patricia Escalona, una ricercatrice spagnola, sta esaminando uno dei più antichi manoscritti biblici, il Codex Vaticanus, quando un rumore la attira negli oscuri meandri della biblioteca. Il cadavere della studiosa verrà ritrovato con la gola tagliata, accanto a un foglio che presenta dei segni indecifrabili. Valentina Ferro, un’affascinante ispettrice della polizia italiana, e Tomás Noronha, un famoso storico portoghese, saranno chiamati a indagare sull’omicidio e a far luce sulle antiche pagine che Patricia stava consultando. Contengono forse un segreto così importante da essere fatale per chi sia vicino a svelarlo? I due scopriranno l’esistenza di qualcuno che, attraverso i passi del Nuovo Testamento, sta cercando di far luce sul mistero che avvolge la vera identità di Gesù Cristo, avvalendosi anche delle ultime tecniche dell’ingegneria genetica.
    Vaticanum – Il manoscritto esoterico ci conduce alla scoperta di un avvincente enigma che non è solo frutto della fantasia di dos Santos. E se si trattasse del più grande segreto contenuto nelle Sacre Scritture?

    martedì 5 giugno 2012

    "Il libro delle parole altrimenti smarrite" di Sabrina D’Alessandro (Edizioni Rizzoli) all’ex Convitto Palmieri di Lecce.


    "Il libro delle parole altrimenti smarrite" di Sabrina D’Alessandro (Edizioni Rizzoli) all’ex Convitto Palmieri di Lecce.
    Fidapa Lecce e Loft Gambero Rosso di Lecce organizzano per  mercoledí 6 giugno 2012 alle ore 18,00 presso l'ex teatrino del Convitto Palmieri  in Piazzetta Carducci a Lecce, la presentazione del libro di Sabrina D'Alessandro " Il libro delle parole altrimenti smarrite". Edizione Rizzoli. Introduce Salvatore Cosentino  (Giudice); saluti di Cristina Caiulo pres F.I.D.A.P.A. Sez di Lecce.  Letture di Carla Guido - attrice e operatrice culturale
    “Il Libro delle parole altrimenti smarrite” di Sabrina D'Alessandro, prefazione di Stefano Bartezzaghi
    C’è un modo straordinariamente rotondo per definire un uomo di bassa statura e alta considerazione di sé: «salapùzio». Una parola poco, pochissimo usata, ma colorita e sonora; quattro semplici sillabe capaci di contenere la complessità di un tipo umano, di raccontarla in modo sincero e immediato, trasformando una realtà sgradevole in allegra catarsi canzonatoria. Aspre o scioglievoli, enigmatiche o lampanti, le parole hanno la capacità di dare voce a cose che altrimenti non vedremmo, creando un’idea dove prima non c’era, e ci consentono di far risuonare la realtà in modo nuovo, diverso. Le parole non solo sono interessanti, ma soprattutto sono piene di bellezza. Dimenticarle, sostituirle, semplificarle è un po’ come appiattire la nostra stessa percezione della realtà, rinunciando a sfumature e colori che raccontano e trasformano l’identità delle relazioni umane. Ogni tanto fa bene concedersi un momento di «risquitto», così come variare con una «rùzzola» o un «raperónzolo» i soliti turpiloqui può giovare al fegato e portare la bile a essere meno commossa. Queste parole esistono anche per aiutarci a vedere e a vivere meglio; tornare a usarle, tornare ad apprezzarle e ad amarle non significa solo salvaguardare un patrimonio linguistico, ma alimentare la ricchezza, e l’allegria, del nostro immaginario profondo. (Sabrina D’Alessandro)
    SABRINA D’ALESSANDRO, creativa pubblicitaria e fondatrice dell’Ufficio Resurrezione Parole Smarrite, da anni indaga le potenzialità espressive del linguaggio e coltiva una «collezione » di parole che rappresentano il filo conduttore della sua ricerca artistica e l’anima di questo libro.

    lunedì 4 giugno 2012

    (AA.VV) RETROBOTTEGA 2 (EDITO DA CFR)


    Sulla scorta della precedente “Retrobottega”, anche per il 2012 abbiamo curato e allestito questa nuova antologia, dedicata a poeti a nostro avviso validi, ma che non hanno spazio nell’editoria. I nomi sono stati scelti dopo l’attenta osservazione di prove che sono state inviate al concorso Turoldo e al concorso Fortini.  36 autori sono stati invitati ad aderire a “Retrobottega 2” e 12 vi hanno fatto parte. Si sa infatti, che nei concorsi letterari, anche quelli più seri, non tutti possono giungere ai primi posti, anche se la qualità delle opere presentate è eccellente. Per chi organizza concorsi, come il sottoscritto, non è facile rassegnarsi al verdetto della giuria che è costretta, per forza di cose e suo malgrado, a “tagliare”, a de-cidere. Questo, per dire che “Retrobottega 2” non è un’antologia composta di testi e nomi rabberciati e per puri fini commerciali: è nostra cura, infatti, salvaguardare prima di tutto il lettore offrendo testi che, al di là dei gusti personali, siano validi. CFR non è infatti un editore che pubblica chiunque “purché respiri”. E non potrebbe essere altrimenti, almeno per coerenza con le cose che da anni andiamo dicendo. Anche qui, come nel precedente tomo, il lettore troverà stili molto diversi ma con la necessaria introduzione critica, che gli permetterà di entrare nella logica delle tematiche e dello stile di ogni autore, di comprendere le “sue ragioni” e il perché delle sue scelte stilistiche e tematiche: vogliamo, anche qui, prendere le distanze da quelle raccolte antologiche dove nulla è introdotto ma tutto viene lasciato al caso. L'antologia contiene sillogi di:  Semira Baldi, di San Donato Milanese; Celestino Casalini, di Piacenza; Manuel Comazzi, di Genova; Caterina Davinio, di Roma; Piera Giordano, di Castellamonte (Torino); Giovanna Iorio, di Roma; Rosemily Paticchio, salentina; Giovanni Marco Pruna, di Iglesias; Marco Righetti, di Roma; Francesco Sassetto, di Venezia; Giuseppe Vetromile, di Madonna dell'Arco (Napoli), e Pasquale Vitagliano, di Terlizzi (Bari).

    sabato 2 giugno 2012

    La rivolta impossibile. Vita di Lucio Mastronardi, di Riccardo De Gennaro. Prefazione di Goffredo Fofi (Ediesse). Intervento di Nunzio Festa


    Una penna più autorevole di chi vi sta parlando in questo momento ha detto che scrivendo questa biografia di Lucio Mastronardi, "La rivolta impossibile", e stiamo parlando dell'autore della prefazione al testo Fofi, il giornalista Riccardo De Gennaro, dunque, fondatore e direttore del Reportage, ha colmato un vuoto; un vuoto, d'altronde, che era anche nostro, pure della nostra memoria, visto che le poche notizie sull'attività letteraria e sulla vita di Mastronardi le avevamo avute esclusivamente dal critico Onofri. Perché, soprattutto, Lucio Mastronardi, nome ai più sconosciuto soprattutto perché mai davvero accettato - in un certo senso in questo come il più longevo 'Di Ruscio' - dalle fabbriche delle letteratura, preme iniziare, è quel Lucio Mastronardi che come Pasolini, Bianciardi e qualcun altro non si fece abbindolare e offuscare la vista dalle sirene delle vita dolcissima per i ricchi e di consumo più che consumistica per una fascia media di popolazione più forte d'oggi. E se su tutti l'analisi più acuta, perché approfondita e oltremodo lucida sempre sarà assicurata da Pier Paolo Pasolini, Luciano Bianciardi si farà fregare, come naturalmente non può non sottolineare ancora Goffredo Fofi, dalle altrettanto pericolose e calamitanti sirene dell'alcol, e Mastronardi, l'autore della trilogia di Vigevano ('paradiso terrestre della scarpa e cielo terrestre del danaro'), Il calzolaio - Il maestro - Il meridionale, si farà annegare dal vissuto Ticino di casa. La struttura scelta da De Gennaro è della consegna completa e per intera all'oggetto dello studio. Le pagine s'alternano, infatti, tra la genealogia dello stesso libro in formazione, corsivate per giunta, dove il giornalista Riccardo De Gennaro narra per filo e per segno, perfino passando un po' del suo passato alla penna, le vicende, gli incontri, la documentazione che hanno riempito la lunga gestazione dell'opera: non a caso, per dire, l'opera letteraria dell'ex redattore di Repubblica e Il Sole 24 ore è adesso apprezzata e portata ai posteri persino dalla moglie dello scrittore della Vita agra, Maria Jatosti, già buona conoscente, a suo tempo, dello scrittore di Vigevano. Esistenza inquieta assai, quella di Mastronardi. Figlio del "vero scrittore della mia famiglia" che era il padre Luciano, che dal nome con in quale marchia quasi il figlio presenta la sua possenza d'antifascista, polemista, comunista rigoroso - d'altri tempi diremmo magari. E d'una madre che omaggierà insieme a Lucio questa figura ingombrante e decisiva di Padre; nonostante più avanti Luciano eleverà a questa qualifica il mentore e suo mentore Elio Vittorini. Giustamente scomodo per i compaesani, sia da non famoso che da celebre, ovvero quando da uno suo romanzo Petri porta nella patria delle scarpe e del benzolo Alberto Sordi per una pellicola, Lucio Mastronardi si presenta sempre con la morte nel cuore, il senso d'inadeguatezza nelle più svariate situazioni, tipo nel mestiere d'insegnante, la verve sempre e comunque dissacramente che finisce o comincia nella e dalla "pazzia". L'irregolare Lucio Mastronardi, al quale non piace il boom economico che davvero si mangia la mente dei suoi concittadini e tanti per inquinamento da fabbrica ne fa morire, non è l'etichetta da mettere sulla bottiglia da esportazione d'una città, Vigevano appunto, che non ha neppure una libreria: solo fabbrichette e ricerca spasmodica dello "sterco del demonio": terra che per certe sfaccettature assomiglia ai pezzetti di Nord (altro che Padania inventata e quindi inesistente) coccolate e conquistate dai bossisti e dalla loro mentalità. E l'esordio di Mastronardi, come fosse un segno del destino, dopo tra l'altro continui rinvii editoriali a volte imputabili all'operato d'un Calvino pur convinto della pubblicazione e innamorato dell'autore, esce in libreria con titoli indimenticabili come "La vita agra" dell'amico toscano Luciano e "Memoriale" di Volponi. La lettura di "La vita impossibile" è altamente appassionante. De Gennaro raggiunge lo scopo di riportare all'attenzione del pubblico, oltre che delle dimentica critica criticante, la scrittura d'una figura che non possiamo rimuove dalle classi del Novecento. Che, per dire, ha spiegato il suo 'odio' per l'operaio, sempre più povero eppur rimbabitamente soddisfatto. A pagina 184 del libro, però, troviamo l'operaio che invece avrebbe interessato e attirato Mastronardi, il poeta e scrittore Luigi Di Ruscio: che De Gennaro in un certo qual modo mette giustamente accanto alla penna che fece la trilogia di Vigevano contro l'apologia del macinare comunque a vuoto. Costanti e irregolari, si deve esser. Per restare. Per questo dalla biografia tranciamo la fine.   

    La rivolta impossibile. Vita di Lucio Mastronardi, di Riccardo De Gennaro, prefazione di Goffredo Fofi, Ediesse (Roma, 2012), pag. 216, euro 10.00.

    venerdì 1 giugno 2012

    RICCI I TUOI CAPELLI - ARIE E CANTI POPOLARI DI CANNOLE. A cura di Luigi Chiriatti con illustrazioni di Lucio Montinaro (Kurumuny Edizioni). CON NOTE E SCRITTI DI LUIGI CHIRIATTI, CIRO DE ROSA, SALVATORE ESPOSITO, RAFFAELE CRISTIAN PALANO, ADRIANA BENEDETTA PETRACHI.


    Esiste un altro Salento, diverso da quello da cartolina. È il Salento più autentico e vero, quello della quotidianità, fatto di storie, di gente, di paesi arsi dal sole che vivono all’ombra delle chiese e delle masserie in pietra leccese. Dopo aver apprezzato la forma, la curiosità richiede, necessita che venga svelata anche la sostanza, l’anima, il cuore di questa terra. Lontane o solo lambite dai circuiti turistici sopravvivono, infatti, tante piccole realtà piene di fascino dove la memoria dell’antico resiste al lento scorrere del tempo e all’incessante galoppare della modernità. Incorniciati da teorie di ulivi che procedono senza soluzioni di continuità, i paesi del Salento nascondono e custodiscono piccoli grandi tesori, e tocca alla curiosità del turista o del ricercatore scoprirne la bellezza più profonda, quella che riannoda i fili del tempo. Uno di questi è senza dubbio Cannole, piccolo paese situato nella zona centro-orientale del Salento, noto ai più per la famosa sagra della Municeddha (lumaca), oltre che per lo splendido parco Torcito, che conserva una meravigliosa masseria fortificata del XVII secolo. Qualche altro, tra i cinefili, ricorderà certamente che la sua vecchia stazione fu una delle tappe dello splendido road movie ferroviario Italian Sud Est della Fluid Video Crew di Davide Barletti, ma in pochi rammentano che nel 1480, questa area accolse gli otrantini sopravvissuti al sanguinario sacco della loro città ad opera di Gedik Ahmed Pashà e soprattutto che fino agli inizi del XIX secolo questo paesino era uno dei decatría choría, ovvero i tredici paesi della Terra d’Otranto che conservavano la lingua e le tradizioni greche, oggi meglio noti come Grecìa salentina. E lo spirito musicale qui è ancora vivo, infatti questa piccola cittadina custodisce anche un altro piccolo grande patrimonio culturale rappresentato da Rosaria Campa, Vincenza Agrosì, Assuntina Tomasi, Gina Luperto, Eva Serra, Rosalba De Lorenzis, e Ada Nocita, sette donne fra i cinquanta e settanta anni, che quasi per caso si sono ritrovate a cantare insieme e da quel momento non hanno smesso di condividere questa comune passione. Nel corso degli ultimi anni la loro attività, fatta di piccole esibizioni, per lo più private, ha suscitato l’interesse di diversi musicisti e ricercatori salentini che si sono avvicendati per studiare e approfondire il loro repertorio, ma sono state poi loro a cercare Luigi Chiriatti, spinte dal desiderio di lasciare una traccia dei loro canti. Le donne di Cannole hanno cominciato a cantare insieme in diverse e svariate circostanze: quando andavano insieme sul pullman che le portava alle terme, in giro nelle scampagnate con gli amici. Cantare per loro significa incontrarsi, cucinare, mangiare, dialogare, spettegolare in un tempo che non è caratterizzato dal ricordo del passato, ma che è il presente, il loro modo di esserci e di vivere oggi la loro presenza. Il canto come categoria espressiva del bello che non serve, come in passato, a esorcizzare la morte, la durezza della vita e il destino di una non umanità, ma che rappresenta se stesse in relazione alla loro comunità. Canto come gioia, socializzazione, un modo di ironizzare su altri e su se stesse, alternativa ai luoghi comuni della televisione e della globalizzazione. Per loro cantare è stare insieme, giocare, ricavarsi uno spazio libero dalle trame tradizionali dei rapporti ufficiali sottomessi a regole di facciata, un luogo e un tempo della contemporaneità che sfugge a qualsiasi tipologia della ricerca e della documentazione classica. Per loro cantare è fare partecipi gli altri del loro benessere psicofisico: la loro memoria non è spezzata. Il loro repertorio è come un grande magazzino, un “granaio della memoria” senza categorie, dove i canti hanno uguale importanza e diventano belli ed emozionanti quando decidono di eseguirli siano essi di origine propriamente salentina o di altra derivazione. Le donne di Cannole quando cantano ci regalano emozioni che ci coinvolgono e ci fanno gioire del presente del loro incontro. La maggior parte del loro repertorio è rappresentato dai canti diffusi in tutta la Penisola: canti narrativi e romanze delle opere liriche diffuse dalle bande locali. Questo elemento conferma, ancora una volta, come la poesia popolare e la sua musica, che toccano corde del sentire comune, sono conosciute ovunque, appartengono a tutti e suscitano uguali sentimenti anche se il “modo” di esecuzione assume caratteristiche diverse e le fanno appartenere al luogo e al tempo in cui vengono eseguiti. Al centro dell’indagine che ha dato vita a questa pubblicazione è la voce che è corporeità, spessore, timbro, calore comunicativo, ma che significa anche riannodare i fili della memoria, narrare, testimoniare. Non è un dato casuale, considerata la preponderanza che la voce, vista nel suo profilo performativo, ha assunto nell’odierna analisi demo-etno-antropologica. E il Salento è terra di voci e di canti, benché lo si associ più spesso al battito del tamburello e alla danza. I canti a sole voci di questa raccolta possiedono una marcata valenza emozionale. Sono storie conosciute o meno, nel segno delle sfaccettature dell’amore, della fatica del lavoro, delle relazioni sociali, della quotidianità, dell’emigrazione, della lontananza. Canto giocoso e nudo, senza orpelli e senza palchi e riflettori, un cantare distante dai codici spettacolari. La proposta delle cantatrici di Cannole è il segno di quanto l’analisi della pluralità sonora salentina non possa darsi del tutto completata e riveli ancora tesori, al di là del mare, sole, mieru (vino) e pizzica, giustamente celebrati, ma più spesso spacciati e consumati con superficialità. Il volume è corredato da due Cd che contengono un’antologia di brani scelti, per un totale di 42 tracce. Nel repertorio delle donne di Cannole sono confluite arie, romanze e canti narrativi provenienti da tutta Italia: probabilmente ciò è dovuto al fatto che in questo gruppo ci sono donne che hanno vissuto all’estero per venticinque, trent’anni e che certamente hanno avuto rapporti con connazionali provenienti da altre zone della nostra penisola. Anche i canti salentini del loro repertorio provengono da zone diverse come il Capo o le aree di Martano e altre zone del Salento. Alcune di queste donne infatti non sono native di Cannole: una proviene da Martano, un’altra da Poggiardo, un’altra ancora è originaria di Galatina, trasferitesi poi a Cannole per ragioni di lavoro o piuttosto perché hanno sposato qualcuno del posto. Probabilmente da bambine hanno ascoltato i canti del loro luogo di origine e poi li hanno conservati come antichi ricordi di famiglia.

    Il Cd “Ricci i tuoi capelli, arie e canti popolari di Cannole” è promosso con il sostegno di PUGLIA SOUNDS - PO FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV” ed è patrocinato dalla Povinicia di Lecce, dall’Istituto Diego Carpitella e dal Comune di Cannole.

    giovedì 31 maggio 2012

    I PRIMI TORNARONO A NUOTO DI GIACOMO PAPI (EINAUDI STILE LIBERO


    «I primi tornarono a nuoto la notte del secondo giorno. A sciami, nelle ore disabitate, entrarono in acqua dai porti addormentati, dai moli senza nome, dalle anonime rive di melma ed erba dimenticate sulla terraferma, e nuotarono lenti in mezzo alla laguna illuminata e oscurata a intermittenza dalla luna e dalle nuvole, uscirono dal mare come granchi o come rane, arrampicandosi sui pali, sulle barche ormeggiate, sulle scale intagliate nella pietra e invasero le isole. Per molte ore nessuno li vide». (Giacomo Papi, I primi tornarono a nuoto)
    Vengono dall'Ottocento, dal Rinascimento, dalla Preistoria. Sono uguali a noi. Chiedono spazio e ospitalità. Non sono minacciosi all'inizio, solo smarriti e voraci: vogliono vivere, proprio come noi. E i vivi? Adriano Karaianni è il medico che ha scoperto il primo rinato. Maria aspetta un bambino da lui. La loro storia fa da controcanto al destino che i vivi devono affrontare. Con un ritmo serrato e il nitore di una lingua che sa descrivere la ferocia dell'umanità condannata a una vita senza fine, Giacomo Papi racconta un mondo dove nascere diventa un crimine. E reinventa con grande originalità uno dei luoghi più fecondi del nostro immaginario, quello del «ritorno dei morti», in cui ogni epoca ha proiettato paure e desideri inconfessati. Hanno la stessa età e le stesse sembianze del giorno in cui sono morti. Ma presentano un metabolismo perfetto e sono famelici come bambini appena nati. Ricompaiono nei luoghi dove hanno vissuto. Un uomo vaga nudo davanti a quello che un tempo era il suo posto di lavoro. Cerca la sua vecchia fabbrica, ma si trova davanti a un nuovo grattacielo. Un ragazzino accoltellato a 17 anni durante una rissa non riconosce più niente. Il suo decesso risale al 1850. Il mondo si ripopola a ondate. All'inizio è una festa perché la morte è sospesa. Gli uomini attendono il ritorno delle persone che hanno amato, ma si continua a vivere in modo normale. Nessuno - nemmeno Adriano, il medico che ha diagnosticato il primo caso e che è in attesa di un figlio - sospetta che la terza ondata sarà così grande. Nella lotta furiosa che si scatena tra i vivi e i rinati, dare alla luce un figlio è insensato. Ma è l'unico, disperato modo, in cui Adriano e Maria combattono per restare umani. In un mondo in cui la morte è abolita, l'amore si rivela l'unica forza capace di spezzare la catena cieca della natura, e il desiderio di dare la vita l'unica via per riconnettersi con il senso - anche oscuro - dell'esistenza.

    mercoledì 30 maggio 2012

    KURUMUNY EDIZIONI AL CIRCOLO PIER PAOLO PASOLINI DI GROTTAGLIE CON “INVISIBILI vivere e morire all’ ILVA di Taranto” DI FULVIO COLUCCI E GIUSE ALEMANNO


    Invisibili di Fulvio Colucci e Giuse Alemanno saranno con il loro Invisibili edito da Kurumuny saranno al Circolo Pier Paolo Pasolini di Grottaglie. Dialogo con gli autori a cura di  Franco Calzolaio e Donatella Duranti (Coordinatrice Provinciale di SEL). L’appuntamento è per il 3 giugno alle 19,00 nell’atrio del Castello Episcopio di GROTTAGLIE
    Proseguono le presentazioni del fortunato libro inchiesta scritto a quattro mani da Fulvio Colucci e Giuse Alemanno, di recente insignito con un premio come miglior reportage per il 2011 da parte della redazione della rivista letteraria e associazione PugliaLibre, con la seguente motivazione: Un testo snello eppure significativo, capace attraverso un registro narrativo di evidenziare le diverse problematicità dell’Ilva di Taranto; merito ulteriore è quello di non limitarsi a cronache e statistiche per dare voce a chi in quel contesto lavora e talvolta muore.

    Non molto tempo fa gli operai dell’allora ITALSIDER vennero chiamati metalmezzadri. Era la generazione dei Cipputi, dei sindacati e degli scioperi che paralizzavano la produzione, della terra o del mare da coltivare, dopo il turno. L’ITALSIDER non c’è più. C’è l’ILVA. Una nuova fabbrica con un nuovo nome e nuove regole, ma soprattutto una nuova generazione. Una generazione che sogna la grossa vincita al gratta e vinci o al massimo la divisa da carabiniere. Per i nuovi operai dell’ILVA, divisi in normalisti e turnisti, il sindacato è lontano; al suo posto ci sono i tornei di calcetto aziendali che favoriscono la comunicazione, ma non troppo. Rimane la paura di non tornare più a casa e i santi a cui affidarsi, una volta custoditi nei portafogli ora immagini su cellulari. Le immagini dei santi si affiancano a quelle delle mogli, dei figli e delle famiglie e di loro è tutto quello che oltrepassa i torne lli dell’ILVA. La vita scandita dai turni. Tra la fabbrica e la vita fuori, lo spogliatoio dove si svestono i panni civili e si indossa la tuta da operai. Perché l’Ilva è anche volti stanchi, epopea di pendolari, famiglie e figli, doveri e rancori, solidarietà e silenzi, verità e menzogne. L’Ilva è carne viva, metafora di una condizione universale, piccolo spaccato di mondo. Una fabbrica non soltanto di acciaio ma di storia e storie. E sullo sfondo una città lontana assente, dai contorni sfumati come fosse di sabbia, la stessa sabbia che si indurisce nel naso e lo fa sanguinare. Invisibili di Fulvio Colucci e Giuse Alemanno è un lavoro a quattro mani che raccoglie e racconta storie di uomini la cui vita è indissolubilmente legata al lavoro, sospesa in aria come il braccio di una gru, operai del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, l’Ilva di Taranto. Ma è anche il racc onto delle contraddizioni di una città intera, sparsa su 2600 ettari di cui l’Ilva occupa 1600: facile capire chi comanda e chi dà da mangiare ai tarantini, più difficile è capire perché accade che dei bambini, come quelli di Taranto, siano in trincea per una guerra impari contro un nemico subdolo e imprevedibile, l’inquinamento. Il ricatto occupazionale e il sentirsi colpevoli di lavorare. Questo è uno dei pregi di Invisibili, la narrazione di un’umanità divisa fra la necessità e il rifiuto, la psicologia di chi ogni giorno passa quei cancelli aspettando il momento di uscirne, il malessere di chi sa che non può farne a meno pur essendone sempre tentato.

    Le illustrazioni del volume sono di Christian Imbriani.

    SULLE ORME DI IDRUSA di Wilma Vedruccio (Kurumuny) al Frantoio Turi Borgagne


    Verrà presentato sabato 2 giugno alle ore 20,30 nell’ambito della manifestazione Borgo in Festa presso il Frantoio Turi Borgagne, il libro di Wilma Vedruccio dal titolo Sulle orme di Idrusa edito da Kurumuny. Sono previsti interventi di Giuliana Coppola, Luigi Chiriatti, e Lucio Toma. Letture a cura di Wilma Vedruccio e musiche a cura di Rocco Nigro
    Protagonista del racconto di Wilma è Idrusa, personaggio di donna otrantina creata da Maria Corti e trasfigurata dalla storia nel mito. Quella raccontata da Wilma è quasi un’epopea e Idrusa ha la potenza di un’eroina della classicità: è senza età, non è soggetta alle categorie del tempo e dello spazio, incarna l’archetipo di donna proviene dal passato e si proietta indomita nel futuro. Idrusa ci riporta alla mente il ricordo di donne eccezionali, dotate di una straordinaria e inquietante personalità che si esterna nei rapporti interpersonali o che emerge a livello della coscienza individuale. Idrusa ha la stessa forza di Didone innamorata, che per amore mette in discussione il suo ruolo di regina e sempre per amore decide di uccidersi sulla spada di quello che è stato il suo uomo pur di non rinunciare a nulla di se stessa.
    Ogni scelta di Idrusa sembra scaturire da un sentimento di inadeguatezza, dalla percezione del divario incolmabile tra lei e la realtà circostante: Idrusa si ribella alle convenzioni della sua intera comunità, stretta tra esigenze razionali e istanze emotive. Ma Idrusa non cede il suo cuore, non si rassegna, rivendica la sua anima e la sua intelligenza, resiste fino a incontrare l’amore e la passione sfrontata, che stravolge il cuore e imprime una svolta decisiva e irreversibile alla sua esistenza. Al libro è allegato il CD con il racconto di Idrusa letto da Wilma, che ci porge la sua voce con il giusto pudore, senza pretese attoriali, ma lasciandosi trasportare, come è naturale per l’autrice, dal desiderio del racconto.
    La musica di Rocco Nigro segue con grande sensibilità il disegno di Wilma, amplifica le emozioni, sa allontanarsi fino a farsi bordone, oppure sa far danzare a fianco della voce il proprio tema. Personaggi del libro sono anche Otranto, il profumo del mare, i colori di certe albe, gli odori delle erbe, il Salento dei tratturi e delle pietre parlanti, civette dagli “occhi dolci come lampade a petrolio”.

    “Muovere l'economia non sarà un'impresa” di Ivan Stomeo per i tipi di Kurumuny. Intervento di Vander Tumiatti (Fondatore di Sea Marconi Technologies)


    E’ ormai da qualche anno che frequento il Salento, che ho avuto il privilegio di osservare nella sua complessità, nella sua bellezza, nelle sue tante lacune su più fronti, dalla comunicazione in materia di ambiente (mi rivolgo espressamente a questo settore dal momento che mi occupo per motivi di lavoro di energie alternative e di “green economy”), agli investimenti, al turismo. Ma sono convinto che prima o poi emergerà con forza un interesse a risolvere almeno i problemi maggiori di queste terre e si potrà lavorare con più serenità ed efficienza.
    Col passare del tempo certi luoghi, certi nomi, mi sono sempre più familiari, ma soprattutto riesco a individuare pubblicazioni virtuose che fanno davvero grande il Salento. E’ questa disposizione d’animo che ha fatto sì che mi imbattessi in un delizioso prodotto editoriale dal titolo “Muovere l'economia non sarà un'impresa” di Ivan Stomeo per i tipi di Kurumuny. Ivan Stomeo vive a  Melpignano (Le), è geometra alle dipendenze di ASI Lecce e da sempre opera nell’ambito della .
    politica. Ciò gli ha consentito di essere eletto sindaco della piccola comunità “greca” dove vive; fa inoltre parte del Consiglio direttivo dell’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi e del Consiglio direttivo e dell’Ufficio di Presidenze dell’Associazione Nazionale dei Borghi Autentici d’Italia.  L’area di interesse propria del volume in questione copre un’area geografica e umana molto interessante, ovvero quella della Grecìa Salentina, e nello specifico si fa riferimento ad una illuminata sinergia tra politica, impresa e amministrazioni,  verificatasi nella splendida Melpignano, nota nel mondo come patria della notte della Taranta.
    Un libro, questo, che rappresenta un monito forte e deciso verso chi ha il controllo della “stanza dei bottoni” a livello provinciale, e regionale, quasi a voler sottolineare che la volontà e le energie per cambiare le cose nel Salento ci sono, e forse si potrebbe partire proprio da Melpignano.  Interessante per meglio comprendere la texture dei contenuti presenti nell’opera di Stomeo, riportare un estratto dalla prefazione di Giuliano Poletti (Presidente di Legacoop): “ (…) Il colloquio con Ivan, presente a Cefalù in rappresentanza dell’Associazione dei Borghi Autentici, la sua attenzione e il suo entusiasmo furono per me uno stimolo importante ad accelerare la definizione del progetto. Uno stimolo presto confermato dall’incontro che tenemmo subito dopo a Roma con gli altri dirigenti di AssoBAI. Ivan ci parlò del progetto che aveva avviato a Melpignano, per il fotovoltaico diffuso sui tetti. E ci chiese e ci propose di realizzarlo in forma cooperativa. Cominciammo a ragionarci su insieme e ne fummo anche noi convinti ed entusiasti: intuimmo che rappresentava un affascinante allargamento dei campi di azione che avevamo fin allora pensato per le cooperative di comunità, e che, pur presentando incognite e difficoltà, meritava di essere sostenuto e sperimentato. E partimmo, quindi, con gli incontri a Melpignano.  Come Ivan, anche gli altri promotori dell’iniziativa e la comunità tutta di Melpignano sono stati per noi una felice scoperta. Come tanti in Italia, avevamo sentito parlare della Notte della Taranta, e sapevamo del grande successo ottenuto dai comuni della Grecìa salentina – con Melpignano in testa – col recupero e la riproposizione in chiave moderna di una importante tradizione culturale. Ma poi, nei mesi successivi, le diverse iniziative tenute a Melpignano ci hanno consentito di entrare in contatto diretto con un’amministrazione locale attiva ed efficiente, davvero al servizio della sua gente e con tante persone disponibili a impegnarsi direttamente per lo sviluppo territoriale e il benessere della propria comunità. È stata una gran bella esperienza, culminata nello straordinario pomeriggio di luglio in cui è nata, nella bellissima piazza principale, la Comunità Cooperativa di Melpignano, con i 71 soci fondatori che per tre ore di fila, insieme al Sindaco intervenuto in rappresentanza del loro Comune, hanno ascoltato attenti e partecipi la lettura dell’atto costitutivo e le spiegazioni del bravissimo notaio De Donno. Mai mi era accaduto finora di veder costituita una cooperativa in piazza: a pensarci bene, il luogo più giusto per la nascita di una cooperativa di comunità. Un’altra delle felici intuizioni di Ivan e degli altri promotori!”. Tra gli obiettivi che si è data la cooperativa vi sono la riduzione dei consumi energetici incentivando l’utilizzo della bio-architettura, delle tecnologie dolci, e del risparmio energetico, la riduzione degli sprechi di acqua potabile, la riduzione dei gas-serra e dell’inquinamento atmosferico, l’aumento della raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti. Termino con una precisazione che avvalora ulteriormente il progetto: il ricavato della vendita del libro sarà devoluto al fondo “Genius Loci” dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia, dedita a sostenere piccoli progetti pilota delle comunità dei borghi.

    martedì 29 maggio 2012

    LUOGHI OSCURI DI MIRIAM PALOMBI (SENSO INVERSO EDIZIONI)


    "Nella concitazione della fuga ogni stanza appariva uguale. Dietro di lui le mandibole mobili oscillavano mordendo l’aria e producendo un suono agghiacciante che gli s’incuneava nel cervello impedendogli di pensare lucidamente. Una notte, continuava a ripetersi. Soltanto una notte" (Estratto dal racconto “Stesso sangue”).
    La paura non è solo sangue, la paura è ovunque e può nascere da qualunque cosa. E’ un corto circuito nella testa, un evento irrazionale al quale non si riesce a dare una spiegazione, è la rinuncia alla logica, allora si cerca rifugio in luoghi sicuri. Questo è il punto cardine di questa raccolta di racconti, l’ambientazione, luoghi sicuri che però improvvisamente, al calar delle tenebre, divengono altro, trasformandosi in luoghi oscuri e spaventosi. Luoghi Oscuri è un omaggio ai classici del genere horror, dagli albori del romanzo gotico ambientato in antiche magioni, “Stesso Sangue”, biblioteche antiche “La venticinquesima ora” e case infestate “L’esperimento” fino all’horror angosciante di Poe, dove è il nostro inconscio a proiettare demoni e paure come ne “La stanza d’albergo” e “Tredici piccole perle”. Leggendo “L’ antro della bestia” ritroviamo quel filone definito horror mitologico  sviluppato da Lovecraft, dove il male viene personificato, assumendo  forme ancestrali. Come si reagisce alla paura?  La paura si combatte, in “Giù nel profondo” il protagonista con ironia uscirà indenne da una spaventosa avventura nei sotterranei di Parigi, o vi si è succubi come in “Cose da bimba” , il protagonista di questo racconto finisce per soccombere a quella che era la sua più atroce paura infantile . La dinamicità ed  il finale incisivo colpiscono il  pubblico, sempre più attratto dalla morbosità di crimini efferati, purtroppo reali. Creare personaggi crudeli, inverosimilmente “cattivi” calati in situazioni irreali dove la logica è completamente stravolta, può servire ad esorcizzare le  paure quotidiane.  Mai potrà accaderci qualcosa di simile.
    L'autrice - Nasce a Milano nel 1972, ora vive a Cerveteri in provincia di Roma. Ceramista e scrittrice appassionata di storia dell’arte medioevale, alterna la partecipazione a mostre ed eventi culturali, con la scrittura seguendo un filone di narrativa storico-fantastica e horror. Il suo nuovo libro è una raccolta di racconti horror  “Luoghi Oscuri”, edito  nel Marzo 2012 da SensoInverso.
    Il suo primo romanzo, “La croce di Bonifacio”, è edito nel 2008 giunto alla seconda ristampa ,da  “Albatros Il Filo” edizioni,  suoi sono i disegni all’interno ed in copertina.

    THE MIRROR CUBE DI GIASONE MORGAN (Youcanprint)


    Crescere a Londra solo con la mamma è un conto, ma andarci insieme in vacanza è un’altro. Sentire che hai tanto da dire ma nessuno ha tempo di ascoltare. Così è l’adolescenza, mi dicono tutti. Qualche volta si vince qualche altra si perde. Per una volta almeno...ho vinto io.
    Growing up in London with just mum is one thing, but going on holiday is another. Feeling like you have so much to say but no one has time to listen. Well that’s the teenage years, so they tell me. Some you win some you lose. For once just once I was a winner…

    lunedì 28 maggio 2012

    Tre giorni per morire di Karin Slaughter (Fanucci – TimeCrime). Traduzione di Tommaso Tocci


    Tre giorni per morire segna il grande ritorno di Karin Slaughter, la regina del thriller americano, e della serie best seller inaugurata con L’ombra della verità.  Una finestra in frantumi. Un’impronta di sangue. Ed è solo l’inizio... Un atroce crimine ha colpito al cuore la periferia più ricca di Atlanta. Rientrando nella sua villetta nel verde di Ansley Park, Abigail Campano trova ad accoglierla vetri rotti, tracce di sangue e il corpo martoriato di una ragazza. Inizialmente, pensa che quelle membra straziate siano della figlia Emma: disperata, la donna si avventa su quello che ritiene essere l’aggressore. Poi, lentamente, la verità inizia a farsi strada: non è di Emma quel corpo riverso sul pavimento; non è il suo assassino quel ragazzo che Abigail ha appena ucciso, a mani nude. Le indagini vengono affidate alla polizia di Atlanta, ma torbidi giochi di potere e un errore di valutazione da parte delle autorità rendono inevitabile l’intervento di Will Trent, agente speciale del Georgia Bureau of Investigation. Perché c’è qualcosa in quei vetri rotti, in quelle tracce di sangue, nello sguardo spento di Abigail che solo Will Trent saprà leggere: ma dovrà fare in fretta, costretto a una corsa contro il tempo per evitare che altre vite vengano spezzate in nome di un segreto che nessuno sembra voler svelare.
    Karin Slaughter è nata in Georgia nel 1971, è una delle autrici più celebri del crime internazionale: quaranta milioni di copie vendute nel mondo, traduzioni in trenta Paesi. Fra i suoi thriller, sempre in vetta alle classifiche, la serie che ha come protagonista Will Trent, inaugurata con il best seller L’ombra della verità (Timecrime, 2012) e di cui Tre giorni per morire rappresenta il secondo volume. Insignita (caso unico nella storia del premio) per quattro volte del prestigioso Crimezone Thriller Award, Karin Slaughter vive e lavora ad Atlanta.

    «Mi irrita il fatto che scrivere thriller sia ancora considerato appannaggio pressoché esclusivo degli uomini. La violenza continua a essere vista come un loro territorio. Da una scrittrice, ci si aspetta che narri soprattutto di legami familiari. Non vi pare un’opinione un po’ superata?» Karin Slaughter


    10 MODI PER IMPARARE A ESSERE POVERI MA FELICI con prefazione di Gianluca Morozzi (Laurana Editore). Dall’8 giugno in libreria


    «Bisogna gettare il discredito sul danaro, scriveva Simone Weil. Questo momento storico è propizio per farlo. Abbiamo l’opportunità di toccare con mano la stupidità del denaro, del suo immaginario, delle sue menzogne. E, per converso, di riscoprire il mondo nella sua verità, nella sua poesia, ovvero nel suo senso più profondo. Di riscoprire la condivisione». (Marco Rovelli)
    -Ci siamo abituati a essere ricchi. Non solo, ci siamo abituati – senza davvero rendercene conto – a essere felici solo quando possiamo spendere la nostra ricchezza, piccola o grande che sia. L’illusione è quindi di stare bene solo quando si compra qualcosa di nuovo, che sia un vestito o una gita fuori porta, un happy hour o un iPhone. E forse le cose stanno anche peggio di così. Ormai proviamo felicità solo quando scegliamo, e quando abbiamo comprato ormai non ci interessa più quello che stringiamo tra le mani.
    Oltre che falso e ingannevole questo modello di vita non può più esser sostenuto in un momento di crisi internazionale come quello in cui viviamo ormai da anni. È quindi arrivata l’ora, come spiega Andrea Pomella in questo libro, di riscoprire una cultura della povertà che non sia miseria, ritrovando il piacere di custodire i propri averi senza sperperarli in desideri superflui, spezzando il luogo comune “ricco, allora felice” e liberando la ricerca della felicità dalle logiche della mercificazione. Per riportarla a quella dei sentimenti. Per uscire da un vicolo cieco esistenziale che sta spegnendo la luce sul nostro futuro.