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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news

Notizie su Libri e Festival Letterari

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    martedì 17 aprile 2012

    LETTURE FACOLTATIVE di Wislawa Szymborska (Adelphi). Intervento di Emma Pretti


    Ultimamente passo così tanto tempo su twitter che potrei quasi tentare un commento in centoquaranta caratteri o giù di lì. Suonerebbe più o meno in questo modo: Letture Facoltative  è il libro più interessante degli ultimi mesi. Perchè? Non ve lo dico, leggetelo … dal momento che ogni tentativo di descrizione  non farebbe altro che banalizzare e rimpicciolire quello che ritengo un modo grandioso e originale per approcciarsi alla realtà e alla vita.  Ma volendo aggiungere qualche parola in più, comincio col dire che non è una raccolta di poesie ( cosa che, scommetto, già vi fa tirare un sospiro di sollievo ); non è un romanzo, quindi niente storie di fantasia ma un’invidiabile concretezza dalla prima all’ultima pagina; non è un opera filosofica, perciò si presenta comprensibilissima; non è un saggio che ripropone al lettore sempre gli stessi due o tre concetti conditi con mille salse diverse, anzi la grande varietà degli argomenti e delle riflessioni si presenta come un potpourri molto gradevole, una ricetta anti-noia da prendere in considerazione. Per quanto riguarda la brevità dei capitoli  e la stringatezza delle trattazioni, mi affido alle parole di Nietzsche Contro i biasimatori della brevità  << Una cosa detta con brevità può essere il frutto e il raccolto di molte cose pensate a lungo...>> ( Umano troppo umano II ). Per quanto mi riguarda sono rimasta catturata dalla levità e dall’acume di certe riflessioni, prima fra tutte l’osservazione sull’umorismo e la serietà; mentre il giudizio artistico che ho condiviso in pieno è stato quello intorno alla figura di Ella Fitzgerald; senza incertezze tra i brani più spassosi segnalo le considerazioni sul bricolage e il dolce penare del Fai da te. In sostanza Wislawa  Szymborska partendo da quelle pubblicazioni che i recensori giudicano “ meno nobili” ma che in genere riscuotono vasto successo di pubblico ( saggi storici, di divulgazione scientifica, di bricolage, almanacchi ecc...), sorpassando nelle vendite i volumi più stimati, compone un libro che è un caleidoscopio di argomenti, riflessioni che si attengono all’argomento centrale o lo usano semplicemente come pretesto per abbandonarsi a fuggevoli associazioni di idee. Un opera eccentrica che prende vita da uno sguardo saggio e al contempo birichino, un umorismo garbato che procede sottobraccio a una serietà col frizzo.

    lunedì 16 aprile 2012

    Le ragazze di Pompei di Carmen Covito (Barbera). Intervento di Nunzio Festa


    Spassoso, divertente e scorrevole al pari d’un torrente di montagna il ritorno in libreria di Carmen Covito, autrice del romanzo di successo “La bruttina stagionata” a inizio anni Novanta, è scandito dalle abitudini di Pompei, più esattamente delle ‘donne’ d’allora, “Le ragazze di Pompei”, appunto; o almeno una parte d’esse, le borghesi in questo caso. La promo ci dice d’un Satyricon al femminile, ma la definizione potrebbe esser non del tutto esatta o puntuale. Ché la scusa del manoscritto ritrovato o giù di lì, in effetti, rimette nel 63 d.C. della bottegaia-intellettuale Vibia Tirrena: che ha zio politico e tutta una serie di conoscenze e incontri quasi comici ma descrittivi dell’epoca. Tra, appunto, “lavori non pagati, cognati infidi, zie politicanti, attori debitamente equivoci, estetiste che vanno matte per i pettegolezzi sulla corte imperiale, strane scritte sui muri e sogni infranti”. E il desiderio più grande e bello è di insegnare propriamente filosofia a ragazze ricche, appunto, che magari poi si fionderanno, civilizzate e acculturate, nella libreria di famiglia. Diversi escamotage tengono in moto la trama, con una struttura che dagli espedienti legati alla traccia storica trae diretto profitto. Ma con la lingua flautata d’una scrittrice che sappiamo mai avrebbe potuto deludere. Deluso, infatti, non ha. La collana barberiana Centocinquanta aggiunge una pietra luminosa assai a un mosaico cominciato da altri a dir poco interessantissimi romanzi, in attesi d’altri romanzieri. Sono in uscita opere di penne del calibro di Roberto Pazzi e Gaetano Cappelli. Intanto Carmen Covito convince quante e quanti attendevano una sua nuova opera. Epperò nel frattempo sa far innamorare chi non ha letto il suo passato. L’occasione è propizia, viene da dire in chiusura, e per render giustizia a un altro coraggioso editore, per rimembrare che Covito aveva pubblicato nel 2010 il racconto “Oggi, l’amore” (Senzapatria).

    domenica 15 aprile 2012

    La felicità terrena, di Giulio Mozzi, con una Notizia di Giulio Mozzi, nota di Carlo Dal Cielo, Laurana. Intervento di Nunzio Festa


    Nel 1996 Einaudi candidò allo Strega "La felicità terrena", che poi andò in cinquina finale, addirittura; però la nota che Mozzi affida a questa nuova edizione targata Laurana, tra l'altro comprensiva di pulitura d'un racconto e aggiunta d'altri due, offre maggiori approfondimenti di quel periodo, che è un vero piacere leggere: il divertimento personale, tra l'altro, sta nell'inzuppare gli occhi in un'acidità che non risparmia parentizie varie e sghignazzi da dintorni. Che è un piacere molto simile a quello provocato dalla lettura di Dal Cielo - l'eteronio dello scrittore - , ma questo si capirà a fine libro (quindi qui nulla sentirete in merito). Allora, si diceva, l'edizione della Feliticità terrena in uscita questi giorni riconsegna ai tempi moderni le immagini e le sensazioni dell'impiegata delle poste, magnifico personaggio colto in azioni che rivedono situazioni emozionali che avevano rivisto nel 'recente' e già festeggiato "Il male naturale", posizionata dietro la sua postazione di lavoro e dietro i suoi problemi che sono dentro e fuori dallo stesso lavoro abitudinario. Bruttina e lenta, l'impiegata è capace di intenerire, dannatamente, l'osservatore. Comunque il racconto sicuramente più riuscito ci dice d'una certa e sincera Maria Annuziata. Una donna che perde prima il marito stronzo e poi l'amatissimo figlioletto. Il primo per fuga. Il secondo per malattia. Eppure M. A. decide di far rivivere la presenza, appunto, del figlio-morto che le potrebbe e dovrebbe dare l'unico frammento di vita felice. Fino alla fine, naturalmente. Senza dubbio i protagonisti di questi racconti si sono fatti mondi paralleli per esser sereni. Ma il bello è che una dose di tranquilla serenità la trovano davvero. La lingua di Giulio Mozzio s'atteggia a moto d'animo che vuole controllare l'eccessiva scorrevolezza delle vite abbozzate, però senza esser così invadente da limare le caratterizzazioni degli anfratti che i soggetti pensati e disegnati col pennino hanno edificato per tutelarsi dal brutto del caso. P.S. La "notizia", oltre a esser, come accennato, più che spassosa, è un racconto a sé. L'estro di Mozzi, che a tratti pare macchiarsi di vanità, spettina le volontà commerciali del marketing. Per provocare disagio e storture nel certo percorso di chiede di leggere senza preoccupazioni di sorta. 

    sabato 14 aprile 2012

    In libreria Siate ragionevoli chiedete l’impossibile di Ernesto Calducci (Chiarelettere)


    Dopo don Milani (A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca) e don Mazzolari (Come pecore in mezzo ai lupi), proponiamo un altro autore decisivo e purtroppo dimenticato dalla teologia della liberazione italiana. Questo libro raccoglie i principali scritti politici di padre Balducci, su temi oggi decisivi: la difesa dell’ambiente; la proposta di un nuovo modello di sviluppo che non insegua unicamente il profitto; la pace e la tolleranza (la scoperta di quello che padre Balducci chiama “uomo planetario”); la libertà; l’importanza della formazione e della conoscenza. Un vero e proprio viaggio in un cristianesimo autentico e alternativo, che esiste, che non accetta i ridursi a pura logica di potere o di chiudersi unicamente in una dimensione ultraterrena. Gli scritti di Balducci raccontano il nostro mondo e ci invitano alla scoperta di un uomo “inedito”, finalmente vero e senza paura.

    Padre Ernesto Balducci è un gigante del pensiero cristiano del Novecento. Leggerlo è un’occasione per sperimentare la ricchezza, la vitalità e la potente forza rivoluzionaria del Vangelo. È una sorpresa anche per i non credenti. In questo libro pubblichiamo una serie di articoli scritti da Balducci su giornali o riviste e finora mai raccolti in un volume. Interventi che coprono un periodo che va dalla metà degli anni Ottanta fino alla morte. Divisi in undici capitoli, gli scritti di Balducci sono di un’attualità sorprendente. Una perlustrazione del nostro presente che parte dalla critica radicale al modello di sviluppo che disumanizza la vita, fino ad arrivare alla politica (l’«orrore del vuoto» è l’espressione che Balducci usa per rappresentare la politica italiana), alla denuncia del razzismo che prima di tutto si concentra sulla retorica dei buoni sentimenti (l’intervento sul Premio Nobel a Nelson Mandela si apre con queste parole: «Con questo premio le nazioni del benessere non cercano forse, anno dopo anno, di ricostruirsi la buona coscienza?»). Gli articoli di Balducci contro la guerra sono una provocazione continua (straordinario il pezzo sul Natale con cui si apre il capitolo. Titolo: «Quel Bambino fra Tigri ed Eufrate». Inizio: «In questo Natale provo una profonda antipatia per Gesù Bambino. Parlo, sia chiaro, del Gesù Bambino dei nostri presepi [...] Se toccasse a me, saprei dove andare a prendere un bambino in cui si ripete l’iniquità del mondo»). Non mancano parole critiche contro la Chiesa, ricordando don Milani e con uno scritto che è un atto d’accusa contro il pontificato di Wojtyla («La mobile immobilità di papa Wojtyla»). Nei suoi scritti Ernesto Balducci illumina con grande chiarezza alcuni dei temi oggi più dibattuti dall’opinione pubblica: il rapporto tra scienza e fede, l’ora di religione a scuola (Perché farla? Come farla?), la questione femminile nella Chiesa («Maddalena una e trina» è una potente provocazione, per non parlare del tema delle donne-prete a cui Balducci dedica un intervento del 1987). L’ultimo capitolo ospita una riflessione su senso e dignità della vita umana a partire dal ricordo di Primo Levi e di Bruno Bettelheim, entrambi morti suicidi («Un segno del mistero della dignità umana»). Ogni intervento si chiude con il giornale o la rivista in cui è stato pubblicato, segue la data. In alcuni casi ci è stato impossibile rintracciare la data precisa, abbiamo riportato comunque l’anno di pubblicazione. Un ringraziamento particolare ad Andrea Cecconi, direttore della Fondazione Balducci, per la disponibilità e la collaborazione prestata.
    Don Ernesto Balducci (1922-1992) nasce a Santa Flora (Grosseto) da una famiglia di minatori. È ordinato sacerdote nel 1945. Trasferitosi a Firenze, si laurea in Lettere e filosofia nel 1950. Sarà l’incontro con Giorgio La Pira, che poi diventerà sindaco di Firenze, a spostare l’asse dei suoi interessi giovanili dalla letteratura alla questione sociale e politica. Oratore, predicatore e pubblicista, nel 1958 fonda la rivista «Testimonianze». L’anno successivo è allontanato da Firenze per pressioni del Sant’Uffizio. Si trasferisce prima a Frascati, poi a Roma, dove risiederà fino al 1965. Nella capitale padre Balducci ha l’opportunità di seguire da vicino l’evolversi del Concilio vaticano II e il pontificato di Giovanni XXIII. Tra il 1963 e il 1964 è processato per apologia di reato, per aver difeso l’obiezione di coscienza alla coscrizione militare. Negli anni Settanta e Ottanta, deluso dalla mancata riforma della Chiesa e dal fallimento di fatto del Concilio, rivolge la sua riflessione ai grandi temi del rinnovamento culturale e della nascita di un uomo nuovo, capace di ritrovare e difendere il valore della vita. Muore in seguito a un incidente automobilistico il 25 aprile 1992.

    In libreria IL CAVALIERE ETERNO Larissa Ione (Fanucci)


    La profezia era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno le aveva mai dato ascolto. Almeno fino a quel momento... Il suo nome è Ares, e il destino dell’umanità si regge sulle sue potenti spalle. Se cede alle forze del male, anche il mondo cadrà nelle tenebre. Come membro dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, è molto più forte di qualsiasi mortale, ma persino lui non può combattere contro il suo fato per sempre. Non quando il suo stesso fratello trama contro di lui... Eppure, c’è un’ultima speranza. Dotata di un talento che gli altri esseri umani non possono e non potrebbero capire, Cara Thornhart è la chiave per la salvezza di Ares e del suo destino. Ma il coinvolgimento di Cara si rivelerà insidioso, andando ben oltre il folle e pericoloso desiderio che li rapisce appena si incontrano. Perché sconfiggere le tenebre eterne potrebbe avere un costo sconcertante: la sua stessa vita e ciò che li attira inesorabilmente uno verso l’altro.
    Larissa Ione ha scritto il suo primo romanzo a soli dodici anni; si trattava di una storia di licantropi dalle atmosfere dark e horror. La vita l’ha poi portata a intraprendere lavori molto diversi fra loro, è stata meteorologa, addestratrice di cani e agente speciale. Da alcuni anni ha scelto di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Con la serie Demonica, di cui Leggereditore ha già pubblicato Brivido eterno, Desiderio eterno e Passione eterna, si è imposta ai vertici delle classifiche di New York Times e Usa Today, conquistando una folta schiera di lettrici. Il cavaliere eterno è il primo romanzo di una nuova serie, I cavalieri della Libertà, legata alla serie Demonica e ora giunta al terzo volume.

    In libreria IL CIRCOLO SEGRETO di Ted Dekker (Fanucci)


    Il mondo che conosciamo è sull’orlo della distruzione. Una soluzione impensabile. Un viaggio adrenalinico in cui sogno e realtà si scontrano... a un passo dal baratro e dalla follia. Un thriller adrenalinico e avvincente, un mix perfettamente riuscito di suspense e soluzioni al limite del possibile. Nella realtà che conosciamo c’è una società segreta che domina il mondo con la sua ricchezza infinita. È il Circolo; non ha scrupoli ed è disposta a uccidere pur di mantenere il potere sulle nostre vite. Ma qualcuno sfugge al suo controllo, un uomo che è capace di vivere più di una vita e che ha una dote che pochi comprendono... Thomas Hunter è sospeso tra due dimensioni: ogni volta che si addormenta, i suoi sogni lo portano a vivere un’altra esistenza. Se in una Hunter è un giovane autore fallito che vende caffè alla Java Hut di Denver, nell’altra è un valoroso capo militare con accesso a informazioni altamente riservate. Il nostro mondo si trova sull’orlo della distruzione: il gruppo terroristico della Nuova Alleanza ha diffuso un virus letale allo scopo di generare il caos globale e indebolire le potenze mondiali. Anche il Circolo ne è minacciato e non sa come agire. Grazie ai suoi risvegli in uno o entrambi i mondi, Thomas può recuperare informazioni in una realtà e impiegarle nell’altra; questo fa di lui un uomo chiave nel trovare una via d’uscita, ma ciò che lui conosce potrebbe piegare per sempre il potere del Circolo...
    Ted Dekker, nato nel 1962, è autore di più di venti romanzi di suspense che hanno venduto tre milioni e mezzo di copie in tutto il mondo, tra cui Thr3eeHouse. Vive in Texas con la moglie e le figlie. Fanucci Editore ha già pubblicato Kiss, scritto con Tony Healy, e Black, primo libro della Trilogia del Circolo, di cui questo romanzo, Il Circolo segreto, è il seguito.

    venerdì 13 aprile 2012

    VITTORIA COPPOLA A OTRANTO E A CRISPIANO


    Doppio appuntamento nel week end con Vittoria Coppola ed il suo libro “Gli occhi di mia figlia” edito da Lupo editore ed EdizioniAnordest. Il primo sarà sabato 14 aprile 2012 presso la sala laboratori urbani di Art’Etica presso il centro Don Tonino Bello in via Uggiano a Otranto. L’inizio è previsto per le 19,00 e presenta il giudice Salvatore Cosentino. Il secondo appuntamento è invece
    domenica 15 aprile 2012 alle ore 18,30  al Carpe Diem Art Cafè, in via Giacomo Leopardi (nei pressi della villa Comunale "G. Falcone") a Crispiano (TA).  L’appuntamento è organizzato dalla LIBRERIA AMICOLIBRO e dall'ASSOCIAZIONE ADHARA. Ospiti dell’appuntamento di aprile la scrittrice Vittoria Coppola e il fotografo Francesco Giusto. L'evento sarà trasmesso in diretta web sul sito www.crispianonline.com. Partners della manifestazione sono la pasticceria "Le tentazioni" di Piero e Gianni, "Altre Visioni" di Gianni Giacovelli e il “Centro Bibite Argese".

    Il libro è stato votato miglior romanzo del 2011 RAI Tg1 nel sondaggio della rubrica Billy.
    Quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di "nostro" c'è invece nell'imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all'infelicità? In questa storia di "non detti", in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non basta essere giovani e di cuore aperto per essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza. Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell'amicizia, l'unica che non tradisce.

    Vittoria Coppola ha 26 anni e vive a Taviano (LE). Laureata in Lingue e Letterature Straniere, Comunicazione Linguistica Interculturale (Università del Salento, luglio 2010).
    Attualmente lavora come receptionist presso un albergo di Gallipoli (LE).
    La passione assoluta che muove le sue giornate è la scrittura.


    FRANCESCO GIUSTO - "La passione per la fotografia è nata pian piano, nel periodo a cavallo dell'avvento del digitale, cominciando come tanti con una compatta e passando alla fotografia tramite reflex nel 2007, acquistata dopo la laurea in informatica. Da allora è stata sempre una lotta costringersi a lasciare la fida compagna a casa, dato che soprattutto il primo periodo era quello contraddistinto dall'eccesso fotografico di fotografare qualunque cosa. Come tutti i fotografi alle prime armi, il paesaggio veniva privilegiato e si è dimostrato una notevole palestra in termini compositivi e di pazienza. In seguito il difficile passaggio dalla 'foto bella', la foto cartolina, alla foto pensata ha portato notevoli benefici in termini di progettualità, pur rimanendo questo un campo aperto, come per qualunque fotografo. Attualmente infatti prediligo il ritratto fotografico, la 'candid' rubata, la street nel senso più ampio del termine, adorando far convivere ed incastonare gli elementi che la scena mi fornisce in maniera surreale e ironica. Posso definirmi quindi un fotografo non professionista, il cui vantaggio principale è quello di poter fotografare quasi tutto ciò che la mia fantasia suggerisce. Il passaggio alla socialità reale è avvenuta due anni fa, rapito da un amico e subito iscritto nel circolo fotografico Controluce di Statte. Partecipo quando possibile a concorsi, incontri e workshop, collezionando qui è lì menzioni e qualche riconoscimento, cosa che fa sempre piacere. Nel prossimo futuro miro, oltre che a ampliare la mia sensibilità e conoscenza, a terminare alcuni progetti, tra quelli iniziati, e altri 'in nuce'"

    Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia : VOLTI NELLA FOLLA DI VALERIA LUISELLI (LA NUOVA FRONTIERA)


    A Città del Messico una giovane donna, una Emily Dickinson del XXI secolo con due figli piccoli e un marito che forse la tradisce, lotta per riconquistare un suo spazio fisico e mentale.
    Scrive per ricordare di quando viveva a New York e lavorava come editor di una casa editrice alla ricerca di perle dimenticate della letteratura latinoamericana.  Un giorno, nella biblioteca della Columbia University, scopre che negli anni Venti il poeta messicano Gilberto Owen aveva vissuto a pochi isolati da casa sua. Da quel momento in poi ciò che prima era semplice interesse diventa un'ossessione e il fantasma di Owen si trasforma da fugace visione a presenza costante nella sua vita.
    Il poeta e la ragazza si cercano nello spazio oscuro delle gallerie della metropolitana dove entrambi viaggiano, o hanno viaggiato, tra realtà e finzione.
    Valeria Luiselli è nata nel 1983 a Città del Messico ma, per una serie di strane coincidenze, ha la residenza a Venezia e New York. Ha collaborato con giornali e riviste come The New York Times, Letras Libres, Etiqueta Negra e Internazionale. Nel 2010 ha pubblicato la raccolta di saggi e reportage Papeles falsos (Sexto Piso); considerato uno dei migliori libri dell'anno è stato accolto con entusiasmo dai lettori. Attualmente vive a New York e partecipa regolarmente a progetti multidisciplinari che uniscono danza, teatro e arti plastiche. Volti nella folla, suo romanzo d'esordio, è in corso di traduzione nelle maggiori lingue europee.

    LA RIVOLUZIONE DELLE TASSE di Bruno Tinti (Chiarelettere)


    Un patto scellerato. Quello tra lo Stato e gli evasori. Se il 93 per cento del totale del gettito tributario lo pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati vuol dire che troppi italiani vivono a sbafo: sono i possessori di partita Iva e i tanti professionisti che denunciano molto meno di quanto guadagnano. Intanto lo Stato li protegge: o non controllandoli, o con iniziative ad hoc come i condoni (uno ogni quattro anni), o con leggi specifiche (abolizione del falso in bilancio). Il messaggio è chiaro: rubare si può.

    Ecco la testimonianza di chi ha provato a far pagare le tasse, anche con la proposta di una nuova legge tributaria approdata in parlamento ma affossata dal partito trasversale degli evasori. E ora? La vera rivoluzione di Monti sarebbe quella di far pagare le tasse a tutti. 160 miliardi da recuperare, altro che finanziaria. Potremmo essere più ricchi: come dimostra Bruno Tinti, basterebbe poco per raggiungere un risultato straordinario. Ma bisogna volerlo e non aver paura di perdere il voto degli evasori.

    Bruno Tinti è stato magistrato fino al 2008. Si è occupato soprattutto di reati finanziari. Ha scritto il best seller TOGHE ROTTE (Chiarelettere, 2007) cui è seguito LA QUESTIONE IMMORALE (Chiarelettere, 2009). È editorialista de “il Fatto Quotidiano”.

    Le opere presentate al LXVI Premio Strega

    Sono 18 le opere presentate al LXVI Premio Strega - promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci in collaborazione con Liquore Strega - dagli Amici della domenica, lo storico corpo votante che dal 1947 attribuisce il riconoscimento a un libro di narrativa italiana pubblicato tra il 1° aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso. Il Comitato direttivo del Premio, composto da due esponenti della Fondazione Bellonci, due rappresentanti di Strega Alberti S.p.A., tre autori premiati e due personalità dei 400 Amici della domenica, si riunirà martedì 17 aprile per selezionare tra le proposte degli Amici i 12 libri che si disputeranno la sessantaseiesima edizione. Il Comitato è composto da Alessandro Barbero, Giuseppe D’Avino, Valeria Della Valle, Tullio De Mauro (presidente), Giuseppe De Rita, Fabiano Fabiani, Alberto Foschini, Dino Gasperini, Melania G. Mazzucco, Ugo Riccarelli.
    Questi i libri candidati:
    1. La logica del desiderio (Perrone) di Giuseppe Aloe presentato da Alessandro Masi e Walter Mauro; 2. Il silenzio dell’onda (Rizzoli) di Gianrico Carofiglio presentato da Rosellina Archinto e Ferruccio De Bortoli; 3. La fame delle donne (Manni) di Marosia Castaldi presentato da Cesare Milanese e Francesca Pansa;  4. Piccolo testamento (Laurana) di Gabriele Dadati presentato da Gherardo Colombo e Romano Montoni;  5. Così in terra (Dalai) di Davide Enia presentato da Roberto Alajmo e Gianni Borgna;  6. Nel tempo di mezzo (Einaudi) di Marcello Fois presentato da Marino Sinibaldi e Domenico Starnone;  7. La colpa (Newton Compton) di Lorenza Ghinelli presentato da Giuseppe Leonelli e Sergio Santoro; 8. Malacrianza (Nutrimenti) di Giovanni Greco presentato da Paolo Di Stefano e Gabriele Pedullà; 9. L'ultima passeggiata (Mursia) di Gabriella Guidi Gambino presentato da Gianni Letta e Paolo Marconi; 10. Il corridoio di legno (Voland) di Giorgio Manacorda presentato da Enzo Golino e Claudio Strinati; 11. La rabbia (Transeuropa) di Marco Mantello presentato da Raffaella Morselli e Lorenzo Tavolini; 12. La scomparsa di Lauren Armstrong (Fandango) di Gaia Mancini presentato da Luca Canali e Giuseppe Patota;  13. Luna di notte (Gremese) di Amos Mattio presentato da Maurizio Cucchi e Stefano Giovanardi; 14. La sesta stagione (Cavallo di ferro) di Carlo Pedini presentato da Arnaldo Colasanti e Renato Minore;  15. Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi (Mondadori) di Alessandro Piperno presentato da Giorgio Ficara e Raffaele Manica;  16. Amorino (Bompiani) di Isabella Santacroce presentato da Enrico Ghezzi e Angelo Guglielmi;  17. Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie) di Emanuele Trevi presentato da Raffaele La Capria e Francesco Piccolo;  18. Il vuoto intorno (Il foglio letterario) di Claudio Volpe presentato da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli
    Martedì 17 aprile, al termine della riunione del Comitato direttivo, verrà annunciata la rosa dei 12 libri candidati, che saranno presentati giovedì 26 aprile al Teatro San Marco di Benevento.

    giovedì 12 aprile 2012

    I Corsi di Fucine Letterarie a Liberrima


    L’Agenzia Fucine Letterarie in collaborazione con la Libreria Liberrima presenta: il corso di scrittura creativa “Dell’Eroico Furore” a cura di Michelangelo Zizzi, il corso di giornalismo applicato "Tutta la Verità Vi prego sul Giornalismo” a cura di Domenico Fumarola e il corso di editoria “Guida ai Misteri dell’Editoria” a cura di Enrica Fallone.

    L’incontro promozionale si svolgerà sabato 14 aprile 2012 dalle ore 17.30 presso la Libreria Liberrima, sita in Corte dei Cicala n. 1, Lecce.

    Programma incontro promozionale

    - Ore 17,30: "Dell'Eroico Furore"

    Corso di Scrittura Creativa ideato e condotto da Michelangelo Zizzi

    "Dell’Eroico Furore" è un corso incentrato sia sulla scrittura creativa che sulla consulenza filosofica, la quale, almeno nei primi incontri, viene effettuata collateralmente per consentire la focalizzazione sui principi ‘interni’ di affettività ed immaginazione. Per il resto il corso ambisce a determinare una migliore spinta personale verso l’espressione creativa di tipo letterario, cosa che difatti avviene. Il corso nei primi incontri si affida più ad aspetti teorici che hanno a che fare con i concetti di comunicazione/espressione, emotività, affettività, sentimentalità, immaginatività, rinforzo della personalità, etc. Dal terzo incontro in poi assume connotati d’azione letteraria e laboratoriale, incentrandosi sia sulla scrittura poematica che su quella di prosa.

    - Ore 18,00: "Tutta la Verità Vi prego sul Giornalismo"

    Corso di Giornalismo Applicato ideato e condotto dal giornalista Domenico Fumarola

    "Tutta la verità vi prego sul giornalismo" ha come obiettivo quello di fornire gli strumenti per agire attivamente nel sistema dei mass media, per una maggiore capacità di comprensione e lettura della realtà. A ciò si giungerà, nel laboratorio di scrittura all'interno del corso, attraverso la teoria generale della comunicazione, con l'analisi della polisemia nella letteratura e nell’informazione, con la gestione, la raccolta ed organizzazione delle informazioni per far nascere un testo e attraverso cenni di sociologia della cultura, nel rapporto tra letteratura, giornalismo e società, con risultati e confronti tra editoria, testate giornalistiche e norme giuridiche.

    - Ore 18,30: “Guida ai Misteri dell’Editoria”

    Corso di Formazione per Operatore Editoriale ideato e condotto da Enrica Fallone

    “Guida ai Misteri dell’Editoria” si configura come un laboratorio estremamente pratico, articolato in lezioni frontali, esercitazioni e seminari, il cui fine è quello di favorire la conoscenza di tutte le professioni che ruotano intorno all’oggetto-libro e di conferire competenze reali e pragmatiche relative a tutte le fasi che precedono la pubblicazione di un libro e la sua promozione e distribuzione.

    Nell’occasione i docenti Michelangelo Zizzi, Domenico Fumarola ed Enrica Fallone si intratterranno a rispondere alle domande eventuali dei corsisti e degli scrittori presenti.

    Per maggiori informazioni:


    E-mail: fucineletterarie@gmail.com

    Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia : Le costellAzioni della Gioia di Giulia Jordan (Youcanprint)


    In accordo con l’affermazione di Einstein: “Nessun problema può essere risolto dallo stesso livello di coscienza che lo ha creato”, l’autrice indica un nuovo modo per trovare soluzioni ai nostri problemi personali, familiari, spirituali, lavorativi, cioè di fare un vero salto quantico dalla sofferenza alla Gioia, anziché accontentarci di ‘aggiustarli’, come abbiamo fatto fin’ora. Infatti, nelle CostellAzioni della Gioia si esce dal campo morfico della sofferenza dove nascono i disagi, per entrare nel campo della Gioia- Joyfield dove si trovano le soluzioni nate dalla Gioia, per attuare una profonda tras-form-azione della propria vita. Questa tras-formazione rende possibile la realizzazione del nostro desiderio profondo di vivere la vita con gioia. Entrare nel flusso della Gioia è una scelta che spetta a noi e che possiamo attuare proprio Adesso. Geniale e innovativa evoluzione delle Costellazioni familiari di Bert Hellinger di cui l’autrice è stata allieva, le CostellAzioni della Gioia sono nate dall’unione fra il Campo della Gioia - Joyfield, elementi di Fisica quantistica applicati al benessere psicofisico e il modello spirituale dell’Advaita Vedanta. Questo libro si rivolge a tutti coloro che sono interessati a trovare soluzioni ai propri problemi, a chi lavora nelle professioni d’aiuto e in particolar modo ai Costellatori, per attuare un ulteriore trasformazione affinché sia la Gioia il nuovo motore propulsivo che permetterà di aiutare le persone. Uno strumento per tutti e alla portata di tutti, per migliorare la propria esperienza di vita. Giulia Jordan, guida spirituale, esploratrice dell’Essere con una vasta esperienza in campo psicologico, ideatrice delle CostellAzioni della Gioia®, keeper of vision di Joyfield®, condirettore dell’Istituto Internazionale di Muatsu®, insegna psicologia relazionale e Psychealing®. Ha già pubblicato: Iniziazione alla Conoscenza di Sé, ed. Mediterranee.

    INVISIBILI DI FULVIO COLUCCI E GIUSE ALEMANNO (KURUMUNY EDIZIONI) A MARTANO


    Martano Bene Comune e Kurumuny Edizioni presentano il volume “Invisibili” di Fulvio Colucci e Giuse Alemanno. L’appuntamento è previsto per venerdì 13 aprile 2012 ore 19,00 presso la Sala Karol Wojtyla in Piazza Caduti a Martano (Lecce). Interverrà insieme agli autori Letizia Gaetani (giornalista di Corte Grande)

    È passato oltre un anno dalla pubblicazione di "Invisibili. Vivere e morire all'Ilva di Taranto", libro inchiesta scritto a quattro mani da Fulvio Colucci e Giuse Alemanno, pubblicato da Kurumuny Edizioni. Oltre un anno fitto di presentazioni in tutta Italia ma anche una raccolta ideale di storie, incontri, dibattiti nei quali è stata riportata la questione delle condizioni di lavoro e delle ricadute del lavoro e delle fabbriche sull'ambiente e sui cittadini. "Invisibili" (Kurumuny), grazie al taglio giornalistico narrativo, ha dato modo di affrontare una questione 'storica' per la città di Taranto e per tutto il Sud in un modo chiaro e partecipativo; segno ne sono i numerosi incontri che si sono tenuti in tutto il nostro paese.
    INVISIBILI. Vivere e morire all'Ilva di Taranto - Non molto tempo fa gli operai dell'allora ITALSIDER vennero chiamati metalmezzadri. Era la generazione dei Cipputi, dei sindacati e degli scioperi che paralizzavano la produzione, della terra o del mare da coltivare, dopo il turno. L'ITALSIDER non c'è più. C'è l'ILVA. Una nuova fabbrica con un nuovo nome e nuove regole, ma soprattutto una nuova generazione. Una generazione che sogna la grossa vincita al gratta e vinci o al massimo la divisa da carabiniere. Per i nuovi operai dell'ILVA, divisi in normalisti e turnisti, il sindacato è lontano; al suo posto ci sono i tornei di calcetto aziendali che favoriscono la comunicazione, ma non troppo. Rimane la paura di non tornare più a casa e i santi a cui affidarsi, una volta custoditi nei portafogli ora immagini su cellulari. Le immagini dei santi si affiancano a quelle delle mogli, dei figli e delle famiglie e di loro è tutto quello che oltrepassa i tornelli dell'ILVA. La vita scandita dai turni. Tra la fabbrica e la vita fuori, lo spogliatoio dove si svestono i panni civili e si indossa la tuta da operai. Perché l'Ilva è anche volti stanchi, epopea di pendolari, famiglie e figli, doveri e rancori, solidarietà e silenzi, verità e menzogne. L'Ilva è carne viva, metafora di una condizione universale, piccolo spaccato di mondo. Una fabbrica non soltanto di acciaio ma di storia e storie. E sullo sfondo una città lontana assente, dai contorni sfumati come fosse di sabbia, la stessa sabbia che si indurisce nel naso e lo fa sanguinare. Invisibili di Fulvio Colucci e Giuse Alemanno è un lavoro a quattro mani che raccoglie e racconta storie di uomini la cui vita è indissolubilmente legata al lavoro, sospesa in aria come il braccio di una gru, operai del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, l'Ilva di Taranto. Ma è anche il racconto delle contraddizioni di una città intera, sparsa su 2600 ettari di cui l'Ilva occupa 1600: facile capire chi comanda e chi dà da mangiare ai tarantini, più difficile è capire perché accade che dei bambini, come quelli di Taranto, siano in trincea per una guerra impari contro un nemico subdolo e imprevedibile, l'inquinamento. Il ricatto occupazionale e il sentirsi colpevoli di lavorare. Questo è uno dei pregi di Invisibili, la narrazione di un'umanità divisa fra la necessità e il rifiuto, la psicologia di chi ogni giorno passa quei cancelli aspettando il momento di uscirne, il malessere di chi sa che non può farne a meno pur essendone sempre tentato.


    In libreria Mani sul terremoto. Campania anni ottanta, l'altra faccia dell'emergenza (Spazio Creativo Edizioni)


    Il libro-dossier è incentrato sulla tragedia che colpì la Terra Felix il 23 novembre del 1980; il dramma che seguì a quei terribili istanti di lutti e distruzione fino ai successivi tentativi di ricostruzione, spesso arenatisi nelle secche della “malapolitica”. Nel libro sono i protagonisti dell’epoca a prendere la parola, illustrando le posizioni assunte dai partiti, analizzando le motivazioni che furono alla base di certe scelte. “A lungo mi sono chiesto se intraprendere o meno questa nuova sfida” spiega Pietro Funaro, che poi rivela come, alla fine, l’inchiesta sia nata dalla volontà “di raccontare un avvenimento e tutte le vicende che ne sono scaturite, da un punto di vista diverso rispetto a quello cui di solito siamo stati abituati”. “Mani sul Terremoto”, sottolinea ancora Funaro: “offre un approccio nuovo al disastro ambientale ed umano del sisma” proponendo un tentativo di ricerca “di un punto di vista che possa essere il più obiettivo possibile sulla tragedia del 23 novembre”. E presentando “un’attenta riflessione sull’amministrazione pubblica degli anni Ottanta, che si trovò a dover affrontare un’emergenza dalla portata inimmaginabile”. Il terremoto dell’Ottanta, ma anche quello spesso dimenticato del febbraio del 1981 “hanno rappresentato per l’autore “due colpi fatali allo sviluppo del Mezzogiorno”. Certo, i contributi pubblici e i risultati di diversi finanziarie appoggiarono la politica di ricostruzione, “ma basterà guardare ai risultati ed alcuni interrogativi sorgeranno spontaneamente” riflette Funaro che, nello studiare “decine e decine di documenti, analizzare dati, approfondire fatti ed eventi” si è reso conto “della necessità di raccontare quel periodo diversamente da come fatto finora, assumendo il ruolo di semplice narratore, senza esprimere giudizi legati a facili campanilismi che sarebbe troppo comodo decontestualizzare demagogicamente. “Nel libro - conclude il giornalista - ho voluto dare l’opportunità ai protagonisti della politica dell’epoca, anche a quanti ingiustamente si ritrovarono, non solo in senso figurato, sul banco degli imputati, di spiegare le loro ragioni, di commentare i perché di determinate decisioni e il quadro partitico in cui furono costretti a operare e, non per ultimo, esprimere con profondo rammarico il rimpianto di una progettualità che, ahimè, ancora oggi stenta a riconoscersi nei processi decisionali a tutti i livelli. Ennesima tegola sui progetti di riscatto del Sud”.progetti di riscatto del Sud”.

    Autore: Pietro Funaro
    Titolo: Mani sul terremoto - Sottotitolo: Campania anni ottanta, l'altra faccia dell'emergenza
    Edito da: Spazio Creativo Edizioni
    Prefazione di: Ermanno Corsi
    Interventi di: Antonio Fantini | Giulio Di Donato

    mercoledì 11 aprile 2012

    Il sesto di Delacroix alla Nostoi di Gallipoli


    Il sesto - Seconda edizione con bonus track ed altri racconti psychotropic noir di Stefano Delacroix edito da Lupo editore, verrà presentato da Paolo Vincenti presso la Libreria e Galleria d’Arte Nostoi, il 13 aprile 2012 in via V. Cinque n. 22 a Gallipoli alle ore 20,00.


    Negli otto racconti di questo libro (più una bonus track) il noir è in ogni personaggio e ciò rende lo scorrere delle pagine piene di suspance. Ne Il Sesto si aboliscono le differenze tra mondo interno e mondo esterno, tra memoria e attesa del futuro: il tempo non scorre se non nel flusso circolare del percepire-ricordando, eppure le vicende avvengono: suicidi determinati da una falsa percezione dell'altezza; errate letture del mondo che si riconducono alla fatalità di un nome e che conducono a costruire la propria morte, apparentemente accidentale. Il noir di Delacroix è psicotropo, ma nopn psicotico ed è inscritto sul fatto leggero, ma ineluttabile, che la follia è una distrazione della percezione.

    Stefano Delacroix nasce a Taranto nell'agosto '66, da genitori leccesi. Trascorre la gioventù diviso tra il Salento e i due mari, conteso dall'amore tra ciò che vive e ciò che inesorabilmente muore, per luoghi incontaminati ed altri in cui la decadenza muove finalmente i suoi passi. Rapito dalla passione per la musica, Delacroix canta così la sua ribellione. Dopo la militanza tra le band giovanili, scoperto da Maurizio Montanari, approda alla corte di Mimmo Locasciulli, pubblicando tra il '94 e il '97 i primi due album da solista, RIBELLI e LA LEGGE NON VALE (entrambi per ed. Hobo e distribuzione Sony Music). Dopo aver cantato le sue canzoni in ogni parte d'Italia, nel 2007, affidando alla penna la sua voce, l'autore pubblica i primi due romanzi: LA MEMORIA DEL MARE (ed. La riflessione) e PERISTALSI (ed. Il Foglio). In base al responso di un sogno profetico, può affermarsi cge Stefano Delacroix morirà il 24 ottobre di un anno imprecisato.


    «Nel noir psicotropo in cui sono immersi i protagonisti dei racconti di Delacroix vengono meno le due coordinate esistenziali fondamentali nelle quali l’essere umano si trova a vivere: lo spazio e il tempo. Nel primo racconto della raccolta, intitolato “Il volgere del tempo”, il protagonista inizia a vivere la sua vita al contrario, tornando indietro nel tempo, fino a vedere la donna amata nascere dal grembo della madre; nel racconto che dà il titolo al libro una madre invia una lettera d’addio al figlio, anni luce lontano da lei». (Domenico Fumarola)



    Info
    LIBRERIA NOSTOI | V. CINQUE 22 - GALLIPOLI (LE) -
    Tel. 0833 263701 | nostoi@nostoi.biz

    Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia : In libreria Sospiri rivoluzionari di Deborah Govoni (Youcanprint)


    Le poesie di Deborah Govoni vivono della vena naturale di un lirismo istintivo e trasparente, di grande forza comunicativa, filtrato da elementi linguistici appropriati e maturi, capaci di creare un immediato rapporto col lettore, che non resta mai spettatore passivo degli eventi narrati. E' un vitalissimo pullulare d’immagini e metafore che nascono dalla raffinata volontà di esplorare la vita in tutti i suoi momenti, in una concreta aderenza al reale, spaziando dalla quotidianità minuta, intima e privata, a temi più universali, sempre con la medesima energia espressiva, mai fine a se stessa. La rivoluzione anelata dall'Autrice non conosce soluzioni di continuità, e coinvolge sentimenti ed emozioni private, quali l'amore, l'amicizia, i rapporti umani; così come il pubblico in senso stretto, il sociale, il politico, l'economico, con una purezza d’intenti e una pulizia di scopi tali da rendere ogni lirica un momento irripetibile, da sorseggiare lentamente, meditando ogni singola parola, traendone spunto per meditazioni e sensazioni personali. Tutto ciò rende quest'opera un viaggio intimo e segreto, da vivere con complicità e curiosità. Poesia in movimento, quindi, mai statica e vuota, ma pulsante di verità e vita. (Prefazione di Paolo Ursaia)

    De memoriae fragmentis. La cappella della Maddalena nel Castello di Copertino a cura di Sergio Ortese e Carmelo Cipriani (Lupo editore) il 15 aprile al Castello di Copertino


    La presentazione del volume De memoriae fragmentis. La cappella della Maddalena nel Castello di Copertino a cura di Sergio Ortese e Carmelo Cipriani, edito da Lupo editore, sarà nel castello di Copertino, a cura dell'Associazione Culturale “De là da mar” , domenica 15 aprile, alle ore 18.00, presso il mastio del castello. Interverranno l'editore Cosimo Lupo, i curatori del volume, Sergio Ortese e Carmelo Cipriani. Presenterà  Caterina Ragusa, direttrice del castello di Copertino.
    Modererà Stefano Donno, giornalista

    La cappella della Maddalena nel castello di Copertino. Intervento di Sergio Ortese
    “Il castello fu realizzato negli anni Trenta del '500 e completato nel 1540 dall'architetto pugliese Evangelista Menga su committenza del marchese Alfonso Granai Castriota, generale di Carlo V e feudatario della vasta Contea di Copertino, già istituita da Carlo I d'Angiò nel 1266. Impostato su una pianta quadrilatera, l'edificio rinascimentale racchiude a più livelli i resti della precedente fortificazione medievale: il mastio angioino a base scarpata, una grande scuderia, alcuni ambienti abitativi e persino una minuscola cappella gentilizia venuta alla luce nel corso dei restauri eseguiti dalla Soprintendenza di Puglia, tra il 1971 e il 1983, quando sul lato Sud-Ovest del cortile si pose mano alla liberazione delle arcate della loggia. Alla cappella di forma quadrata (lievemente rettangolare nel senso della larghezza) con unica abside fortemente decentrata, vi si accede attraverso una porta (per lungo tempo rimasta murata) posta a un livello intermedio dell’attuale scalone esterno. Le sue pareti, come si intuisce dai frammenti pittorici superstiti (spesso a livello di semplice sinopia), accoglievano un ciclo di altissima qualità con le Storie di Cristo e della Maddalena, poi irrimediabilmente danneggiato quando, abbattuta la volta, si procedette a inglobare l’oratorio nell’attuale struttura cinquecentesca. Nel 1998 un nuovo intervento di restauro condotto dalla Soprintendenza puntò l’attenzione sul recupero di numerosi frammenti pittorici, attualmente staccati e privi di riferimento logistico. Tali frammenti pittorici (oggetto della presente mostra allestita al piano superiore del castello), furono selezionati tra i materiali di risulta di cui era colma la cappella al momento della scoperta. Alcuni di essi provengono dalle pareti, altri dalla demolita volta. Tra i più interessanti si segnala il brano dell’Ultima e cena e del Noli me tangere, oltre a numerosi stemmi facenti capo alle famiglie Enghien – Brienne, Orsini del Balzo e Chiaromonte (alias Clermont – de Guilhem - Lodève). Tali  insegne araldiche, se da una parte consentono di ricostruire la committenza del ciclo, dall’altra s’intrecciano ai passaggi feudali della contea di Copertino che la regina Maria d’Enghien avrebbe ceduto in dote, nel 1415 o poco dopo, alla figlia Caterina del Balzo Orsini, in occasione delle nozze con Tristano Chiaromonte.    Essendo presenti le insegne araldiche dei due sposi, siamo obbligati a collocare il ciclo dopo la celebrazione di tali nozze (1415) e non oltre il 24 aprile 1429, quando Caterina premuore al marito. 
    Il recente restauro degli affreschi (2007), per quanto non abbia potuto colmare la lacunosità del ciclo, conferma l’eccezionalità iconografica del programma decorativo e, soprattutto, la straordinaria qualità di un Maestro attivo nella corte dei principi del Balzo Orsini. Il ritrovato ciclo tardogotico di Copertino, insieme a quello di Santa Caterina di Galatina, Santo Stefano a Soleto e di altri cantieri di minor estensione, ma non meno importanti sul piano qualitativo, concorre a dimostrare che il Salento fu interprete di una interessante stagione artistica quattrocentesca, spesso misconosciuta a causa di aggiornamenti iconografici, manomissioni, dispersioni, cancellature o addirittura distruzioni. Il dato quantitativo pertinente a questo settore del Patrimonio storico-artistico, già estremamente notevole alla luce dei più recenti studi, è certamente suscettibile di nuove acquisizioni se si procederà con maggiore sistematicità nell’applicazione di aggiornati restauri, con metodi di indagine specialistica.” ( SERGIO ORTESE - Dottore di Ricerca Università del Salento )

    martedì 10 aprile 2012

    Aristotele e la favola dei due corvi bianchi di Margaret Doody (Sellerio)


    "Naturalmente, quando ho cominciato a raccontare questa favola per il vostro diletto, non sapevo che di lì a poco avrei incontrato i miei due corvi nella vita vera". Questo nuovo caso per Aristotele detective ha inizio mentre il filosofo è occupato a discutere con gli allievi del Liceo la funzione del denaro. La strada migliore per raggiungere la felicità, sostiene un giovane viziato. Ma il vecchio Stagirita non è d'accordo e per illustrare la propria visione economica, nel quadro della più vasta teoria della polis, sceglie una parabola (un'abitudine, come osserva ironico uno dei discepoli, platonica più che aristotelica): la favola dei due corvi bianchi. Il filosofo ha appena iniziato a raccontare che arriva un uomo trafelato. E Caronide, un vedovo, una volta possidente, che ha ceduto terreni e schiavi per ridursi a vivere su uno stentato podere accudendo le capre. Costui chiede ad Aristotele di indagare sulle macchinazioni del cugino, il ricco Simmaco, che vorrebbe impadronirsi delle ultime sue risorse. Aristotele non accetterebbe quell'incarico da piedipiatti, ma a convincerlo c'è una singolare coincidenza: il governatore Licurgo gli ha chiesto di recarsi ad Idra, la vicina isola dov'è rifugiato il detto Simmaco, per chiarire un caso di corruzione di giuria; inoltre, la città di Atene ha deciso di inviare nella stessa isola Stefanos, il braccio destro nelle specula zioni poliziesche come Teofrasto lo è in quelle del Liceo. Così Aristotele si trova ad affrontare tre casi... “

    Dal concorso al libro la Puglia si tinge di Noir. Intervento di Vander Tumiatti (Fondatore di Sea Marconi Technologies) su Nero di Puglia (Ed. Gelso Rosso)


    Tutto nasce da un concorso nazionale dal titolo “Nero di Puglia, il noir in tutte le sue gradazioni” dedicato a racconti giallo-noir inediti ambientati in Puglia. Il “precipitato” di questa singolare operazione alchemica, è questa antologia fatta dai racconti selezionati che hanno colpito maggiormente la giuria per livello qualitativo e per l’originalità. Sergio Carlucci (giornalista, si occupa da tempo di comunicazione) e Valentino G. Colapinto, (giornalista freelance, scrittore e blogger) curano per la casa editrice pugliese Gelso Rosso un’intrigante antologia di racconti “in black” dal titolo “Nero di Puglia”. La prefazione è a cura del sempre più bravo Omar Di Monopoli (scrittore di fama nazionale esperto del genere). Caporalato e delitti che si intessono nella più piatta normalità (e per questo più crudi), da storie di mafia fino alla superstizione popolare, ma sempre in un contesto di devastazione civile e morale cui non sfugge nessuno. Una sorta di “verismo” a tinte forti, dove il sangue si impasta con la terra a formare una fanghiglia che sembra inglobare l’umanità. Storie decisamente crude, ma raccontate in modo avvincente e mai banale. Racconti dove gli autori, spesso e volentieri, si fanno prendere la mano dalle sperimentazioni letterarie (come ad esempio l’ampio ricorso al dialetto o, addirittura alla lingua albanese), ma senza risultare mai stucchevoli o eccessivi. A detta degli organizzatori del concorso, Nero di Puglia rappresenta un valido strumento di elevazione culturale e marketing territoriale il cui obiettivo è di abbinare la passione per la buona letteratura noir alla degustazione e valorizzazione dei prodotti enogastronomici e delle risorse turistiche locali. Ma Nero di Puglia è fondamentalmente una raccolta di undici racconti (a mio avviso uno più interessante dell’altro) che cercano di offrire un’altra “versione dei fatti” sull’immagine di un territorio, come quello pugliese, che da qualche tempo a questa parte si offre al pubblico dei turisti, e non solo, come un piccolo “paradiso terrestre”. Ovvero: il marketing sulla Puglia ha trasformato l’archetipo di una terra serbatoio solo di povertà, sole mare ed emigrazione nel fantasmagorico e spettacolare mercato di nuove e strepitose tendenze musicali, improbabili industrie cinematografiche a costo zero, prodigi letterari. Ma … c’è un ma! Dietro tutto questo sberluccichio, cova un malessere pulsante e mefitico, che sa tanto di deriva meridionale e si nutre di innumerevoli questioni irrisolte. Uno stato patologico che persino un sistema di “ecologia mediatica” non riesce, non dico a estirpare, ma nemmeno a nascondere o “ripulire”. Ed ecco che tra il calore di un sole generoso, tra il ritmo ipnotico e sciamanico dei tamburelli pizzicati del Salento, si affacciano prorompenti voci che esprimono il bisogno di denunciare, di accusare, di far emergere quella parte di Sud che ha ancora all’interno del suo DNA innumerevoli zone d’ombra: dalla mafia, alla corruzione, dagli appalti truccati, all’abusivismo, al clientelismo. Un pezzo di Sud che non ha il sapore dei taralli o del buon vino, ma che pulsa ancora di alcune ferite forse irredimibili, come l’inquinamento ambientale, la deriva dei rifiuti, l’eolico selvaggio. Un libro sicuramente degno di lettura e di approfondimento, ma che suscita non pochi interrogativi tra cui quello di ri-pensare, ri-modulare, o meglio ancora ri-calibrare un sistema dell’informazione che talvolta, su alcune questioni calde (come l’ambiente o i rifiuti o l’energie alternativa), risulta essere superficiale e pressappochista, tanto da creare falsi allarmismi e inutili preoccupazioni. Una dis-informazione che preme continuamente e pesantemente sulla pubblica opinione, a favore di scelte compiute in altre stanze, oppure di non-scelte, che è indifferente ai problemi reali della gente reale, contribuendo a tenerla in uno stato di perenne minorità e facendo il gioco di quel mondo inter-castale che ha interesse a impedirne l’emancipazione culturale e lo sviluppo.
    Nero di Puglia – Gelsorosso, a cura di Sergio Carlucci, Valentino G. Colapinto, prefazione Omar Di Monopoli, isbn 9788889735848, 14€, Collana: Cardi, Pagine: 144


     

    lunedì 9 aprile 2012

    Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia : Il bacio della dionea di Cinzia Tani (Mondadori)


    “È il 1° gennaio del 1900, la neve attutisce i rumori e copre di bianco le strade di Padova, illuminandola di una luce irreale. Ma l'incanto del paesaggio svanisce quando si scopre che il manto nevoso ha cancellato le tracce del piccolo Simone Costantini, scomparso quella stessa mattina. Gli ultimi ad averlo visto sono Giada Mantovani e il suo amico Riccardo... solo che non possono farne parola con nessuno. Giada è una tredicenne volubile e vivacissima, animata da una grande passione per le piante carnivore, che lei stessa cura in una piccola serra donatale dal padre - direttore dell'Orto Botanico cittadino. Proprio qui è avvenuto l'incontro misterioso tra Simone, Giada e Riccardo che segnerà per sempre le loro vite, costringendoli a separarsi. Dieci anni dopo, però, il destino farà ritrovare Giada e Riccardo, che in breve approderanno al matrimonio e alla decisione di trasferirsi in Messico. E in questa terra dai colori abbaglianti e dai profumi intensissimi che, durante gli anni della rivoluzione, incontreranno Chris, un archeologo tanto intraprendente quanto privo di scrupoli, presto legato a Giada da un'inconfessabile attrazione, e poi l'affascinante Lucas Contreras, figlio di ricchi latifondisti, che con Giada è destinato a condividere un segreto molto particolare. Come la bellissima e crudele dionea, la protagonista di questo romanzo sembra destinata a divorare tutto ciò che incontra sul proprio cammino, per poi richiudersi su se stessa.