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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    venerdì 18 maggio 2012

    La natura di un crimine di Joseph Conrad, Ford Madox Ford (Mattioli 1885). Traduzione e cura di Angelica Chondrogiannis. In libreria dal 26 maggio 2012


    Un testo che manca da sessant’anni dagli scaffali delle librerie. Conrad e Ford insieme: due maestri firmano questa lunga confessione in forma di lettera d’amore. Un classico dimenticato che ha nella sua modernità uno straordinario valore. “Adesso è tutto finito, perfino i rimpianti. Nulla rimane di ciò che è finito se non qualche giorno di vita e la confessione che devo  farti...”. Questa è la lunga confessione, in forma di lettera d’amore,   di un uomo alla donna che, forse, ne ricambia i sentimenti. Attraverso   desideri e paure che diventano ossessioni, un percorso affascinante   teso a far luce sulle profondità della natura e dell’animo umani. Un piccolo classico scritto a due mani e pubblicato per la prima volta   a puntate su The English Review nel 1909, poi come libro nel 1924 e   ancora su The Transatlantic Review nello stesso anno.

    Joseph Conrad, all'anagrafe Józef Teodor Konrad Korzeniowski (Berdicev, 1857 Bishopsbourne, 1924), è uno scrittore polacco naturalizzato britannico. Fra i maggiori scrittori moderni, il suo stile narrativo e i suoi personaggi antieroici hanno influenzato molti scrittori. Basandosi sulla sua esperienza prima nella marina francese e, successivamente, in quella britannica, scrisse romanzi e racconti che riflettono aspetti di un impero sconfinato e, allo stesso tempo, esplorano gli abissi della mente umana. È universalmente riconosciuto come uno dei grandi maestri della prosa.

    Ford Madox Hueffer, alias Ford Madox Ford, (Merton, 1873 – Deauville, 1939), oltre a essere un romanziere, poeta e critico letterario, fondò The English Review e The transatlantic Review, le riviste che contribuirono alla diffusione delle opere di diversi scrittori importanti del periodo (Hardy, James, Conrad, Lawrence, Pound e altri) e svolsero un ruolo fondamentale nel dibattito culturale.

    SolEros di Lady P (Youcanprint)


    SolEros un libro di fini poesie erotiche, il debutto letterario di LadyP. La sua raccolta concentrata di eros mescolata ad uno strano ed iconografico romanticismo dove la narratrice parla di stelle, veli, colori, pelle ed erotismo senza mai usare termini più facili ed espliciti. Gioca sulla fantasia, e l'interpretazione di ogni mente umana, ogni suo racconto può essere letto e stretto a se in modo diverso, con un colore diverso. Originale, scorrevole, ruba l'attenzione con l'immaginazione del lettore che si addentra nelle sue pagine come se entrasse dentro la sua anima e ne volesse carpire i segreti. SolEros è un viaggio in mezzo agli ingranaggi dell'essere umano e di come si pone verso questo mondo ai più sconosciuto. Eros non è hard, non è porno, è gioco di seduzione mentale, una scossa sottopelle che lentamente schizza sul corpo provocandoti brividi di estremo piacere.

    giovedì 17 maggio 2012

    La casa editrice Kurumuny su Rai 2 con il libro di Rita Picchi "Donne - viaggio in sette film"


    Doppio appuntamento televisivo su Rai2 per il libro di Rita Picchi, “Donne viaggio in sette film”, edito di recente da Kurumuny. Venerdì 18 maggio (in coda al TG2 delle 18.15) e sabato 19 maggio (in coda a Mizar, in onda all’una di notte, visibile in seguito all’indirizzohttp://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE/PublishingBlock-4d179a82-04c1-4164-856b-2afc28c38206.html). Il libro affronta, attraverso la chiama innovativa della narrazione cinematografica, questioni estremamente dolorose che toccano da vicino la vita di molte donne, questioni per intenderci che normalmente apprendiamo solo dalle pagine di cronaca nera. I servizi, a cura di Cinzia Terlizzi, sono realizzati per la rubrica di cinema del TG2. Il libro verrà inoltre presentato a Roma il 31 maggio prossimo alle ore 18,00, nella prestigiosa sede della Casa Internazionale delle Donne (Via della Lungara, 19), con Adele Cambria e Cristina Piccino, in quell’occasione l’attrice Raffaela Azim parteciperà alla presentazione e leggerà alcune pagine di “Donne viaggio in sette film”.
    Sette film, sette personaggi femminili con una caratteristica comune: queste donne sono delle guerriere. Sette creature così forti da acquistare vita propria uscendo dai confini della pellicola per entrare nel nostro immaginario: una suggestione che ci invade, una specie di totale immersione in volti, colori, paesaggi. Un lavoro intenso e raffinato che apre una finestra sull’universo femminile, racconta le donne, le loro difficoltà, ma anche il loro coraggio e la loro forza d’animo. L’autrice infatti affronta temi come le mutilazioni genitali (Moolaadé di Sembène Ousmane), lo stupro (Le chaos di Youssef Chahine), l’integrazione e le unioni interculturali (La sposa turca di Fatih Akin), le adozioni e la maternità (Segreti e bugie di Mike Leigh), la moda e la società (Il diavolo veste Prada di David Frankel), il disagio mentale (Respiro di Emanuele Crialese) e infine mette due donne e due generazioni a confronto: la regina Elisabetta e Diana Spencer (The Queen di Stephen Frears).
    In questo libro si parla di passione, di amore per la vita e amore per l’amore stesso, attraverso i film presi in esame l’autrice sviscera l’animo femminile: al centro dell'attenzione della macchina da presa la realtà di donne diverse, ma tutte accomunate da forza, sensibilità e laboriosità. L’analisi parte da pellicole provenienti da tutto il mondo, che raccontano storie di donne forti e coraggiose, che si trovano ad affrontare difficoltà quotidiane più o meno vicine alle nostre, poi il campo d’indagine è esteso all’attualità, con dati e informazioni precise: Rita Picchi ci porta per mano in un viaggio nel reale attraverso le suggestioni del cinema, il segno del libro infatti è la capacità di stabilire una illuminante continuità tra cinema e realtà, muovendo l’analisi con grazia e precisione tra queste due dimensioni, mescolando emozioni legate alle protagoniste che attraversano anche la nostra anima.



    Info:
    http://www.kurumuny.it

    "Tre noci moscate nella dote della sposa” di Simona Cleopazzo (Lupo editore) alla Feltrinelli Point di Lecce


    La presentazione che ci sarà il 18 maggio 2012 alle ore 18,00 presso  La Feltrinelli Point di Lecce in via Cavallotti 7/a  vede protagonista il libro "Tre noci moscate nella dote della sposa” di Simona Cleopazzo edito da Lupo editore. Presenta l’autrice Pierluigi Mele
    “Orfana” di madre Silvia approda a Lecce col gatto Michelone, carica di dolore e col cuore chiuso ai sentimenti. La lunga indipendenza sperimentata a Bologna le impedisce infatti la convivenza con la nonna-mà. Sorretta a distanza dalle vecchie amiche e arricchita da nuove condivisioni, Silvia riscopre il sud dal quale era fuggita e l’impegno politico-sociale; ritrova se stessa nel lavoro e nella partecipazione umana che le è propria, prendendo coscienza di sé nella memoria delle esperienze vissute, intrecciando i fili della sua storia. Alla rabbia dell’orgoglio lungamente ferito si sostituisce così, progressivamente, una visione sempre più lucida e generosa che le consente di aprirsi in modo nuovo alla vita. L’intreccio dei piani cronologici e la prevalenza della dimensione soggettiva che connota la narrazione trovano un fil rouge nelle citazioni di donne – dalla cantautrice Giuni Russo ad Alda Merini, da Renata Fonte a Simone de Beauvoir, da Rina Durante a Sylvia Plath, da Rebecca Wilson a Margherita Guidacci e Isabel Allende – il cui messaggio o esempio di vita guidano un’appassionante lettura che viaggia per tematiche e libera associazione di idee.

    Manuale di Demonologia di Simone Iuliano (Youcanprint)


    Questo libro, va meditato, rispettando l’ordine di esposizione stabilito, altrimenti, si incorrerebbe nel rischio di poter fortemente turbare il proprio spirito e di non ottenerne alcun beneficio. Il testo non è da leggere, ma da meditare profondamente, in ogni suo contenuto. Maturato in ambiente francescano laico, conserva la fragranza della verità senza alcuna corruzione o paura espositiva. Se il testo viene messo in pratica può consentire al lettore di “corazzarsi” nel proprio combattimento spirituale. Ostacolato in ogni modo dal demonio stesso, costato tante sofferenze fisiche, (vessazioni, patologie cardiache, incubi, problemi economici di ogni tipo, minacce telefoniche etc..) unitamente a rotture e guasti causati a molti computer che lo hanno visionato in versione bozza, il libro è candidato a far discutere i lettori sul suo forte messaggio e si appresta ad essere uno dei testi più diffusi all’interno delle scuole e delle università, ma in generale tra il mondo giovanile. Tuttavia la visione del testo è adatta ad ogni fascia di età. Le anime che ne inizieranno la lettura e completeranno il libro, guarguarderanno la propria vita, di sicuro, con occhi diversi. Aver avuto il seguente libro tra le mani, sia per voi sentimento di chiamata alle armi fattavi, da nostra Madre, l’Immacolata!

    L’ecosofia - Ecologia di Guido Chelazzi e Giacomo Santini (Giunti). Intervento di Vander Tumiatti (Fondatore Sea Marconi Technologies)


    Partiamo da alcuni interrogativi semplici ma fondamentali prima di introdurre il discorso sul libro preso in esame in questa sede: è possibile produrre elettricità con le onde del mare? Perché nello spazio ci sono i rifiuti? Qual è il significato dell’espressione “effetto serra”? Come possiamo far fronte alla mancanza d'acqua potabile? Perché è ritenuto fondamentale che le api non scompaiano? Anche la natura ha in sé un potenziale di inquinamento? Che cosa sono le energie rinnovabili? Tutta questa serie di domande, e molte altre che verrebbe spontaneo porsi, rientrano in quella Macro Categoria discussiva che va sotto il termine di Ecologia. Oggi, in verità, gli statuti di questa disciplina sembrano tutt’altro che risolti o avviati ad un termine, soprattutto se si pensa che accanto a discipline come per l’appunto l’Ecologia, si stanno sviluppando branche teoriche come l’ “Ecosofia” che, in poche parole, sarebbe una lente d’indagine filosofica sull'"abitare la terra", ovvero dell’agire il  mondo con un approccio nuovo, sviluppando soprattutto una sensibilità diversa, capace di renderci più consapevoli, nel rispetto della natura e delle persone.
    L'Ecosofia sbalza in un colpo solo il grezzo antropocentrismo, rivelandosi una sorta di neo-umanesimo ambientalista post-meccanicistico. Un sapere che trova i suoi “padri” in teologi come Buber, uomini di pace come Gandhi, scienziati come Einstein, scrittori come Coetzee. Profonde boccate di tutta questa atmosfera l’ho respirata in un bellissimo libro di Guido Chelazzi, Alfredo Provini e Giacomo Santini – i primi due docenti ordinari, il terzo ricercatore presso le università di Milano e di Firenze -  dal titolo “Ecologia”, edito da Giunti, e nel quale gli autori, seguendo un percorso di coerenza argomentativi di grande capacità divulgativa e senza venire meno ai rigori della scienza, mantengono intatta una certa piacevolezza di lettura  e una grande godibilità, grazie anche alla ricchezza di immagini d'alta qualità, propedeutiche al testo. Gli autori, che con questo libro introducono i concetti e i metodi fondamentali dell’ecologia come scienza della vita nell’ambiente, hanno maturato esperienze didattiche nei corsi di laurea in Scienze Biologiche e Scienze Naturali, vale a dire in ambiente accademico; ciononostante  il testo è stato scritto avendo presente non soltanto la platea degli “addetti ai lavori”, ma anche il pubblico, assai più ampio, di coloro che necessitano  di formazione ecologica fondamentale in altre aree tecnico-scientifiche, come Scienze Ambientali, Biotecnologie, Ingegneria per l'ambiente e il territorio, Agraria, Economia ambientale. Il libro è suddiviso in tre sezioni: la prima è “Ecologia degli organismi” e  analizza gli effetti delle condizioni sulla funzionalità degli organismi, sulla loro distribuzione spaziale e sul loro rapporto con le risorse; la seconda è “Ecologia delle popolazioni”  e tratta dei metodi per studiare l’ecologia delle popolazioni, i fattori ambientali e la dinamica che le riguardano, la competizione interspecifica, le relazioni tra i consumatori e le loro risorse biotiche, gli effetti dell’eterogeneità spaziale, le applicazioni dell’ecologia delle popolazioni; l’ultima, invece, “Ecologia delle comunità e degli ecosistemi”  esamina la struttura delle comunità, il loro ruolo nell’ambiente e nel tempo, i fattori che spiegano l’eterogeneità delle comunità, le relazioni preda-predatore che si realizzano al loro interno, le reti trofiche e i trasferimenti di energia nelle comunità, l'ecosistema e la circolazione dei nutrimenti al suo interno. “Ecologia” quindi si candida a rappresentare un utile riferimento anche per chi, a prescindere dal suo background formativo, scientifico o umanistico che sia, desideri acquisire una conoscenza dell’ecologia più approfondita e razionale, una bussola affidabile per orientarsi nel sempre più complesso ed articolato dibattito sulle modificazioni in atto nei sistemi naturali, sull’inquinamento, le trasformazioni dell’habitat, l’eccessivo sfruttamento delle popolazioni naturali, la progressiva e preoccupante riduzione della biodiversità. Eppure “Ecologia” non è un libro alla moda, come qualcuno potrebbe pensare, ma punto di riferimento per comprendere questa recente disciplina che parla di cicli biologici, geologici e chimici che collegano diversi testi e contesti ambientali della Terra agli organismi che la popolano, giungendo a considerare i problemi dell'inquinamento e del cambiamento climatico, della biodiversità e delle loro ricadute su tutti gli organismi che vi abitano. Definizioni ed ermeneutiche metodologiche necessarie a comprendere il metodo di un’indagine sempre più affascinante e sempre più nuova.
    (intervento è apparso su Paese Nuovo del 15 maggio 2012)

    mercoledì 16 maggio 2012

    Rivoluzioni S.p.a. Chi c'è dietro la Primavera Araba di Alfredo Macchi (Alpine Studio); Black Bloc. Viaggio nel pianeta nero di Franco Fracassi; La rivolta dei migranti. Il movimento globale contro la discriminazione e lo sfruttamento: Europa, Medio Oriente, Stati Uniti di Vittorio Longhi (:duepunti). Intervento di Nunzio Festa


    Per la gioia dei "complottisti", degli accaniti disegnatori di retroscena sempre e semplicità mai, a torto o a ragione, proviamo a esplore alcuni importanti saggi pubblicati negli ultimi mesi, e l'ultimo di cui diremo proprio nelle ultime settimane, da piccoli e importanti editori troppo emarginati dal mercato. Analizzando, quindi, "Rivoluzioni S.pa." d'Alfredo Macchi, "Black Bloc" di Franco Fracassi e "La rivolta dei migranti" di Vittorio Longhi. Dalle Alpi agli Appennini. Perché i primi sono materia luccicante della riservata Alpine Studio di Lecco, mentre il libro di Longhi è uscito per la sicula :duepunti dei gemelli diversi Giuseppe Schifani e Andrea Libero Carbone. Macchi, inviato di guerra e dunque giornalista di razza, recentemente comunque approdato in acque più chete, riannodando i fili delle sue incursioni sui territori minati ha raccolto in un unico volume-storia i segreteri e le apparenze che i modernizzati scenari di rivolta della terra araba hanno manifestato al largo, imbarazzato e stonato mondo. L'obiettivo, annunciato dal titolo e chiarito dallo svolgimento dei capitoli, è di rispondere all'interrogativo assoluto: chi c'è davvero dietro la Primavera Araba?. Senza, d'altronde, svilire il ruolo delle giovani generazioni scene in strada. Ché a loro è dedicata l'opera. Come a quanti che con la volontà di documentare nel petto, sono stati stroncati dalla reazione. E, per fortuna, Macchi smentisce subito le convinzioni di partenza dicendoci che "Questo libro è frutto di un lungo lavoro di indagine e di diversi viaggi nei paesi si cui si parla. (...) Questo non è un libro costruito sulle 'teorie complottistiche' o cospirative che tanto sono in voga. E' un'inchiesta scrupolosa e seria, basata sull'analisi di centinaia di documenti e testimonianze." La curiosità c'assale quando però vediamo domande del tipo: "Che cosa ci fa uno dei gruppi protagonisti della rivoluzione egiziana all'interno di un'associazione voluta dal Dipartimento di Stato Americano e sponsorizzata dalle maggiori aziende statunitensi?", "Che ruolo ha svolto una scuola di Belgrado che tiene corsi su come rovesciare i dittatori?", "Perché Washington ha addestrato blogger tunisini, egiziani, libici, yemeniti e siriani e fornisce loro software contro la censura?", "E perché milioni di dollari mandati dalle monarchie del Golfo attraverso organizzazioni caritatevoli sono finiti ai ribelli?", "Quale peso infine hanno avuto agenti segreti, addestratori militari e forze speciali?" Seppure eviteremo, per l'appunto, di riproporre i contenuti tutti del libro, riprenderemo almeno alcuni passaggi fondamentali del lavoro del giornalista Alfredo Macchi. Le fotografie d'inchiostrro di Macchi sono nitide. Il punto focale è la Tunisia di Ben Alì. Anzi la Sidi Bouzid, forse, di Mohamed Bouazizi. Mohamed è il giovane venditore ambulante di frutta che ignorato dalle autorità e perseguitato da controllori dell'ordine cittadino per protesta s'incendia. La morte di Mohamed, che passa per la visita del dittatore dal capezzale del morente ambulante, infiamma la Tunisia. Eppure qualcosa era stato anticipato il 28 novembre 2010, due settimane prima dell'inizio della rivolta, a Tunisi, più esattamente nella Agence Tunisienne d'Internet. Dove si scopre che Wikileaks sta pubblicando file segreti del dittatore, di sua moglie, della loro larga e mafiosa famiglia. Il fiume alimentato dai blogger tunisino permette d'elevare a notizia bollente e protesta di popolo la rivolta scoppiata a Sidi Bouzid. Nient'altro che un puntino da legare alla corda dei soprusi del potere. Un pretesto, si capirà, usato da quanti stavano tramando al fine di far scoppiare il movimento. Fra i blogger, contemporaneamente, troviamo il nordamericano Robert Guerra, della società Privaterra. Una delle tante esperienze che risentono della formazione della "scuola di Belgrado", nella quale sono insegnate le tattiche e le strategie non-violente da utilizzare nei luoghi da liberare, corroborata dalle 'donazioni' finanziarie made in Usa e sostenuta fortemente  e da vicino dalla Cia. Un inciso è d'obbligo, a questo punto. La Ned, National Endowment for Democrazy, di Reagan da sola ha finanziato centinaia di gruppi nel mondo, vedi in Venezuela, che avrebbero dovuto usare quei soldi per rovesciare governi, nel segno della linea yankee. A New York, poi, ha sede la Open Society Foundation di George Soros che vuole "costruire vibranti e tolleranti democrazie". Tipo in Birmania. Il New York Times, infine, in aprile 2011 lancia un'approfondita inchiesta che illustra quanto in Egitto il Movimento 6 Aprile abbia ricevuto soldi e addestramento dagli Usa. E' necessario entrare interamente nel terzo capitolo di Rivoluzioni S.p.a. se si vuole poi comprender di più sulla Repubblica di piazza Tahrir. La Libia invece è stata preparata dalla Francia. Macchi, infatti, prima dell'insurrezione, incontra addirittura l'intellettuale B. H. Levy in terra libica  inviato non-ufficiale di Parigi. Tra comunicazione e pubblicità, azioni di spionaggio e ingerenze, la Primavera Araba è stata molto combattuta fuori dalle sue terre. "I veri protagonisti della partita - dirà infatti Alfredo Macchi - , nella quale intervengono di volta in volta potenze minori (come monarchie saudite e l'Iran, la Turchia o l'Europa), sono Stati Uniti, Cina e Russia. In appendice al poderoso saggio, l'autore allega tra le altre cose la "guida" diffusa da Anonymous in Tunisia e il riepilogo dei finanziamenti Ned in Medio Oriente emessi nel solo 2010. Questo è leggere per non farsi beffare dalla propaganda. Franco Fracassi col suo "Viaggio nel pianeta nero", alza altre maschera dal volto di quel che accade. E nuovamente possiamo usare le parole d'un libro al fine di beffare noi la propaganda. Mentre, inotre, è in sala la pellicola di Daniele Vicari, "Diaz", che accenna all'argomento di fondo del documento di Fracassi. Un film che ha fatto discutere, e che ha il grande merito, in primis, di raccontare quale e quanta violenza può usare il potere. Rappresentare una delle forme dell'odio e dell'oppressione. Premesso che bisogna intanto intuire se si tratti d'un libro serio seppur ammiccante e non d'una furba pubblicazione, la piccola inchiesta Black Bloc comincia con l'intervista, ad anonima, d'un'attivista che, non proprio casualmente, vive in un borgo composto da una decina di case e situato sulle unghie delle Prealpi francesci prossime alla Val di Susa. Documentarista di vaglia, Fracassi mette insieme una serie di voci. Dall'interno del Black Bloc. Ma l'anonimato dietro il quale la maggior parte delle voci raccolte sono trincerate, alla fine, fa perdere moltissimo al libro. La lettura del saggio di Vittorio Longhi, di contro, ci permette di tornare all'analisi. Rianimando, persino, un elemento ovviamente sottaciuto dal testo di Macchi. Le migrazioni. Epperò con il cursore puntato intanto sulle violenze subite dai tanti stranieri nelle tante terre d'approdo. Oltre l'espatrio. Annusando sempre un certo sentore di Primavera Araba. E se nel Golfo Persico a esser vittime di soprusi sono i domestici asiatici, in Francia ad avere la peggio sono tutti i sans papier e nell'ex Belpaese gli sfruttati dei campi dell'agricoltura sfruttata. Nella contraddizione storica, anzi squisitamente esistenziale, tra necessità di migranti e condizioni a essi garantiti. Al tempo della militarizzazione dei confini. Dei muri. Quando nelle città s'alzano cancelli. Quando in Occidente le persone medie mettono cancelli e inferritate e in America Centrale e Meridionale sono i ricchissimi a farsi piantonare il filo spinato delle loro ville infinite. Vittorio Longhi, esperto delle tematiche d'immigrazione, che da anni studia i flussi migratori e rende conto degli spostamenti umani da casa a casa, con La rivolta dei migranti fa un passo avanti, come si dice, nell'analisi. Perché Longhi prova a misurare il potenziale di riscossa e la potenza di riscatto a livello universale che potrebbe alimentare il conflitto per diritti sempre maggiori e resistenza sempre nuova. Ché il sistema economico imperante, molto probabilmente, è da tutti i senza diritto che può esser abbattuto. Primavera Araba sembre docet, verrebbe da ripete. Perlomeno se non avessio letto Alfredo Macchi. Ma vogliamo, comunque e ovunque, esser normalmente ottimisti. Longhi col suo saggio c'insegna però una serie di dati ai quali sfuggivamo: 1) nel Golfo Persico esiste una distinziona razziale strisciante, che quindi si chiama razzismo, fra nativi e immigrati, quindi fra centro e periferia, fra ricchi e poverissimi, dove le donne bengalesi sono tenute sotto ricatto dai padroni di Dubai per esempio; 2) spesso i migranti che vogliono passare dal Messico o attraverso il Messico per gli Usa, muiono o sono ammazzati, nonostante gli States sia il Paese dei Paesi della multietnicità; 3) nel 2002 il futuro presidente francese Sarkozy, in veste allora di ministro degli Interni, fece chiudere il centro dell Croce Rossa posizionato a sud di Calais che dava assistenza ai migranti provenienti da Balcani, Asia, Africa e Medio Oriente; 4) negli anni dell'ultimo governo Berlusconi, dal 2008 al 2011, in Italia c'è stato un aumento esponenziale d'episodi di violenza verso i migranti e le minoranze (vedi le ultime edizioni del libro bianco "Cronache di ordinario razzismo", del quale abbiamo scritto in altre occasioni). Eppure vogliamo immaginare che i migranti e gli sfruttati  stanno costruendo la rivoluzione. In attesa d'Alì dagli occhi azzurri.   

    martedì 15 maggio 2012

    Switched. Il segreto del regno perduto di Amanda Hocking (Fazi). Intervento di Stefano Donno


    Wendy Everly  è un’adolescente di diciassette anni, capelli perennemente in disordine e un carattere insopportabile. Conduce la sua vita in una tediosa cittadina di provincia in compagnia della zia e del fratello. La madre pazza è ricoverata in una clinica psichiatrica. Aveva tentato di assassinare la figlia il giorno del suo sesto compleanno. E’ stato quello il momento in cui Wendy è stata accusata di aver sostituito alla nascita, il suo vero figlio...
    Amanda Hocking ha nel suo dna una straordinaria capacità di scrivere storie affascinanti, irresistibilmente avvincenti. Così è in “Switched. Il segreto del regno perduto”, che ha trasformato questa giovane autrice in una vera e propria star con tanto di centinaia e centinaia di fan sparsi in tutto il mondo. La celebrità della Hocking parte dal basso ovvero dal self-publishing, un universo parallelo al mondo dell’editoria tout-court ma che forse per la sua “liquidità” e versatilità, riesce ad essere  una vera e propria fucina di fenomeni. Ma allora il successo di “casi letterari” come questo è legato al valore dell’opera, o a qualcos’altro? La risposta è piuttosto  complessa e addirittura potrebbe essere riversata alla quasi totalità degli scrittori più “commerciali” di oggi. Ma torniamo al romanzo. La vita di Wendy è assolutamente noiosa: noiosi i suoi compagni di liceo, noiosa la sua vita sociale. Improvvisamente nella vita di Wendy entra come un inatteso raggio di sole nel pieno di un temporale, un affascinante ragazzo di nome Finn, trasferitosi da poco in città  e che  le rivelerà la sua vera identità di “change-ling” (ovvero mutaforma), e le mostrerà i suoi reali poteri che le permetteranno di accedere a un mondo fantastico e incredibile Amanda Hocking (candidata forse a prendere il posto della Rowling) a soli 27 anni ha all’attivo circa dodici libri, tradotti ovunque e opzionati dalle major del cinema. La forza di un lavoro come “Switched” sta proprio nel fare leva su di un sentimento comune che ciascuno di noi ha provato almeno una volta nella vita: chi da adolescente non si è sentito come un freak (uno scherzo della natura) tra gli amici, i compagni di classe, o addirittura in famiglia? E chi almeno per un attimo in quel preciso momento non ha desiderato di trasformarsi agli occhi di tutti, da persona ordinaria in essere straordinario?  Magia, amore, terrore, e avventura: ecco gli ingredienti di un libro che davvero va al di là di qualsiasi classificazione. Un libro che senza alcun dubbio può riservare moltissime sorprese a quanti sono oramai stufi delle solite storie di vampiri, licantropi e maghetti.  Nel complesso, si tratta di un libro eccellente, con una trama ben costruita e credibile. Un lavoro complesso, creativo e coinvolgente.
    (articolo apparso su La Gazzetta del Mezzogiorno del 13 maggio 2012)

    lunedì 14 maggio 2012

    Domande sulla green economy - In green we trust. Il verde è denaro di Luigi Rota e Marcello De Filippis (Uniservice).Intervento di Vander Tumiatti, fondatore di Sea Marconi Technologies Italia


    Siamo a tutt’oggi in piena crisi, e non possiamo negare un dato oramai incontrovertibile: prima di uscirne dovremo tutti noi fare grandi, grandissimi sacrifici, a costi che purtroppo non saranno bassi. E in questa crisi che sta colpendo tutto il mondo, prende sempre più corpo l’ipotesi che una via di uscita per risollevare l’economia del paese (e non solo quella dell’Italia), passi proprio attraverso la green economy ovvero l’economia verde, quella per intenderci delle energie rinnovabili. Dunque un grande contributo la stanno dando quelle che comunemente vengono descritte come energie pulite, quelle buone che arrecano meno disagi all’ambiente e che sembrano prendere sempre maggior diffusione, e consistenza. Un aspetto non secondario, poi – anche se non sempre sufficientemente  analizzato – è il ruolo che l’energia verde può svolgere nel ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Che, nel caso dell’Italia, è un macigno che pesa, da una parte sulla bilancia dei pagamenti, dall’altra sulla nostra autorevolezza a livello internazionale. E’ evidente, infatti, che più è forte tale dipendenza (spesso nei confronti di Paesi problematici o politicamente instabili), minore è la libertà di giudizio e di azione in politica estera. A proposito di questi temi, mi è capitato di recente tra le mani il buon libro di Luigi Rota e Marcello de Filippis, due giovani economisti che hanno cercato di contemperare visioni diverse e non sempre convergenti, quella dei produttori di energia e quella dei consumatori. Il volume, edito da Uni Service, ha un titolo emblematico “ In green we trust. Il verde è denaro” e presenta ad un potenziale pubblico di lettori  una green economy che pare non incontrare più (come invece accadeva qualche anno fa) limiti di crescita, arrivando finalmente a generare guadagni per i produttori e  risparmi (forse) per i consumatori. Ma possiamo essere certi di un’affermazione di questo tipo? E soprattutto questo entusiasmo attorno alle energie verdi, è un fuoco di paglia oppure realmente il livello di avanzamento della tecnologia è tale da apportare miglioramenti sostanziali ai nostri contesti vitali “green”? E ancora, ci sarà il rischio di una bolla economica, di proporzioni più grandi, dal momento che tuttora esiste una considerevole quantità di persone che hanno scommesso in questo campo e continuano a farlo? Come si può ben vedere il lavoro di Rota e De Filippis suscita più interrogativi, più argomenti di dibattito che certezze, nonostante siano molte le fonti e i dati presentati in questa pubblicazione, che ha inoltre il pregio,  nonostante forse sia più destinata ai circuiti accademici, di poter essere apprezzata anche da un pubblico generalista. “In green we trust” dimostra anche un altro aspetto che rende questo lavoro degno di considerazione: dimostra che l’economia verde comprende, non solo imprese attive nel comparto delle energie rinnovabili, ma tutti quei soggetti che mostrano una particolare attenzione al tema della sostenibilità e che attraverso l’adozione di azioni attenti alla salvaguardia dell’ambiente contribuiscono alla sua diffusione all’interno della società. Ma, soprattutto, rappresenta un’idea di futuro imprescindibile per affrontare la crisi, dal momento che nel suo DNA contiene le stesse potenzialità che contraddistinguono la green economy e che derivano soprattutto dalla sua capacità di creare nuovi posti di lavoro e contribuire alla qualificazione delle imprese esistenti. Potenzialità che interessano tutti i settori produttivi: edilizia, tessile, agricoltura, allevamento di animali, depurazione di acque reflue civili, trattamento dei rifiuti urbani e molti altri che non possono che far bene alla nostra economia e, perché no… alla nostra coscienza! (articolo apparso sul quotidiano Paese Nuovo del 13 maggio 2012)

    domenica 13 maggio 2012

    Danza di Nervi di Gianluca Conte (Lupo editore). Intervento di Vito Antonio Conte


    Sto leggendo, con tutta la “lentezza” che merita, “Ebano”, del giornalista-scrittore Ryszard Kapuscinski, sempre più rapito dalla sua idea di giornalismo (stare sul luogo per conoscerlo e rivelarlo), che ha permeato tutta la sua attività di corrispondente (principalmente) in Africa, dove ha realizzato il suo sogno bambino: vagare (alla e dalla fine degli anni cinquanta) nell’ignoto per informare su realtà sconosciute oltre ogni parvenza e mistificazione. È davvero una lettura rivelatrice (come ogni scritto-reportage di Kapuscinski) e che riconcilia il mondo con la parola e me con tutt’e due. La mia stanchezza, soprattutto. E tutto lo stress accumulato negli ultimi tempi. E l’elettricità che scintilla sulla pelle. E avrei bisogno di staccare. Di concedere un ballo ai miei fasci di assoni logorati dal tempo e da tanto inutile dire. E allora ci provo. Con un’altra lettura, che contiene –nel titolo e nei versi- quel che ho appena scritto, traducendo il mio stato: “Danza di nervi”. Si tratta della terza pubblicazione (per i tipi di Lupo Editore) di Gianluca Conte, poeta e scrittore, culturalmente attivo, di questa Terra ch’è tutto e niente per chi vi appartiene. E Gianluca Conte appartiene totalmente a questa Terra, siccome questa Terra appartiene a lui. Forse, è anche per questo che lo sento (omonimia a parte) molto vicino al mio sentire. Forse, è anche per questo che i suoi versi mi appartengono. Forse, in qualche misura, i miei versi gli appartengono. Ecco, quelle rare volte che il caso ci fa incontrare, non servono parole: basta l’incontro degli sguardi per descrivere tutto quel che si potrebbe dire e tutto quel che parole non ha, né può avere. E la sorpresa è leggere parole che ho scritto tempo addietro sulla “sua” pagina sette. Mi piace il sette. E la sorpresa è il numero settantasette. Sette sette. Il numero dei componimenti raccolti in questo libro. Non voglio ricercare significati reconditi. Né perdermi nella numerologia. “Numeri e numeri, che non mi sono mai piaciuti”. Coi quali –però- quotidianamente bisogna fare i conti. E, a volte, basta notare. E la sorpresa è constatare che, dopo tutto…, scrivere è il più bel modo per ricominciare. Ovunque l’esistenza ti ha condotto, in qualunque parte hai cercato di portarla, anche quando la strada è stata la stessa, se la scrivi è mettere un punto e ripartire. Ché, fin quando ci saranno parole per dirla, significa che è stata tua e tu ti sei donato alla vita. Quando questo accade, significa che puoi tenderle la mano, invitandola a danzare con te, e, mentre lei sorridendo s’alza sulle punte dei piedi, puoi mandare affanculo ogni passo prestabilito e improvvisare quel movimento liberatorio col linguaggio del corpo, ché tutta la fatica, tutta l’amarezza, tutta la tristezza, s’è fatta ormai verso, sciolta nelle parole. Parole che cristallizzano il tempo, lo fermano, lo rendono immutabile, non più modificabile, eterno. Quello è. E siccome è stato resterà. Ché il Tempo è come la Terra: se non gli appartieni e t’appartiene, è senza senso. Gianluca Conte è la Terra e il Tempo. Ché ogni momento gli si è parato davanti. Ché lui ha guardato negli occhi ogni momento. E hanno fatto i conti. E, finalmente, sono tornati. I dannati conti. Adesso i momenti non gli devono più niente. Lui non deve nulla ai momenti. Da qui in poi, polvere sangue squarci tagli silenzi e ogni fiore da loro nato, percorreranno le strade del mondo insieme. Una strada di luce. Ché ogni ombra è rischiarata da giochi di bambini. E la notte sarà compagna. Oltre ogni solitudine. Oltre ogni dolore. Oltre l’inettitudine dominante. Ché “Oltre la materia c’è il sogno / di volare / d’arrivare dove il sogno / è camminare. / Se le foglie cadono / non è per debolezza / è per rinascere / domani / ancora / dalla terra. / Terribile non è illudersi / ma smettere di farlo.”

    sabato 12 maggio 2012

    TUTTO A POSTO, TRANNE ME DI COSIMO LO PALCO (LUPO EDITORE)


    Marzo 1987. Nella torpida e malavitosa Mesagne il biliardino è l’unica passione di una inquieta gioventù che cerca di prolungare l’adolescenza per paura del futuro. Il bar di Salvatore è il loro punto di ritrovo. Qui, come a sfida, portando nel locale il gelo di una eccezionale nevicata fuori stagione, si presenta Rudi il Cileno, ventenne boss emergente della Sacra Corona Unita. Ma la sua sorprendente intenzione è solo quella di trovare un partner per partecipare al torneo dell’Inter Club e per Mattia Bonelli, il prescelto, si aprono giorni critici che lo vedono diviso tra una timorosa curiosità e la tentazione di una sincera amicizia. La sua vita sembra scorrere su due binari paralleli, tra la solida e tradizionale atmosfera di casa e la strada, mentre il rapporto con Rudi rivela una insospettabile dolcezza che smuove in Mattia momenti di bilancio, ricordi sopiti e ammissioni di fragilità, riscoperta di radici. E mentre la primavera salentina esplode in tutta la sua prepotente luminosità, a pochi giorni dalla finale del torneo di biliardino si gioca il destino dei due amici: per uno dei due il futuro sarà tutto da scrivere, dell’altro resterà una traccia di dolente purezza. Una splendida storia di crescita, di ribellione e contraddizione, di autenticità.
    Di fronte a noi c’era il miglior attaccante della storia del biliardino mesagnese. Un fenomeno della natura: tecnica perfetta ed una fluidità nel maneggiare le stecche che portavano il gioco al massimo della velocità possibile. Eravamo di fronte e ci fissavamo, ridendo con gli occhi. In sala c’era ressa e fumo, la gente spingeva nel tentativo di ricavarsi un piccolo spazio per guardare la partita. Oltre ai soliti biliardinomani, quella sera c’erano facce nuove, gente che in quel posto non s’era mai vista e non era difficile capire di che tipo di gente si trattasse. Stavano lì in piedi, con le sigarette accese, le camicie sbottonate sul petto, le collane d’oro grosse così e lo sguardo truce.

    venerdì 11 maggio 2012

    Esce in libreria Il culo e lo stivale di Oliviero Beha con la prefazione di Franco Battiato (Chiarelettere)


    Un titolo provocatorio, ma neppure troppo. Non si tratta solo di una metafora. Il culo è ovunque, nel linguaggio e nella cronaca. Perché, quando e come l’Italia è precipitata nel “cul de sac di un presente e di un futuro tanto nebulosi e atterrenti”? Partendo da una domanda tale da far tremare i polsi a più generazioni, l’autore cerca risposte indietro nel tempo, dal secondo dopoguerra in poi. Il fine è quello di approntare un “manuale di deberlusconizzazione” che riguardi un po’ tutti, compresi i sedicenti avversari del Caimano e quella porzione ampia di italiani che gli ha votato contro “comportandosi come lui”. La falla colossale sembra oggi solo economica, ma il buco è culturale e va oltre il presente, nel “paese dei leccaculo”. Per uscire da quella che Beha definisce una “pace incivile”, c’è bisogno di una nuova responsabilizzazione, per “tornare avanti”, e costruire il “partito che non c’è”.

    Oliviero Beha è noto al grande pubblico che lo segue da anni sulla carta stampata, in televisione e alla radio. Attualmente conduce il settimanale di attualità “Brontolo” su Rai3 ed è editorialista de “il Fatto Quotidiano”. Tra i suoi libri più recenti, per Chiarelettere: ITALIOPOLI, I NUOVI MOSTRI, DOPO DI LUI IL DILUVIO. È anche autore del romanzo EROS TERMINAL (Garzanti), di testi teatrali e volumi di poesie.

    COLPO D’OPPIO DI UGO SETTE CON UNA NOTA DI ALDO NOVE (LUPO EDITORE)


    Ambientato a Q (come K fu la leggendaria città della trilogia di Àgota Kristòf), città del non-piùricco Nordest ma luogo qualsiasi della provincia italica, ispirato allo “Straniero” di Camus, “L’alieno” è un romanzo diverso. Immerso in atmosfere letterarie, le trasferisce ai nostri giorni e tempi bui, in modo ironico, grottesco, provocatorio, per un percorso irriverente nella conoscenza e nella diversità. Il protagonista, Ugo, giovane universitario e inventore di cose assurde, epigono moderno del più noto Mersault, abita il suo mondo quasi per caso, lo vive in modo distaccato, un mondo con cui non ha nulla da spartire e che può osservare nella sua completa Assurdità. Tutto appare comico, cinico, grottesco, disarmante e dissacrante in quella sua incapacità di trovare il bandolo della matassa, disseminando la strada di domande ricorrenti sulla Morte, la Felicità, l’Amore, la Vita e la condizione di Essere Umano. Il piccolo successo ottenuto presentando le proprie invenzioni in una trasmissione di un’emittente televisiva locale non gli basta a giustificarsi come Uomo e nemmeno lo interessa. Lui non è un tronista e nemmeno un politico. La vicenda si dipana così tra cronache familiari al limite della farsa e del teatro dell’assurdo, personaggi che sembrano uscire direttamente da libri e film, e un angosciante e kafkiano processo dal registro assai comico, ma che a guardare bene non è tanto distante dalla realtà annunciata quotidianamente da giornali e tg nazionali. E dal romanzo emerge con forza il vero tema del libro, il “diverso” e con esso il razzismo serpeggiante nella nostra società. Alieno, in fondo, è ciascuno di noi di fronte all’Assurdità del Mondo. L’importanza di essere Ugo è il “prequel” de L’alieno. Building romance, dal titolo ammiccante alla commedia di Wilde, mette crudelmente a nudo la dicotomia tra essere e apparire nella società moderna, l’idiosincrasia che nasce tra sogno che si vorrebbe vivere e la vita che si vive con le sue costrizioni. Politicamente scorretto, tra amore e bizzarrie, prese di coscienza e creazione di nuove identità, si scaglia contro razzismo e politica, ironizza sulle scuole di scrittura, sulle ambizioni illusorie, sulla tv e lo showbiz, fino a toccare temi scottanti come l’eutanasia e la teledipendenza, restituendo una disamina cinica e divertente della nostra società. Con una concezione neo-leonardesca rimette l’uomo al centro del mondo, l’importanza di essere se stessi e rendersi utili per il genere umano, vi presenta Ugo e il suo mondo talmente reale da sembrare allucinatorio.

    UGO SETTE - Nato per caso a Parigi nel 1977 anno in cui a Londra esplodeva il Punk, ha trascorso l’infanzia a Mestre, posto in cui le B.R. esplodevano occasionalmente colpi di pistola. Per il resto non succedeva niente di niente. Laureato in Antropologia Filosofica, dal momento che in Italia non riusciva ad insegnare lo fa di tanto in tanto all’estero anche se sempre più di rado. Berlino è la sua seconda casa, ma in Italia non ne ha una prima visti i prezzi. Si occupa con sempre maggiore assiduità di invenzioni e ricerca. Il suo esordio narrativo è stato il racconto Io, il Walkman e Sara sull’antologia “La musica è il mio radar” (Mursia, 2010 a cura di Massimiliano Nuzzolo). Con un altro racconto appare sull’antologia “Mestre per le strade” (Azimut, 2010). L’alieno è il suo secondo romanzo anche se l’ha scritto per primo ed è approdato a InBox dopo una lunga serie di disavventure. Il suo primo romanzo s’intitola L’importanza di chiamarsi Ugo. Tante altre cose in arrivo, ma ora va un po’ di fretta.

    Novità in libreria "IN UN ISTANTE DI ETERNO" DI ARIANNA RONDINA (Youcanprint)


    “Ti amo dolce amore, ti amo ancora, per sempre…”. Azzurra lascia scivolare queste parole mentre piange… Azzurra vuole diventare pilota e con tutta se stessa proverà a realizzare il suo sogno… Ma, nella vita di Azzurra, non tutto va per il verso da lei desiderato: come un vento forte ed intenso entra Yosseph che conosce durante un volo di nove ore dall’Italia verso l’America, il quale entrerà prepotentemente dentro di lei. Poi una brezza marina profumata le accarezza il viso e le fa palpitare il cuore di incredibili emozioni: questo è Angelo, affascinante ed imprevedibile studente di una prestigiosa università americana. Ed, infine, Carlo, forse uno strumento nelle mani del
    Destino…

    dal sito dell'editore:

    Il romanzo è la storia di Azzurra che insegue tenacemente il suo sogno di diventare pilota. Ognuno di noi può essere l’artefice della propria vita, dipingendola dei colori del proprio cuore. Solo ascoltando la sua voce, in effetti, possiamo intraprendere la via verso la gioia e la realizzazione. Arianna Rondina, sin da bambina appassionata al volo, lavora nel mondo dell’aeronautica.


    giovedì 10 maggio 2012

    “CORIMONDO – la strina, suoni e canti di Corigliano d’Otranto” (Ed. Kurumuny) a Corigliano d’Otranto


    Esce l’11 maggio il nuovo volume firmato Kurumuny Edizioni “Corimondo – la strina, suoni e canti di Corigliano d’Otranto”,  un’antologia di diciannove canti registrati nel cuore del Salento. L’opera verrà presentata presso la Masseria Sant’Angelo di Corigliano alle ore 20,30. Interverranno Luigi Chiriatti e Michele Costa (curatori); Sergio Torsello (Cons. Culturale Istituto Diego Carpitella); Daniele Durante (Etnomusicologo).
    Il libro oltre che riallacciare e ricostruire i fili di una memoria fatta di canti, racconti, biografie, è anche un lavoro che rende omaggio alle persone vive, agli ultimi epigoni di una civiltà linguistica, ai custodi delle modalità performative, delle tecniche strumentali e vocali, della memoria sonora (e non solo) della comunità di appartenenza. Persone che normalmente non assurgono a protagonisti della ricerca etnomusicologica, relegati spesso nel ruolo di informatori o in quello ancora più angusto di depositari delle “sacre tavole” della tradizione. Da questo punto di vista Corimondo suggerisce diverse chiavi di lettura: la tradizione non è un’entità immutabile nel tempo e nello spazio e le culture tradizionali sono sottoposte agli influssi più diversi con cui devono confrontarsi in un’incessante attività di mediazione, rielaborazione, patteggiamento.  Protagonisti di questo lavoro di lunga durata della memoria sono i musicisti tradizionali, in questo caso i fratelli Serra, Luigi Costa, Giovanni Avantaggiato, per citarne solo alcuni. In tale contesto, allora, lo studioso diventa un’insostituibile figura di mediazione culturale perché – lo ribadiva qualche tempo fa Antonello Ricci – «registrare le musiche orali non è un’operazione qualunque. Realizzare dischi a partire da queste fonti sonore è una importante forma di mediazione sociale e culturale che consente di mettere le musiche e i musicisti delle comunità locali in un circuito di ampia circolazione. Consente cioè la conoscenza, la fruizione, il riuso del patrimonio etnico musicale».  Ma c’è di più: un disco di musiche tradizionali rappresenta per le comunità locali «una forma di rafforzamento identitario, di ratificazione culturale, di autorappresentazione». Chiriatti, insomma, ha il merito di aver fissato, a suo tempo, su un supporto durevole queste memorie immateriali, volatili, intangibili che ora vengono restituite alla comunità di appartenenza. 

    “Corimondo –La Strina, suoni e canti di Corigliano d’Otranto” è promosso con il sostegno di PUGLIA SOUNDS - PO FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV” ed è patrocinato dalla Povinicia di Lecce e dall’Istituto Diego Carpitella.

    Esce in libreria CIELO di Irene Ester Leo (La Vita Felice)




    “Amo le poetesse esagerate, che hanno visioni anche se sbagliano versi, quelle che non cercano scuse e soprattutto quelle che non “fanno” le poetesse, ma lo sono irrimediabilmente, duramente. […] Irene E. Leo è di questa razza. Me ne accorsi un paio di anni fa. […] Ora torna con questo “cielo” addosso e davanti. E si conferma una delle voci migliori del ricco presente della poesia italiana. Perché spesso in questo libro – composito e lavoratissimo – il cuore balza leggendo. Libro di certo sentito dall’autrice come il suo più definito, il suo più radicale e maturo. La dote visionaria di Irene E. Leo è stata in questi anni affinata, liberata, e direi anche messa alla prova. Poteva deviare verso il patetico. Verso il troppo consueto orizzonte di tanta scrittura femminile concentrata sulle mappe del corpo o della rappresentazione amorosa. Qui invece la sua voce ha l’orizzonte ampio del vivente e una preda precisa: la gioia. […] Le si perdona l’imperfezione perché essa è parte di una natura germogliante, capace di misurarsi in una sezione dedicata alla difficile auscultazione delle “armonie” mentre a quasi tutti i poeti appare più facile e necessario occuparsi delle disarmonie. Ma appunto, e ancora, una persona che cerca la gioia sa che nelle armonie – in quelle segrete, in quelle che chiedono di essere dette per manifestarsi – risiede la sua traccia più chiara. (dalla prefazione di Davide Rondoni a  CIELO di Irene Ester Leo, La Vita Felice, 2012)”

    mercoledì 9 maggio 2012

    Nasce Bookmatch.it, il servizio all-inclusive per i self-publisher


    Il settore del self-publishing sta crescendo molto rapidamente e chi sceglie questo servizio per pubblicare la propria opera ha bisogno di strumenti sempre più potenti. Per questo motivo abbiamo realizzato un servizio innovativo e rivoluzionario: Bookmatch.it, la soluzione all inclusive per i self-publisher. Bookmatch sarà sia il tuo blog letterario che il tuo store personale dove potrai vendere direttamente le tue opere, senza preoccuparti di spedizioni, pagamenti e assistenza clienti ed ottenendo ricavi maggiori dalle tue vendite. Usare Bookmatch è semplicissimo: Scegli il layout che preferisci per il tuo sito, crei il tuo blog letterario e il tuo store in pochi passaggi per farti conoscere nel mondo del web e vendere direttamente online le tue opere e personalizzi la grafica caricando la tua foto e le copertine dei libri. Bookmatch vuol dire semplicità, potenza e flessibilità. La vendita delle tue opere è facile e diretta e guadagni il 50% per ogni copia cartacea venduta e l'80% su ogni ebook venduto. Nessun Bookstore può offrirti queste percentuali. Bookmatch è un progetto ideato realizzato da Youcanprint.it in partnership con Dgline.it. Youcanprint.it è dal 2009 uno dei più importanti servizi italiani di self-publishing e permette la pubblicazione, la vendita e la distribuzione della tua opera in versione cartacea e digitale. DGLine nasce nel 1998 ed è una delle prime web agency italiane a essere specializzata nello sviluppo di portali e progetti di e-commerce personalizzati sulle specifiche esigenze dei clienti, con uno specifico know how nel mondo dell’editoria, della sanità e del turismo.
    PROMOZIONE. Bookmatch sarà presentato in occasione del Salone del Libro di Torino, Domenica 13 Maggio alle ore 18.00 nell'area Book to the future. Qui tutti i dettagli dell'evento. In occasione del Salone del Libro tutti i template saranno scontati del 20%. Per visitare in anteprima il sito www.bookmatch.it Per avere informazioni sul servizio, i costi o sulla promozione scrivere a info@bookmatch.it
    VIENI A TROVARCI. Per conoscere il mondo del self-publishing, avere informazioni sui nostri servizi ed usufruire di straordinarie promozione vieni a trovarci al Salone del libro di Torino. Potrai incontrare i nostri esperti nell'area Book to the Future, Padiglione 2 stand k 149. Ti aspettiamo!


    martedì 8 maggio 2012

    UFFICIO DI SCOLLOCAMENTO DI SIMONE PEROTTI E PAOLO ERMANI (CHIARELETTERE)


    È una notizia, non una provocazione: il primo Ufficio di scollocamento è nato all'inizio del 2012 da un'idea elementare degli autori di questo libro. Il lavoratore infelice e frustrato, che si sente un estraneo in gabbia, è anche poco produttivo. Aiutarlo a scollocarsi è un vantaggio per la collettività e un'occasione per la persona. Non è un discorso da salotto, è un tema politico. Gli autori si rivolgono ai sindacati, alla classe dirigente, alle associazioni degli imprenditori, a chi oggi dibatte sull'articolo 18, per dire una cosa semplice: lavorare e basta, produrre e basta, crescere e basta, a qualunque costo, è distruttivo. Cambiare rotta è indispensabile e urgente. L'ufficio di scollocamento è un'iniziativa pensata per generare benessere e per ricominciare a vivere.
    Simone Perotti (www.simoneperotti.com) dopo quasi vent'anni di lavoro nel settore della comunicazione ha lasciato tutto e oggi si dedica a scrivere e navigare. È autore del primo libro che ha portato in Italia il fenomeno del DOWNSHIFTING (scalare marcia, rallentare), ADESSO BASTA (Chiarelettere 2009, 11 edizioni). Con Chiarelettere ha pubblicato anche AVANTI TUTTA (2011). Paolo Ermani (www.pensarecomelemontagne.it), presidente dell'associazione Paea (Progetti alternativi per l'energia e l'ambiente), da oltre due decenni lavora sui temi energetici, ambientali e degli stili di vita. Ha pubblicato, con Valerio Pignatta, PENSARE COME LE MONTAGNE (Ed.Terra Nuova 2011). È tra gli ideatori del quotidiano on line "Il Cambiamento".

    lunedì 7 maggio 2012

    PHILIP K. DICK (BeccoGiallo)


    Reale e non reale, umano e non umano. L’opera di Philip K. Dick è contrassegnata dalle dicotomie e indaga il concetto di forma e sostanza, argomenti che hanno sempre interessato l’autore americano e che trovano spazio anche all’interno della sua biografia. Dalla dualità con la gemella Jane, morta nella culla, fino al dilemma tra continuare a essere un autore di fantascienza o dedicarsi invece alla letteratura mainstream, nel corso della sua vita Dick è sempre stato preso dal dubbio se la sua esistenza stesse andando davvero nel modo in cui avrebbe dovuto. E forse non è un caso che sia stato proprio lui a inventare le ucronie, mondi come il nostro in cui, a un certo punto, qualcosa ha fatto prendere alla Storia una direzione differente. La svastica sul sole, Ubik, Il cacciatore di androidi, le storie che ci ha raccontato si intersecano con la sua vita in modo inevitabile, irreparabile. Questo libro ripercorre gli eventi principali dell’esistenza di Philip Dick, dal suo esordio letterario alla consacrazione nella fantascienza, passando per le paranoie di essere spiato dai servizi segreti e le rivelazioni mistiche degli anni Settanta, offrendo uno spaccato inedito dell’autore e delle sue creazioni. “Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.” (Philip K. Dick)
    Sceneggiatura: Francesco Matteuzzi
    Disegni: Pierluigi Ongarato

    domenica 6 maggio 2012

    IL DECAMERON DI GIOVANNI BOCCACCIO (EINAUDI)


    "La società a cavaliere fra Duecento e Trecento si impone, nel Decameron, con i suoi temi e i suoi problemi più nodali. Ed è una società non più solo di eroi della spada o dell'aspersorio, divaricata fra aristocrazia feudale e proletariato lavoratore, tutelata e vigilata dal ceto ecclesiastico. E' la borghesia attiva e operosa dei nostri Comuni, dopo il tramonto dell'età imperiale, a dominare la scena del "Decameron", con le sue convinzioni e con i suoi gusti, con le sue vicende quotidiane e con le sue avventure europee e mediterranee. E' soprattutto la scelta della nuova classe dirigente, quella dei mercanti, quale vera protagonista del "Decameron" a segnare il salto dall'epopea alla rappresentazione contemporaneizzata della vita e dei suoi vari motivi; una rappresentazione che caratterizza poi la narrativa nelle nuove letterature".(Dal saggio introduttivo di Vittore Branca)

    sabato 5 maggio 2012

    Dopo il lampo bianco di Silvio Bernelli (Agenzia X)


    Nel primo pomeriggio dell’8 agosto 2005, in una strada che non avrei saputo ritrovare neanche su una cartina, mi sorpresi a guardare il mio sangue arterioso che allagava l’asfalto. Ayuthaya, Thailandia, 8 agosto 2005. Un turista italiano è vittima di un terribile incidente stradale. I dettagli del suo corpo lacerato sono descritti come lo scorrere di un film al rallentatore. È lucido ma gravissimo, deve essere immediatamente operato a Bangkok. Lì uno staff di chirurgia vascolare lo attende per l’operazione che potrebbe salvarlo. In compagnia del solo amico Pietro, in un paese sconosciuto, l’uomo si ritrova a lottare per la sopravvivenza contro il tempo e le proprie paure. L’uomo è Silvio Bernelli, l’autore di I ragazzi del Mucchio. Dopo aver narrato il suo bollente vissuto durante l’epopea dei gruppi hardcore punk, qui cerca di ricostruire lo svolgimento di una vicenda che lo ha profondamente cambiato, avvalendosi delle testimonianze di altri autori, da Stephen King a Jon Krakauer. Un libro dove l’arte letteraria si confronta senza filtri con un’esperienza sul filo della morte, dimostrando in maniera definitiva che la scrittura e la vita sono inscindibili.
    Silvio Bernelli (Torino, 1965) ha pubblicato il romanzo I ragazzi del Mucchio (Sironi, 2003), un reportage su Torino in Periferie (Laterza, 2006) e racconti in diverse antologie. Insegna alla Scuola Holden, collabora con “l’Unità” e “Il primo amore”. Negli anni ottanta suonava il basso nelle band Declino e Indigesti, con cui è stato in tour in Europa e negli Stati Uniti.
    (Illustrazione di copertina: Andrea Bruno)