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Evidenzia Libri - Libri e dintorni news
mercoledì 14 luglio 2010
Sul tradurre. Esperienze e divagazioni militanti di Susanna Basso (Bruno Mondadori)

martedì 13 luglio 2010
Intrigo internazionale a cura di Giovanni Fasanella e Rosario Priore (Chiarelettere)

La domanda di fondo è: perché l’Italia dal 1969 è stata funestata dal terrorismo e dalla violenza politica con centinaia di morti e migliaia di feriti? Perché solo nel nostro paese?
lunedì 12 luglio 2010
E' tutto normale di Luciano Pagano (Lupo editore). Intervento di Eliana Forcignanò
«Un tenue lenzuolo di lino copre il letto. Prendi un capo del lenzuolo e lo sollevi, non importa se con o senza esitazione. Il lenzuolo viene via e lascia scoperto tutto: amore, odio, amicizia, ostilità, ambizioni, paure, desideri di rivalsa. La vita è, in parte, quel lenzuolo di lino; in parte, ciò che sotto il lenzuolo si cela». Luciano Pagano, autore di È Tutto normale, romanzo edito di recente per i tipi di Lupo Editore nella vivace collana InBox, non è un santone, né sembra intenzionato a lasciar cadere perle di saggezza giù dal settimo piano. Classe 1975, laureato in filosofia, per vivere si è tuffato nella giungla degli agenti di commercio: conosce le persone, sa come e quando accattivarsi le loro simpatie, come e quando sfoderare una grinta e una dialettica che non corrisponde al ritratto leopardiano dello scrittore tutto compreso nel suo “ermo colle”, perché la solitudine – quella invocata da Kierkegaard e da Nietzsche, nonché feconda per la creazione letteraria e artistica – si può cercare e trovare anche mentre sei in automobile per un breve transito di lavoro – da Lecce a Otranto, per esempio – o mentre ascolti una canzone rock che, ad altri, potrebbe sembrare letteralmente “spacca timpani”. In breve, ognuno ricerca la solitudine a modo proprio, tuttavia l’introspezione, la ricognizione in se stessi non dovrebbe mai tramutarsi in clausura, soprattutto per un autore che si dedica alla prosa, alla descrizione dei caratteri, alla narrazione della vita. In breve, se non vivi, se non incontri chi è diverso da te, se non viaggi attraverso pensieri, gusti, pareri differenti, cosa scrivi? Anche Leopardi – lo scrive Cassano in uno dei suoi saggi più noti – di tanto in tanto, levava gli occhi al cielo e, pur essendo un “passero solitario”, osservava gli uomini e ne traeva conclusioni più o meno giuste. Perché nessuno possiede la verità in assoluto e la parola può “aprire mondi” soltanto nella misura in cui si è coscienti della sua piccolezza di fronte all’universo: “tutto di fronte al nulla e nulla di fronte al tutto”, come scrive Pascal.
«Quando ho cominciato a scrivere È tutto normale – racconta Pagano – avevo in mente i dialoghi e da questi ho preso a lavorare per giungere al romanzo che ha conosciuto venti stesure: scrivevo la prima, terminavo, salvavo con nome sul computer e ricominciavo da principio, rileggendo, integrando, ma anche sottraendo quel che avrebbe reso il mio lavoro una saga. Non volevo scrivere, infatti, la storia di una famiglia che affronta le proprie peripezie per approdare a un’apparente quiete intorno al focolare domestico, perché questo sarebbe stato anacronistico e poco o per nulla rispondente al mio desiderio di cogliere la complessità del contesto e dei personaggi che uscivano dalla mia fantasia. Personaggi cui auguro di rimanere, almeno per un certo tempo, nella mente dei lettori”. È tutto normale è la storia di una coppia omosessuale che alleva un bambino: due padri – Carlo e Ludovico – che vivono nell’omertosa e “perbene” provincia salentina. Marco, il bambino, poi ragazzino e poi uomo, frequenta architettura a Roma e si innamora di Kris, ma chi è Kris? Il nome lascia spazio a non poche ambiguità e fantasticherie da parte dei due padri: e se anche Marco fosse omosessuale? La vicenda si svolge nell’arco di una giornata, ma è accompagnata da continui flashback nei quali compaiono loro, evanescenti eppure insostituibili, non solo perché generatrici di vita, ma anche in virtù del loro esistere e sentire differente: le donne cui, non a caso, il libro è dedicato. Eleonora, madre di Marco e moglie di Carlo – lui si scopre omosessuale dopo averla sposata – è una presenza/assenza che gravita costantemente intorno ai tre uomini, i quali la ricordano e a lei si rivolgono con sentimenti che le parole – ora sì – non bastano a descrivere: nostalgia, affetto, amore e, forse, un sottile rancore per l’abbandono pur annunciato e inevitabile. Una triade di genitori sarebbe stata possibile? La risposta è implicita nell’evolversi di È tutto normale: la memoria è presenza. Eleonora è genitrice di Marco e la sua non è una mera “aura” alla quale tributare culto e venerazione. Senza Eleonora, Marco non sarebbe nato e Carlo non avrebbe scoperto la sua omosessualità: è lei il motore mobile della storia, come lo è Andromaca, madre di Carlo e moglie di Ettore Donini, noto e ricchissimo proprietario della casearia Donini. Andromaca non è una madre accettante: mette al mondo Carlo, ma si schiera dalla parte di Ettore, il marito, quando quest’ultimo disconosce il figlio per le sue inclinazioni sessuali. Talvolta, Andromaca si reca a trovare Carlo di nascosto, ma si tratta di visite che tentano di riportare il figlio su una strada di “normalità” e di tutelare il nipote, Marco, solo in balia di due uomini.
«Ho scelto di chiamare i genitori di Carlo con due nomi provenienti dalla mitologia greca – Ettore e Andromaca – affinché questi nomi segnassero la loro distanza siderale dal figlio: il figlio, in altre parole, vede le due persone che lo hanno messo al mondo lontane e distaccate dalla sua vita. Loro appartengono a un altro mondo, non sono soltanto di un’altra generazione e questo appartenere a mondi diversi rende impossibile l’incontro. Di nuovo, non è casuale che Carlo, lasciando alle cure del compagno l’azienda di famiglia, abbia scelto di diventare un antropologo e di studiare le culture aborigene, quelle, in apparenza, più distanti da noi. L’ultimo libro che Carlo intende scrivere, prima di abbandonare l’insegnamento universitario riguarda la magia della terra salentina e la possibilità che essa abbia conosciuto la presenza di popolazioni non terrestri in un’epoca remota». Alieni: un racconto dello scrittore David Leavitt, nella raccolta Ballo di famiglia, è intitolato così: una famiglia il cui padre è recluso in un ospedale psichiatrico, la figlia è convinta di provenire da un altro pianeta e di esser stata posta dalla sua gente a guardia della Terra fino alla ricostruzione di un universo parallelo, il figlio è immerso in calcoli immaginari per costituire un’immaginazione artificiale. Solo la madre, secondo il giudizio della psichiatria, è rimasta lucida. «Di Leavitt ho letto La lingua perduta delle gru – ricorda Pagano – e mi sono convinto che il mio romanzo non raccontava nulla che potesse rimanere escluso dalla realtà, perché se, negli anni Ottanta, si parlava della possibilità che un padre e un figlio facessero outing e che la loro omosessualità fosse dichiarata, oggi è lecito parlare di due padri che crescono un figlio insieme, anche se – è bene precisarlo – si tratta di due uomini benestanti il cui diritto di allevare un bambino è dato, in parte, dalle loro condizioni economiche. Il danaro non allevia il gravame dei pregiudizi, tuttavia permette di mettere a tacere voci adulte troppo insistenti».
Le voci degli adulti: Pagano evita ogni tipo di moralismo. Non entra nel merito della questione omosessuale e sembra quasi sciocco rivolgergli la fatidica domanda: “secondo te, è giusto che due uomini…?”. A un simile interrogativo è opportuno che ciascuno dia una risposta da sé, non una risposta affrettata né dettata dalle esigenze del perbenismo o, viceversa, del politicamente corretto. Ognuno secondo coscienza: ai fini della lettura del romanzo, non è essenziale conoscere le opinioni dell’autore, come, quando si legge Leavitt, maestro di scrittura e di vita, la sua omosessualità dichiarata è utile soltanto per collocare in un contesto sociologico i capolavori che da lui siamo abituati a ricevere. Ballo di famiglia, La lingua perduta delle gru, Mentre l’Inghilterra dorme, Il matematico indiano sono letteratura: la “connotazione omosessuale” – come alcuni la definiscono – delle narrazioni di Leavitt si presta, come sempre, a sgradite strumentalizzazioni di parte omofoba, ma a un autentico lettore interessa la qualità della scrittura e della storia narrata, il resto è aria fritta. Qualcuno potrebbe obiettare che questo discorso autorizza la letteratura a veicolare i messaggi più disparati, ma la prospettiva è un’altra: la letteratura, di per sé, non veicola alcun messaggio, esattamente nella misura in cui essa ne veicola più di mille. Che vuol dire? Semplice, chi racconta la realtà non può né deve avere inibizioni, altrimenti si rischia di scivolare in quell’anacronismo del quale parlava Luciano Pagano. La questione è una: vogliamo essere scrittori o moralisti? Vogliamo raccontare o censurare? È tutto normale non è un manuale di precettistica e non aspira a sfuggire all’Indice dei libri proibiti, né a ottenere l’imprimatur dell’attuale pontefice che, per inciso, non perde occasione di ostentare la sua omofobia, ma protegge come può i casi di pedofilia all’interno della Chiesa. Pagano racconta una storia e lo fa servendosi di uno straordinario tessuto metaforico in armonia con questa “terra” che Carlo, l’antropologo, ritiene portatrice di segreti probabilmente destinati a rimanere tali. Vi sono due modi di ricorrere alla metafora: il primo è quello di disseminare qui e là qualche segno falsamente poetico sgradito al lettore perché interrompe la narrazione e sembra un’inutile cornice a un quadro penoso e fatuo: il secondo modo è quello che rende la metafora inevitabile perché, diversamente da quelle parole, l’autore non potrebbe né saprebbe sceglierne altre. «Ho scritto poesia – ci confida l’autore – per un lungo periodo e questo mi ha insegnato ad asciugare il discorso, ad avere rispetto delle parole che utilizzo, a sentirne la gravità e il peso. In tutto il libro vi saranno forse tre avverbi e sono felice che sia così. Le venti stesure e i taccuini pieni di appunti sono serviti a qualcosa». È vero, solo tre avverbi in È tutto normale che segna una crescita rispetto al primo romanzo di Pagano Re Kappa. Un autore cresce nella scrittura, soltanto quando è motivato a farlo, quando non si lascia irretire dal successo dell’opera prima. Re Kappa e È tutto normale sono due libri molto diversi, ma entrambi contengono una carica eversiva crescente che, sotto il profilo della scrittura, può essere ulteriormente sviluppata. D’altronde, Pagano non si sente “arrivato” – perché questo significherebbe esser morto – bensì in transito. Felice anche l’incontro con Lupo Editore, come si evince dall’illustrazione di copertina, Evidently Goldfish, concessa dall’artista Nicoletta Ceccoli per È tutto normale e per una collana, quale InBox, che promette davvero bene.
domenica 11 luglio 2010
Sulle orme di Pratt da Otranto a Rimini

Nel 1993 Hugo Pratt e Lele Vianello sono a Losanna, quando decidono di scrivere la seconda parte de L’uomo dei Caraibi. Il protagonista è Svend, un marinaio danese addetto ai trasporti, robusto, flemmatico e indisponente. Un personaggio scomodo, che poco ha da spartire col suo più celebre collega Corto, ma ugualmente carico di fascino. Per il sequel buttano giù, di getto, una storia di ambientazione cubana. Sono gli ultimi giorni della dittatura di Batista e Cuba si prepara allo scoccare della rivoluzione. È una Cuba di confine, un paese dove tutto, proprio tutto, può succedere. Ci si può imbattere, ad esempio, nel dottor Guevara, che i compagni di lotta cubani appellano “il Che”, o in Hemingway o, ancora, nel boss della malavita cubana soprannominato “il Tigre”, che regge il gioco sporco dei servizi segreti americani. Succede, tuttavia, che Pratt accantona questo progetto, incompiuto, per dedicarsi ad altro. Nel 1995 il maestro di Malamocco parte per il suo ultimo viaggio. Diversi anni dopo Fuga e Vianello decidono di riscrivere questa storia, di completarla e ampliarla, di disegnarla staccandosi dal personaggio solo per farne una vicenda autonoma e di più ampio respiro, fino a restituire ai lettori una graphic novel originale che è allo stesso tempo un ritrovato e prezioso inedito.
Fullcomics & Edizioni Voilier presentano “Sulle Orme di Pratt” da Otranto a Rimini
Mostra di tavole a fumetti dei maestri veneziani Lele Vianello e Guido Fuga tratte dal loro ultimo volume “Cubana”
Otranto – Torre Matta – Dal 9 al 16 luglio 2010 – Orario di apertura al pubblico: dalle 18 alle 24 (ingresso libero)
Rimini – Auditorium – P.le Fellini – Nel corso di Riminicomix XIV edizione – Dal 23 al 25 luglio 2010 (dalle 17 alle 24)
Inaugurazione: 23 luglio ore 17
Info: www.edizionivoilier.com – www.fullcomics.com
Sito ufficiale di Lele Vianello: www.lelevianello.com
sabato 10 luglio 2010
Lulù Delacroix di Isabella Santacroce (Rizzoli collana 24/7). Intervento di Stefano Donno

giovedì 8 luglio 2010
Il caso amicizia (Studio 3Tv). Intervento di Stefano Donno

Siamo nel 1956. Bruno Sammaciccia e alcuni suoi amici entrano in una storia che ha dell’incredibile: due individui misteriosi li contattano dicendo di appartenere ad una razza extraterrestre. Uno alto più o meno due metri e mezzo, l’altro quasi un metro. Sammaciccia ed i suoi amici, non ci credono. Si devono però ricredere quando vengono introdotti in una enorme base sotterranea dove incontrano altri alieni. La base si trova nei pressi della Fortezza Pia di Ascoli Piceno, e all’interno vi sono spazi e strumenti idonei dove quelli che “loro” definiscono giovani, vengono educati all’apprendimento di tecniche di pilotaggio di astronavi, e all’apprendimento di tecnologie iper/avanzate. Sammaciccia e i suoi amici iniziano ad aiutarli nello sbrigare le diverse e numerosissime incombenze che vengono loro richieste dai cosiddetti “amici”. Richieste delle più svariate, come ad esempio il trasporto di frutta, cibo ed altri materiali mediante carovane di camion che, secondo i testimoni, vengono svuotati in tempi non “umani”. In media ogni mese vengono fatti giungere almeno due camion alle varie basi in differenti regioni di Italia dove Sammaciccia ed i suoi aiutanti si trasferiscono in base alle necessità del momento. Questo è il contenuto del libro di Stefano Breccia dal titolo “Contattismi di massa” edito da Nexus. Per chi non lo sapesse Stefano Breccia, ha partecipato (talora come responsabile unico del progetto) alla creazione di Scuole post-universitarie per TLC a Ljubiana, Praha, Bucarest, Novosibirsk, Cordoba (Argentina); è stato direttore scientifico del Centro Studi ed Applicazioni delle TLC di Catania ed ha partecipato al Delta Project della Comunità Europea, in qualità di responsabile per le problematiche di intelligenza artificiale, nonché autore di svariati libri e centinaia di articoli su pubblicazioni specializzate. Ora escono ben 55 minuti di DVD per i tipi di Studio 3TV di Porto S. Elpidio dal titolo “Il caso amicizia”. Certo, qualcuno potrebbe obiettare, nulla di nuovo sotto il cielo. Ancora una volta si parla dello straordinario caso italiano accaduto tra gli anni 50 e 60, di contatto alieno rimasto segreto per mezzo secolo. Ma non in questo caso. Si parla di un prodotto editoriale sconvolgente. Innanzitutto le persone coinvolte sono di alto livello sociale e culturale. Un esempio? il noto Console Alberto Perego. I testimoni di questa incredibile vicenda si sono decisi non solo a uscire allo scoperto ma di parlare. I documenti filmati e fotografici sono davvero eccezionali. Imperdibile!
mercoledì 7 luglio 2010
La commorienza. La misteriosa morte dei fidanzatini di Policoro, di Andrea Di Consoli (Marsilio). Intervento di Nunzio Festa

martedì 6 luglio 2010
La battuta perfetta di Carlo D'Amicis (Minimum Fax). Intervento di Elisabetta Liguori

Si sente sempre più di frequente discutere di padri. Biologici, violenti, mancati o mammoni. Padri della patria o della letteratura. Forse per il franare di ogni certezza, l’oscurità del futuro, l’incredulità di certi storici contemporanei? Anche Carlo D’Amicis, illuminato scrittore pugliese, nel suo ultimo romanzo “La battuta perfetta” edito dalla Minimum Fax, scrive di padri e lo fa in modo assolutamente nuovo e coraggioso. Nuovo per stile, lingua a e struttura narrativa; coraggioso per temi e contesti politico sociali rigorosissimi. Poiché non è solo di padri che si ha bisogno, ma anche di un’adeguata comprensione del cammino che ha condotto la giovane Italia fino alle logore attualità, D’Amicis decide di raccontare di padri, ma anche di televisione. Dagli albori ai giorni nostri: il progetto iniziale, lo stupore successivo, l’imbarbarimento. Una parabola che coincide con quella oggettivamente decadente della nostra nazione, fondata su un unico imperativo: piacere e piacersi. A tutti i costi. Quando si parla di piacere si parla inevitabilmente di desiderio. E poiché s’impara ad amare e desiderare per imitazione o per contrasto, è naturale che i padri abbiano un ruolo non da poco in questo cammino. Padri e amore, quindi. Amore e televisione. Amore inteso come risata perfetta e spettacolarizzazione del sé. Televisione intesa come fonte d’apprendimento di modi d’essere e sentire.
Protagonista della vicenda è Canio Spinato, comico da strapazzo asservito all’impero televisivo del Cavaliere, figlio di un inflessibile dirigente rai ( Filo Spinato) e padre di un cupo adolescente, militante di estrema destra (Silvio II). Questi tre uomini non si somigliano e vorrebbero amarsi con la stessa forza con la quale si odiano. La denuncia sociale di D’Amicis è dunque spettacolare. Trasforma la marmellata politico sociale degli anni novanta in uno splendido personaggio letterario: il giovane Berlusconi, amico di Spinato e suo datore di lavoro, nutrito a barzellette e macismo. Il paradigma televisivo più becero, utilitaristico, seduttivo prende le mosse dalla tivù pedagogica ed autorevole degli anni cinquanta, passando per il Drive degli anni 80, per poi spingersi fino alle schermaglie tra troni e gallinacei di Uomini e donne, in una narrazione dotata di grande lucidità letteraria. A quello si aggiunge la profonda analisi degli affetti umani più intimi, trafitti da un irrisolto conflitto generazionale, rendendo il tutto ancor più violento. Canio è certo: solo chi ride sa amare. Che: o si ride o si muore, lo ha scoperto guardando suo padre ammalarsi di serietà, uccidere la madre per intransigenza, farsi terra bruciata intorno per coerenza. Ne ha trovato conferma nell’aggressività del figlio con il quale non riesce a comunicare se non a suon di anfibi e bastone. Il suo umorismo idiota nasce dunque per disperazione. Per sopravvivere, il pagliaccio sdogana l’idiozia in alternativa alla solitudine e la povertà, ma la sua deriva non è solo umana, ma culturale e, per questo, ancora più tragica e orrendamente collettiva.
lunedì 5 luglio 2010
Scassata dentro di Enzo Mansueto (D'If edizioni). Intervento di Nunzio Festa

domenica 4 luglio 2010
venerdì 2 luglio 2010
Vincitori Premio strega 2010 - foto
Silvia Avallone, Acciaio, Rizzoli - secondo classificato Premio Strega 2010
Matteo Nucci, quarto classificato Premio Strega 2010 con il titolo "Sono Comuni le cose degli amici", Ponte alle Grazie.

giovedì 1 luglio 2010
La resistenza impura di Luca Canali (Manifesto Libri). Di prossima uscita

"Niente è più efficiente di una formica, di un'ape; e niente più trionfalmente vitale di una belva nella foresta. Mentre nulla è più umano della meditazione, del dubbio e persino dell'ozio perplesso." Racconti, esperienze di vita e riflessioni di uno tra i più eterodossi e impegnati tra gli intellettuali italiani, che si misura in queste pagine degli anni Sessanta con le ambiguità e le contraddizioni della storia d'Italia dal fascismo al dopoguerra. Attraverso la sua esperienza personale, l'impegno politico e di studioso, Canali si confronta con grandi temi quali la connessione tra politica e cultura, la crisi dell'impegno, i rapporti tra singolo e collettività, senza nulla concedere alla retorica pacificante e alle visioni conciliatorie della storia italiana. Sia nei racconti che nelle riflessioni la sua è sempre una coraggiosa operazione di verità, una battaglia contro la dignità umana offesa, un esercizio rigoroso della ragione critica. Il volume è presentato da uno scritto di Eugenio Montale.
L'autore: LUCA CANALI (1925) scrittore e studioso dell'antichità classica, ha insegnato nelle università di Roma e di Pisa. È autore di testi importanti sulla letteratura e la storia di Roma antica (Giulio Cesare; Le vite indiscrete di dodici Cesari; Ventitré colpi di pugnale; Controstoria di Roma) e di molti romanzi e racconti tra cui Autobiografia di un baro, Il sorriso di Giulia, Che gli scandali avvengano.
mercoledì 30 giugno 2010
Una pittura per pregare del Maestro Afrune, (Bhoomans editore)
L'opera che la casa editrice Bhoomans ha il piacere di presentare al pubblico, è uno splendido e raffinatissimo volume che avrà una tiratura limitata, pronto ad entrare in possesso solo di quanti sono in grado di apprezzare un prodotto editoriale di rara bellezza, di profondi contenuti, e di grande spiritualità. Parliamo di “Un reportage per pregare” del pittore Afrune. La casa editrice Bhoomans è nata nel Salento non più di due mesi fa, ed ha esordito con un’intensa raccolta di versi dal titolo “Più Luce” di Lara Carrozzo. Il libro in oggetto narra attraverso scritti ed immagini il cammino verso la fede e la successiva e convinta conversione al cristianesimo del maestro Afrune. Il pittore salentino, è conosciuto in tutto il mondo soprattutto per i dipinti di Madre Teresa di Calcutta, Padre Pio e Giovanni Paolo II. La gente va alle mostre del Maestro Afrune per incontrare la sua pittura, i suoi personaggi, la sua fede. Perchè per Afrune, la materia e il colore non sono altro che mezzi per esprimere la felicità di chi ‘vede- sente’ lo sguardo tenero di Dio sull’uomo e sulla storia. Pittura strumento di visione per eccellenza, tecnica al servizio di un’idea di alta religiosità, per persone che vedono e credono a ciò che vedono, senza andare al di là di ciò che l’immagine offre in sé. Pittura di testimonianza, sentimento, devozione. Così l’immagine ‘efficace’ sollecita la preghiera: è la naturale mistagogia della bellezza. Non illustrazione, ma memoria, impronta sul cuore. Tra le righe di quest’opera eccezionale si respira la mistica presenza del messaggio “Non abbiate paura” di Giovanni Paolo II, che ha insegnato ad andare per le strade e nei luoghi pubblici, come i primi Apostoli che hanno predicato Cristo, a non vergognarsi del Vangelo, a rompere con i comodi e abituali modi di vivere, al fine di raccogliere la sfida di far conoscere Cristo nella moderna “metropoli”. Di enorme rilevanza spirituale le mostre permanenti di: Giovanni Paolo II, presso la cattedrale di San Rufino Duomo di Assisi visitata da milioni di fedeli ed unica al mondo e quelle di Padre Pio a San Giovanni Rotondo presso l’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” e presso
Titolo: Un reportage per pregare
Casa editrice: Bhoomans editore
Anno di pubblicazione: 2010
Pagine: 200
Prezzo di copertina: 150, 00 euro
Info: info@bhoomanseditore.com
martedì 29 giugno 2010
La casa viola di Marco Scalabrino (Edizioni del Calatino). Intervento di Stefano Donno

Quarta raccolta per il poeta siciliano (trapanese per la precisione) Marco Scalabrino dal titolo “La casa viola” edita da Edizioni del Calatino. Il lettore si troverà tra le mani un libro di 104 pagine, leggibile in poco più di un’ora, con sole trenta poesie. Dov’è il trucco? Non c’è, semplicemente perché grazie al lavoro di Adelaide Petters Lessa, Alba Olmi, Nelson Hoffmann, Ghjacunu Thiers, Monique Baccelli, Hèdi Bouraoui, Tony Di Pietro, J. Derrick McClure, Margherita Feliciano, Enzo Bonventre, Flora Restivo e Maria Pia Vigilio, questi trenta componimenti vengono tradotti in brasiliano, corso, francese, scozzese, spagnolo, oltre che italiano, a testimonianza del valore esportabile a livello internazionale della poesia di Scalabrino. Nessun lamento tragico nei versi di questo poeta, che non piange e si dispera per un passato puro e ancestrale, come da consuetudine nella poesia siciliana tradizionale; nessuna leziosità metrica in questi versi che presentano un respiro poetico asciutto ma fortemente sonoro, nonostante a volte un linguaggio duro come le pietre lascerebbe presagire un certo impeto “sauvage”, difficilmente contenibile e controllabile. Ma sola apparenza perché stiamo parlando di un poeta, senza ombra di dubbio, che sa il fatto suo e che ha distillato ogni parola in un polo denso, sino alla concentrazione di energia purissima. E per Scalabrino le parole sono importanti, fondamentali, perché permettono di costruire una dermografia esatta di autonomia e indipendenza del sentire e del conoscere umani, quasi come sforzo titanico per difendersi dalla confusione e dal caos dei nostri giorni. E la parola anche la più dura allevia il dolore di portarsi sopra la responsabilità di essere poeta e fare Poesia, quasi ad aver ottenuto una repentina illuminazione che ha portato una nuova consapevolezza, mentre fuori è solo rumore, fastidioso rumore. Imprescindibile la splendida prefazione al volume di Flora Restivo alla quale è dedicata “Battaria” – “Frastuono”
Avissivu a sentiri battaria stanotti/ è sulu l’universu/ nna tuttu lu so pisu/ chi di ncapu a li mei spaddi/ ca tramusciu d’ossa/ e sangu e lastimi/ paru paru/ jusu jusu/ nzina a li pedi/ scinni e nesci/ e munciuniatu/ di li visciri di la terra/ subissa/ nun vi spagnati.
Frastuono
Se doveste sentire frastuono stanotte/ è solamente l’universo/ in tutto il suo peso/ che attraverso me/ con sconquasso di ossa/ e sangue e spasmi/ per intero/ giù giù/ sino ai miei piedi/ scende/ ed erompe/ e sprofondo/ sgretolato/ nelle viscere della terra/ non state a preoccuparvi.
(Trad. di Maria Pia Virgilio)
lunedì 28 giugno 2010
Elementi di critica Trans a cura di LAURELLA ARIETTI, CHRISTIAN BALLARIN, GIORGIO CUCCIO e PORPORA MARCASCIANO (Manifesto Libri). Di prossima uscita

I curatori: LAURELLA ARIETTI, CHRISTIAN BALLARIN, GIORGIO CUCCIO e PORPORA MARCASCIANO fanno parte del Coordinamento Trans Sylvia Rivera, che riunisce alcune realtà associative e individualità trans in Italia. Il Coordinamento si è formato nell'ottobre del 2006 come momento di confronto sulle questioni e i progetti che interessano la realtà trans nei suoi molteplici aspetti.
domenica 27 giugno 2010
Devozione di Antonella Lattanzi (Einaudi, Stile Libero). Intervento di Stefano Donno

sabato 26 giugno 2010
KAHUNA - Booktrailer in concorso al Festival Premio Antonio Fogazzaro 2010
IL LIBRO:
“Kahuna” significa sciamano, colui che comunica con tutto il creato.
La biondissima Stella è una kahuna e vive straordinarie e avvincenti avventure con l’inseparabile e irriverente opossum topo José...
Kahuna. Alla scoperta della terra cava e delle tavolette rongo rongo, di Francesca Gallo, Edizioni Angolo Manzoni, maggio 2010
Il libro, fa parte della nuova collana
JUNIOR D « ad alta leggibilità » anche per i dislessici: nuovo carattere EasyReading
Illustrato - Allegato CDMP3 - Voci narranti: Franco Collimato e Simona Massera
L'autrice Francesca Gallo è stata invitata a partecipare con il suo booktrailer per concorrere al Festival Premio Antonio Fogazzaro 2010 a Menaggio... al Booktrailers Fest, seconda edizione del festival dei "trailer letterari", in collaborazione con Keitai e il portale internet Booktrailers.eu, con votazione del pubblico in sala.
Link per leggere il primo capitolo del libro
“Spicchi” Racconti brevi di Laura Mancini (ilmiolibro.it)

Dopo il racconto di viaggio "Un giorno, in Cina..." edito da Tespi s.r.l. e le raccolte di poesie pubblicate da Aletti Editore, Laura Mancini pubblica con Ilmiolibro la raccolta "Spicchi", una summa delle sue osservazioni, pensieri, invenzioni, fantasie, appuntati dai tempi della scuola fino ad oggi, con l'ironia e l'umorismo di sempre ed uno spirito critico nei confronti della realtà che la circonda ma senza rinunciare mai a momenti di poesia.
"Non ho mai capito se la mia passione per la carta, i quaderni, le penne e tutti gli articoli di cartoleria derivi dal fatto che mi piace scrivere o se, al contrario, la mia passione per lo scrivere derivi proprio dal fatto che quando vedo un bel blocchetto, non resisto senza buttare giù qualche riga: è una sorta di “battesimo” artistico che dovrebbe garantire la buona riuscita di ogni quaderno. Ricordo un‟estate in cui i miei genitori e mia sorella andarono a Londra ed io, ancora ragazzina, per una volta, decisi di starmene a Roma con i nonni (ed evitare una delle loro gite-tour de force) e portai con me un bel quaderno colorato, nuovo di zecca, trasformandolo in un diario segreto in cui raccontare tutto quello che avrei fatto o pensato o osservato in quei giorni, riempiendolo anche di disegni e foto. Era solo un quaderno, ma mi aveva ispirato talmente tanto da diventare uno “spicchio” della mia vita, un ricordo importante. Di “spicchi” nel corso degli anni ne ho raccolti tanti, alcuni più veritieri, altri più fantasiosi ed ho pensato di associarne qui alcuni, legati appena da un sottile filo logico e cronologico." Laura Mancini
I dettagli su: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=463528
Laura Mancini, nata a Roma il 2 giugno 1982, si è laureata nel
venerdì 25 giugno 2010
Mi sono visto di spalle che partivo di Francesco Paolo Oreste (Pensa Multimedia). Intervento di Maria Rosaria Esposito
Non ho mai capito se scrivere, per gli scrittori, sia malattia o convalescenza; “il vizio assurdo” lo definiva Pavese, per sottolineare lo spirito, la spinta patologica. Per Francesco Paolo Oreste pare sia la direzione verso un fine di scoperta, di ricordi, di luce, di verità. Lui, poeta perduto nei perché e nei però, le sue parole che fulminano il cuore, fanno intravedere molto della sua anima e ci restituiscono l'idea di un uomo che sa leggere dentro di sé, nonostante i ricordi che, “come i sogni danno sempre la sensazione di aver perso qualcosa”.Il libro è un viaggio, nel reale, nel quotidiano, un viaggio che percorriamo insieme con l'autore e con la sua brama di “scrivere, scrivere”… ed allora intinge la penna in un caffé, e scrive, scrive sui sottobicchieri nei pub, sui biglietti del treno, su mezzi foglietti, su vecchi quaderni, su vecchi pensieri....
A volte le parole colpiscono come un nervo scoperto, feriscono come una lama: il protagonista è la realtà, quella interiore, e il confine tra letteratura e vita vissuta sfuma, fino a diventare irrintracciabile. I personaggi del libro spesso sono inanimati, inusuali, scomodi e questo spinge il lettore alla rilettura di ciascun racconto, per cercare dettagli, sfumature, ritmi che, a una prima lettura, apparivano non visibili. Tante possono essere le sensazioni che si provano nello scorrere le parole del libro: la suggestione di sentire ciò che sente l'autore nello stesso identico modo in cui lo descrive, la voglia di fuggire, di scappare da un territorio martoriato forte quanto la speranza, che raccoglie luce e sogni.
Quello che mi ha colpito, sin dalla prima frase, dalla prima sillaba, è la musica delle parole, il ritmo che cambia così come cambiano le storie, ritmo che si fa frenetico per la brama di scrivere, cupo per la delusione di una realtà troppo diversa da quella desiderata, musica che si fa tenera mentre nel guardare il mare, calda per il fuoco sotto la cenere, le note scorrono via insieme con le parole, ancora più forti se si legge nel silenzio esterno.
Un'opera, in tutti e per tutti i sensi, che lascia traccia, negli occhi, nelle orecchie, nel cervello e che non scivola più via….
Pensa Multimedia
